BARICCO: THE DAY AFTER

Allora: qui trovate la replica
di Giulio Ferroni a Baricco. Qui trovate l’annunciato (nei commenti di ieri) pezzullo
sulle reazioni (e, sì, giocoforza parziale perché, quando l’ho scritto su questo
blog mancavano molti interessanti commenti, e, no, i titoli non li fa chi
scrive- questo per rispondere a un paio di rilievi fatti più sotto. Quanto a Luca, accolgo l’appunto: vero, a forza di parlare di lit-blog si dà per scontato che si sappia cosa sono, e si dà anche per ovvio che Lipperatura sia il blog della Lipperini. Ammenda ammenda ammenda).

Non è on
line, invece, l’intervento, sulle stesse pagine, di Carla Benedetti. Lo metto
io:

L´intervento di Baricco mi ha molto colpito e ho subito parteggiato per
lui. E´ ovvio che chi scrive un libro, chi dedica lavoro e ostinazione a
un´idea, merita un confronto serio e non due battutine lasciate cadere parlando
d´altro, senza entrare nel merito. E´ ovvio che il critico dovrebbe
attraversare in profondità il suo oggetto (e questo è il requisito minimo,
ancora meglio sarebbe se il critico, oltre a leggere e argomentare con cura,
avesse anche delle idee, ma spesso le due mancanze vanno assieme).
A liquidare un libro con un sorrisetto derisorio, o persino con un attacco alla
persona, fatto magari per regolare i conti, senza che al lettore arrivi una
briciola dei contenuti o delle idee in gioco, sono buoni tutti. Tra l´altro
questa è una modalità di "critica" che ai letterati italiani piace
molto, soprattutto per far fuori autori o idee scomode. Persino Tommaseo trovò
il modo di piazzare colpetti analoghi a Leopardi dentro al suo Dizionario
(andate a vedere per esempio la voce "procombere"), e questo la dice
lunga sulla piccineria dei protagonisti, passati e presenti, della cultura nel
nostro paese.
Ma la cosa che più mi ha colpito dell´intervento di Baricco è un´altra. E cioè
che una simile protesta contro la superficialità grottesca di certo giornalismo
culturale venga da uno scrittore di bestseller a cui certo non manca la
visibilità, e che tra l´altro può disporre per ribattere di un ampio spazio su
un importante quotidiano nazionale. E´ insomma clamoroso che a lamentarsi
questa volta non sia lo scrittore ignoto, ma il più noto. Questo significa che
c´è in gioco molto di più di una semplice scorrettezza da parte di questo o
quel critico.
In gioco c´è la necrosi avanzata delle pagine culturali italiane e della loro
implicita idea di letteratura. La maggioranza delle pagine culturali italiane è
schizofrenica. Da un lato esaltano ciò che vende ricordo un articolo di poco
tempo fa che metteva l´uno accanto all´altro i volti di Baricco e di
Buttafuoco, con sotto i rispettivi numeri di copie vendute. Messaggio
implicito: "ciò che vende vale". E un articolo su Magazine del
Corriere, dedicato alla Mastrocola, intitolato "Come ti vendo 80.000
copie". Dall´altro ospitano articoli che snobbano ciò che vende in nome di
un´idea mortuaria di letteratura. Da una parte offrono una letteratura
surgelata, sfibrata, incrostata nel vecchiume. Dall´altra le marchette con gli
editori e le grandi macchine pubblicitarie.
Le pagine culturali del maggior quotidiano italiano sono impegnate da anni in
operazioni di revisionismo storico. Parlano solo di anni ´30 e ´40. Ma quando
parlano dell´oggi è per lanciare libri di plastica destinati alle grandi
tirature, con operazioni pubblicitarie concertate. Nient´altro. Lo scollamento
tra le pagine culturali italiane e la cultura viva del paese è oggi pauroso.
Tutto ciò che di nuovo e di forte si produce resta fuori.

116 pensieri su “BARICCO: THE DAY AFTER

  1. Loredana la “sparata di Baricco” secondo me è molto importante, quasi storica, perché non è da tutti i giorni che uno degli scrittori italiani più letti e più tradotti all’estero (a torto o a ragione) chiami in causa due dei più quotati critici nostrani sulla prima pagina di uno dei più importanti quotidiani nazionali.
    Su questo dovremmo ragionare…

  2. Concordo con la sig. Lipperini.
    e poi. nel momento esatto in cui firmi un contratto con un editore entri in un discorso di commercio. Sul contratto compare la percentuale numerica che percepirai a copia venduta.
    La storia della letteratura italiana di Ferroni che ho usato al Liceo insieme al Guglielmino Grosser, o il Segre o il Contini (che fatica) dei miei studi universitari non credo vendano poco, anzi hanno per così dire vendite assicurate. Alcuni esami universitari si possono sostenere solo ed esclusivamente con un titolo di testo stabilito dal professore che poi magari è anche l’autore del titolo stesso. Ma questo è un altro discorso. Cmq per dire che il vile denaro entra nelle saccocce anche di chi punta il dito sui “commerciali”. Mica solo nelle tasche di Baricco o di Faletti. Anche gli accademici sfruttano il loro ruolo per vendere dispense, dispensine, garzantine, manuali, riedizioni di manuali che magari ci sono solo due schede in più (perchè non pubblichi solo il supplemento?)…
    Se io mi metto a scrivere un libro, preciso “io” perchè è ovviamente un parere personale e non vorrei che i puristi si arrabbiassero, desidero che venda e se arrivo primo in classifica, sono felice. Perchè sono umano. E il resto è molto, non tutto certo, invidia. Come le vecchie bigotte di paese che sparlano dietro alle ragazzine, ma almeno un giorno della loro vita hanno sognato di essere belle e corteggiate come le protagoniste dei loro pettegolezzi.

  3. Il Baricco dice che allora anche lui potrebbe infilare nei suoi scritti frasi maligne del tipo
    ” ..strada lunga e pallosa come un articolo di Citati”.
    FALLO Baricco FALLO ! Lo DEVI fare !
    A me per esempio gli articoli lunghi e pallosi di Citati PIACCIONO !
    E quindi leggendo la tua frasetta maligna penserò:
    “Ecco il solito coglione del Baricco, geniale nei corsivi, quanto penoso e truffaldino quando scrive libri, chiamiamoli così..”
    E poi amici come prima !
    Voglio dire, potrai dire peste e corna di Citati, a me continuerà a piacere, tu potrai vendere un miliardo di libri e continuerai a non piacermi, che c’è di male ?
    Rilassati va’ , ma cos’è questa pretesa d’esser recensiti a puntino ?
    E lasciaci liberi (anche Citati e Ferroni) di sparar cazzate, no ?
    (Beninteso, non mi rivolgo al sig. Baricco, non mi dò da tanto, ma a chi sostiene che Citati e Ferroni hanno sbagliato ecc..)

  4. Il successo di mercato, di per sè neutro nella valutazione artistica di un’ opera come dice ovviamente quanto acutamente Dario, diventa il MALE quando uno entra in libreria e compra il libro in cima alle classifiche di vendita per questo solo attributo.
    Ma poi il male per chi ? Principalmente per gli scrittori che su quel successo non possono contare. E naturalmente per il povero lettore che dovesse accorgersi di aver pagato per un bidone. Ma in questo secondo (e credo raro) caso ben gli sta, un’altra volta impara.
    Per tornare come esempio dell’influenza del successo di vendita al Baricco, lessi “Oceano mare” perchè il Baricco TV mi piaceva moltissimo, una volta finitolo pensai d’essere stato vagamente preso per il culo, meno male almeno non l’avevo comprato..
    Grazie al successo planetario dubitai di non aver capito io e gli concessi una seconda chance con “Castelli di rabbia”, sempre in prestito. Qui la presa di culo era di tale adamantina evidenza che da allora, ripeto, colui può vendere libri anche su Marte, non perderò più tempo a leggerne una riga, anche il tempo in questo caso è denaro, buttato.

  5. ma Omero non era greco? perché parla romanesco? ah, no era ceco, della repubblica Ceka, non cieco. Capisco, la poetica dell’ultimo verso è eccelsa!
    Bah!

  6. @ Fernando Coratelli: l’articolo di Carla non si capisce per un semplice motivo: è tendenzioso (mia opinione), e come al solito vago. Breviter: data la demonizzazione del mercato, pensato come struttura parallela a varie istituzioni culturalmente reazionarie, che mai si nominano, perché si scoprirebbe di viverci in mezzo allegramente; giacché non vi possono essere altro che insulsi meccanismi di potere che regolano mercato e vendite, noncuranti del valore dell’altissimo (che non è una divinità, in questo caso, sebbene si cerchi di canonizzarlo in vita), et cetera et cetera; dato tutto ciò, il discorso di Carla apparentemente sembra una patata piantata in un campo di grano, quanto a pertinenza; perché l’equazione tra best-seller e dis-valore dell’autore è spesso implicita in ogni sua arrampicata sugli specchi; e questa mi sembra l’ennesima arrampicata, ma lo specchio è ben lucido, e le patate sono tuberi.
    Ora, insisto: finché qualcuno non dimostra (e non vedo come potrebbe) che esista una relazione diretta tra numero di copie vendute e scrittura, una relazione di valore, di qualità o altro, una relazione generale che si possa assumere come regola; finché qualcuno non dimostra l’opposto, ossia che vi sia una relazione inversa tra numero di copie vendute e valore/qualità/ et similia, fino ad allora sarà difficile comprendere l’intenzione di Carla.
    Siamo solo certi che A.M. sia un autore sottovalutato dalla critica (lo dico con ironia) e contemporaneamente che non venda molte copie; di questo passo c’è il rischio che le venda.
    Tornando all’idea di kay, che quella di Baricco sia un’operazione di pubblicità, io ritengo che operazioni del genere vengano studiate a tavolino, per non rischiare di prendere granchi più o meno grossi, e Baricco ne ha presi un paio. Fin qui, mi pare che “la questione Baricco” sia molto interessante se messa in relazione ad altro, come occasione, ma è appena stato scritto…

  7. ho sentito in giro qualcuno lodare il coraggio dell’azione di Baricco. Ora, a prescindere dalla solare cantonata presa nei confronti di Ferroni, mi permetto di mettere in dubbio il valore dell’azione di uno scrittore tanto protetto dai meccanismi che pasce e di cui si pasce da poter serenamente indirizzare esimi studiosi con parole irrispettose (sono, per il loro curriculum e per altre ragioni per me più imperscrutabili, due dei più alti ed autorevoli critici”), per giunta senza tesi valide a sostegno. Di questa polemica tutto ciò che rimarrà agli atti sarà la sua presunzione

  8. mi sembra che ci sia un fraintendimento. non è che vendere sia un male, il mercato sia un male, il business sia un male: quandomai? E’ ovvio che chi scrive un libro speri di essere letto, e chi lo pubblica speri di vendere, perchè l’editoria è un’industria e mira al profitto. Ed aggiungiamo che la fama raggiunta scrivendo libri, o leggendoli in pubblico o creando una scuola di scrittura, sarà sempre un po’ più dura da raggiungere (e per questo più rispettabile) della fama raggiunta facendo il tronista dalla de filippi. Ma io continuo a ritenere sconfortante che proprio chi questa fama ha raggiunto, dovendo sollevare una polemica – che poteva anche non essere sbagliata – riduca il respiro delle proprie argomentazioni alla considerazione più mediocre, cioè l’esaltazione del proprio successo di vendite. tra l’altro, mi meraviglio che a.b. non si sia reso conto dello svilimento che ciò comporta: perchè immagino che anche lui sappia che molti libri usa e getta (come i gialli più o meno tutti uguali, dove ci sono corpi sminuzzati e giovani donne forti che svelano il mistero partendo da un frammento di osso o da un brandello di stoffa) vendono valanghe di copie, e se gli sta bene mettersi sullo stesso piano, faccia lui.

  9. @ Gennaro carotenuto: vagamente OT. Credo che la frase che riferisci sia di Carla Benedetti.
    Giacché ho letto il tuo libro da poco, puoi dirmi il giorno di quella recensione, se lo ricordi? Sono curioso di leggerla

  10. signora Lipperini … è facile fare battute ai post di Omero (non sono io …amo scrivere sempre con il mio nome) ben diverso è rispondere a osservazioni più precise Gli le ripeto
    a) mica è vero che quasi tutto internet è baricchiano
    b) avendo chiesto stroncature perchè si rammarica .. non era questo che voleva?

  11. @ Loredana: “Ma è vero anche che uno dei problemi più gravi degli intellettuali italiani è di equiparare, sempre o quasi, il mercato con il male.”
    Perdona la banalità, ma l’equazione mercato=male ha uno scopo non dichiarato abbastanza evidente, storicamente parlando (non è neppure una questione di oggi): quello di bollare come immondizia tutto ciò che venda e di creare una ridicola contrapposizione tra qualità e mercato, come se i buoni libri si regalassero (fatto che non mi risulta). Esiste un mercato, nessuno lo nega, ma il mercato è neutro, essendo composto di potenziali compratori che, solitamente, non si consultano prima di andare in libreria: è la teoria del complotto di mercato che aleggia dietro alcune affermazioni che mi pare assurda, oltre che culturalmente pericolosa, perché parente stretta di un atteggiamento paranoico che si rifiuta di tenere in conto il lettore come individuo adulto dotato di intelletto, e si rifiuta di assumere il giudizio del pubblico come “non-condizionato”: c’è sempre un meccanismo occulto che si oppone alla “verità delle cose”, e questa verità deve essere svelata; c’è, infine, il serio rischio che si moltiplichino i missionari, veri e propri educatori delle masse. C’è molto fascismo intellettuale in tutto ciò (inutile precisare che sto usando il termine “fascismo” in senso ampio)

  12. Raffaele, se leggi il contenuto del mio articolo- titolo escluso, e ti assicuro che lavorando da casa con il solo braccio sinistro non ho alcun potere decisionale in merito- noterai che io non sostengo che tutto internet è pro-baricco (sarei pure deficiente a sostenerlo, visto che internet non è misurabile)vma che a dar ragione a baricco non sono i suoi fan abituali. Sulla seconda domanda, mi ripeto: io non conosco l’attuale stato d’animo di Baricco e non so se sia rammaricato, euforico, depresso o se si stia guardando la registrazione di vecchie partite del Torino. Dico soltanto che la sua uscita è stata ed è salutare se serve a riflettere su un paio di questioni non secondarie.
    Quanto alle battute: ti prego, concedimi un po’ di gioco. Non capita tutti i giorni di dialogare col Sommo.

  13. che il mio approccio sia “ridanciano” lo poi arguire dalla lettura del mio blog (in primis dal titolo mia nonna in carriola) per questo di posso capire … sui tuoi dialoghi con il sommo beh ti ha dato le leggi? 😉
    Visto che ami il cazzeggio ti omununico che è in gestazione una mia “manipolazione” baricchiana… ci sto pensando… A presto
    ps
    con baricco siamo incompatibili anche perchè sono tifoso della Juve …
    😉

  14. Mi dispiace dover contraddire i pareri di tanta “conoscenza letteraria” con una semplice “obiezione commerciale”, ma, leggendo e rileggendo la risposta di Ferroni l’impressione che ho ricavato è stata: “Caro Baricco, questa volta mi hai fregato e, con la scusa della risposta moraleggiante, ti sei regalato pagine e pagine di giornali e interesse “a gratis”. D’ora in poi non mi freghi più: ti metto nel dimenticatoio e le attenzioni della stampa te le dovrai guadagnare per altre vie.”
    Dite che non è così? Può essere, tutto può essere.
    Ho trovato invece estremamente cerchiobottista e da lontane “convergenze parallele” l’articolo di Loredana. Ma cosa voleva dire? Sponsor di Baricco?
    Buona serata. Trespolo.

  15. Sono rimasto molto colpito dall’uscita di Baricco mercoledì su Repubblica. Ho pensato: ma guarda quanto è puerile questo idolatrato autore della “letteratura” italiana di oggi che non è pago del successo che ha e si picca di non ricevere una Stroncatura di papiniana memoria. Povero ingenuo, non sapeva che a Ferroni, da studioso serio qual è, niente sfugge, mentre all’ufficio stampa di Baricco evidentemente sfuggono proprio le Stroncature. Povero Baricco che non legge che le prime pagine dei giornali e non va nemmeno su internet dove avrebbe potuto trovare proprio quella recensione che tanto desiderava sul suo ultimo libro. E’ un fatto di stile, oltre che di attenzione. Mi schiero dunque dalla parte di Ferroni e della sua serietà ironica e divertita. Mi spiace che il professore non ci allieterà in futuro con altre acute battute sulla scrittura barichiana. Tuttavia, il suo Giudizio Universale è stato già emesso!

  16. Per Benedetti: “pauroso”, nella lingua italiana, significa che ha paura, non che fa paura. E’ scorretto, anche se diffuso, usare “pauroso” come sinonimo di “spaventoso”.

  17. Tra tante osservazioni interessanti, mi aspettavo che qualcuno notasse una coincidenza. Ma nessuno, per ora, sembra aver dato peso al fatto che l’1 marzo potrà essere ricordato dagli italiani per due discorsi “storici”: il primo di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti, l’altro di Alessandro Baricco rivolto al mondo letterario nazionale.
    Baricco sostiene, in pratica, che lui è uno capace di dare a moltissima gente ciò che essa davvero vuole ma che – verosimilmente proprio per questo – è diventato vittima di una congiura di vecchi e boriosi “poteri forti”. Lui, Baricco, capisce il mondo nuovo e ha persino dimestichezza con l’America (sebbene citi il Kansas, non Washington), perciò riceve, secondo lui, denigrazioni e insulti che non sono osservazioni critiche sul suo operato letterario ma solo frutti di interessato e stupido odio. Per difendersi e contrattaccare, Baricco utilizza un mezzo di comunicazione che tra gli scrittori amareggiati dalla critica probabilmente solo lui può permettersi. Ahi, ahi! Non ci sono troppe analogie con un altro signore che è capace di dare al popolo quello che davvero esso vuole, che riceve in cambio insulti ecc. ecc., e che ha l’agio, solo lui, di recriminare attraverso imperiosi straripamenti mediatici?
    Per chi fosse interessato a leggere il resto delle mie osservazioni sulla faccenda qui c’è il link al post di un mio blog – vi avverto – principiante e pigro.
    http://otempora.wordpress.com/2006/03/02/il-potere-e-la-boria-tra-berlusconi-e-baricco/

  18. @ Trespolo (e anche ad altri): attenzione ai dettagli, ho letto che Loredana avrebbe dato ragione a Baricco: non so come la pensi, non ho chiesto, ma mi par di capire che non ritenga che sia il punto “centrale”, o non più. Il titolo del suo articolo riporta (parafrasando correttamente) tra virgolette un giudizio espresso dai commentatori: né più né meno che un’osservazione, sostanzialmente corretta, intorno al fatto che persino i detrattori abituali di Baricco non lo stiano linciando.
    Ma è vero, e Baricco usa almeno un argomento interessante, e dà occasione di discuterne: che lo possa riferire a se stesso o meno, che sia in buona o in cattiva fede, risolta la questione, diventa irrilevante.
    Trespolo, ammetterai che io non ho difeso Baricco, non mi sogno di farlo, e ritengo che dalla sostanziale correttezza di un argomento non ne segua, secondo alcuna umana logica, un’appropriazione di ragione: se io mi appello al principio di non contraddizione in un universo che non funzioni secondo la logica fuzzy è verosimile che il mio discorso fili: ma non è detto che si possa o si debba applicare a me; Baricco va “sfruttato”, caso mai, se è chiaro cosa intendo dire.
    Te lo avrei scritto per mail, ma ho perso tutta la rubrica.
    Ivan

  19. Davvero, Mauro? E, di grazia, al di là della battutina, dove, come e soprattutto perchè?
    Trespolo: se ti riferisci all’articolo su carta (quello postato qui sopra, lo ribadisco perchè un altro commentatore me lo ha attribuito, non è mio), spiegami il cerchiobottismo. Quel che il pezzo voleva dire mi pareva alquanto chiaro: una forzatamente parzialissima cronaca unita a qualche piccola amarezza sull’equazione mercato=male .
    Infine: so che è ingenuo ripeterlo perchè salterà sempre su qualche anima bella a sostenere che non è vero. Ma lo faccio: io non sponsorizzo nessuno, bellezza. Nè i cosiddetti “potenti”, nè gli aspiranti tali: eventualmente, stimo. Eventualmente.

  20. Autori e critici: un rapporto da sempre non facile ma facile ai malintesi. Qualità e quantità: come su. Mercato: oh tutto fuorchè neutro (evitiamo i trattati di economia per favore).
    Baricco mi annoia per la prevedibilità delle sue trame, delle sue costruzioni sintattiche, per la mancanza di un-guizzo-almeno-uno, per il suo odorare di già visto già letto già fatto già scritto già detto giàgià.. Lui è uno che si deve vedere tutte le edizioni di ogni reality show per scriverne un libro.. (commenti solforici? Per L.Lippe: mi interesserebbe leggere la tua opinione, forse perchè dopo una decina o meno di libri dello stesso autore comincio a perderne la stima, per esempio D. Pennac, o B. Yoshimoto, certo non è successo con Y. Mishima o M. Yourcenar, nemmeno con V. Despentes ma sono a quota 3 libri, un po’ ripetitivi, se ne scrive altri così mi perde).
    Gli Autori sono soggetti alla critica, per definizione (anche la mia che di mestiere faccio altro). I problemi con i Critici iniziano quando il Critico ha potere sul mercato, interessi che non sono solo l’Arte (urca l’Arte: cos’è?), qualche “dente” da cavarsi, etc.
    Da dove derivi questo potere non è poi mistero.. Baricco hai aumentato il potere dei Critici di cui ti lamenti!!! ah che mondo perverso!! 😉

  21. Susanna, se intendi la mia opinione sul Baricco romanziere non ho difficoltà ad ammettere che non è in cima alle mie preferenze. Trovo straordinario, invece, il Baricco musicologo.

  22. divertente Biondillo, in accordo con lui, totale. Ma suvvia Alessandro Baricco è un maestro, raccontare l’opera, scrivere libri, aprire scuole, e ovviamente decidere di far finta di aver letto o meno un “critico”. L’invidia, gran brutta signora, è, sempre alle sue costole. La vera domanda è perchè gli uffici stampa delle case editrici (alcune, almeno), dicono che i critici leggono solo alcuni libri e altri no? Perchè ti dissuadono dall’inviare il tuo ai soliti nomi che fanno la fortuna dei libri (anche con le stroncature), perchè tanto la critica è così. (!?@!) I lettori ormai non ci credono più alle recensioni (con quelche caso molto particolare). La revisione va fatta alla modalità di crcolazione delle idee, alla confusione tra idee e trovate, al modo disumano di macellare (con la fama o con l’oblio) gli autori.

  23. Baricco: non mi piace come romanziere, mi piace molto come autore di programmi televisivi o teatrali sulla letteratura. Baricco è un narratore nato, e quando ha da raccontare i libri altrui diventa un vero “contastorie”, nel senso benjaminiano del termine, alla Leskov. Oltretutto Baricco su Benjamin credo si sia laureato, e ne ha scritto in un gran bel saggio nel lontano ’83. Purtroppo Baricco era anche allievo di Vattimo, credeva davvero nel nichilismo flebile in salsa torinese: tutto è già stato pensato (dopo Nietzsche? dpo Heidegger? dopo Vattimo? dopo Ferraris?), non c’è che da interpretare e narrare, cioè declinare l’essere come ricordo, ecc. Più coerentemente di altri, visto quel che Vattimo teorizzava sull’arte, Baricco all’arte si è dato (peccato: dimostrava un talento filosofico superiore ala media dei presenti negli anni Ottanta). Ahimé, Baricco è un grande narratore, ma non ha nulla da narrare: è per questo che come narratore del nulla, ovvero come contatore della storia del post-moderno (di un certo post-moderno pensierodebolista) non mi scalda il cuore, né la mente. Insomma la recensione di Ferroni io la sottoscriverei. Però mi chiedo: questa rivista (“Giudizio universale”) cos’è? Baricco la conosce? Ferroni gli ha mandato un estratto, o almeno una fotocopia? Insomma, Baricco era tenuto a conoscerla? E se invece usciva sul Corriere? Va bene, c’è il tam-tam degli amici, ma insomma, quando un critico ti scrive sopra, fa in modo che tu lo sappia? A me non sembra. E qui vengo all’articolo di Baricco: che ha ragione da vendere. Tanta di quella ragione su come si comportano i critici oggi, da essere stato “parafrasato”, o “glossato”, persino da Carla Benedetti. (la quale dimentica, o finge di dimenticare, di fare, anche dalle pagine di un settimanale di un certo peso, esattamente quel che Baricco rimprovera ai critici: come quando finge di stroncare “Lo Zar” per attaccare i suoi molti “nemici giurati”, tra l’altro con un titolo autolesionistico per una che ha messo su un “gruppo di Dieci”). Il punto sul quale Baricco ha ragione è che una gran parte della critica “d’antan” (e non solo: anche le solfe sullle macchine letterarie e la dittatura del mercato vanno in quella direzione) ce l’ha con i best-seller, a priori. E, aggiungo, gran parte della critica “d’antan” crede che la letteratura italiana sia morta (dopo chi? dopo Pasolini? dopo Calvino? dopo Volponi? dopo il Gruppo 63?). Aggiungo: alcuni di questi critici, pur credendo che la letteratura sia morta, continuano ad insegnarla, e a scriverci su manuali per le scuole.
    Ma un critico non dovrebbe criticare il libro, cioè quell’oggetto fisico che ha in mano, prima ancora di criticare la categoria generale in cui inserirlo? Perché un best-seller non dovrebbe essere un buon libro? Tolstoj era un best-seller stroncato dalla critica, Flaubert ha avuto diversi problemi con la critica, Dostoevskij scriveva a puntate sui giornali (quindi rientrava nella categoria dei “romanzi letti in bagno”): facile per noi lamentarci del fatto che quegli autori non ci sono più, vero? Io resto convinto della bontà di una vecchia idea di un anonimo “filosofo mascherato” (che si scoprì poi essere Foucault): pubblichiamo per un anno libri anonimi, e vediamo come si comporta la critica.

  24. Baricco, nel suo articolo su Repubblica del 1 marzo, pone furbescamente due domande di fondo, in particolare a Ferroni e Citati:
    1.Dite ora se i miei libri vanno letti o non vanno letti e perché.
    2. Vi assumete la responsabilità di dire “Fra cent’anni Baricco chi lo legge più?”.
    B. quindi, come sollazza i lettori dei suoi libri scrivendo sceneggiature ad effetto sicuro come se dovesse vendervi il miglior preservativo alla frutta anche se voi prediligete la castità fino al matrimonio, pone due domande a cui ogni risposta libera è preclusa.
    Non si può dire se un libro deve essere letto o non deve essere letto perché ognuno ha la libertà di scegliere da solo. E non ci sono motivazioni valide che possano indurre una di queste due posizioni, perché ogni lettore è unico nel suo tempo. Io, che mi considero un lettore minatore, uno che vuole sudare cadere e macerarsi in un volo sottoterra, non sopporto i libri di B. che ho letto come Seta, Castelli di Rabbia, City e Novecento. Non li sopporto perché sono pappa pronta e distintivo e non c’è molto da spiegare. Milioni di persone li amano. Quindi?
    B. poi è opportunamente disonesto, perché con il suo solito stile sottende alla seconda domanda una risposta obbligata che lui già conosce (perché non è stupido ed è un ottimo divulgatore di merci): tra cent’anni, uno che ha milioni di copie in giro per il mondo per le attuali regole del mercato (non siamo ai tempi di Virgilio, nell’ottocento o nella prima metà del novecento dove le tirature dei libri si contavano stupefacenti se erano in centinaia prima e in migliaia poi), a meno che non accada una catastrofe solo sui suoi libri (ma allora delle copie si salverebbero sicuramente e nascerebbe una religione chiamata Barislam), sarà sicuramente letto e presente nella storia della letteratura, almeno del suo paese.
    Insomma, le tesi-richiesta del povero B. sono per me, come i suoi libri, fuffa per organi freddi. Senza dimenticare che B. dimostra lui stesso di non leggere Ferroni e quindi si lamenta prima di tutto della sua ignoranza. Se avesse detto “I critici devono cominciare a leggere solo i libri che si scelgono e si comprano da soli e non quelli che i numerosi Deus ex machina editoriali gli mettono in mano” forse avrebbe contribuito ad un dibattito che non si fermasse su di lui. E questa non è un’utopia retorica, o lo è nella stessa misura in cui ci fermiamo a discutere di uno scrittore recensito ovunque, credente fedele del marketing che vede la scrittura solo come oggetto da vendere in ogni forma, presentissimo in televisione, fondatore e preside di una scuola dove si insegna a scrivere per ogni occasione inquinando ogni spazio, che vuole risposte inessenziali da chi, accidempoli, non vuole proprio leggere ogni cosa che scrive.
    Se a lamentarsi delle cose che non vanno è gente come me, dicendo cose ben più pesanti ed inerenti ai guai “mafiosi” del sistema editoriale, immediatamente si alza un coro di insulti che nega ogni risposta, si risente personalmente e come gruppo di un qualche potere e bolla tutto come “Quello è in cerca di pubblicità”. Proprio loro che sono sempre ovunque e comunque e non sopportano un commento o una presa di posizione che avviene una volta l’anno tanto per chiarire.
    Se parla B. dice cose intelligenti, anche quando, come accusa te il coro, la sua è solo una lagna da scrittore incompreso.
    Questo vuol dire che culturalmente in Italia, e lo vediamo tutti i giorni, si vuole stare sempre dalla parte del più forte, scegliendo il forte di riferimento in uno schieramento o in quello opposto che gli si contrappone. A volte i terzisti riescono a stare con incredibile tempismo un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Chi non condivide nessuna delle due parti e continua a ripetere ossessivamente che bisogna creare, a partire dai singoli individui, nuovi percorsi e rapporti, viene messo a tacere (per capire come consultare la pagina Extra Omnes su http://www.multimodo.com/simonebattig).
    Questo sono i motivi per cui si legge B., perché è specchio perfetto del nostro teatrino nazionale, è il paravento che tutti cercano di mettersi in testa, e ci consola non sentirci soli nel nostro immane compito di farci una posizione. Difesa da più individui paravento possibili. Possibilmente.
    Simone Battig

  25. Pongo una domanda: come mai ogni commentatore (o quasi) che interviene mette le mani avanti per dire se apprezza o meno Baricco scrittore. Sembra quasi che si tratti di un’appartenza politica o di una “consorteria” (usando il termine nell’accezione posta da Berselli nell’articolo di oggi su Repubblica http://www.repubblica.it/2006/c/sezioni/spettacoli_e_cultura/baricco/bestsell/bestsell.html). E’ possibile inquadrare la vicenda al di fuori del gusto individuale sullo scrittore?

  26. FERRONI? E’ QUELLO CHE NON E’ PASSATO AL METAL DETECTOR DI SANREMO? Aria fritta uova fritte scatole rotte scrambled eggs. Mi pare questo il senso che si può dare alla discussione che ha il suo interesse preminente nel fatto che si parla di libri e questo è sempre un gran bene, soprattutto per me che ne leggo pochissimi e mi faccio indirettamente, in questo modo, una cultura; ma qui, in questa discussione, c’è dentro di tutto mi pare, tutta la letteratura del Novecento, anzi tutto il Novecento che parte da D’Annunzio (con la sua un po’ criminale rimozione e mascheratura da orchestina del Titanic), leggo poi citati Benjamin, Pasolini, Vattimo (in fondo anche lui meglio allora filosofo che oggi politico), ci sono se vogliamo i Beatles, c’è che Baricco è parte della letteratura decadente estetizzante (almeno, da quello che leggo riferito: io mi sono arenato alla prima colonna dell’Iliade su Repubblica). Mi chiedo: c’è in Baricco il senso della tragicità di questo vuoto (la cui coscienza ci fa dei pidocchi che saltano sulla testa dei nani sulle spalle dei giganti) o c’è un’operazione futuristicheggiante? Da quale parte si pone il nostro? Chi è il Truffaut e chi l’Autant-Lara?

  27. Loreda, velocemente: non mi riferivo all’articolo che hai ripreso qui sopra e che, così mi pare di capire, non è attribuibile a te: l’hai semplicemente proposto se non sbaglio.
    Mi riferivo al “pezzullo sulle reazioni”. Francamente mi aspettavo di trovarci un tuo parere, una tua presa di posizione. Non la vedo, non la trovo e da lì nasce la mia personale senzasione di cerchiobottismo.
    Nulla di più, nulla di meno.
    Buona giornata. Trespolo.

  28. I libri di Baricco non sono pensati per un pubblico di “critici”. Si indirizzano ad un pubblico di lettori “poco professionisti”, poco affascinati dalla letteratura “alta”. Baricco nel suo intervento si è lamentato del pregiudizio che inevitabilmente colpisce uno scrittore di successo (economico chiaramente) come è lui, che non sa, o non vuole, scrivere libri per un pubblico di critici. Da protagonista del mercato qual è, Baricco è il caprio espiatorio al quale si ricorre per criticare quello stesso mercato. Adesso c’è da chiedersi: è giusto che ogni cosa partorisca, perchè macchiata dall’infamia del successo, meriti da parte della critica l’anatema del pregiudizio?

  29. @ les (e Astolfo)
    personalmente non ho alcun interessa a schierarmi pro o contro Baricco: mi sarei limitato a dire “mi piace” o “non mi piace”. Ho cercato di formulare una critica alla sua narrazione, giacché di critica si parlava. I rimandi “colti” sono il background culturale di Baricco, quelli che lui stesso ha più volte esplicitato in sedi pubbliche: per lui Vattimo è un “Maestro”, io trovo che sia coerente che baricco affermi ciò, il che, evidentemente, non vuol dire che “allora lo leggo”, oppure “allora leggo Vattimo”. Cosa c’è di strano, se nel formulare un giudizio di valore si mostrano le categorie, i referenti, gli strumenti dell’officina? Non c’è bisogno di essere “critici laureati” per farlo. Piuttosto: come mai ogni volta che si prova ad andare “dal testo al contesto”, come dicono i manuali, qualcuno posta un “ALT!”? Baricco, bene o male, ha un’idea di Novecento (nel senso del secolo) tutt’altro che priva di riferimenti “alti”, per criticare Baricco servirà parlarne o no? Se si parte da una piccola polemica nel bicchiere della critica letteraria, e si finisce a parlare del Novecento, per me significa che il livello si è alzato: così come se si parte da categorie generali (che sono sempre astratte) per sussumervi il caso particolare, il livello secondo me si è abbassato.

  30. Trespolo: non mi è stato richiesto un elzeviro bensì un articolo di mera cronaca. E’ diverso. Se poi vuoi vederci il cerchiobottismo a tutti i costi sei libero di farlo.

  31. Cara Loredana, sono Francesco Longo (un babette factory) ma parlo a titolo strettamente (ed esclusivamente) personale. Di tutta questa vicenda la cosa che mi colpisce è il mio ombelico. E cioè sentire da Carla Benedetti che un romanzo merita “un confronto serio e non due battutine lasciate cadere parlando d´altro, senza entrare nel merito”. Per la Benedetti questo è un “requisito minimo”. Mentre “a liquidare un libro con un sorrisetto derisorio sono buoni tutti”.
    Pochi post fa, qui su lipperatura, un lettore ricorda la Benedetti che parla su l’espresso del libro sullo Zar. Ecco l’ombelico. In quell’occasione la Benedetti scriveva a proposito del nostro libro (dei Babette Factory) che la nostra scrittura era del tutto “pacifica perché perfettamente in linea con ciò che chiedono lo “spirito” del tempo e le sue macchine. Per l’industria dell’intrattenimento va molto bene se chi scrive è solo un artigiano della narrazione disposto a spogliarsi della propria diversità espressiva e di pensiero. Meglio voci docili che si lasciano disciplinare dal “collettivo” che non singolarità imprevedibili. Meglio una scrittura sterilizzata che una piena di batteri ignoti.”.
    Tutte queste accuse sono per Carla Benedetti entrare nel merito di un libro? Si chiederebbe Baricco: Ha letto lei il libro? Lo ha stroncato?
    Auguri.
    Francesco Longo

  32. Girolamo,
    non mi riferivo in particolare al tuo intervento, che in parte posso condividere, quanto piuttosto cercavo di capire perché la questione doveva essere posta nei termini riduttivi “ha ragione Baricco” o “hanno ragione Ferroni & Citati”. Da un punto di vista sociologico, io personalmente ritengo importante che l’intervento di Baricco ci sia stato. Ci vedo uno scollamento positivo dalla falsa dialettica degli ultimi tempi tra scrittori e critica.
    Il solo fatto che sulla Repubblica di oggi ci siano gli interventi di Berselli, Lucarelli, Scurati e Buttafuoco lo ritengo un fatto positivo.

  33. Davvero torno a sorprendermi leggendo oggi su Repubblica che qualcuno si indigni a fianco di Baricco e che non si faccia invece una osservazione semplice semplice: Baricco voleva una stroncatura, l’ha avuta senza che se ne accorgesse. E’ ridicolo pensare che Ferroni avrebbe dovuto mandare la stroncatura a Baricco. Ma ve lo immaginate? Piuttosto se Baricco vuole qualcuno che gli faccia da ufficio stampa mi candido volentieri! Trovo fuori luogo l’intervento di Lucarelli: Caro Alessandro, poverino, qualcuno dice che i tuo romanzi sono letteratura-patacca e tu ti inalberi perché la critica fa il suo lavoro e non ne sapevi nulla. Ma perfavore…Piuttosto trovo sensato il paragone dei due “discorsi”: Baricco su Repubblica, Berlusconi al congresso USA. Due “tribuni narcisisti” strabordanti e venditori di cui faremmo volentieri a meno per un po’!

  34. @ CAROMASO
    Se io scrivo (mi capita, in genere, con piccole riviste di filosofia) una recensione di un libro scritto da un autore italiano vivente, gli mando la recensione, spesso in anticipo. Se uno dei miei non frequenti elzeviri ha per oggetto un evento specifico (che so, un convegno su Spinoza), faccio lo stesso. Poi tiro la lista di chi risponde e di chi non ha l’educazione di sprecare due righe per dire: ricevuto. Per me è una questione di educazione, che è merce rara in Accademia (quella italiana, beninteso). Per inciso, a volte mi chiedono come ho fatto a conoscete di persona Importanti Filosofi Viventi Non-Italiani, la risposta è sempre quella: ho scritto, e loro hanno risposto. Se io fossi Ferroni e scrivessi su una rivista a circolazione ristretta un pezzo su Baricco, vorrei fargli sapere quel che scrivo. Altrimenti, se non voglio farglielo sapere, mi comporto come quelli che si raccontano storielle sporche alle feste dietro le tende, e poi si danno di gomito ridacchiando.
    @Francesco Longo
    E’ di questo che parlavo nel mio post. Ma per citare la signora: “In Dieci si obbedisce meglio” (è il titolo del pezzo su IPA). Hai contato in quanti hanno fondato questa rivista?

  35. @ Girolamo. Condivido quasi tutto! Va detto con sincerità: la “politesse” non alberga frequentemente nella nostra Bella Italia. Tanto meno, purtroppo, nel mondo delle lettere. Capita anche a me di inviare qualche scritto a colleghi e studiosi (italiani). Coloro che rispondono, mi rammarico, sono una minoranza. Chi lo fa, anche dopo mesi, magari con qualche generosa recensione, mostra quell’attenzione all’altro che oltralpe e oltreoceano (mare) è prassi. E’ certo una vecchia storia. E’ un po’ come parlare del carente senso civico degli italiani. Riguardo a Ferroni non vedo però perché avrebbe dovuto mandare la recensione a Baricco. Non so se i due si siano mai incontrati, se si siano mai parlati in precedenza. Poco importa. La recensione sull’ultimo libro di B. era addirittura on-line sul sito della rivista “Giudizio Universale”. Era una cosa pubblica. Chi è molto famoso corre dei rischi, che ci vuoi fare. Forse si potrà obiettare che se si scrive “Baricco” su Google compaiono oltre 700.000 record. Se fossi stato Baricco prima di fare quella puerile invocazione alla stroncatura mi sarei documentato meglio. Ma non mi pare che sia nel suo stile. O forse il suo è stato un modo come un altro per alzare un bel polverone per poter vendere qualche migliaio di copie in più? Non mi sorprenderebbe…

  36. Non solo Berlusconi… l’intervento di Baricco mi ricorda anche altro…
    Avete presente Moggi nel dopogara dell’ennesima partita della Juve vs una ‘piccola’ squadra, maltrattata dall’arbitro, che ha usato sistematicamente due pesi e due misure (nota:io sono juventino e mi arrabbio)?
    Appena fiuta l’aria…sente pronunziare ‘sudditanza’…con tono fra l’offeso e lo scandalizzato inizia a menar colpi a destra e a manca… e se uno esagera…chiedere a Biscardi, che si è visto colpito da una fatwa (‘Invitiamo i tifosi juventini a non guardare il processo del lunedì’)
    Di questo tipo d’interventi,mi colpisce sempre la prontezza:vogliono,si dice in Sicilia, tagliare la ‘filama’(ragnatela) prima che s’allunghi.

  37. Chapeau, Monsieur Baricco!
    Io dico volutamente, sei riuscito a far rifiorire un genere letterario e tutti noi – dotti o sconosciuti – che sulla tua esca ci stiamo animatamente accapigliando.
    Ad eccezione dei due che, per humour ed intelligenza, non potevano che essere complici involontari del tranello.
    Merci!

  38. CaroMaso,
    non credo di aver detto quello che mi attribuisci. Ho solo detto che ci sono molti critici che scrivono di quello che non conoscono e che dovrebbero fare il loro lavoro con più serietà e passione. E ho anche detto che speravo non accadesse quello che sta succedendo: che tutti si mettessero a parlare di Baricco invece che della critica, che dovrebbe essere il vero oggetto del dibattito.
    Carlo Lucarelli.

  39. Se posso, non credo che un dibattito in tema di critica letteraria debba essere necessariamente impersonale. Il primo che ne ha fatto, almeno a apparentemente, una questione personale è stato lo stesso Baricco…

  40. Grazie a Carlo per la precisazione.
    Andrea, Baricco sarà anche partito da una motivazione personale, ma fermarsi a quella, in una discussione che era comunque auspicabile, è un’occasione sprecata, non trovi?

  41. @ Carlo Lucarelli: “E ho anche detto che speravo non accadesse quello che sta succedendo: che tutti si mettessero a parlare di Baricco invece che della critica, che dovrebbe essere il vero oggetto del dibattito.”
    Ma l’oggetto del dibattito è la critica, soltanto che non è ancora evidente: nel teatro in cui l’autore mette in scena la vittima e qualche buona ragione, qualche critico trucca l’opinine di ieri per adattarla all’oggi, il pudore si fotte ma la petulanza si vede ancora, l’impertinenza si tempera in un’autodisciplina da lustrascarpe, ci si annusa, si misurano le parole per non perdere la parola, il potere si nomina come entità astratta benché lo si usi come una mannaia, perché nella sua mancanza di precisione, nella sua mancanza di luogo e nella sua “carestia di soggetti” (del tutto fasulla), può accadere che “un maggior potere” faccia sosta “dalle nostre parti”: con urbano decoro e le mani pronte a compilare elzeviri, in una situazione nuova, si attende l’attimo in cui si capirà cosa sia successo, per agire di conseguenza (se qualcuno vede solo corti, e sono in molti, se questo “qualcuno” intravede un corte più ricca, e non di moneta, lascia che si gratti prima di prendere posizione, il suo prurito non ha nulla di letterario: ma c’è già la polvere del carro a cui s’attaccherà, perché il cortigiano si definisce per l’astuzia di comprendere che c’è un tempo esatto per piegare le ginocchia e prestare la propria opera).
    Non credo sia un aspetto secondario: a meno che non si voglia credere a un’onestà universale (ma sarebbe patetico autoinganno, visto che la suddetta onestà non rispetterebbe neppure il principio di non contraddizione)

  42. “… avere ragione è una ragione in più per non avere alcun successo ” (Davila Nicolas) è l’unico commento che mi sento di fare.
    Date uno sguardo al lavoro di scoperta che porto avanti su questo sito http://www.beatiisecondi.com.
    La letteratura è fatica.
    … e poi va detto ancora una volta ” non giudicate e non sarete giudicati “.
    I libri sono fiori che vanno innaffiati non recisi.

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