QUALCOSA CHE NON DOVREBBE ACCADERE: I GIORNALI E GLI ODIATORI

C’è una cosa che non andrebbe fatta. C’è una norma etica che andrebbe accolta e seguita e, se infranta, sanzionata (sì, lo so, a questo punto si aprirebbero infinite discussioni sulla libertà di parola e di stampa, ma proviamo ad andare avanti). Sono convinta che le testate giornalistiche, on line e su carta, non dovrebbero riportare nei loro articoli i commenti di odio, anche e forse soprattutto quando quei commenti nascono in reazione a un atto orribile. Come, nel caso, la morte insensata di un ragazzo di 21 anni, un ragazzo gentile che provava a difendere un amico, Willy Monteiro Duarte, ammazzato a calci e pugni da un gruppo di sventurati (sì, sventurati) cresciuti nel culto delle botte. Non del fascismo, secondo me: del machismo e del pugno e del branco, che è qualcosa di atrocemente trasversale, qualcosa che solo la pazienza e il ragionamento e l’attenzione forse riescono a sradicare dal dannato cervello rettile, quello che ti fa dire Viva la muerte quando assisti a un combattimento simulato in un film o altrove, e che devi imparare a riconoscere e contrastare, e qualcuno però deve insegnarti a farlo.
Detto questo, quando un articolo di giornale ti sbatte in faccia un “guarda quanto odio si sta riversando addosso agli assassini”, quasi sottintendendo un “fico, eh?”, e tu magari digiti il nome di uno di quegli assassini su Facebook e vai a leggerlo, quell’odio, e sgomenti per le mille morti atroci e le diecimila spaventose torture auspicate, ecco, ti chiedi perché.
“L’odio non si combatte con l’odio”, scriveva Vera Gheno a febbraio qui. E in particolare:
“Manifestare tutti assieme, pubblicamente, odio e indignazione per il comportamento di qualcun altro è una sorta di “candeggina della coscienza”, che ci permette, il giorno dopo, di tornare alle nostre faccende quotidiane senza ripercussioni. Abbiamo odiato l’odiatore, e ci sentiamo, per qualche tempo, un po’ più giusti. Siamo soddisfatti dall’aver dimostrato a tutti che noi siamo quelli che hanno le idee corrette, quelli che stanno dalla parte dei retti, delle persone perbene.

La questione, per me, è che non esiste un “odio giusto”. Esiste l’odio e basta”.
Sono perfettamente d’accordo. Che ci sia una condanna e ci sia una pena, per chi ha ucciso, e che auspicabilmente quella pena comporti un percorso di comprensione e di mutazione, che è tutto quel che si dovrebbe auspicare, insieme al manifestare dolore e praticare solidarietà per chi ha amato Willy Monteiro Duarte. Evidentemente nessuno al mondo impedirà agli odiatori di ritorno di continuare a scrivere quel che stanno scrivendo. Sarebbe cosa importante che nessun giornale, però, li aizzasse.
Temo che non succederà.

2 pensieri su “QUALCOSA CHE NON DOVREBBE ACCADERE: I GIORNALI E GLI ODIATORI

  1. Grazie di queste parole. Sono assolutamente d’accordo. Ho scritto un commento di questo tono su facebook, lamentando il fatto che sui social è molto facile sbattere il mostro in prima pagina, e anche molto dannoso per la democrazia, ma ho ricevuto parecchie critiche spesso sarcastiche, riassumibili in «Ma dai! Sono bestie conclamate! Un colpo alla nuca e via!».

  2. Per molto tempo ho pensato anch’io al giornalismo (testate e persone) come un elemento fondamentale della dialettica sociale, dell’ossatura attorno alla quale si sarebbe formata l’opinione (e anche una certa dose di “apprendimento”) di una comunità. Temo di essere fuori tempo, fuori sincrono, fuori gioco.

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