Tag: Stati generali dell’immaginazione

Poche parole sull’immaginazione e l’immaginario anche oggi, partendo da questa notte, la notte di Halloween. Avviene da molti anni che in questa occasione si prenda parola per condannare i festeggiamenti, le zucche, i costumi e tutto quello che costituisce il rito moderno (consumistico? Sì, anche e non solo però). Da ultimo si sono levate due voci: quelle di alcuni parroci romagnoli, che ritengono grave il “rito satanico” mentre infuria la guerra, e quella di Stefano Massini su Repubblica, che chiede di spiegare quale sia il senso di questa ricorrenza: “se tutto intorno la morte è un cabaret”, scrive, e sostiene che se intorno a noi si uccide e si muore, il gioco di Halloween non dovrebbe esserci.
Invece, è importante che ci sia.

Questa discussione che prosegue, sugli Stati Generali dell’Immaginazione, vede ora l’intervento di Giuliana Misserville, già apparso su Leggendaria. “E la narrativa riesce a artigliare un pezzo della nostra anima per portarci a riflettere o si balocca con altro?  Perché, come già sosteneva Valerio Evangelisti, solo la fantascienza sembra ancora, oggi come allora, in grado di farsi carico della responsabilità di raccontare il passaggio epocale che stiamo vivendo, affondando le sue trame nelle ambiguità in cui ci dibattiamo”.
Al solito, ogni ulteriore contributo è benvenuto.

La discussione su immaginazione e narrazione prosegue e proseguirà. Lunedì pubblicherò un intervento di Giuliana Misserville, per esempio, ma ribadisco che, in attesa dei nuovi Stati Generali, fissati per il 4 febbraio a Bologna, questo blog è aperto a ospitare il vostro punto di vista. Il tema sono le storie, la curva autonarrante della letteratura contemporanea, nonché, volendo, la difficoltà (di lunga data, per l’Italia) , a dare il giusto valore al romanzo o al racconto non realista. Potete contattarmi attraverso il blog, rispondo sempre (tranne ai messaggi di autopromozione, perché non è questo lo strumento).
In attesa, riprendo un passaggio della lezione che Margaret Atwood, che oggi ha postato su Instagram un video dove balla il tip tap dopo un’operazione al cuore per un pacemaker, ha tenuto ad Alba nell’ottobre 2019 durante il Premio Lattes Grinzane. Lo faccio perché dà, almeno per me, il senso ultimo della scrittura.
Buon week end e a lunedì.

In realtà la discussione sulle storie e sull’immaginazione continua. Nel male (quelle e quelli secondo i quali cosa sia fantastico e cosa no lo decidono loro e solo loro e guai  chi esplora altri mondi che non conoscono o non benedicono) e nel bene (quelle e quelli che, appunto, esplorano con generosità e senza barriere). 
Nella seconda categoria rientra Girolamo De Michele, che offre alla discussione un suo intervento uscito qualche tempo fa su Euronomade.
Eccolo.
“In effetti, bisognerebbe dire che il realismo, ossia la fede nella “realtà che si vede” come unica realtà esistente, nasce con la recinzione del mondo magico all’interno del letterario e la negazione della realtà del magico e del fantastico.”

Questo è l’ultimo intervento dagli Stati Generali dell’Immaginazione: gli altri sono stati pronunciati a braccio e saranno visibili su YouTube. 
Però.
Non è esattamente l’ultimo: perché se siete interessati a intervenire sulla questione “finzioni”, “fine delle storie” e “genere” il blog è a disposizione: potete contattarmi con il form apposito, via mail (è pubblica), via viaggio astrale, piccione viaggiatore, altro. Purché siano interventi non autoriferiti, possibilmente, e non riguardino i propri libri (precisazione antipatica ma necessaria).
Per quanto mi riguarda pubblicherò domani la mia lezione effettuata in quello stesso 1 ottobre a Multi. Quello che segue è l’intervento dello scrittore e traduttore Fabiano Massimi, sceneggiatura inclusa.
“Immaginate un Moravia che struttura gialli come Connelly. 
Immaginate un Pavese che scrive dialoghi come Foster Wallace. 
Immaginate un Fenoglio che delle Langhe racconta fate, orchi, streghe, maghi. 
Immaginate uno Svevo che descrive mostri fisici, non solo psicologici.
Immaginate un noir alla Chandler con la lingua di Del Giudice.
Immaginate una Lucinda Riley che dipinge il cuore umano come Elizabeth Strout.
Immaginate Ray Bradbury che possiede Ray Carver.
Immaginate Ken Follett che un mattino si sveglia e si riscopre Annie Ernaux. 
Fare questo, tutto questo, insieme, nello stesso gesto.”

Oggi Paola Ronco e Antonio Paolacci, sempre dalla giornata del 1 ottobre sugli Stati Generali dell’Immaginazione. Parlarne non significa ignorare il mondo. Significa provare a trovare parole per raccontarlo (per cambiarlo? Chissà).
“In un’intervista di qualche anno fa, Cormac McCarthy raccontava che lui, con i suoi primi quattro libri, non è arrivato a vendere più di cinquemila copie. Un numero bassissimo, specie in Usa. 
Oggi in Italia, a chi vendesse così poco, non pubblicherebbero nuovi romanzi. 
Il  quinto libro di McCarthy, però, sarebbe stato Meridiano di sangue. Poi, sarebbero venuti tutti gli altri capolavori dello scrittore forse più potente del nostro tempo”. 

Proprio in questi giorni? Sì, proprio in questi giorni. In giorni di polarizzazioni, di impossibilità di discutere, di dimissioni e licenziamenti e censure. E di silenzi. Dagli Stati Generali dell’Immaginazione l’intervento di Massimo Carlotto. Da leggere e ricordare.
“Non c’è settore che non mostri segni profondi di crisi dal punto di vista della credibilità e non è un mistero per nessuno il fatto che, oggi, la cultura italiana non sia più in grado di incidere sulle grandi e piccole scelte del Paese. Nel corso degli anni, a partire dall’avvento del berlusconismo, la relazione con la società si è modificata e oggi il ruolo è soprattutto ideologico e legato alla produzione di consenso. Questo modello di democrazia ha bisogno di un’industria culturale che consoli e distragga, che illuda e depotenzi i conflitti. La cultura come indispensabile radicalità della visione del presente esiste solo come concetto e pratica minoritaria, giusto per affermare l’esistenza della libertà di espressione come concetto formale.”

Si prosegue, dunque, ed è tanto più necessario parlare di immaginazione e di narrazione nel momento in cui le narrazioni vengono espulse, come è avvenuto in queste ore alla Buchmesse di Francoforte che ha cancellato l’assegnazione del Literaturpreis alla scrittrice palestinese Adania Shibli, autrice del romanzo Un dettaglio minore, dove si narra un fatto vero del 1949, ovvero lo stupro e l’omicidio di una ragazza beduina da parte di soldati israeliani. 
Qui sotto, sempre dagli Stati generali dell’immaginazione, l’intervento di Giulia Passarini sull promozione editoriale.
“Fare di se stessi il tramite di un’esperienza personale: questo è un po’ a mio parere il punto che intercetta una delle tendenze dei nostri tempi, e cioè il bisogno di immedesimazione, di rispecchiamento, di una convalida di temi e sentimenti che sono in primis nostri, ma che raccontati da qualcuno a cui riconosciamo autorevolezza diventano non solo più reali, diventano reali nel mondo reale.
La sensazione – e il rischio –  è che in questo modo la lettura di un libro diventi soltanto un terreno di convalida di ciò che conosciamo, e non più un modo per entrare in contatto con ciò che ci è lontano e precluso nella realtà, che per me è sempre stato negli anni il senso e la vera attrazione della letteratura.”

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