I CANARINI, IL GRISOU, LA LETTURA E LA NOSTRA INCAPACITA’ DI CAPIRE

Non da oggi uno dei miei librai preferiti, ovvero Giorgio Gizzi in arte Harry Crum, scrive le cose giuste a proposito della crisi dell’editoria. In un post su Facebook dice infatti fra l’altro (il grassetto è mio):

“I dati diffusi dal’AIE a fine gennaio sull’anno appena trascorso non sono affatto buoni, specie se si pensa che quel 3% di libri in meno acquistati in Italia (-2,1% a valore) si raffronta con un 2024 – definito all’epoca ‘orribile’ e ‘preoccupante’ – in cui il nostro Paese aveva perso un milione di lettori (stessa fonte).

“Un fenomeno europeo” ci fanno notare (la Germania perde il 4,9% delle copie, i Paesi Bassi il 3%) perché mal comune fa mezzo gaudio, ma c’è un Portogallo (+7) in clamorosa controtendenza e una Spagna che pareggia. E dovremmo capire perché loro sono così virtuosi e noi nella parte destra della classifica.

La lettura ha a che fare con la democrazia. Con la capacità di comprendere la realtà. Se non c’è lettura siamo tutti più facilmente vittime delle autocrazie.
Il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta ha dichiarato:
«Chiudiamo un anno difficile con un calo delle copie a stampa comprate che ci porta per la prima volta negli ultimi cinque anni sotto la soglia dei 100 milioni di libri nei canali trade. L’auspicio è che il 2026 possa innescare un cambio di direzione, anche grazie alle misure di sostegno alla domanda: fondo biblioteche da 60 milioni, la Carta Cultura per le famiglie meno abbienti da 17 milioni e, con riferimento al 2027, il Bonus Valore Cultura per tutti i diplomati entro i 19 anni che va a sostituire Carta Cultura e Carta del Merito».
Ed è lì che io mi deprimo davvero: perché se si vuole un’inversione di tendenza per l’editoria, ci dev’essere anche nel ripensamento delle operazioni definite “di sostegno”, sulla cui vera utilità il sottoscritto ha sempre mantenuto un forte scetticismo. A questo settore servono entusiasmo, capacità di visione, idee. E vedo invece l’arrivo di pannicelli caldi, di salassi per moribondi: alcuni previsti per l’anno prossimo addirittura.“.
Parole sante. Aggiungo qualche altra considerazione che riguarda la lettura e la capacità di comprensione: so di arrivare con qualche lustro di distanza, e con molta minore autorevolezza, rispetto a quanto diceva Umberto Eco, ma da ultimo constato ogni giorno di più come molti e molte non riescono a capire quello che leggono.
Qualche esempio recentissimo e personale: su X c’è tutto un fiorir di polemiche dopo il mio post su Tolkien, dove scrivevo con chiarezza (così, sciocchina, immaginavo) che il tira e molla fra partiti per la “proprietà” di Tolkien medesimo è deleterio. Dal momento che è il titolo era “A chi appartiene Tolkien?” la deduzione è stata che io volessi appropriarmene. Un lettore disattento equivoca, mi ha scritto un contatto. Certo, ma il problema è che sono parecchi a equivocare, e questo è preoccupante al di là della questione tolkieniana, che messa nei termini in cui è stata messa è onestamente risibile.
Non è il solo caso e, prevengo, non avviene soltanto sui social anche se la costruzione linguistica dei social medesimi è indubbiamente uno dei fattori che hanno portato a questa situazione: va infatti inclusa la ricerca e pubblicazione di testi narrativi sempre più piatti (non tutti, non sempre, ma spesso).
Qualche giorno fa ho letto un articolo del Post sui trent’anni di Infinite Jest. In fondo, dice la sua Martina Testa, all’epoca di Infinite Jest responsabile editoriale di Minimum Fax, traduttrice, americanista e tanto altro:

“Parliamo quasi di preistoria: è il libro di un’altra epoca. Non è autocompiaciuto e consolatorio come molta narrativa odierna, ed è molto ostico: ci sono le note, le descrizioni chilometriche, i personaggi che scompaiono e ritornano dopo centinaia di pagine e altri elementi che non si conciliano per niente con la nostra soglia di attenzione attuale”. Oggi sarebbe improponibile: “romanzi così grandi e impegnativi, ma capaci di ricompensare enormemente chi li legge, sono diventati una merce rara”.

Dunque, quella capacità di progettare di cui parla Giorgio Gizzi, capacità preziosa quanto mai, riguarda anche chi scrive e chi pubblica. Ma anche chi scrive online, vorrei dire. E’ una responsabilità comune che diventa urgente applicare, visto lo stato delle cose.

“Per difendersi dal gas grisou, i minatori di una volta portavano con loro una gabbietta con dei canarini, animali molto sensibili al gas. Se i canarini mostravano segni di soffocamento, era il momento di correre fuori dalla miniera”. Così Wikipedia. E’ la parte più debole che muore per prima, voglio dire. E c’è un sacco di gas in giro, da ultimo.

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