BARICCO: THE DAY AFTER

Allora: qui trovate la replica
di Giulio Ferroni a Baricco. Qui trovate l’annunciato (nei commenti di ieri) pezzullo
sulle reazioni (e, sì, giocoforza parziale perché, quando l’ho scritto su questo
blog mancavano molti interessanti commenti, e, no, i titoli non li fa chi
scrive- questo per rispondere a un paio di rilievi fatti più sotto. Quanto a Luca, accolgo l’appunto: vero, a forza di parlare di lit-blog si dà per scontato che si sappia cosa sono, e si dà anche per ovvio che Lipperatura sia il blog della Lipperini. Ammenda ammenda ammenda).

Non è on
line, invece, l’intervento, sulle stesse pagine, di Carla Benedetti. Lo metto
io:

L´intervento di Baricco mi ha molto colpito e ho subito parteggiato per
lui. E´ ovvio che chi scrive un libro, chi dedica lavoro e ostinazione a
un´idea, merita un confronto serio e non due battutine lasciate cadere parlando
d´altro, senza entrare nel merito. E´ ovvio che il critico dovrebbe
attraversare in profondità il suo oggetto (e questo è il requisito minimo,
ancora meglio sarebbe se il critico, oltre a leggere e argomentare con cura,
avesse anche delle idee, ma spesso le due mancanze vanno assieme).
A liquidare un libro con un sorrisetto derisorio, o persino con un attacco alla
persona, fatto magari per regolare i conti, senza che al lettore arrivi una
briciola dei contenuti o delle idee in gioco, sono buoni tutti. Tra l´altro
questa è una modalità di "critica" che ai letterati italiani piace
molto, soprattutto per far fuori autori o idee scomode. Persino Tommaseo trovò
il modo di piazzare colpetti analoghi a Leopardi dentro al suo Dizionario
(andate a vedere per esempio la voce "procombere"), e questo la dice
lunga sulla piccineria dei protagonisti, passati e presenti, della cultura nel
nostro paese.
Ma la cosa che più mi ha colpito dell´intervento di Baricco è un´altra. E cioè
che una simile protesta contro la superficialità grottesca di certo giornalismo
culturale venga da uno scrittore di bestseller a cui certo non manca la
visibilità, e che tra l´altro può disporre per ribattere di un ampio spazio su
un importante quotidiano nazionale. E´ insomma clamoroso che a lamentarsi
questa volta non sia lo scrittore ignoto, ma il più noto. Questo significa che
c´è in gioco molto di più di una semplice scorrettezza da parte di questo o
quel critico.
In gioco c´è la necrosi avanzata delle pagine culturali italiane e della loro
implicita idea di letteratura. La maggioranza delle pagine culturali italiane è
schizofrenica. Da un lato esaltano ciò che vende ricordo un articolo di poco
tempo fa che metteva l´uno accanto all´altro i volti di Baricco e di
Buttafuoco, con sotto i rispettivi numeri di copie vendute. Messaggio
implicito: "ciò che vende vale". E un articolo su Magazine del
Corriere, dedicato alla Mastrocola, intitolato "Come ti vendo 80.000
copie". Dall´altro ospitano articoli che snobbano ciò che vende in nome di
un´idea mortuaria di letteratura. Da una parte offrono una letteratura
surgelata, sfibrata, incrostata nel vecchiume. Dall´altra le marchette con gli
editori e le grandi macchine pubblicitarie.
Le pagine culturali del maggior quotidiano italiano sono impegnate da anni in
operazioni di revisionismo storico. Parlano solo di anni ´30 e ´40. Ma quando
parlano dell´oggi è per lanciare libri di plastica destinati alle grandi
tirature, con operazioni pubblicitarie concertate. Nient´altro. Lo scollamento
tra le pagine culturali italiane e la cultura viva del paese è oggi pauroso.
Tutto ciò che di nuovo e di forte si produce resta fuori.

116 pensieri su “BARICCO: THE DAY AFTER

  1. Molto vere le parole di Carla.
    Spisciosa la replica di Ferroni.
    (io, ovviamente, rosico come non mai: potessi ottenere io pagine e pagine di quotidiani per replicare e controreplicare alle critiche sui miei libri. Il mio conto in banca ne sarebbe grato!)
    (e come se non bastasse Baricco mi ha fatto pure tenerezza, mi è risultato persino simpatico. Rosico due volte!)

  2. “Si aggirano nel salotto letterario, incantando il loro uditorio con la raffinatezza delle loro chiacchiere, e poi, con un’aria un po’ infastidita, lasciano cadere lì che lo champagne che stanno bevendo sa di piedi. Risatine complici dell’uditorio, deliziato. Io sarei lo champagne.”
    Alla fine della sagra paesana, troviamo tanti amici di bocciofila, che sognano sì lo champagne, ma si avvinazzano con ruspante barbera.
    La fine della fiera paesana, dato il tasso alcolico, biascicano sempre le stesse cose, sotto le note datate di una tristissima: “passerotto non andare via…”
    Per pietà, prendete il volo, cambiate aria e liberate gli spazzi.

  3. @ Gianni, cosa trovi di vero nell’intervento di Carla, e in che senso dici “vero”?
    Cito qualche passo giusto per esempio, poi torno sull’argomento.
    “Questo significa che c´è in gioco molto di più di una semplice scorrettezza da parte di questo o quel critico.
    In gioco c´è la necrosi avanzata delle pagine culturali italiane e della loro implicita idea di letteratura.”
    Non è implicito niente. Se è implicito, tutti sanno quale sia questa idea della letteratura e io no, me lo si sveli. Questa è una corbelleria.
    Per me, la replica di Carla è autoreferenziale. Che si dica qualcosa di giusto per sbaglio può accadere, ma poco, a dir la verità. Ripeto, la vaghezza delle accuse mi lascia qualche sospetto. La necrosi avanzata della cultura italiana?
    “Le pagine culturali del maggior quotidiano italiano sono impegnate da anni in operazioni di revisionismo storico. Parlano solo di anni ´30 e ´40. Ma quando parlano dell´oggi è per lanciare libri di plastica destinati alle grandi tirature, con operazioni pubblicitarie concertate”
    Questa è un’accusa precisa, più o meno, ma credo che il riferimento implicito qui siano gli “autori trascurati”, i soliti. E soprattutto, mancano i nomi dei responsabili di questa gravissima operazione culturale.
    Vale la pena insistere su un fatto: non c’è proporzione tra tiratura/vendita/qualità(?)/valore
    così come non c’è la proporzione inversa. Un oggetto in un mercato vende perché “interessa”, che sia un oggetto letterario o meno. Nel caso particolare, un libro può vendere per ciò che contiene, ma non è detto. Baricco vende, Ammaniti vende, ma Baricco non è Ammaniti e se si parla di successo credo i motivi del successo di Baricco o di Ammaniti sia completamente differenti (per fare un esempio).
    Su scale che non conosco, il discorso vale per Evangelisti, ad esempio. Ho letto una certa confusione tra “argomenti editoriali” e giudizi di gusto: ma sono due “cose” completamente diverse.
    Trovo la replica di Baricco una colossale sciocchezza, e quella di Carla una modulazione della litania che conosciamo.
    Ancora: che la critica non abbia argomentato, in questo caso, non è del tutto vero. C’è chi non comprende che l’umorismo non è una forma di autoelezione, non è la piccola scalata di un piedistallo da cui pontificare.

  4. Certo è, in questo panorama culturale italico tanto scarno, che alla povera middle-class, com’altro nomarla poverina… vengano i brividi ed è anche giustificato, se non quando giustificabile.
    Cinti dal basso da italiche schiere insensibili a tutto e tutti, osservatori fedeli dello Zelig e della sua letteratura d’asporto, si trovano spaventati a volgere l’attenzione anche verso l’alto, in questo piccolo pantano di ottimo spessore, benchè intriso di un autoreferenzialismo altresì esagitato.
    Un poveraccio fra due fuochi come tanti, troppi… e perennemente inascoltati.

  5. a me baricco (di cui non ho letto nulla) sta simpatico, e il suo intervento me lo rende se possibile ancora più simpatico; per di più detesto i libri di ferroni e trovo frivoli quelli di citati.
    tuttavia, non ho niente in contrario sulla “frasetta buttata lì” come forma possibile della critica… detto bruscamente, non tutti i libri meritano una recensione, neanche una stroncatura (che richiede tempo e dedizione). con tutta l’ineleganza dell’autocitazione, eccovi la mia opinione (antisacerdotale) sulla “funzione della critica” (giornalistica). si intitola “welcome idiots” e la trovate sul mio blog bibliofilo:
    http://www.internazionale.it/interblog/?blogid=18

  6. P.S.:
    “Era opinione di Molière che la cultura non fosse, in se stessa, un valore. Ma come spiegare a Verdiglione che un imbecille colto è più imbecille (è una citazione da Femmes savantes) di un imbecille analfabeta? E che la cultura può essere, indipendentemente, patrimonio di Antonio Gramsci e di Antonio Negri? Spesso mi chiedo che cosa ne sarebbe di tanta mitologia culturale contemporanea, se esistesse ancora oggi un provocatore della stessa forza comica di Molière[…]
    Il mondo non è certo meno comico, oggi, di quanto non lo fosse in passato. Il fatto è che tutta la comicità che ci circonda si ammucchia, inutilizzabile, in vecchi magazzini che non possiamo tenere in attività. Possiamo solo abbandonarli. La comicità del mondo è diventata un cibo inassimilabile. Il nostro metabolismo individuale lo rifiuta, non lo fa entrare in circolo.[…]”
    Cesare Garboli, in Come ridere di Lacan
    Se non è chiaro ciò che intendo dire…
    @ guvi :”tuttavia, non ho niente in contrario sulla “frasetta buttata lì” come forma possibile della critica.”
    Appunto, neppure, io, ovviamente. E secondo me Baricco sfrutta a proprio comodo un argomento interessante, quasi l’argomento del giorno, ma il tempismo della difesa e la scelta degli argomenti non implicano l’automatismo della ragione, e l’umana simpatia (che posso provare) non cambia nulla.

  7. In seguito alla lettera di Baricco è successo
    che
    1) Baricco ha guadagnato simpatie anche tra i suoi denigratori.
    2) Ferroni ha risposto, argomentando. E questo mi è sembrato positivo. Insomma il Critico e lo scrittore che va primo in classifica si sono in qualche modo confrontati.
    3) lettori, fan, recensori, scrittori hanno espresso un loro parere e grazie anche alla sig.ra Lipperini, c’è stato un rimbalzo della questione tra rete e carta stampata.
    Mi sembra, al di là dei torti e delle ragioni [Baricco ha delle ragioni, ma preferisco pensarle al di là del suo caso personale, ossia nella polemica con Ferroni, ma piuttosto come megafono per denunciare la pratica delle stroncature superficiali (la lunghezza non conta. Perchè nel caso particolare, oggi Ferroni ha cmq dimostrato di aver letto] che si porti a casa qualcosa. E che cento altri scambi di questo tipo facciano solo bene. Qualcuno ha parlato di megaspot. Preferisco questo tipo di spot alla recensione su commissione. Mi comunica vitalità.

  8. A pensarci bene, faccio prima a riportare qui la mia opinione:
    “L’articolo di Baricco è bello, e scritto bene, ma è immotivato. Forse lui non è abituato a ricevere stroncature e la cosa l’ha fatto cadere dalla sedia, ma bisogna che capisca che è normale non piacere a tutti. Se i critici fossero tutti dei Vincenzo Mollica della situazione, non sarebbero più attendibili. Però sono comunque convinta che B. non sia uno stupido, e sicuramente è consapevole dell’inconsistenza dell’accusa. E allora tanto di cappello all’ennesima operazione di marketing & pubblicità gratuita che ha saputo creare intorno a sè. A eterna riprova, che bene o male, l’importante è che se ne parli.”

  9. io però non sono d’accordo con te quando dici
    “Forse lui non è abituato a ricevere stroncature e la cosa l’ha fatto cadere dalla sedia, ma bisogna che capisca che è normale non piacere a tutti.”
    Se rileggi l’articolo mi sembra che lui non dica “che nessuno si permetta di criticarmi”. Non è così stupido. Ma anzi che inviti Ferroni e Citati a stroncare ma argomentando. é un po’ diverso. La permalosità non l’ho letta.

  10. sì, però alla fine ha ragione Ferroni: lui ha recensito il romanzo di Baricco, il quale non se n’è accorto…
    ora, questo è gravissimo: va bene che ha appena cambiato editore, ma avranno un ufficio stampa che raccolga la rassegna di tutto ciò che viene pubblicato sul loro nuovo e vendutissimo autore.. no?!
    Altrimenti, si può allargare il discorso della Benedetti, e affermare che non solo le pagine culturali dei maggiori quotidiani stanno incancrenendo, ma pure le redazioni delle case editrici non lavorano più. La logica qual è?
    NOn raccolgo la rassegna delle critiche: che mi fraga?
    Un articolo di D’Orrico, una comparsata in tivù valgono mille recensioni dei critici paludati sulle quelle rivistine che non legge più nessuno…
    Insomma: Ferroni ha ragione, Baricco ha vinto.

  11. sono d’accordo con marco v. nel caso particolare c’è stato un equivoco. A chi la colpa? ufficio stampa, Baricco? Non so. Certo non accorgersi che ti recensisce Ferroni è un po’ grave…
    Però quello che denuncia non è proprio campato in aria. Quanti critici recensiscono concerti senza esserci andati? Il problema è che lo può denunciare forse solo lui. L’esordiente che scrive una lettera simile a repubblica quante possibilità ha di venire pubblicato? Anche Repubblica, logicamente e giustamente ci guadagna se può pubblicare una diatriba Ferroni/Baricco.
    Possiamo dire che è un’esigenza di professionalità e di correttezza quello ci serva esca da tutto questo ?

  12. All’operazione pubblicitaria non credo molto, il dibattito non è mimato, la replica di Ferroni l’ho letta: ma avevo scritto già ieri che non è assolutamente vero che le critiche a Baricco non erano state argomentate o che Baricco non è letto dai critici, non ricordo esattemente le parole ma il concetto era questo. Il fatto che nessuno abbia avvertito la necessità di controllare credo sia dovuto alla concitazione del dibattito.
    Ma Baricco non ha vinto niente, a mio parere (sarebbe un’attribuzione di cattiva fede fondata su nulla; la distrazione non è ancora una guerra, tra l’altro, e sebbene susciti simpatie, a quanto vedo, Baricco fa una pessima figura)

  13. @FM: ma gli argomenti di Baricco non sono campati in aria; neppure alcuni argomenti di Carla: ma “l’argomento universale” non esiste o non ha senso, e contestualizzati si indeboliscono molto. E’ importante capire a cosa ci riferisca, a quando, e a come; è importante la “situazione”.
    Che Baricco possa avere ragione su “altro” o su altri è argomento interessante: ma parlava di sé, se vogliamo “giocare a carte scoperte”.
    La “ragione di riserva”, eventualità interessante, mi pare la reinvenzione della ruota in data 1 marzo.
    E’ assolutamente vero che si fanno le pulci a chi vende troppo, in Italia, per esempio: ma lo sanno tutti. Tuttavia non c’è una squadra di grandi commercianti di se stessi che si opponga ai derelitti di talento, così mi pare…
    E insisto…

  14. Ivan: tu dici che Baricco non ha vinto niente, ma io ribatto che tutto questo parlare di lui su uno dei quotidiani più letti, oltre che su internet, ha sicuramente scatenato curiosità da parte chi non lo ha mai letto (esistono?). Ovviamente non farà cambiare idea a chi ne aveva già una sua in merito.

  15. Baricco sta alla letteratura come Carla Benedetti sta alla critica letteraria. Due nullità che si incontrano (e naturalmente si piacciono).

  16. @Ivan:ma gli argomenti di Baricco non sono campati in aria: quando e dove ho scritto il contrario?
    é vero parlava di sé. ma a volte alcune cose che diciamo possono avere echi positivi magari a prescindere dalla nostra volontà iniziale. Che mi frega se Baricco pensava solo a se stesso se quello che ha detto può smuovere qualcosa?
    “l’argomento universale” non esiste o non ha senso, e contestualizzati si indeboliscono molto.
    E’ importante capire a cosa ci riferisca, a quando, e a come; è importante la “situazione”. Anche il 2 marzo si possono inventare le ruote

  17. Ma la notizia del giorno è “Melissa P scrive al cardinale Camillo Ruini”: una lunga lettera aperta (120 pagine) sui temi della sessualità in libreria prima di Pasqua con il titolo “In nome dell’amore”:-/

  18. Baricco e Benedetti possono venire contestati ma ci vuole rispetto. Dare della “nullità” ad una persona è una cosa pesante. é mi fa impressione. e schifo. Non si dovrebbe fare mai. Come ti sei guadagnato tu questo diritto? Buuuuuuuuu

  19. certo che ho esagerato, non sono affatto nullità Baricco e Benedetti. Diciamo piuttosto che sono due talentuosi ragazzi sopravvalutati nei rispettivi campi d’azione. Tutto qui. Scusate l’esagerazione, ho mangiato troppe cipolle e non le digerisco (mangio solo carne cruda). Saluti.

  20. @ Kay: dico che Baricco non ha vinto niente, ammesso che si stesse giocando qualcosa, perché non credo al lettore idiota: il “basta che se ne parli” non è una legge universale, ed è stata formulata (lo dico scherzosamente) quando i media erano ben diversi da ora, e il “flusso di informazione” poteva essere “controllato”; e quando qualcuno teorizzava davvero l’ammaestramento dell'”utente”. La situazione è diversa, lo ammetterai, se il dibattito, prima di rimbalzare su un quotidiano, si svolge in rete.
    @ fm: malinteso, ti stavo dando ragione su un punto essenziale.
    “Anche il 2 marzo si possono inventare le ruote”
    Sono perfettamente d’accordo, infatti, per quanto riguarda il due marzo, altrimenti non sarei qui a discutere:-)
    Trovo che sia utile, e l’inconsistenza di un argomento in un certo contesto può essere ben più di un pretesto di discussione, giacché le discussioni come questa non prevedono burattinai. Aggiungo che ci potrebbe stare pure la battuta dell’orco, magari come iperbole canzonatoria: se pensi alla tremenda serietà di qualche mese fa, e all’aria da missione che in certi casi circonda critici e scrittori (alcuni critici e alcuni scrittori): sdrammatizza, oppure smaschera il dramma come fasullo (e si son visti drammi, quasi).
    Ovviamente, se Baricco e Carla non si offendono, non è certo in gioco la mia sensibilità.

  21. Copernico per nulla!!
    Quanto è grande il mondo di Baricco (e dintorni) e dove ne colloca il centro?
    Difficile ridimensionare (riproporzionare) se stessi e il proprio ambiente. Baricco pretende di essere trattato da scrittore (quale è, se i criteri di definizione sono la pubblicazione e la vendita) da parte dei critici, e non da piccolo moscerino leggermente fastidioso. Forse perchè ha un c/c che gli permette un autostima tale da autoelevarsi a centro di quale mondo letterario?
    Quanta supponenza.
    (ho letto qualcosa di suo: tecnicamente bravino, ma soporifero; l’unico che sia riuscito a scrivere il libro di cui ho apprezzato più il film trattone rispetto al libro stesso)

  22. Scrive carla benedetti: “Lo scollamento tra le pagine culturali italiane e la cultura viva del paese è oggi pauroso. Tutto ciò che di nuovo e di forte si produce resta fuori.”
    E chi sarebbe, secondo lei, il nuovo? Ma Moresco naturalmente! Ce l’ha detto in tutte le salse, lo cita quasi ogni articolo che scrive. E poi gli altri campioni della Rete: evangelisti, Wu Ming, Mozzi ecc. Ecco perché dico che la signora benedetti è sopravvalutata, perché ha gli occhi foderati di prosciutto!

  23. @ “E chi sarebbe, secondo lei, il nuovo? Ma Moresco naturalmente!”
    Già. Pure a me sembra un intervento del tutto tendenzioso.
    “E poi gli altri campioni della Rete: evangelisti, Wu Ming, Mozzi ecc. ”
    Secondo me i tre (per modo di dire) non hanno nulla in comune, né mi pare che siano sponsorizzati Benedetti (oppure ho capito male quello che hai scritto)
    “Ecco perché dico che la signora benedetti è sopravvalutata, perché ha gli occhi foderati di prosciutto!”
    Magari si trattasse di prosciutto…basta leggere i suoi libri, avendo tempo e voglia: sa benissimo cosa sta facendo.

  24. Ivan: non credi al lettore idiota? sei ottimista. allora mi spieghi il successo che hanno (tanto per fare un esempio) i libri scritti da certi comici di zelig? e i libri di bruno vespa che chissà chi li scrive? e quelli di fabio volo? non credi che la pubblicità televisiva contribuisca alle loro vendite?

  25. Lessi “Novecento”, appena acquistato, in due orette, seduto sulla panchina limitrofa ad una giostra, mentre gli amici si godevano un concerto ska.
    Ho passato una piacevole serata, nonostante tutto.
    Fu il mio primo e ultimo Baricco. Andammo infatti ad altri concerti, ma tutti molti più interessanti di quello ricordato pocanzi.
    Ho letto tutto, compresi i 100 e passa commenti precedenti. Parteggiavo comunque per Baricco; in fondo mi ha salvato una serata…
    Ma dopo aver letto Ferroni e aver costatato la magra figura fatta dal povero Alessandro (davvero, avrebbe bisogno di collaboratori…) mi chiedo se per caso il concerto ska che sentivo in sottofondo non fosse comunque migliore del suono jazzato del trombettista nel libro…
    Mah.

  26. Sì, esatto: secondo me qui è in gioco l’EGO dell’AB, e più in generale di scrittore e critico, che non i ruoli, i meriti o i demeriti letterari dei sucCitati.

  27. @ Kay: “Ivan: non credi al lettore idiota? sei ottimista. allora mi spieghi il successo che hanno (tanto per fare un esempio) i libri scritti da certi comici di zelig? e i libri di bruno vespa che chissà chi li scrive? e quelli di fabio volo? non credi che la pubblicità televisiva contribuisca alle loro vendite?”
    Non ho la presunzione di spiegare niente con sicurezza, ma posso dirti come la penso. Ti chiedo scusa perché adesso devo abbandonare la lettura del blog, ma ti rispondo in privato o altrove, se preferisci.
    No, non credo al lettore idiota, e credo che l’argomento del lettore idiota sia anche “reazionario”, se utilizzato in un certo modo (non sto alludendo a te, ovviamente)

  28. letto e riletto …e la storia che i titoli non li fa chi scrive mi convince poco.
    Resta il fatto che far passare Baricco una vittima dei pessimerrimi critici non mi piace per nulla. Diciamo che il “MONDO” è suddiviso tra baricchiani ed anti baricchiani in misura pari (a voler essere buoni) e questo ci sta. Mica l’uomo in camicia deve piacere per forza a tutti….
    Sto pensando di dedicargli un post sul mio blog …per quello che vale … (il tempo di scriverlo)

  29. Alessandro e Carla, la coppia che meglio di altre rappresentano l’abbraccio letale tra critica e letteratura. La stroncatura è giusto scomodarla ma solo per abbattere l’autoreferenzialità di entrambi.

  30. Chapeau per Ferroni, Baricco alla fine è riuscito a montare un nuovo caso su se stesso (viste le magre vendite dell’ultimo periodo), direi che da oggi torno a disinteressarmi dell’autore torinese come da anni ormai facevo. Invece, ammetto la mia ignoranza, ma non ho capito niente dell’articolo di Carla De Benedetti: era un articolo serio o ironico?
    No perché se era serio non ci credo.

  31. In gioco c´è la necrosi avanzata delle pagine culturali italiane e della loro implicita idea di letteratura, dice Carla De Benedetti.
    mi pare sottintenda un «oggi», un «adesso», un «di questi tempi».
    abbiamo invece un passato glorioso di cui vantarci?
    e dov’è una realtà non schizzofrenica: in rete?

  32. Il Baricco dichiara, attraverso un suo sito internet:
    “e ho pensato a una dura storia di uomini in guerra, dove dei e creature mitiche sfumano sullo sfondo, ormai divenuti inutili”.
    Meraviglioso! Eliminare dei e mito significa una sola cosa: Baricco non ha capito niente dell’epica omerica. Di conseguenza, non capirà mai cos’è la tragedia attica. E fa pure un pessimo lavoro di divulgazione, come se, raccontando Madama Bovary, eliminasse Charles.
    Aggiunge:
    “Ho riorganizzato il testo omerico in tanti racconti in soggettiva (per dire, il primo canto diventa il canto di Criseide: è lei che racconta). In pratica ne è venuta fuori una sequenza di una ventina di monologhi.In ognuno un lettore racconta la storia a nome di un personaggio particolare: e in qualche modo diventa quel personaggio. Penso a una fluviale narrazione che di volta in volta assume la faccia, la bellezza, la voce, il colore sentimentale di una persona diversa. Quanto a me, leggerò tre di quei monologhi (uno a sera) e cercherò in scena di introdurre gli altri, di legarli insieme. In qualche modo vorrei riuscire alla fine a comunicare la mia passione per quel testo. Niente di diverso da quello che facevo a Totem, per capirsi.”
    Anche su voce narrante e punto di vista, il nostro fighettino ha capito niente. Baricco, sui libri, marsh!
    “Un’ultima cosa. Quando racconto questo lavoro, spesso la gente mi chiede: perché proprio l’Iliade? Alcuni vorrebbero l’Odissea (che io non amo, tranne il finale), o magari Dante o Ariosto. Ho due risposte: la prima è che l’Iliade mi sembra una storia bellissima. La seconda è che godere del racconto di una guerra mi sembra una cura efficace per allontanare il desiderio (tragico ma legittimo) di godere facendo la guerra”
    Quel “tranne il finale” dice tutto.

  33. in questa diatriba leggo un solo punto: è corretto inserire, all’interno di un articolo di critica letteraria, una postilla per stroncare qualche d’uno estraneo all’oggetto trattato?
    a mio avviso si, si può.
    perché non è scorretto ma, al massimo e soltanto, un cattivo articolo.
    non capisco poi la protesta del buon baricco, che leggo con piacere da tempo.
    lo scrittore non ha il diritto ad una buona critica, buona nel senso di scritta bene, e sopporta, come chiunque in qualsiasi lavoro, il cattivo lavoro altrui, cattivo perché eseguito male.
    lasci ai lettori, come il rivendicato giudizio sui suoi libri, anche il giudizio sugli scritti dei critici.

  34. Non so cosa mi stupisca di più nell’intervento di Baricco, la sua smisurata arroganza o la sua commovente ingenuità. Scrivere una tirata polemica ad un critico lamentando il “diritto a una vera stroncatura” che si era effettivamente ricevuta (nel numero di Dicembre di Giudizio Universale e a pagina 8 del Riformista del 27 Dicembre) o decantare i propri romanzi osservando come i lettori ci trovino “qualcosa che allude a un’idea differente di libro”? Ma forse è la “consapevolezza” che amo, quella che lo porta a definirsi “intellettuale” e poi inanellare inquietanti commenti quali “l’uso del passato non avrà niente a che fare con il vostro collezionismo raffinato e inutile” o “raccogliere consensi declinando da maestri mappe di un vecchio mondo che ormai conosciamo a memoria”?
    Caro Baricco, i suoi romanzi non aprono le porte al futuro della letteratura, nè scrivono un nuovo modo di relazionarsi al passato; non donano neanche nuove emozioni ai lettori. I suoi romanzi, così come le sue opinioni, sono arroganti e tendono ad una totalizzante semplificazione, non per innovare, ma per rivendere il vecchio ad un pubblico più vasto. Lei non è un perseguitato, sebbene credo non lo dispiacerebbe.

  35. Cara Loredana,
    sono molto d’accordo quando affermi: “Le pagine culturali del maggior quotidiano italiano sono impegnate da anni in operazioni di revisionismo storico”. In ottobre è uscito da Sperling un mio saggio su Franco e Mussolini recensito dal “maggior quotidiano italiano” in un contesto riabilitavo del franchismo sotto il titolo “Franco criminale o padre della patria?”, dove il solo fatto di ammettere la possibilità che il giudizio storico di un dittatore sanguinario possa essere positivo, ingerisce goebbelsianamente nel dibattito l’idea che ci possano essere dubbi sulla valutazione di quel regime.
    Ovviamente il mio libro non ingenera alcun dubbio in merito, ed è usato come pretesto, ma sembra che al giorno d’oggi la sacralizzazione del terzismo come forma di alienazione e distorsione della democrazia ci obbligherà, per poter parlare di Auschwitz, a dare uguale diritto di parola all’opinione di un nazista.

  36. Ma le scuse di Baricco a Ferroni?
    Comunque tengo a specificare che non sono io che ieri ha tirato in ballo il Mercato come Giudice: è stato Baricco stesso. Io non ho pregiudizi contro chi vende molto: fra le altre cose sono una lettrice di King (beh’, fino a qualche libro fa) e della Rowling. Che farci: quelli mi piacciono, Baricco, Faletti e Dan Brown no.

  37. Oggi Ferroni ha dimostrato che Ba-ricco ha perso non la testa, bensì gli occhi per overdose di vendite: lancia un’accusa senza prima raccogliere le prove. E poi, basta con la solita frase fatta “se vendo milioni di copie, ci sarà un perché”. Ce ne sono diversi di perché, se vogliamo anche migliaia: qui si vuole parlare di qualità, non di cifre e conti alla mano. E ancora: perché mai un critico non può bollare uno scrittore con una frase? Perché deve dedicargli per forza una recensione? Possibile che oggi chi ha potere (per merito o per caso) rivendichi come proprio naturale diritto la misurazione delle reazioni altrui? Il berlusconismo fa scuola: puoi criticarmi, ma le misure te le dò io, così non sbagli.

  38. ce stauregazzino che va acchiede aiutoaun massaggiatorecheccià un talone chelopiia male comechese untram cisiavessederaglia tosopra. e eregazzino diventa artoebionnoe allora si va a compràloscudo pe du scudi e sedispera chenfatti poi allora vuole na pischella che se chiamabresaola eselagna consu madre estamadre vadanaparte accercà daiutallo mentre che lui encontra tutti dei personaggetti che comuncue metti caso pesbaiio lincontri pestrada nagrattata pessicurezza teladai chenfatti cestà uno che lo faincazzà e alora vanno a fare a guerra e noncistanno dii che lui dicechenun ces ervono. che poi stagueranun finisce mai e allora erregazzino èstanco de combatte eallora lamadre ie dice mbè te potevi inventà nascusa meno stronza e allora arriva n’antro che jedice chiseiso nessuno e ce metteun un cavallocomenovetto kinderco tutti gli ometti drento.

  39. so di non scrivere niente di nuovo, ma non posso fare a meno di notare che baricco (che non avrebbe torto a lamentarsi di un giudizio negativo buttato lì senza un minimo di approfondimento) denuncia la pochezza della sua visione del mondo letterario (o del mondo tutto quanto), quando non perde l’occasione di far notare che il suo libro sta vendendo alla grande. In buona sostanza, la sua tesi si rifà, con parole appena meno povere, alla famosa frase “mangiate merda, cento miliardi di mosche non possono avere torto”. Che cosa si può pensare di un intellettuale cui sfugge la meschinità dell’equazione “vendere uguale valere”? Non ha la minima percezione dello stacco fra quantità è qualità? E se poi quello che pretende di essere uno scrittore significativo la mette sul piano della mera quantità, allora non c’è molto di cui rallegrarsi.

  40. E’ una lettera aperta ….è sul mio blog
    http://mianonnaincarriola.splinder.com/post/7329999
    Caro Baricco ti scrivo così mi distraggo un po’
    _______________________
    Gen. mo signor Baricco,
    con la presente, quale unico titolare dei diritti editoriali (con buona pace della questione omerica), la diffido ad utilizzare per il suo prossimo libro l’Odissea. E’ ben vero che nelle interveste che ha rilasciato ha detto che l’Odissea non le piace tranne il finale (sarei curioso di sapere quale parte del finale ) ma conosco bene le abitudini dei moderni : oggi dite una cosa ed il giorno dopo vi smentite ( e gli esempi in materia sono molteplici anche molto in alto).
    Ho già dovuto sopportare gli americani che hanno usato l’Iliade trasformandola in quel polpettone di Troy dove il duello tra Achille e Ettore è solo un banale incontro di wrestling . Son passato sopra al plagio di quel toscano medievale e all’uso improprio da parte di quel ubriacone di irlandese che ha battezzato i suoi blateramenti Ulisse.
    Il suo suntino credevo fosse una sorta di bignami contemporaneo in modo che il popolo incolto potesse conoscere la mia opera .
    Ma ora mi dicono che pretende che la sua opera abbia dignità autonoma, ma scherziamo!
    Avrà venduto anche molte copie ma al mio confronto è lontano anni luce. Le rammento che sono da 3000 anni sul mercato per cui, caro ragazzo, sia dia una calmata e come dicono i miei amici ionici “misurati la palla” .
    E ribadisco con fermezza giù le mani dall’Odissea
    la saluto
    Omero
    caro baricc ti scrivo

  41. Attenzione però a non cadere nell’errore contrario: quantità non è mai, assolutamente, in alcun modo (continuate voi a piacimento) sinonimo di qualità. Ma è vero anche che uno dei problemi più gravi degli intellettuali italiani è di equiparare, sempre o quasi, il mercato con il male. Se, partendo dalla sparata di Baricco, si riesce a ragionare di questo, oltre che del ruolo della critica e dell’informazione culturale, io ribadisco: ben fatto.

  42. BARICCO HA TORTO !!
    Questo per definizione. Poi, lo scrittore è libero di scrivere e il critico dev’esserlo di criticare, e il modo non conta, son ruoli diversi.
    Non son nient’affatto d’accordo con chi sostiene che il critico ha il compito di separare il buono dal cattivo: di grazia, chi mai gliene può dare l’autorità ?
    Il critico è solo un tizio che fa sapere le sue personali opinioni su un’opera dell’ingegno altrui, sarà poi chi lo ascolta e nel contempo conosce l’opera di cui si parla, a concordare o meno con quel che il critico sostiene.
    In questo sta l’utilità della critica: far riflettere su aspetti di un’opera che ci sono magari sfuggiti, e fornirci ulteriori elementi di discussione e diversi punti di vista.
    Ma va bene anche anche una lapidaria stroncatura, saremo liberi di accoglierla come lampo di genio o rigettarla come ignobile fesseria.
    Libertà, ragazzi, libertà.

  43. Quando si capirà che l’ampiezza del target di un’opera letteraria è un valore neutro, ne positivo nè negativo di per sè, sarà comunque troppo tardi… Baricco, a prescindere dalla figuraccia con Ferroni, non fa altro che reiterare uno dei due, altrettanto perniciosi, luoghi comuni in merito.

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