Tag: Antonio Tabucchi

Mi scrive un mio contatto di non pochi malumori provocati dalla ultima rubrica che ho scritto per L’Espresso, scambiato per una difesa a prescindere e per l’invito a non schierarsi in caso di guerra. Non è nessuna delle due cose: intanto invito a leggerlo, perché è visibile integralmente in rete. Semmai, in quell’articolo, provavo e provo ora a problematizzare la posizione degli intellettuali invitati a schierarsi per Gaza, chiedendomi cosa si intende per schieramento e cosa si dovrebbe e potrebbe fare. Uno status su un social? Onestamente, lo trovo poco utile, anche considerando quanto è difficile intraprendere qualsivoglia discorso complesso sui medesimi. E allora?
Nella rubrica ho riportato l’amarezza e i dubbi di Franco Fortini ai tempi della guerra del Golfo. Qui posso rimandare a due pareri lontani, novecenteschi, appunto. Quello di Umberto Eco e quello di Antonio Tabucchi.
Suscitare dubbi, riflettere a voce alta, provare a capire è quel che abbiamo: questo è. Per dirla con Tabucchi, “Non è facile far luce, e del resto, come diceva Montale, ci si deve accontentare dell’esile fiammella di un fiammifero. Ma è già qualcosa. L’importante è tentare di accenderlo.”
Ma l’ultimo luogo, oggi come oggi, dove accendere fiammiferi sono i social, perché quel che si ottiene è far saltare tutto senza alcun risultato utile. Così la penso, almeno, io che non sono che un frammento di unghia di Eco e Tabucchi e forse neanche quello. 
Infatti, il consiglio novecentesco con cui chiudo il mio articolo è: studiate e leggete chi ne sa più di noi. E’ il mio fiammifero, e lo uso così.

“Non è facile far luce, e del resto, come diceva Montale, ci si deve accontentare dell’esile fiammella di un fiammifero. Ma è già qualcosa. L’importante è tentare di accenderlo. Anche un fiammifero Minerva.”
Questo è un post molto lungo, e persino un po’ datato, perché la lettera di Antonio Tabucchi ad Adriano Sofri, con ampia incursione nelle parole di Umberto Eco, è addirittura del 1997. Parla di intellettuali, categoria di cui da anni  si dice tutto il male possibile, e il problema è che non è più solo qualche politico – o tutti – a farlo, ma gli stessi intellettuali, se come tali devono essere definiti coloro che lavorano con le parole e il pensiero. Anche sui social. Gli intellettuali non ci sono più! Tacciono! Si sottraggono!, dicono costoro. Eppure, quando sono davanti a un gesto intellettuale, tacciano chi lo compie di superficialità, violenza, vena autopromozionale. Chi non lo fa, tace, o magari solidarizza, chissà, in privato, fosse mai che si perde la possibilità di un passaggio televisivo.
Dunque, care e cari, ecco cosa significa essere intellettuali. Ecco a voi l’intervento strepitoso di Antonio Tabucchi del 1997. E’ lungo e spesso non facile. Ma leggendolo impariamo tantissimo, e così dovrebbe essere sempre. 

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