ALLA FIN DELLA FIERA

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218 pensieri su “ALLA FIN DELLA FIERA

  1. La mia lista della spesa alla fiera del libro (chi c’era la fa?):
    due antologie di autori italiani, curate in modo eccellente, “Resistenza 60” di Fernandel e “Eco e Narciso” di Sironi
    un nuovo saggio di Antonio Moresco per Holdenmaps di Rizzoli intitolato “Lo sbrego”. E’ un libro sull’esperienza della lettura chiesto dal curatore della collana Dario Voltolini. Sono a pag 50 e lo trovo meraviglioso. Tutto l’eccesso della scrittura di Moresco che disturba qualche lettore (non me), diventa passione sconcertante per la grazia nel toccare i libri di altri, rivivere la loro esperienza facendola sbattere con la propria, contagiare il lettore. Gli autori che tratta sono classici: Murasaki, Kafka, Tommaseo, Leopardi, Stendhal, Melville, Omero, Balzac…
    “Questa terra ora crudele” (“Morreste-me”) di José Luis Peixoto, ed. La nuova frontiera
    “Ente nazionale della cinematografia popolare” di Paolo Nori, ed. Feltrinelli
    Poi libri per ragazzi:
    “I custodi degli scacchi neri” di Cristina Brambilla ed. Salani
    “Perché io nascessi” di Chen Zhen (artista) e Miguel Angel Mendo (scrittore), collana La favola dell’arte, ed. Hopefulmonster
    “Che fare?” di Mario Merz (artista) e Marosia Castaldi (scrittrice), collana La favola dell’arte, ed. Hopefulmonster

  2. be’, wu, sono molto d’accordo con te. e credo che – assieme al riferimento agli “scarpari e stagnari”- dia molto fastidio la possibilità di poter fare blog – (ilpostodiquello, ilpostodi questo) – e parlare di letteratura – come dicono loro – senza nessuna competenza specifica.
    se invece qualcuno di questi/e si rendesse conto che (ahimè!) la competenza specifica c’è eccome. (togliamo l’università vera e propria che vale meno del bar)
    ci sono anni passati a sbadigliare davanti all’ennesima recensione sul giornale che trovi al bar, appunto, e fatta dal/la signorino/a che abita nella stessa via del caporedattore del giornale (nella qual cosa non ci sarebbe nulla di male, se almeno il/la signorino/a controllasse le date, oltre ad aver avuto la fortuna di abitare a qualche numero civico del suddetto caporedattore);
    poi, sono anni ancora che ci addestriamo a scrivere, con addosso sempre la stessa camicia a quadri, avendo come interlocutori il/la barista sotto casa e balzac in persona, in un evidente shizofrenico sdoppiamento (però alla fine ce l’abbiamo fatta: ci sono le ore della barista e le ore di balzac (il quale chiede, risponde, ci rimprovera, si esprime, i libri ce li abbiamo tutti, li sappiamo a memoria, perchè no? a chi togliamo?);
    sono anni che quando ci dicono, amici e parenti “Ma possibile che tutti riescano a trovare un posticino in RAI, e tu come mai no? lo fanno dappertutto! In tutto il mondo! Solo tu non puoi! E come mai? Sei arrogante, ecco cosa sei!”, rispondiamo, “Io no!”, tanto che ormai ci siamo anche stufati di spiegare perchè no;
    siamo esperti in denunce a professori che ci hanno detto, “Sei tu che non sai vivere!” (e a tutto quello che ne viene in termini di non saluti e “Tu sei matta!”, e “Tu sei stata stupida!”) e a ex compagni che hanno detto la stessa cosa, ad amiche che hanno detto lo stesso. Siamo in definitiva più che “scarpari e stagnari”, noi siamo “minatori”.
    Abituati a lavorare sotto terra. Per poco. Per niente. Con l’unica evasione del “fantasma di Balzac”, che lo sappiamo bene, siamo matti, ma non scemi, vale quel che vale.
    Per quanto mi riguarda però, se mi lasciano qua me ne frega poco. Tutto quel che può venire di buono ad uscire all’aria aperta lo prendo, e se no, sto bene pure con la testa sulla spalle del mio Balzac.
    E scusate se parlo tanto, ma consideratemi una naufraga che tocchi terra in un paese amico: fate conto che mi stiate chiedendo, “E poi? Come si vive di là? che fanno?”. e io io ho bisogno di stare sveglia un po’ di notti a raccontare prima di poter prendere sonno in un modo “normale”. scusate 🙂
    @Andreab. anche io voglio il libro di Moresco. e’ bella l’idea.
    @Nicola. Non dico le immagini. Il formato del libro, il fatto che sia così rigidone, non mi piace. e poi è il mio gusto. a tanti magari piace. e poi l’importante è che siano “belli dentro”

  3. @ Gianni B.: ma non la cambierei neppure io, nel senso che la sostanza è estremamente ragionevole e soprattutto chiara, né ho la pretesa di poter scrivere qualcosa che “faccia più effetto” (anche perché, tale effettismo, sarebbe fuori luogo). L’ho appena riletta, giusto per scrupolo. Ma, se dal commento venissero fuori dei doveri (vengono fuori comunque, io parlo di dichiararli)? Bene, in ogni caso mi dilungherò…
    Il fatto è che stento a considerare una dichiarazione dei diritti come un fatto compiuto, invece che come l’inizio di un pensiero che, in questo caso, si deve “svolgere” pubblicamente. Una dichiarazione che resta intatta nel tempo rischia di trasformarsi in burocrazia del pensiero (allo stesso modo in cui, per un cristiano, il primo Padre Nostro doveva avere più significato dell’ultima cantilena recitata domenica scorsa con le stesse parole)

  4. @ wu ming. Va bene, nei prossimi giorni le mando. Io ero sicuro, non so sulla base di cosa, che fossero piovuti commenti…
    La parte che citi, quella che potrebbe aver dato fastidio, in effetti temo che sia risultata indigesta a molti: desacralizza aura e status dello scrittore classicamente inteso (e malamente)

  5. Accidenti che thread. Son stato assente qualche ora, e tutti ‘sti interventi. Ma mo’ non ce la faccio proprio a dire qualcosa di sensato.
    Ed allora, vado d’OT, ma per una buona causa, confidando che la Lippa non mi tagli i gioielli di famiglia – mi servono ancora, disperatamente. ^___^”’
    Allora, dicevo… Mi son perso da solo dentro il mio commento. ;-D Ah, ecco: una bella intervista ad Umberto Casadei, sì, il grande autore de “Il suicidio di Angela B.”
    è qui:
    http://biogiannozzi.splinder.com/1115746630#4740496
    Dateci un’occhiata, almeno una, se volete. Speriamo di sì.
    Per il momento, la buonanotte. Mi son fuso e di più.
    Iannox

  6. Cara Loredana
    Ho detto sommariamente la mia sul blog di Alderano, forse troppo sommariamente perché deluso, non di non aver avuto la parola (che con ogni probabilità non avrei detto un fico per via di timor gentium) ma di non aver potuto ascoltare dibattito veruno.
    Insomma, per trovare comunque l’utile voglio dire che, in fin dei conti, son contento di aver visto queste facce, le vostre, le espressioni, i toni di voce. Le posizioni di Centovalli, Benedetti, le conoscevo, di Moresco( che non amo quale narratore) ho ammirato la tensione morale e creativa, l’accenno alla ricerca sulla, con, dentro la nostra ricchissima lingua e la sua conclusione con le parole di frate Francesco. Fanucci e Parente sono stati parecchio espressivi, il progetto di Cossavella è ottimo.
    Penso che il popolo della platea avrebbe avuto molto da dire, da interloquire magari da sbraitare finalmente con nome e cognome e non con il nick Scassapappole o Cacasenno: ci vorrà un vero e proprio convegno su questo sacrosanto tema con almeno una bella rimestata di una giornata intera per dirci un po’ di cose conoscerci, dircele tutte, fare progetti, mangiare e bere insieme (monacalmente).
    Anzi troviamoci in un convento ove costa meno e così diranno giustamente che siamo una “conventicola” e non un clebbino.
    Ora qui vorrei aggiungere, sempre sulla Restaurazione, un pezzo che avevo scritto forse due mesi fa ed apposto poi sul blog dell’ottimo Franz Krauspenhaar, perché l’avevo presa alla lontana, come periodo storico e ingenerazione di clima che esiste e persiste purtroppo. Proprio in questi giorni vedo che si rispolverano scritti di Pasolini che tutto pareva aver visto e previsto chiarissimamente sui fatti e sul clima politico/sociale/culturale che ancora andiamo vivendo. Pure il mese scorso rileggevo la profetica, grottesca, lucida “Vita agra” di Bianciardi( 1962) e mi ritrovavo intorno le stesse peristenti ombre di perssonaggi e politici cinici, che ormai diventati ceto, casta, corporazione sono la nuova aristocrazia che pensa più che altro alla perpetuazione della propria specie o genìa moltiplicandosi i posti, gli stipendi, i segretari, i portaborse, i sottogovernisti clienti ed i lacchè.
    ***
    Questo è il testo:
    Io credo che un forma di restaurazione esista, proprio qui in Italia.
    L’avevo scritto in un commento in Naz.Ind.
    Sì, davvero è singolare che una restaurazione si faccia e sussista ove non è esistita forma di rivoluzione.
    Eppure un abbozzo di rivoluzione vi è stata in Italia.
    Ricordate tutti il tempo post/tangentopoli( 1992) quando giornali esteri stupivano sulla “rivoluzione italiana”, questa bella sognante deliziosa rivoluzione democratica contro la disonestà, il clientelismo, il nepotismo, le connivenze con la malavita organizzata: era un sogno? Si lodava pure la tensione ideale, morale e creativa.
    Invece pare che qui non si possano far nemmeno le rivoluzioni (cioè cambiamenti) democratiche, cioè riforme serie, rispetto dei diritti dei cittadini, demolizione del boiardismo di stato, dei carrozzoni IRI/RAI/ministeriali.
    Pare di no. E’ stata una illusione.
    Tutto il fermento fresco che ribolliva e stava dando buon vino è stato fermato, imbrigliato, avvelenato e poi siamo passati al berlusconismo.
    Prima era avvenuto già un altro fatto significativo dopo la morte di Berlinguer, uomo di grande intelligenza ed impegno morale: La Bolognina.
    Abolizione di falce e martello(simboli del lavoro contadino ed operaio e non strumenti di assassinio); la sinistra mostrava la sua coda di paglia (rimorsi per le simpatie ed alleanze al Comecom) e abbracciava pian pianino il capitale( facciamoci i soldi pure noi compagni, che male c’è?, forse ci siamo sbagliati…) con una certa misura.
    Questi sono due fatti fondamentali per aver generato in Italia un clima, una sorta di situazione culturalmente depressa per mancanza di riferimenti forti, valori culturali certi.
    In genere il clima culturale è figlio dei mutamenti ideologici e sociali o queste cose stesse nascono, si sviluppano e proliferano insieme. Ma la dipendenza o sudditanza della cultura ufficiale italiana dalla politica è sempre assai forte, più che in altri paesi europei.
    Da un certo punto di vista è bene che siano crollati finti valori quali i criteri estetici di Lukacks ed insieme quelli dell’egemonia del proletariato.
    Tuttavia nel crollo delle ideologie forti, anche estetiche, non sono avvenute sostituzioni decise, valide, credibili culturalmente.
    Grande svacco spesso, grande confusione, terribile e ( perdonatemi) ridicolo splatterare.
    Ridicolizzato anche Calvino. A che pro?
    A chi giovò?
    (Non parlo di postmoderno: questo termine lo trovo vago e non mi qualifica nulla.)
    A mio modo di vedere tutto ciò ha influito molto anche sul piano editoriale su piano, pure della produzione letteraria/narrativa.
    Quando prevale il valore “profitto” innanzi tutto, in un paese già poco sostenuto da una forte, sincera cultura democratica è facile che la disillusione si trasformi in cinismo (specie in chi ci è già portato o versato).
    Valori quali il “fare cultura e ricerca” a molti( non a tutti) ormai paiono residuati bellici ammuffiti ed erosi, e risulta difficile per chi propone “prodotti culturali” diciamo così molto personali con una ricerca di linguaggio elaborata, possa avere visibilità, cioè stampa, promozione, diffusione, vendita, specie in un clima fortemente ammorbato e disilluso, non serenamente critico.
    Già lo steso uso del termine “prodotto culturale”, per quanto opinabilmente corretto, porta ad una omologazione di cacio, pere, bulloni, Fiat Stylo e Pasolini e Malamud.
    Purtroppo credo e vedo che siamo in tempi bui, qualche barbaglio di luce intravedo in certe opere, grazie al cielo o agli dei o a qualche editore che osa o che può permettersi di rischiare.
    Non è certo dell’editore fare dell’apostolato, ma l’editore stesso non può permettersi di affondare dopo un anno di sperimentazione, tant’è vero che reggono gli editori che danno un colpo al Faletti ed uno a Franz (che ha avuto un colpo troppo piccolo, però).
    Negli anni’60 l’Einaudi poteva permettersi di tenere una collana grigia ed una rosa d’avanguardia europea, quei piccoli bei, preziosi libretti; potevano trovare pubblicazione anche le sperimentazione del gruppo ’63, c’era la Lerici che pubblicava il giovanissimo Bene Carmelo e pure Pizzuto.
    Chi pubblicherebbe oggi l’ingegner Gadda, chi darebbe uno stipendio mensile a D’Arrigo perché finisca la sua Orca?
    Tuttavia sia lode a Sironi che osa con Perceber( aldilà dei suoi valori intrinsechi).
    Non voglio far luci di nostalgie ridicole ed inutili, ma il criterio unico del profitto sparando yellow et noirs comincia a puzzare ed a mostrare la corda.
    Pure mi pare eccessivo se non infantile e retrogrado il volere instaurare una ventata unica, un trend di impegno sociale in letteratura, quasi questo fosse medicina ai malesseri della letteratura italiana e tutti ci salvasse dalla restaurazione.
    Celine era impegnato socialmente?
    L’ingegnere era impegnato pure lui?
    Chi si ricorda di Buzzati e di una via italiana al simbolismo ed al surrealismo?
    Quello che conta è l’impegno vero, costante nella ricerca dentro di sé con i mezzi a noi consentiti, il nostro linguaggio, la nostra triturazione, alchimia di parole, carne che diventa verbo, niente contrari religiosi( cioè verbi che diventano carne).
    Ci vorrebbe un po’ di sostegno, crederci però…
    come possiamo crederci ora con un editoria in parte monopolizzata?
    Pare che soffi un poco di vento nuovo….speriamo
    Per altro credo che nel gran dibattito avvenuto in questi giorni sul web abbiano partecipato sì e no una ventina di scrittori di media età, mentre in Italia almeno cento sono i validi, se non di più, poi manco un editore a pagarlo se non ( mi pare) Fanucci mesi fa da Lipperini.
    Tutto ciò rende il dibattito monco.

  7. Ieri sera sono arrivato circa a pag 100 de “Lo sbrego”. Confermo il giudizio precedente: è un libro meraviglioso. Moresco ha incontrato altri autori, tra i quali Dante e Celine. La bellezza del libro sta anche nel parlare di letteratura, nello svelare piano piano la grande macchina della letteratura, parlando di lettura. Leggere-scrivere sempre in osmosi. Chi non legge “Lo sbrego” è pazzo.

  8. Lipperini, grazie per il resoconto. Adesso è passato qualche giorno e forse è più facile fare un bilancio. Tu che c’eri, cosa pensi: se ne parlerà ? si smuoverà qualcosa ? insomma, questo convegno avrà un seguito ? Grazie

  9. Che dire? Da direttore editoriale fanucci e da presente all’incontro torinese mi sento anch’io tirato un po’ per la giacca…
    Tre sole precisazioni su quanto riportato dell’intervento di Sergio Fanucci. Sui Wu Ming, il giudizio è qualitativo, nel senso che a noi è sembrato di cogliere una certa stanchezza della formula e della produzione. Personalmente – ognuno parla per sé, e vale anche per me e Sergio – non credo c’entri nulla il fatto di pubblicare per tizio o per caio. E’ solo un giudizio di valore e di merito, pertanto legittimo e opinabile al tempo stesso.
    Sugli agenti: Sergio si riferiva al rapporto con i grandi subagenti italiani che trattano diritti stranieri, sempre con un occhio di riguardo (ed è un eufemismo) alla grande editoria. Nulla a che vedere, quindi, con la pubblicazione di opere di esordienti o con la famosa (o famigerata) dichiarazione sul nostro sito, contenente l’invito a rivolgersi ad agenzie. Quella posso anche spiegarla, se interessa a qualcuno, ma ripeto: trattasi di altra cosa. Sulla famosa fascetta con il richiamo al codice da vinci: mai negato che una casa editrice debba lavorare anche in quest’ottica. Salvo poi magari scrivere, su Ubik di Dick, una fascetta con la frase “Il primo libro di Dick che ho letto”, da molti commentata con un espressivo, “e ‘sti cazzi?”, ma che dimostra come le fascette possano essere anche puro divertimento o moto di orgoglio semi privato.
    Infine, sulle accuse a Repubblica e sulle controrepliche: il giornale è in edicola tutti i giorni e fa le sue scelte. Verifichi ciascuno se davvero sia quel modello di imparzialità e indipendenza dai grandi gruppi e dagli editori per cui i giornalisti stessi pubblicano che Loredana sembra accreditare….

  10. A me sembra che la Fanucci, come casa editrice, stia da tempo navigando a vista, con operazioni un po’ ruffiane e un po’ alla carlona, e secondo me la fascetta de sti cazzi era serissima: l’uomo, tutte le volte che l’ho visto dal vivo a qualche presentazione, mi è parso parecchio pieno di sé, e cafoncello. La giustificazione “Ma guarda che era ironico!” è l’ultimo escamotage di chi non sa comunicare. E poi lo stile: tre interventi gli ho visto fare, tre attacchi scomposti ad altri editori…
    Non mi pareva che fossero i WM la materia del contendere, ma il contenuto dei loro appunti sul ruolo del narratore, e mi fa specie che su quello non ci si esprima.
    Comunque, io credo che chi li segue ed è iscritto a Giap possa testimoniare di una formula (anzi, formulE) alquanto vitale e in continuo rinnovamento ed espansione. Credo che qualunque “piccolo editore” si sarebbe baciato i gomiti per pubblicare un libro come New Thing, o per fare da referente a uno dei loro progetti di scrittura “comunitaria” (come “La prima volta che ho visto i fascisti”, per dire, scaricato da un numero impressionante di persone)… o per intercettare un po’ di quattrini delle traduzioni all’estero… 🙂 Diciamo che è la favola della volpe e dell’uva. Siccome non si sono venduti a me, son dei “venduti”.
    Detto questo: a me questa della Restaurazione sembra una grande bolla creata ad arte da una conventicola per farsi pubblicità.

  11. Sono ancora a Torino, e con non molto tempo a disposizione: domani farò le mie ulteriori riflessioni da alcuni richieste.
    Una risposta si deve però a Luca Briasco: numero uno, se era presente al convegno e a ha ascoltato, quando mi sono riferita alla fascetta su Da Vinci, ho anche detto che “legittimamente” Fanucci si rivolge anche a quel pubblico. Il risultato è stato un attacco scomposto e volgare alla mia persona, accusata di scrivere unicamente di libri del “mio editore”. Allora, dal momento che non sto difendendo il mio orto (come la solita Gabriella scrive sul blog di Alderano) ma,se permettete, la mia etica (che fin qui mi ha fruttato semmai guai, e certo non potentati), invito Luca a fare uno spoglio degli articoli a mia firma degli ultimi otto mesi, e di verificare quante volte parlo del “mio editore” e quante di Giano, Minimum Fax, Pequod, Stampa Alternativa e, sì, anche Fanucci.
    Questo per dire: a come la vedo io, una discussione non si fa con gli insulti. Il mio non lo era, quello di Sergio sì. E pesante.
    Sui Wu Ming, non rispondo nemmeno: le parole testuali utilizzate erano “scrittori con vanità di pubblicazione”. Giudichino i lettori.

  12. Franco, non entro nel merito delle tue valutazioni sulla Fanucci, proprio perché ognuno è libero di dire ciò che pensa. Dire che non le condivido, essendo direttore editoriale, sarebbe pura tautologia. Quanto ai Wu Ming, vorrei solo ricordarti che noi Havana Glam di Wu Ming 5 lo abbiamo pubblicato eccome. Il nuovo suo (che dovrebbe uscire, credo, da Sironi) non ci aveva convinti. Ancora una volta, valutazione soggettiva: so per esempio che a Giuseppe Genna era parso estremamente interessante, e io di Giu ho molto rispetto. Non venirmi però a dire che è come la favola della volpe e l’uva: non per noi. Commercialmente Havana Glam era andato bene, quindi avremmo avuto tutto l’interesse e il tornaconto a fare anche il successivo. Adottiamo quindi altri criteri, che sei comunque liberissimo di trovare discutibili e approssimativi.

  13. Io vorrei accogliere l’appello dei Wu Ming da qui.
    La dichiarazione dei diritti dei narratori potrebbe includere un adesione degli stessi ai circuiti di distribuzione indipendenti come Slow Book di cui parla il post?

  14. Eh no, Luca, tu puoi dare ogni possibile giudizio ma non puoi trarre conclusioni arbitrarie su un nostro presunto scarso impegno, perché qui invadi il terreno dell’etica e ipotizzi un nostra mancanza di rispetto nei confronti dei lettori, cosa che non è mai stata, non è e non sarà MAI.
    Magari non siamo dei purosangue della letteratura, non lo so, ma certo siamo cavalli da traino, gente che si fa il culo, con una fortissima etica del lavoro, e non permetto a NESSUNO di metterlo in dubbio.
    Per scrivere NT io ci ho messo quattro anni, ho letto una settantina di libri e chissà quante migliaia di pagine web, ho ascoltato centinaia di album tra musica e spoken word, non c’è una sola parola messa a caso e non c’è singola frase che non sia stata riscritta una buona decina di volte (si arriva a quaranta riscritture per frase nei capitoli “L’uomo dei fantasmi”).
    Basta leggere i “Titoli di coda” di Guerra agli Umani per trarre conclusioni sensate sulla mole écrasante di lavoro a cui si è sottoposto Giovanni.
    Qualunque vostra impressione sulla stesura provvisoria di Free Karma Food che avete avuto per le mani non vi autorizza a trarre conclusioni sull’impegno che ci sta mettendo Ricky per scriverlo: siamo ormai alla quinta riscrittura da cima a fondo.
    Tu fai il tuo lavoro, che lo fai bene, e noi facciamo il nostro. Bene o male che se ne possa pensare, lo facciamo e ci mettiamo l’anima.

  15. Non mi sembra il caso di deviare la discussione sui rapporti tra Fanucci e Wu Ming: WM1 è stato chiaro come Briasco, più sopra. Testimonio che quanto dice Luca è vero: credo che i tre romanzi “singoli” di WM, nelle loro diversità, siano tutti estremamente interessanti.
    Detto ciò, è sul dibattito intitolato LA RESTAURAZIONE e sulle plusvalenze del “manifesto degli scrittori” che, a mio parere, c’è da discutere. Mi limito a sottolineare questo: il manifesto di WM apparve anni orsono e c’è ora un invito a contributi aperti, e non si tratta di un intervento di natura sociologica, ma soprattutto poetica (mi pare che il depotenziamento dell’ideologia ispirazionista sia fondamentale); il dibattito sulla RESTAURAZIONE è invece di stretta attualità, di natura sociologica e riprende anch’esso posizioni che da cinque anni sono immutate. Per stare a Moresco, invito a leggere LO SBREGO, che trovo notevole come anche andrea: lì mi pare che la critica sociologica venga completamente superata da una discussione dei testi, affrontati non secondo rigide modalità filologiche, bensì attraverso il filtro esperienziale di un autore importante quale Moresco è. Questo è ciò che definisco passaggio dal “negativo” (denuncia sociologica) al “positivo” (deriva sui testi). Mi pare importante, perché i tempi sono cambiati, c’è una situazione aperta. Moresco va a pubblicare anche con Fanucci: mi sembra indicativo di un allargamento.
    Infine la mafia: chi mi tocca Lipperini, giuro gli mozzo il sigaro in bocca!

  16. C’è posto per un Wu Ming – che so? – ventesimo, trentesimo, quarantesimo… m’accontento d’un angolino. ^__^
    Saludos
    Iannox

  17. Beh, qui entriamo nel de gustibus, Briasco e Fanucci hanno i loro gustibus, noi abbiamo i nostri gustibus.
    Io, a scanso di equivoci, preciso che stimo molto Briasco per il lavoro che fa, per gli autori che porta in Italia, prima in coppia con Carratello, ora in coppia con nonsochì.
    L’editing che fecero su Havana Glam insieme a Riccardo ha reso quel romanzo migliore, non ci sono dubbi. Non credo possano lamentarsi di com’è andato: quanti romanzi italiani di s-f vendono 8000 copie in due anni?
    Io posso dire che non sono mai stato tanto schioppante di felicità e ambizione per come vanno le cose in Wu Ming, non ho mai avuto vibrazioni tanto buone nello scrivere un romanzo collettivo, nello spremere olio di gomito e con quello ungere gli utensili dell’officina.
    La seconda fase del progetto, cioè l’operazione dei romanzi solisti, era azzardata e poteva anche sfilacciare il collettivo, e invece avevamo scommesso bene, lo ha rafforzato, ne ha rafforzato la presa e l’immagine, ha aggiunto frecce al nostro arco. Insieme, GaU e NT superano le cinquantamila copie di venduto nel solo 2004.
    Il mega-tour dell’ultimo anno (oltre un centinaio di presentazioni) è stato un grande test sul nostro rapporto con la comunità che ci segue (la “repubblica democratica dei lettori” :-)) Cerchiamo, col nostro lavoro, di restituire tutto il rispetto che ci viene accordato.
    La terza fase del progetto inizia con il periodo “sabbatico” e la full immersion sul romanzo.
    Non so dire se, all’esterno, la formula appaia o meno “rinnovata”.
    So che abbiamo appena rinnovato il sito 🙂

  18. Per Loredana:
    come avrai notato nel mio messaggio, io ho allargato il discorso alla testata per cui collabori, proprio perché, dal mio personalissimo punto di vista, i problemi hanno rilievo in quanto strutturali. Posso anche andare a verificare i tuoi articoli degli ultimi mesi, ma ti credo senz’altro quando mi parli di recensioni di vari editori a tua firma. Io ho invitato a guardare Repubblica tout court, non Lipperini su Repubblica…. Fermo restando comunque che esistono recensioni e recensioni, pesi e misure differenti: non insultiamo le reciproche intelligenze, per favore…
    Quanto ai Wu Ming: parlare di “vanità di pubblicazione” (giusto o sbagliato, educato o ineducato che sia) significa anche ipotizzare che certi progetti e certi libri non siano “pensati” o “lavorati” a sufficienza. Che è un po’ l’impressione che ho avuto, da lettore, davanti a Guerra agli umani e a New Thing. Il che non esclude affatto che sui loro interventi teorici si debba riflettere e discutere seriamente…

  19. L’impressione mia – che è ben più d’un’impressione – è che Sergio Fanucci stia facendo dichiarazioni un po’ troppo pesanti, troppo perché possano esser digerite da critica e pubblico e scrittori.
    Alcuni bei libri pubblicati – soprattutto per la collana Philip K. Dick – e altre cosette, ma per il resto è quasi tabula rasa. E in quanto al disclaimer sul sito: chi lo legge capisce solamente che “tutti sono invitati a procurarsi un agente letterario”. Insomma, non è per nulla chiaro. E spiegarlo qui serve, ma a poco. Comunque, che Fanucci faccia quel che vuole. Ma le dichiarazioni ci sono e restano pesanti, da sopportare e da digerire.
    Preferivo di gran lunga Fanucci, ma tanti tanti anni fa, quando ancora c’era il padre. Bei tempi andati, purtroppo.
    Saludos.
    Iannox

  20. Per Wu Ming. Non crederò MAI alla storia delle QUARANTA riscritture da cima a fondo. Sarà che per me scrivere è un ATTO poco meno che MISTICO:-/ (altro che scrittore = artigiano della penna!), ma una volta che ho steso un lavoro sarei folle a sperare che la MUSA torni a visitarmi all’infinito con gli stessi spunti… e soprattutto con lo stesso MUSO compiacente, anziché sempre più INCAZZATO.
    Un conto è aggiustare/limare/migliorare … un conto riscrivere tutto quaranta volte. Da morire di noia. Ma già, io non so lavorare su COMMISSIONE:-)

  21. sarà che parlo da lettore, ma io le critiche al collettivo wuming davvero non le capisco. leggendo i loro libri non ho mai avuto la sensazione di essere “preso per il culo”, che siano “vanitosi”, che “predichino bene e razzolino male”. ma questo lo dico da LETTORE, e forse la differenza sta proprio qui, magari, in privato, banchettano con cinghiali arrosto e bambini in salmì assieme agli editor di stile libero, poi, ubriachi, leggono ad alta voce i manoscritti di giovani scrittori intimisti e poi ridono, li strappano, bruciano e ci pisciano sopra. se così fosse, però, dovrei mettere in discussione le mie capacità di lettore.
    e comunque, basta, perchè poi al lettore cominciano a girare davvero le palle a leggere sempre delle stesse polemiche mentre i prezzi dei libri hanno un’inflazione pari a quello delle zucchine.
    sai a quanto me ne fotte oramai se un libro è pubblicato da una casa editrice del b******** o no quando non lo pago meno di 8 euro?
    l’altro giorno trovo finalmente in libreria “un incontro” di yichang, che aspettavo da un po (per motivi che sono cazzi miei). prezzo 8 euro, sedicimilalire, a occhio e croce, mangio bene per 3 giorni, e sai quanto è lungo? 70 pagine, ma mica 70 pagine fitte fitte, eh no, mezze pagine (è cinese), fino a un rigo a pagina.
    ma è solo per fare un esempio, perchè i libri costano molto, le edizioni economiche, che in altri paesi escono dopo appena 6 mesi, qui ci mettono, quando succede, due anni.
    allora, visto che chi legge in genere non naviga nell’oro, e che le misure di sicurezza nelle librerie sono decisamente aumentate, perchè gli scrittori non si fanno promotori di una politica sui prezzi?
    siamo all’assurdo, i libri in lingua importati costano uguale o meno dell’edizione tradotta.
    e poi, perchè i “piccoli editori” non fanno una cordata e sfruttando la rete o magari un supporto cartaceo non fondano una specie di rivista, di sampler, per usare un termine discografico, delle loro pubblicazioni (anche questa ad un prezzo popolare possibilimente)?

  22. a Wu Ming 1: prendo atto di quanto dici, ma credo ci sia un malinteso: non mi permetterei mai di dire che non abbiate lavorato sui vostri libri o che abbiate deciso di prendere per il culo i vostri lettori. Non l’ho mai pensato nemmeno di Riccardo. Per quel poco che abbiamo avuto a che fare, dovresti sapere che non sono tipo da trinciar giudizi. E gente come voi, che trova e sviluppa ogni possibile forma di dialogo con chi legge, porta sul lavoro un certo tipo di etica (parola che hai usato tu, e che condivido appieno) dalla quale, anche volendo, non potrebbe prescindere. Ho avuto io una sensazione di disagio nella lettura, quasi che mancassero ancora dei passaggi di pensiero e struttura per avere il libro che da voi (e da non troppi altri) è lecito attendersi. Ciò detto, la misura del mio rispetto sta nell’attenzione con cui vi leggo, in stampa e in rete, oltre che in un modo di lavorare e di essere che è tutto mio e che cerco di portare nei rapporti con tutti.

  23. Devo una breve risposta a Iannox. Il tuo giudizio su Fanucci ieri e oggi è legittimo come qualsiasi altro. Mi domando solo una cosa: se sei lo Iannox che penso, la casa editrice l’hai seguita anche in questi anni, e con giudizi a volte critici, ma sempre con interesse. Anche cambiare idea è legittimo: cambiarla retrospettivamente, in una retrocessione di vent’anni o giù di lì, è un po’ più dubbio.
    Seconda cosa: se a stand Fanucci hai parlato con l’editore in persona, pace. Ma se invece hai parlato con un tipo con capelli neri (ahimè, un po’ ingrigiti alle tempie) e coda di cavallo, stai dicendo fesserie. Perché io con un barbuto che aveva comprato un libro di fantascienza ho parlato. E davvero ho espresso il mio stupore nel pensare che la SF degli anni 60 e 70 potesse aver prodotto (e faccio solo un esempio) un libro come Dhalgren di Delany. E sì, ho detto che oggi la SF è in crisi e che il livello qualitativo delle opere che ci arrivano in lettura lascia a desiderare. Ma non mi riferivo a italiani, non ho parlato di manoscritti, non ho mai detto che non leggiamo.
    Fare gli spiritosi può essere uno sport divertente. denigrare la casa editrice un passatempo legittimo; raccontare cazzate (se è questo che hai fatto) non ti fa onore.

  24. Dal momento che su nazione indiana incomprensibilmente nessuno parla di questo incontro posto qui una mia impressione sul pomeriggio di lunedì.
    Io ho trovato l’incontro e la sua conclusione francamente mortificanti.
    L’incontro è terminato prima del previsto, senza che nessuno dalla platea potesse dire niente, senza che Scarpa potesse fare il suo intervento.
    Secondo me è scandaloso.
    Lo trovo scandaloso anche solo da lettore che ha affrontato un piccolo viaggio solo per essere messo senza riguardi da parte insieme a tutti gli altri in favore di una conferenza sulla formazione del grande Torino.
    E soprattutto trovo triste e imbarazzante il modo con cui questa violenza è stata accolta da scrittori, editori, librai e quanti altri si erano dati appuntamento lì, alla Fiera del Libro, per “discutere della deriva del mondo culturale attraverso contributi e proposte di chi già cerca di operare controcorrente”.
    Siamo stati invitati a lasciare la sala in buon ordine, con tante scuse, nessuna accusa e un incredibile invito a ritrovarsi in rete.
    Altro che contestazione.
    D’accordo, non viviamo più negli anni ’70.
    Non dico di dare fuoco alla fiera.
    Non dico nemmeno di sedersi a terra e occupare la sala ma cazzo,
    almeno un vaffanculo lo potevate sprecare.

  25. x Fake: l’espressione “labor limae” non è mia, ti invito a cercare su google chi la coniò.
    Idem per Virgilio, che asseriva di leccare i propri versi come l’orsa lecca i cuccioli.
    Ma soprattutto, ti invito a rimuginare su questa frasettina di Fenoglio, non proprio l’ultimo dei brocchi:
    “Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierate da una decina di penosi rifacimenti.”
    Rassegnati: la Musa non esiste, non ha mai visitato né te né me né Fenoglio né Virgilio. L’ispirazione (se proprio vuoi chiamarla così) pertiene alle cose del mondo, all’essere immersi nel mondo, non viene da altri universi, non c’è una divinità che t’insuffla le idee dentro l’anima. Gli spunti si formano nei flussi di comunicazione a cui siamo esposti nella civitas hominis.
    Non abbiamo mai scritto un libro su commissione. Le proposte le facciamo noi e nei contratti non mettiamo mai scadenze di consegna. Queste ultime le decidiamo a metà percorso, valutando i tempi e le forze.
    x Luca. Ok, quindi torniamo al de gustibus 🙂
    Devo uscire, ci si vede.

  26. Ecco cos’altro volevo aggiungere, prima di tacere e piantarla di rompere le scatole. Omar ha perfettamente ragione. Ho trovato vergognosa la chiusa; vergognosa la mancanza di spazi (l’incontro è cominciato in ritardo, e non per colpa degli oratori) per ulteriori interventi e repliche. Un incontro come quello di lunedì senza discussione perde molto del suo senso. Proprio per questo vorrei tentare di organizzare un seguito (ne ho già parlato con alcuni dei presenti), ma che stavolta abbia tempi e spazi giusti, e un maggior respiro. Sarebbe l’occasione giusta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe ma soprattutto per allargare il dibattito. Che a me è parso comunque interessante e con spunti importanti.

  27. Caro Giuseppe Genna, si occupi di cose serie, invece di dare udienza ad “un lettore”. Non crede?
    Comunque stiano le cose. Se volete essere solleticati da un certo slang e da certi miti furbini e da cavalloni di battaglia o ancora dal conformismo dell’anticonformismo, compratelo, ve lo consiglio. Lo trovate al Libraccio, come sappiamo.
    Se invece per voi la lettura è una esperienza di affondo conoscitivo o di azzeramento delle solfe propinate dal gusto capraiolo imperante e interessato, rivolgetevi ad una scaffalatura contenente libri Adelphi(www.adelphi.it).
    Voleva forse dire questo “un lettore”?
    C’era di bisogno, caro Genna, intervenissi come un paladino? Anzi, come un mastino napoletano?? :-))

  28. ho comprato “new thing”.con sforzo sono arrivato a pag.60.volevo dare (e mi volevo dare) altre possibilità allo scrittore bui.sensibilità mia turlupinata.roba per fighetti-figli di papà da collettivo di lettere.andato al libraccio.venduto per 3euro.mai mi ero permesso di vendere un libro, non è rispettoso farlo.ma il bui è furbo.

  29. Sarà lettore, puoi comprarti una confezione di latte di riso Scotti e forse ti avanza qualche centesimo. Tra il de gustibus e l’immotivata ineleganza c’è un abisso che però la civitas hominis sa sempre come colmare. Resta che NEW THING è tra i migliori libri dell’ultimo anno, mentre la tua storica decisione di andare a rivendere un libro aspettiamo che sia seguita dall’annuncio che ti sei recato in un hard discount per la prima volta nella vita, o sei entrato in un lavaggio macchine, oppure hai deciso di andare a un multiplex a vedere Episode III. Faccelo sapere, le tue esperienze ci appassionano.

  30. @ LUCA BRIASCO
    Caro Luca,
    I miei giudizi – opinabili – possono essere soggetti a cambiamenti, ma mai radicali. Se rammenti – e credo di sì – non ho mai pensato troppo bene del premio solaria (tra l’altro ci si domanda a scopo cautelativo per quale ragione ristampato e non ancora apparso il secondo ma annunciato – comunque irrilevante appunto). Ieri come allora espressi giudizi positivi e negativi, ma mai radicali: d’altro canto se ti fai un giro in rete troverai sicuramente che ho parlato dei libri Fanucci, anche bene, in alcuni casi in maniera entusiasta. Sicuramente ciò che rilevo è che Fanucci, inteso come editore, si regge soprattutto sulla collezione P.K. Dick. E forse non c’è nulla di male, anche se non so quanto possa giovare aver un solo autore forte in scuderia. E altri sì, classici, ma tra le giovani leve poco: c’era Serge Lehman, e ancora si aspetta il terzo capitolo mai arrivato qui Italia. Peccato. Se c’è stato un cambiamento di giudizio, che tu ravvisi forte, allora è perché anche Fanucci editore, col tempo, è cambiato: all’inizio della risurrezione Fanucci, sì, sembrava d’esser tornati ai tempi storici, poi è seguita una fase di declino, almeno a mio avviso, che è cominciata con Solaria non più in edicola ma in libreria – per problemi che in edicola è impossibile reggere. E vabbe’.
    Sabato incontrasti un tipo barbuto? Be’, doveva esser uno dei tanti. Lui ti riconobbe subito, e salì sullo stand e si parlò anche – sottolineo l’”anche” – di Delany, e io ti dissi che ne avevo una versione smangiata, ovvero non integrale. Che tu non l’abbia riconosciuto non è grave né importante, anzi è solo irrilevante. Però le tue parole si riferivano sì alla sf degli anni 60 e 70, ma dicesti pure dell’altro. Non dicesti che vi arrivano libri che lasciano a desiderare – usasti infatti il verbo cestinare che ha ben altro significato. E il barbuto ti lasciò con un sorrisetto amaro, abbozzato ma esplicito, salutando. Ad ogni modo che poi li leggiate, prima del “cestinare” o meno, a me poco interessa sinceramente. O meglio m’interesserebbe ma in un’ottica globale, guardando ad alcuni atteggiamenti dell’editoria tutta. Spero d’esser stato chiaro: non è denigrare né far lo spiritoso – che tra l’altro mi riesce assai male essendo d’indole abbastanza coriacea -, né sparo cazzate, perché, bene o male, credo che il pacifismo sia ancora la migliore delle armi quando c’è la volontà che spinge al dialogo almeno, anche se poi le cose non cambieranno d’una virgola. Piuttosto non m’hai spiegato perché non rendere il disclaimer sul sito maggiormente chiaro. Comunque, anche questo solo un appunto irrilevante. Esistono libri scritti bene, altri scritti male, scrittori che sanno scrivere e altri che invece no. Ciò detto, mi levo anch’io dalle scatole, in quanto ho altro a cui badare. Tanto, purtroppo, volontà o no, non si cava un ragno dal buco e ognuno dice la sua, e nel marasma del thread e della memoria, è proprio la memoria, la mia compresa, che forse va in confusione. Ma il forse è un forse, questo è da sottolineare.
    Saludos.
    Iannox

  31. “L’esperimento con Tropea è stato tragico. Mi assumo tutta la responsabilità di definirlo il peggior editore sulla piazza.

    proprio ora che genna è passato da loro?
    non poteva dirlo prima wuming?
    povero genna…

  32. Be’ GIU, al di la di tutto, io Episode III lo andrei anche a vedere se qualcuno mi tenesse le bimbe. Lancio un appello: chi mi fa da baby sitter per una sera?

  33. bè il catalogo tropea non è niente male (basterebbe lethem a nobilitarlo).
    ora siamo pronti per sapere il mitico costantino questa operazione geniale quanto ha venduto….

  34. ehi fake,
    guarda che se la tua prof ti ha detto che hai scritto un bel tema, non vuol dire che sei poeta…
    che nostalgia per il ginnasio!

  35. Wu Ming. Che ingenuo che sei! Alla tua età ancora credi che le Muse non esistano solo perché non hanno mai visitato te! La mia ha tanto di cartellino con indicata la provenienza: Pieria, Tessaglia.
    Ma forse è vero che per i lavori di gruppo le figlie di Giove e Mnemosine non si scomodano. Per quelli bastano i flussi che dici tu:-/

  36. Non mi piace questo sfottere “lo scrittore”. Non perchè non lo trovi legittimo. Ma è come lanciare le palline di carte nel colletto dei compagni. che c’è di così dvertente? Uno/a può dire “Non mi piace quello perchè mi piace Suor Paola…”. Va bene. E’ opinabile, ma va bene. “Sono andato a rivendere il libro di quell’altro…”. Bravo 1. “Wu Ming sei furbo…”. Bravo 2. e poi? E dopo? curiosità sociologica: perchè uno/a dice queste cose? dov’è la passione della letteratura in queste affermazioni?

  37. Sulla nostra esperienza con Tropea a suo tempo scrivemmo un raccontino, si chiama “Tomahawk” ed è scaricabile dal nostro sito.
    Genna sapeva benissimo tutti i precedenti, però a ciascun autore/autrice è lecito sperare che negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, e poi… sono forse il custode di mio fratello? (Genesi, 4,9)
    x Lettore. Mi dispiace, evidentemente il libro non era nelle tue corde. Ma non si può (né si deve) piacere a tutti. Se un libro non ti piace, senz’altro meglio rivenderlo. Tre magici euro, e forse un altro lettore troverà il libro che fa per lui.
    x Fake. Fidati di me, le Muse non esistono, e nemmeno Babbo Natale.
    Ciò che finisce sulla pagina è frutto di un lavoro di rielaborazione e sintesi di ciò che ti succede intorno, non ci sono “autostrade telepatiche” né scorciatoie metafisiche, c’è sì una Pentecoste, c’è la xenoglossia, ma non è un miracolo, le lingue che ti trovi a parlare non te le ha ficcate nel cranio lo Spirito Santo: le hai apprese tu, parola per parola, virgola per virgola.
    Le hai apprese tu, e sempre a prezzo di qualcosa. Niente è *davvero* gratis: se quel che hai non te lo sei guadagnato, allora sei un usurpatore, non uno scrittore.

  38. Wu Ming non hai capito. Se avessi fatto i miei tentativi come cantante lirico, anche col massimo della dedizione e della fatica, stonato e afono come sono non ne sarebbe uscito niente. Io NON che CHIUNQUE, applicandosi, possa diventare un bravo pittore, un bravo scrittore, un bravo ballerino… artisti un po’ si nasce e un po’ si diventa. Maria Callas si fece un mazzo tanto per affinarsi, ma lavorando su un ***dono*** che si ritrovò suo malgrado inserito in gola. Se ti secca pensare al talento come a un dono di Dio, pensalo pure come dono del CASO. Ma non venirmi a dire che basta mettersi nei flussi giusti per diventare Maria Callas, o Dostojesky, o Mozart, o anche, più semplicemente… Wu MING.

  39. ah…Luca (Briasco) scusa se ti tiro per la giacchetta, ma toglimi una curiosità: quali sono gli autori fanucci che i politici non volevano alla fiera? Avevate proposto una teleconferenza dall’oltretomba di PKD? (che tanto lo sappiamo cosa avrebbe detto: io sono vivo, voi siete morti!)

  40. Nessuno nasce stonato o intonato, dipenda dalla “educazione sonora” che riceve nei primissimi anni di vita.
    Nessuno nasce inetto o talentuoso, dipende dagli stimoli che impara a recepire ed elaborare in tenerissima età.
    Nessuno nasce che sa scrivere, s’impara perché altri ti insegnano, a volte ignari di farlo.
    In questo senso sì, son d’accordo con te, c’entra pure il caso, che però io chiamo “complessità” (“caso” è il nome che gli umani danno a processi troppo complicati e su vasta scala perché il loro cervello possa afferrarne il senso).
    Ad ogni modo, pian piano uno si crea la “base”. Chiamalo talento, chiamalo come ti pare, ma è un processo graduale, un processo di apprendimento, di formazione, di appropriazione della bellezza e del senso.
    Un processo.
    Nessuno viene partorito con gli optional in dotazione.
    Ecco, il talento. Ma il talento non basta, sai bene in quanti lo abbiano sperperato, ne abbian fatto cattivo uso.
    La “base” ha bisogno di disciplina, di allenamento, di etica del proprio lavoro. Quella che Balzac o Tolstoj o Maupassant avevano, eccome se l’avevano.
    Il talento è un coltello che va arrotato tutti i giorni, altrimenti perde il filo. Se non lo fai, non verrà alcuna Musa a soccorrerti.

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