TOLKIEN, LA DESTRA, LA SINISTRA E L'UNIVERSO

Doppio post, eccezionalmente, su Tolkien.
Roberto Arduini interviene ieri su L’Unità.
Gianfranco De Turris risponde oggi su Il Giornale.
Buona lettura.

159 pensieri su “TOLKIEN, LA DESTRA, LA SINISTRA E L'UNIVERSO

  1. Ancora????
    A una celebrazione tolkeniana, negli anni ’90, al convegno nazionale del fantastico di Courmayeur, mi capito’ di assistere a un vivace battibecco fra lo stesso De Turris e un giovane esponente della critica di sinistra.
    E queste polemiche, a loro volta, non erano che la lontanissima eco di altre piu’ indietro nel tempo, all’epoca dei famosi/famigerati campi hobbit per giovani neofascisti, quando tutto doveva essere ridotto per forza alla dicotomia destra/sinistra, negli anni di piombo o giu’ di li’.
    Questo ben prima del successo planetario dei film di Jackson, che ha rilanciato in grande la questione.
    La sinistra, con certe sue analisi dogmatiche e le sue lavagnette dei buoni e cattivi, da anni non fa che offrire il fianco ad accuse giustificate.
    E questa visione coi paraocchi, tra l’altro, e’ anche una delle cause della sua crisi, e dell’insofferenza di tanti che, di fronte a certi intellettualismi che spesso non capivano, hanno trovato un alibi per farsi inghiottire dall’ignoranza compiaciuta.
    Su questo occorrerebbe l’autocritica: l’hanno fatta su tutto, persino riguardo le posizioni sulle quali sarebbe occorsa piuttosto fermezza, hanno buttato via chissa’ quanti bambini con l’acqua sporca, ma ancora non capiscono che bisogna trovare un approccio piu’ duttile alla critica e alla comprensione, e un linguaggio piu’ chiaro e quotidiano.
    Non e’ un mistero per alcuno che, di fronte al fantastico, spesso la sinistra arriccia il naso, e ancora adesso stenta a sdoganarlo. Per questo la destra lo fa suo.
    Specie il fantasy, bollato come escapista, pericoloso per la divisione netta bene/male, per l’irrazionale e la fiducia in forze extraterrene, per il classismo eccetera. Come se chi e’ di sinistra non avesse alcun diritto a sognare.
    Ricordo lo scalpore che fece un articolo sul Manifesto, all’epoca dell’uscita del film” le due torri”, lo stupore, lo sbigottimento fra gli ingenui appassionati, quando videro tracciare senz’altro un parallelo fra le vicende e le battaglie del film e il bushismo e le guerre preventive.
    Questa mentalita’ ha ovviamente prodotto danni e ancora li produce. Io di destra non sono, eppure se scrivo storie fantasy classiche non mi sento di tradire le mie eventuali idee.
    Credo in assoluto che sia difficile, ragionando in astratto, ascrivere obiettivamente Tolkien alla cultura di sinistra. Ma non e’ automaticamente rivendicabile dalla destra: alcuni suoi aspetti (i guerrieri del bene nordici e biondi, quelli del male scuretti ed esotici, pure coi liofanti…l’esaltazione della vita dei signorotti di campagna…il rimpianto del buon tempo antico… la condanna dell’industria…) sono tipici di certo snobismo anglosassone. Li ritroviamo pure nella Rowling.
    Del resto, nei corsi e ricorsi storici, il suo ecologismo risulta oggi attualissimo. Chi ha mai detto che l’ecologia sia di sinistra? Non necessariamente!
    Esattamente come il ragazzo della via Gluck di Celentano, personaggio moderato, e’ estremamente moderno, e lo stesso Adriano oggi passa, per alcuni versi, per rivoluzionario, mentre la risposta ironica a questa canzone che diede il progressista Gaber, oggi non la si ricorda piu’.
    E’ il tempo il miglior giudice. Cio’ che vale, rimane.
    Insomma, Tolkien piace, a destra e/o a sinistra, per svariati motivi, perche’ ognuno vi trova qualcosa di suo. E questo e’ proprio dei grandi.
    Bisognerebbe guardare con un’ottica piu’ distaccata e superare dogmatismi e rigidezze inutili.
    Mi scuso per la lunghezza.

  2. Del resto con Tolkien se non la butti in politica che ne resta?
    Mi limito ad aggiungere che la destra, con certe sue analisi dogmatiche e le sue lavagnette dei buoni e cattivi, da anni non fa che offrire il fianco ad accuse giustificate.
    Un esempio recente di lavagnetta dei buoni e cattivi:
    “Esattamente come il ragazzo della via Gluck di Celentano, personaggio moderato, e’ estremamente moderno, e lo stesso Adriano oggi passa, per alcuni versi, per rivoluzionario, mentre la risposta ironica a questa canzone che diede il progressista Gaber, oggi non la si ricorda piu’.”

  3. Eh, non la prendiamo così sul serio: era una battuta provocata dall’intervento del Commissario Politico Milena D…
    Prima però c’è un ‘visto da destra/visto da sinistra’ con l’Unità ed il Giornale, segue un commento sull’eterno tema ‘le colpe della sinistra’…
    Mi ricordo anni fa lo stupore di un professore americano patito di fantasy (non del tutto arrogante, per una volta) alla notizia che in Italia Tolkien era stato appropriato manu militari dall’estrema destra (vedi anche i commenti del ministro Gasparri quando uscì il film di Jackson). Allora gli raccontai dell’introduzione di Ellemire Zolla al Signore degli Anelli e ne rimase molto colpito. Per chi non lo ricordasse, il poeta inglese Wynstan Hugh Auden, un ammiratore di Tolkien, aveva obbiettato al fatto che nel SdA Tolkien creasse delle creature razionali ma radicalmente malvage, per le quali il bene era impossibile, creature che possono solo essere sterminate. Zolla rispondeva che Auden, un omosessuale ed ex-marxista, non poteva capire la grandezza dell’Eterna Lotta dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, lotta che poteva essere risolta solo con la forza…
    Provare per credere:
    http://www.vivamafarka.com/forum/index.php?topic=76902.0

  4. Prima di lanciarsi in giudizi e sfoghi sarebbe il caso di leggere gli articoli di cui si parla. Ridurre la questione a “Tolkien di destra” o “di sinistra” è un esercizio buono per i titolisti dei giorniali. Poi però uno legge nel merito e forse capisce di cosa si sta parlando. E cioè semplicemente di due questioni:
    1) Criticare l’intellighenzia di sinistra che ha ignorato un grande autore del Novecento considerandolo pericolosamente reazionario e quindi lasciandolo in mano alla destra.
    2) Dimostrare testi alla mano che certe letture di Tolkien di stampo mistico-tradizionalista andate per la maggiore fino a oggi sono infondate.
    Tutto qui. E non è certo poco, ovviamente.

  5. “1) Criticare l’intellighenzia di sinistra che ha ignorato un grande autore del Novecento considerandolo pericolosamente reazionario e quindi lasciandolo in mano alla destra”
    Beh, non sono d’accordo. Questo assomiglia alla linea di partito come l’ha espressa Milena. Cioè che Tolkien è un grande apolitico che è diventato di destra solo per default, per colpa della sinistra cattiva.
    Per come la vedo io, la pubblicazione per Rusconi con l’introduzione di Zolla, puramente politica, sono un atteggiamento più attivo che un semplice ‘visto che non lo volete voi ce lo pigliamo noi’.
    Il punto debole della teologia di Tolkien messo in luce da Auden (che, lo ripeto, era un ammiratore fin dai tempi dell’Hobbit) è proprio quello che ha esaltato Zolla e i camerati: la giustificazione della violenza e dello sterminio: non puoi trattare con il Male Assoluto. L’Eterna Lotta fra il Bene ed il Male che si trasforma in lotta fra Buoni e Cattivi, uno slittamento semantico che da sempre sanziona i peggiori crimini.
    Del resto che questa appropriazione politica sia avvenuta solo in Italia (che io sappia) ci dice qualcosa sull’Italia e non necessariamente su Tolkien. Quando fu annunciato che a recitare Gandalf nel film di Jackson sarebbe stato il gay dichiarato Ian McKellen ci furono proteste – in Italia…

  6. Sascha: parliamoci chiaro, quel ‘punto debole’ nel libro non c’è. Basta, come dire, leggerlo.
    Primo, non esiste un principio di Male assoluto nell’ _intera_ cosmologia tolkieniana. Esiste il principio della caduta, della privatio bonorum. Condivisibile o meno che sia, quello è, nel libro. Nessuno è cattivo – neanche Sauron. Sono tutti caduti.
    Secondo. Gandalf parla ESPLICITAMENTE di quanto sia importante evitare di giudicare gli altri ‘degni di morte’. Sono le esigenze della guerra a spingere all’omicidio – un sacco di soldati nazisti erano persone recuperabili, probabilmente, ma quando invadono la Polonia che fai, li bombardi di volantini e fiori?
    Lo sterminio non è mai, mai, mai giustificato in nessun passo del Signore degli Anelli. E neanche la pena capitale per singoli individui.
    Questo è il libro, queste le cose esplicitamente presenti. Poi, una corsa al Velame si può sempre fare – ma almeno non accusiamo il Velame di essere in superficie.

  7. Mai letto Tolkien, mi manca l’enzima per assimilarlo.
    Ricordo lo stupore di due miei colleghi, originari di una provincia confinante, veri fan pluridecennali di JRRT coi quali andai a vedere uno dei film tratti, quando raccontai loro che nel nostro liceo era considerato un autore di estrema destra e che il volumone non lo mostrava in giro nessuno.
    “Ma va? Nel nostro una cosa del genere non l’abbiamo mai sentita.”
    Spostarsi di trenta chilometri è già sufficiente per rimettere un autore al settore politico che gli compete: fra quelli bravi.
    Saluti.

  8. A quanto detto molto chiaramente da Francesco, aggiungo che nella narrativa di Tolkien, non avendo il male un’essenza propria, non è esclusa nemmeno la redenzione dal male (tant’è che perfino Gollum potrebbe quasi farcela).
    Ma valga per tutto un passo tra i tanti che si potrebbero citare, quello in cui Samvise Gamgee contempla il cadavere di un nemico:
    “Era per Sam la prima immagine di una battaglia di Uomini contro Uomini, e non gli piacque. Era contento di non poter vedere il viso del morto. Avrebbe voluto sapere da dove veniva e come si chiamava quell’Uomo, se era davvero di animo malvagio, o se non erano state piuttosto menzogne e minacce a costringerlo a una lunga marcia lontano da casa; se non avrebbe invece preferito restarsene lì in pace…” Il Signore degli Anelli – Le Due Torri, Cap. IV.
    Ogni tanto ci si dimentica che Tolkien aveva partecipato alla più grande mattanza indiscriminata del Novecento e non c’è vaccino più forte contro il manicheismo.

  9. Infatti stiamo parlando di una specifica interpretazione italiana di Tolkien che secondo me è la causa di questo fenomeno tipicamente italiano, il Camerata Tolkien.
    Detto en passant, Auden è il mio poeta preferito del XX secolo ed una intelligenza più che notevole: la sua intepretazione di Tolkien secondo me è giusta e spiega anche come sia stato possibile fraintenderlo (non sarebbe la prima volta che un pensatore o artista è frainteso e non sempre l’interessato è del tutto innocente).

  10. Sascha: ritorno a quello che ha detto WM4. Sempre Gandalf disce esplicitamente a Frodo qualcosa del tipo (cito a memoria) “certo che Gollum avrebbe meritato la morte. come molti tra i morti avrebbero meritato la vita. sei tu forse in grado di dargliela? allora non essere troppo generoso, nel dispensare morte nei tuoi giudizi”.
    Cosa ci sia di fraintendibile in questo passo, sinceramente, non lo capisco (e dico ‘sinceramente’… sinceramente).
    E se non sbaglio Auden diceva anche che T. viveva in una casa ‘orribile’ (anche stavolta cito a memoria). Dimostrando, forse, di non cogliere il punto.

  11. Sono perfettamente d’accordo con Francesco. C’è un episodio, nelle Due Torri, che rivela come gli Orchi fossero in possesso di un codice morale, e che pensavano di essere nel giusto. Quando trovano Frodo avvelenato dal Ragno, gli Orchi, credendolo un Elfo e pensando che fosse stato abbandonato dai suoi compagni, commentano sprezzantemente come tale assenza di coraggio e di cameratismo fosse “tipica” degli Elfi, subdolli e malvagi. E anche Faramir, commentando l’uccisione di un Uomo di Harad, prova pietà e conferisce straordinario statuto di umanità al nemico, osservando che il morto avrebbe preferito mille volte rimanere a casa, in pace, piuttosto che essere costretto a avventurarsi in armi in terre nemiche.
    Tolkien sottolinea decine di volte il potere fascinante della voce di Saruman, e l’irresistibile personalità di Sauron: e se gli Orchi, invece del Male Assoluto, rappresentassero l’effetto sulla mente di una Propaganda Assoluta, totalizzante, irresistibile?
    Tolkien, certamente, era un autore conservatore: uno dei figli che subirono e capirono l’orrore, ma allo stesso tempo patirono il fascino, quel grande evento mitopoietico che fu la Prima Guerra Mondiale, i cui elementi fondamentali trasmessi alle mitologie successive (non solo l’universo tolkieniano, ma anche il Fascimo) furono il culto del cameratismo, del sacrificio, della dazione di sé per un ideale superiore, dell’amicizia virile, della solidarietà tra dannati, dell’eroismo implicito nel solo gesto di salire la scaletta della trincea, dell’orrore ipnotico della “no man’s land”, e di una sostanziale misoginia (ginofobia, secondo la bella interpretazione di Wu Ming 4 in Stella del Mattino). Certamente, dunque, gli aspetti fondativi dell’Universo tolkieniano e del Fascismo hanno diversi aspetti in comune; altrettanto certamente, però, gli esiti e gli sviluppi delle due mitologie furono essenzialmente diverse: il primo, temperato dalla cultura liberale anglosassone e da quella cattolica dello scrittore, umanista, individualista, ascendente (dall’esperienza individuale e politica al mito), catartica e sempre vigilmente cristiana nella convinzione dell’esistenza di un disegno provvidenziale; la seconda massificante, discendente (dal mito alla politica e all’individuo), revanscista e nichilista, contribuì a formare quelle società spaventose che Tolken, in parte, probabilmente, utilizzò per immaginare il regno di Mordor, anche se Tolkien rifiutò sempre, come è noto, ogni interpretazione allegorica della sua opera.
    Se il ragionamento di Sascha fosse corretto, anche Genna, per fare l’esempio di uno scrittore che tratteggia nei suoi romanzi l’esistenza di un Male onnipresente, metastatico, quasi metafisico, ipostatizzato di volta in volta in complotti internazionali di varia e complessa natura, contro il quale i suoi devastati eroi (Lopez, in primis) oppongono una resistenza disperata e perduta, ma con il quale, certamente, non cercano mai di venire a patti, dovrebbe essere considerato uno scrittore di destra.

  12. Leggo l’intervento di Wu Ming 4 solo dopo aver postato: è vero. Ho confuso il film con il libro! Le osservazioni sull’uomo di Harad sono di Sam, non di Faramir… me pudeat.

  13. Gandalf esprime il pensiero di Tolkien? Cioè di quello stesso Tolkien che non salva Gollum? (peccato, ci teneva tanto ma proprio non c’è riuscito…)
    Peccato che Auden non si sia reso conto di quanto bella fosse la casa di Tolkien (anche senza averla vista lo prendiamo sulla fiducia).
    Ecco comunque qui due articoli di Auden su Tolkien pubblicati sul New York Times:
    http://www.nytimes.com/1954/10/31/books/tolkien-fellowship.html
    http://www.nytimes.com/1954/10/31/books/tolkien-fellowship.html
    La critica di Auden a Tolkien è appena accennata nel secondo articolo, altrove è espressa con maggiore forza: in fondo gli articoli sul Nytimes vogliono essere espressamente positivi e incoraggianti.
    Mi è piaciuto il paragone fra La Compagnia dell’Anello ai 39 Gradini: non so proprio quanti di voi lo conoscano o almeno abbiano visto il film di Hitchcock…
    Parlando per me, trovo Tolkien noioso, anzi ‘dull’. In effetti quel che mi piace davvero in Tolkien (ed Auden ne fa uno dei suoi punti di forza) è la descrizione dettagliata di un mondo con la sua storia e geografia: lì non mi annoia per nulla, anzi. Forse, se invece di farne un’epica ne avesse fatto un’enciclopedia sarebbe uno dei miei libri preferiti, da mettere a fianco delle Città Invisibili.
    (se lo trovo posto una intervista a Michael Moorcock: non gli piaceva per niente)

  14. Occhio Sasha, che in un programma radiofonico sul Signore degli Anelli che Auden tenne alla BBC nel ’55, disse testualmente: “Se a qualcuno non piace, non mi fiderò più del suo giudizio letterario su qualsiasi altra opera!” :-)))
    A parte gli scherzi, Tolkien trovava perfino esagerato l’apprezzamento critico di Auden alla sua opera. E pure tale apprezzamento scevro da pregiudizi ideologici avrebbe dovuto suggerire qualcosa all’intellighenzia sinistrorsa italiana. Invece siamo ancora qui (letteralmente) a diver spiegare l’ABC a Cortellessa & company.

  15. E’ sempre difficile capire perché in Italia se un autore\artista sia di destra o di sinistra abbia poi valenze fondamentali (talvolta sinequanon) nel giudizio della sua opera.
    Che poi spesso si tratta di valutazioni generiche, senza capire poi cosa significhi essere di “destra” o di “sinistra”. Un cambiamento di valori? Quali? E soprattutto, cosa c’entrano col romanzo o col film?
    Parliamo giustamente del caso Tolkien.
    Ma pensiamo anche al nostro Sergio Leone, da sempre ridotto a spaghettaro-western dalla critica cinematografica di sinistra. Quando poi, francamente, Leone ha girato “C’era una volta il West”.
    Che senso ha, quindi, continuare a rimestare se Tolkien fosse di destra, conservatore, lacaniano, o volteriano?
    C’è il SDA a parlare per lui. Il che non significa necessariamente dover identificare autore ed opere.
    E’ un romanzo pericoloso perché alimenta la fuga dalla realtà?
    Anche la Divina Commedia lo fa.
    Qualcuno vorrebbe forse insinuare che la Commedia abbia perso dei punti perché Dante non era di sinistra?
    Non mi pare proprio.
    Poi, nel proprio giudizio sull’uomo, come disse una volta WM4, devo sentirmi totalmente libero di condannare Borges per le sue difese riguardo alla dittatura, senza per questo dover dire che – alla luce dei suoi ideali politici – “L’Aleph” vada sminuito di un micromicromicrometro.
    *
    Ergo, ridomando: quale volontà smaniosa costringe critici e non a dover stabilire con la cartina al tornasole se JRRT fosse di destra o di sinistra?
    Che ce ne cale?

  16. Qui c’è l’articolo di Moorcock:
    http://www.revolutionsf.com/article.php?id=953
    Il saggio di Auden sulla Critical Quarterly non riesco a trovarlo se non a pagamento:
    http://www3.interscience.wiley.com/journal/119911652/abstract
    Comunque la critica di Auden in questo caso è particolarmente importante proprio perchè non può in alcun modo essere definito un avversario di Tolkien. Del resto chi ha ragione, lui o Ellemire Zolla?
    Aggiungo (oggi non mi/vi risparmio niente) due articoli del critico cinematografico di Salon, Andrew O’Heir:
    http://www.salon.com/entertainment/movies/the_lord_of_the_rings/index.html?story=/ent/movies/film_salon/2010/01/05/lotr_wtf
    http://www.salon.com/entertainment/movies/the_lord_of_the_rings/index.html?story=/ent/movies/film_salon/2010/01/06/against_lotr
    (secondo me dovreste ringraziarmi e ringraziare pure il freddo che mi tiene chiuso in casa…)

  17. Non ce ne cale un bel niente, Ekerot. Si tratta soltanto di propugnare un approccio serio alla materia, ovvero NON IDEOLOGICO.
    Lo sanno tutti che Tolkien era cattolico, conservatore, e magari pure un po’ benpensante. Ma come dici tu, a noi interessa la sua opera narrativa e i suoi scritti sulla letteratura. La casa editrice Marietti, che per inciso è di ispirazione cattolica, da qualche anno ha una collana che a mio avviso risponde a questa esigenza e sta comando un vuoto quarantennale. Ma credo che sia le polemiche sul “monnezzone” in questo blog, sia quelle sui quotidiani di questi giorni dimostrino come ci sia bisogno di affermare certe cose. Perché poi non c’è soltanto Tolkien di mezzo, ma un’idea della letteratura…

  18. “Ma pensiamo anche al nostro Sergio Leone, da sempre ridotto a spaghettaro-western dalla critica cinematografica di sinistra.”
    Nomi?
    “E’ un romanzo pericoloso perché alimenta la fuga dalla realtà?
    Anche la Divina Commedia lo fa.”
    Questa è pura follia.

  19. @ Wu Ming 4
    Che è in effetti quel che dico dall’inizio. La mia tesi è che fu proprio quell’introduzione a far sì che in Italia Tolkien diventasse un Camerata e non, come è stato ‘autorevolmente’ sostenuto, per colpa della solita sinistra cattiva.

  20. Hai ragione Sasha, ma le due cose si danno insieme. E’ vero che fu l’imprimatur di Zolla a sovradeterminare le interpretazioni del SdA, ma questo fu possibile perché nessuno a sinistra si prese la briga di leggere il romanzo e smentire quelle scempiaggini. La sinistra prese per buona la lettura della Nuova Destra.
    Guarda che a smontare l’impianto dell’introduzone di Zolla – medievaleggiante, celtista e dualista – ci vuole davvero poco. Basta leggere.

  21. x Sasha.
    Beh, farei prima a dirti i nomi di chi non si è fatto affumicare gli occhi. Uno di questi fu David Grieco, tanto per fare un esempio. Per il resto, dai tempi di Aristarco in poi (e ancora oggi, sia beninteso) Leone (e non solo lui) venne in qualche modo “bannato”. D’altronde basterebbe dare una scorsa alla bibliografia del critico cinematografico più importante in Italia, per capire che qualcosa non andava.
    A trovare recensioni positive dei film leoniani, da “Bianco e Nero” a “Cinema nuovo”, bisogna faticare.
    Se poi non hai modo di verificare personalmente sulle riviste, puoi fare un salto in libreria e controllare sui Dizionari.
    *
    Sulla Divina Commedia, lieto tu ne convenga. Ed è folle pensarlo anche per il SDA.

  22. si puo’ disquisire fino allo sfinimento sulla questione. Resta il fatto che, come menzionato en passant da molti, basta spostarsi qualche chilometro piu’ in la’ e la questione non esiste. E’ questo che da’ da pensare, piu’ di ogni altra cosa. Fosse almeno un autore italiano….

  23. @ Wu Ming
    Ma ci credo, ovvio. Zolla era una figura perniciosa e promosse l’appropriazione indebita di Tolkien e non solo da parte di un partito, che era l’argomento della discussione. Non per niente Zolla amava moltissimo uno dei libri più brutti di tutti i tempi: Clarel, lo sciagurato poema narrativo di Melville…
    Del resto Vittorio, poco sopra, avvicina Tolkien al fascismo più di quanto farei io.
    @ Ekerot
    Pura follia è sostenere che la Divina Commedia alimenti la fuga dalla realtà.
    Quanto a Leone mi basta spulciare fra quanto ho in casa e trovo Goffredo Fofi definire Leone ‘il più grande narratore del cinema popolare italiano’.
    Del resto se i critici non ci fossero bisognerebbe inventarli e di solito è quel che si fa, li si inventa: il mio scrittore preferito del XX secolo è Georges Simenon e per lungo tempo diedi retta alla vulgata mediatica che ne faceva uno scrittore ‘popolare’ disprezzato dai ‘critici’. Finchè un giorno mi decisi a leggerne una biografia e scoprii che Simenon era esaltato dalla maggioranza dei critici francesi (con qualche eccezione, ovvio) con in testa Andre Gide, il patron della letteratura francesce fra le due guerre. Da allora ogni volta che sento dire di qualcuno che è disprezzato dai critici mi chiedo sempre se sia vero e non lo è quasi mai.

  24. Fofi non mi pare proprio l’esempio del critico di sinistra “modello” degli anni ’60-’70.
    Comunque sei anche libero di non crederci.
    Soltanto negli ultimi tempi, quando finalmente, il tempo ha stabilito la sua grandezza, qualcuno pure dalla parte sinistra ha cominciato a non vergognarsi di amare Leone, o di apprezzarlo e farne outing. Ma per quanto ne sappia restano pochi.
    E non fu sorte speciale. Basta vedere il linciaggio di Bolognini. O persino di Luchino Visconti, IL Comunista, che aveva pure la tessera, ma osò trasgredire.
    Negli anni d’oro del nostro Cinema, i registi erano divisi tra destra (pochissimi, Leone, Zeffirelli e pochi altri) e sinistra (moltissimi). E si giudicavano le opere con Marx al fianco del telecomando.
    Pensa anche solo alla “commedia” (che in Italia, come diceva Jorge, è un genere inferiore perché genera il riso) e cosa ha dovuto passare prima di essere “riabilitata”.

  25. p.s. E se giustamente ritieni folle giudicare “escapista” la Commedia, beh, allora dovresti convenire che accusare qualsiasi altra opera della letteratura fantastica di alimentare fughe dalla realtà, è di pari follia.

  26. @ Ekerot,
    annoveri Sergio Leone tra i registi di destra o comunque considerati tali.
    Io vidi per la prima volta i suoi film nei primi anni Ottanta, e ogni volta che ne davano uno in TV “Il Manifesto” ne faceva l’apologia. Parlo di quasi trent’anni fa.
    Curioso regista “di destra”, quello che nel ’68 gira una durissima critica al capitalismo e al mito americano della Frontiera come “C’era una volta il West”, soggetto scritto insieme a due “sessantottini” come Bernardo Bertolucci (che nel ’71 avrebbe firmato l’appello contro Calabresi) e Dario Argento (di lì a poco avvicinatosi a Lotta continua).
    Curioso regista “di destra” uno che ti gira “Giù la testa” che ha come protagonista un ex-militante dell’IRA che legge Bakunin e reca in epigrafe la più celebre frase di Mao Zedong.
    E cosa c’è di “destrorso” in “C’era una volta in America” e nel progetto del film sull’assedio di Stalingrado?
    Per non dire della denuncia della guerra che c’è ne “Il buono, il brutto e il cattivo”, del fatto che “Per un pugno di dollari” discende da un romanzo del marxista Dashiell Hammett etc.
    Non solo Leone, ma tutto il filone dello “spaghetti western” annovera apologhi sulla rivoluzione come “Quien sabe?” e “Vamos a matar companeros”. Apologhi spesso amari ma non sconfittisti né reazionari, che della rivoluzione ammettevano la necessità ma ne criticavano le istituzionalizzazioni e degenerazioni, senza mai, dico mai (a differenza di quanto accadeva nel “poliziottesco”) schierarsi per legge & ordine.
    Chiaro, lo facevano anche perché quella era l’aria del tempo, ma visti oggi alcuni titoli risultano davvero sovversivi, sono talmente lontani dallo spirito di *questo* tempo da sembrare girati su Plutone. Lo spaghetti western è il genere cinematografico popolare più, ehm, “di sinistra”, e questo mi pare oggi dato per assodato da moltissimi (a parte i soliti scureggioni of course). [DIGRESSIONE] Un regista di spaghetti western come Sollima arriva poi a girare la serie tv di Sandokan, una roba che vista oggi è da art. 270bis del codice penale, provare per credere. Persino uno che è davvero di destra come Philippe Léroy, in quello sceneggiato è all’estrema sinistra di Ferrando! Sì, l’aria del tempo, all’epoca l’antimperialismo andava di moda, tutto quello che volete. Ma c’è qualcosa di più, qualcosa che rimane, qualcosa che notiamo subito se rivediamo quelle puntate [/FINE DIGRESSIONE]
    Chiaro che Leone non era un “comunista” nè un militante politico, lo definirei piuttosto un… anarco-democristiano all’amatriciana, e la cosa che gli interessava di più era fare cinema, ma metterlo tra i registi di destra in compagnia di un cuoco di brodaglie perbeniste come Zeffirelli mi pare abbastanza infondato.

  27. WM1, ma sono assolutamente d’accordo! L’ho scritto anche sopra che “C’era una volta il West” è stato ampiamente sottovalutato ed incompreso!
    Figuriamoci.
    Non credo affatto che Leone fosse di un regista di “destra”. La tua definizione mi pare molto più esatta.
    Ciò che volevo sottolineare era appunto quanto risulti assurdo accostare Leone e Zeffirelli come “destri”. Non è certo il mio pensiero.
    Ma all’epoca negli anni ’60 bastava una virgola per uscire dal “seminato”. Quando sfogliavo le riviste di Cinema di quegli anni non riuscivo assolutamente a capire cosa avesse colpito i critici del film, perché se ne uscivano con dei discorsi da tribuna politica.
    Leone subì le forche caudine – e davvero, perché in Italia fu sostenuto solo dal successo dei suoi film, non certo dalla critica – per due motivi. 1)Faceva – non nelle intenzioni – blockbuster (almeno per la prima trilogia) 2) La sua riflessione sulla violenza e l’eroe mal si accordavano con l’ideologia dominante dell’epoca.
    I miei docenti di storia del Cinema che o scrivevano su quelle riviste, o ne sono stati indottrinati, a distanza di 40 anni continuavano a ripetere la stessa zuppa.
    E questi svarioni si possono prendere solo quando – come per Tolkien – invece che mettersi lì ed analizzare l’opera, ci si approccia con gli schemi\tare mentali, per cui se quel film o quel libro non si accostano perfettamente alla griglia, allora sono “di destra” (o “di sinistra”) e pertanto “sbagliati”.
    Senza rendersi conto, appunto, che in realtà nelle grandi opere i messaggi sono complessi, articolati e molto più profondi di quanto si possa credere ad una visione superficiale e di fatto coi paraocchi.

  28. Le… riviste di cinema? Ma chi se le incula! 😀
    Guarda, gli spettatori (soprattutto giovani) di quei film lo sapevano benissimo che non stavano vedendo opere reazionarie o di destra. L’influenza dello spaghetti western sull’immaginario dei movimenti dell’epoca è pluri-testimoniata. La “banda Bellini”, servizio d’ordine in molti cortei milanesi di quegli anni, indossava spolverini come quelli di Clint Eastwood nei film di Leone, e al posto (o a fianco) dei soliti slogan cantava in coro “Sean, sean” (colonna sonora di “Giù la testa”).

  29. Ekerot, lei si sta inventando tutto. La sua storia del cinema italiano è un universo parallelo: pratica legittima se si fa narrativa, molto meno se si pretende alla realtà fattuale.
    Fra l’altro lei prima dichiara:
    “Negli anni d’oro del nostro Cinema, i registi erano divisi tra destra (pochissimi, Leone, Zeffirelli e pochi altri)”
    Per poi sostenere l’esatto contrario:
    “Non credo affatto che Leone fosse di un regista di “destra”.
    La contraddizione si risolve facilmente una volta che ci si rende conto che la sua convinzione che la critica del tempo giudicasse le opere con Marx accanto al telecomando (il che ci dice qualcosa sul suo rapporto col cinema, cioè che lei lo vede in televisione) e considerasse Leone di ‘destra’ è una pura invenzione, come pure il ‘bando’ a Leone, Visconti e quant’altri… E’ evidente che lei, invece di analizzare l’opera vi si approccia con schemi/tare mentali, per cui etc etc
    Direi che il suo è un perfetto esempio di ‘comunicazione’ come l’intende Mario Perniola.
    (fra l’altro, se non sbaglio, prima di morire Leone stava cercando di mettere su un film kolossal sulla battaglia di Stalingrado, non proprio dalla parte dei tedeschi…)

  30. @Sascha, l’altro giorno sono stato zitto, ma stavolta non te la lascio passare.
    In Francia romanzi noir “di genere” come quelli di McCoy “Non si uccidono così anche i cavalli”, David Goodis, Jim Thompon etc. hanno ricevuto da subito enorme attenzione dalla critica, influenzando grandemente letteratura e cinematografia (p.e. Truffaut).
    In Italia invece:
    1) Luciano Bianciardi, il più grande traduttore italiano, diceva – testuali parole – che non c’è bisogno di perder tempo sui gialli, perché ai loro fan non interessa la letteratura ma solo chi ha ucciso Roger Acroyd. Opinione largamente condivisa dall’establishment culturale italiano.
    2) Conformemente a questo principio, le traduzioni Mondadori non solo erano tirate via, ma spesso “tagliavano” i passaggi descrittivi, “tanto lì non succede niente” . E questo valeva anche per Simenon. L’ha raccontato durante il Pisabookfestival la traduttrice/editor che da anni sovrintende alle nuove edizioni di Simenon presso Adelphi, leggendo anche alcuni passaggi di vecchie traduzioni. E’ solo dagli anni ottanta che si può leggere un Simenon decente in italiano.
    Per cui non solo “i critici” – intesi come un sistema culturale che decide cosa è o è letteratura -esistono, hanno anche effetti pesanti sul godimento delle opere.
    Ancora negli anni ottanta, Moravia abbandonava la giuria di un premio letterario perché era stato scelto di premiare un romanzo di fantascienza – “Partiranno” di Luce D’Eramo. Moravia non riusciva a capire come mai, dopo romanzi “importanti” come Deviazione e Nucleo Zero, Luce D’Eramo, che era sua amica personale, se ne fosse uscita con “quella spazzatura”.

  31. Gli spettatori di quegli anni, ahimé non li ho conosciuti di persona! Ma senza dubbio non stavano a sentire i critici, visto che l’intera trilogia del dollaro in tutti gli anni che uscì finì prima al botteghino. Facendo record di incassi.
    Un maestro come Leone al primo posto.
    Proprio come capita oggi…

  32. Sascha deh, sei una fatica da poco.
    Vedo che tu argomenti bene le tue riflessioni. E ti avvicini ai miei post con l’occhio di chi vuole capire e non fraintendere per forza.
    Sic stantibus rebus, quando vorrai mostrare una maggiore collaborazione, fammi un fischio.

  33. @ Marco
    Per quanto riguarda Simenon facevo ovviamente riferimento alla critica francese.
    Per quanto riguarda l’Italia…
    Qualcuno, poco fa, citava con approvazione Fruttero e Lucentini, insieme a Placido ed allo stalinista impenitente Del Buono, per la loro apertura verso i ‘generi’ letterari popolari. Ma chi è cresciuto leggendo fantascienza sa che portano praticamente alla rovina Urania che fecero finta di dirigere per parecchi anni, con traduzioni e squartamenti terrificanti: non gliene poteva fregare di meno. Ecco, quello è un esempio ancor più calzante (e i Simenon senza Maigret, magari pubblicati da Medusa, subivano un trattamento migliore) di effetti pesanti sul godimento delle opere e questo da parte di due che, da parte loro, sprecavano molto tempo a sbeffeggiare i critici.
    Ora vogliamo dire che l’establishment italiano non può essere considerato un monolite? Eco? Calvino? Sciascia? Del Buono? Volponi? Tutti costoro, che di certo dell’establishment facevano parte, disprezzavano davvero i ‘generi’?
    Non può anche essere che, se prendiamo in esame il fantastico italiano, l’offerta sia stata e sia ancora quantomai debole? Il giallo, o il noir, hanno ampiamente superato qualsiasi diffidenza (al massimo si critica la pretesa di certi giallisti di voler essere l’unica legittima espressione letteraria italiana) e se il fantastico italiano non ci riesce ancora può essere perchè non se lo merita.
    (infine: Moravia era abbastanza chiuso sull’argomento, vero, ma non può essere che abbia ritenuto ‘Partiranno’ un romanzo debole, come anch’io credo che sia?)
    (un giorno o l’altro. sempre rimanendo nel fantastico, bisognerebbe affrontare il discorso sul monolite del cinema italiano, cioè quella Corona di Ferro che se ne sta lì in mezzo senza rapporto con nient’altro…)

  34. A Rosarno gli immigrati vengono aggrediti e gambizzati e se si ribellano il governo se la prende con loro invece che con gli sfruttatori e intanto qui si sta a parlare di Tolkien.

  35. Uno scandalo! E pensare che c’è perfino qualcuno che invece di prendere il treno per Rosarno posta un commento su questo blog per spiegarci quanto è inutile. Imprescindibile davvero.

  36. Ecco una cosa che odio: si parla di qualcosa e immancabilmente arriva qualcuno a lamentarsi perchè non si parla di qualcos’altro e credo proprio che la colpa sia…

  37. Ciao. Anni fa, quasi 9 ormai, scrissi per Reuters un reportage – che finì anche sul Guardian, se non ricordo male – sulla “anomalia” di Tolkien in Italia, paese in cui quest’autore viene (veniva?) considerato di destra. Ovviamente il tema mi interessava, essendo sempre stato un lettore di Tolkien senza pregiudizi. E ai miei colleghi anglosassoni interessava proprio perché a loro sembrava una cosa piuttosto stramba. Parlai con vari esponenti italici, tra cui Valerio Evangelisti, l’anglista Lombardi, Stefano Benni, ma anche il presidnete della società Tolkeniana, e ne scrissi. Fui cazziato da De Turris, che rivendicava invece il carattere conservatore di JRRT…

  38. Mi ha sempre incuriosita questa storia, anche se non sono mai riuscita a venirne a capo. Probabilmente c’è più stranezza nei critici letterari italiani di quanto ne possa capire la mia filosofia. Tra l’altro ogni volta che leggo Tolkien mi domando sempre più come si possa seriamente pensare di inquadrarlo politicamente, Come uomo avrà certamente avuto le sue brave opinioni politiche, ma come scrittore si occupava di altri temi.
    Comunque, una piccola nota biografica: nel 1973 un amico di mio padre (assai schierato a sinistra) consigliò ai miei il Signore degli Anelli. Diceva che secondo lui era un libro che poteva piacermi molto. Mio padre (di sinistra) e mia madre (di sinistra) lo comprarono. Mio padre si fermò verso il secondo capitolo ma non gli dispiacque, mia madre l’ha letto tre o quattro volte.
    Qualche mese dopo presi la pertosse e passai un po’ di tempo a letto. Mia madre mi fece scivolare il Signore degli Anelli sul comodino, suggerendomi di provare. Stavo per entrare in prima media e non avevo particolari opinioni politiche, ma quel po’ che cominciavo a quagliare vagamente nel mio giovane cuore era senz’altro orientato a sinistra e in seguito si sviluppò in tale direzione. Mai però, né allora né in seguito, trovai nulla in quel libro (e nemmeno negli altri scritti di Tolkien) che abbia minimamente urtato le mie convinzioni politiche – e nemmeno, devo dire, niente che mi abbia mai spinto ad approfondire tali idee politiche.
    Che Tolkien era ritenuto un Perfido Autore di Destra lo scoprii solo più avanti, al liceo. Nessuno mi ha mai saputo indicare uno straccio di motivo che desse un senso a tutto ciò, ma da allora mi fermo sempre a leggere o ad ascoltare quando si parla della questione… appunto nella speranza di vedere il nesso.

  39. Mi sono letta solo ora tutta la discussione, penso di non avere alcunche’ da aggiungere a quanto scritto nel mio primo chilometrico post.
    Tranne essermi fatta delle grasse risate essendo definita “commissario politico” e sentendo parlare di “linea di partito” dal travisatore di professione Sascha.
    Non si potrebbe essere piu’ fuori strada di cosi’.

  40. Tra l’altro, Sascha, dire che una vecchia canzone e’ famosa ancora adesso mentre un’altra coeva e’ dimenticata, citare, cioe’, un dato di fatto, in cosa avrebbe a che fare con le lavagnette, di grazia?

  41. Frodo Baggins non è un eroe, Frodo Baggins non sa viaggiare (la strada è pericolosa), non sa combattere, i suoi amici hobbit sono peggio di fantozzi e filini messi insieme e moltiplicati per due. Sono persone assolutamente antieroiche, si potrebbe persino dire persone inutili ai fini dell’epica. Eppure il SdA è Eroic Fantasy ancora oggi nelle classificazioni. Di più (WM4 mi perdoni so di non essere alla sua altezza) Frodo fallisce e fallisce piuttosto miseramente. Arriva a un passo dal successo e crolla. L’eroe del libro fantasy più famoso della modernità alla fine perde la sua partita. Come una figura come un hobbit sia stata assimilata alla figura dell’eroe indomito dimostra quanto una certa visione di Tolkien sia stata non accurata. Oppure, il che forse è pure peggio, detta visione ha soltanto guardato ad alcune figure del romanzo, Aragorn. La qual cosa se è accaduta a mio parere è persino più grave in quanto vorrebbe dire aver totalmente mancato il bersaglio. Anche perché anche Aragorn fallisce, andare sotto il cancello nero a sbeffeggiare Sauron per distrarlo oltre che rischioso potrebbe essere considerato suicidio. Falliscono tutti. Li salva Gollum. L’eroe alla fine è il reietto, il folle, lo schizoide.
    Forse (e qui mi riferisco ai due articoli citati da Loredana) se ci fosse più rispetto per i testi, se li si leggesse in maniera come diceva giustamente WM4 non ideologica allora li si capirebbero anche meglio. Un mio amico oggi scomparso soleva dire che il problema dell’ideologia è che prende una parte per elevarla a tutto, scordandosi di tutto ciò che non le interessa. Mi sembra che con JRRT sia stato fatto esattamente questo e che certi giornalisti continuino a farlo tutt’oggi.

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