IL COPYLEFT E' UN'ALTRA COSA

Credo che la discussione che si sta svolgendo su Nazione Indiana meriti un’ulteriore riflessione. L’episodio da cui parte, segnalato qualche giorno fa anche qui da alcuni commentatori, non è infrequente: si tratterebbe di singolari analogie fra i testi di una scrittrice, anche attiva in rete, e quelli di una blogger. Le reazioni della scrittrice, a quanto viene riferito, non sembrano esemplari, e arrivano  a minacce di querela. Fin qui, assolutamente  niente di nuovo, se permettete: di plagi volontari o meno la storia della letteratura (e non solo) è pienissima. Querele incluse: e, in casi di minaccia,  non posso che essere solidale con i due minacciati (Sergio Baratto e, sì, il mitico Andrea Barbieri).
Però. Mi sembra che a giudicare da alcuni commenti al post che racconta la vicenda, e dal titolo apposto da Carla Benedetti, Copyleft? , si corra un rischio grave: quello di confondere questa storia, certo non esaltante, con una rivendicazione molto seria, di cui da diverso tempo si discute e sulla quale si stanno facendo passi avanti non da poco. Appunto, il copyleft (e il punto interrogativo del titolo non basta ad evitare la confusione, secondo me).
Ma nella discussione si tocca anche un’altra problematica importante, quella dell’identità in rete. Faccio un esempio, dal commento di Gabriella: “come ci si può difendere invocando il copyright se l’autore del testo non usa il proprio nome? Come posso dimostrare di essere io l’autore dello scritto e non un altro? Qui sta l’aspetto poco convincente dell’utilizzo dei nickname che si rivela strumento a doppio taglio. Mi sembra che riflettere seriamente su queste problematiche sia doveroso per tutti noi” .
Ecco, la mia preoccupazione è che l’accalorarsi su questa vicenda non porti a trattare argomenti fondanti per la cultura della e nella rete con toni inadeguati. A proposito del nickname, per esempio, già problematizzato da Carla nella discussione torinese sulla Restaurazione, inviterei a leggere questo post di Roquentin.

104 pensieri su “IL COPYLEFT E' UN'ALTRA COSA

  1. Poche palle, Lippa, in rete è più facile copiare e permettere alle varie Mazzuccate di farlo felici e contente.

  2. per difendersi dal plagio, un metodo (sicuro) potrebbe essere questo: prima di postare un pezzo (un pezzo a cui si tiene molto, ovvio) in rete, spedirlo per posta al proprio indirizzo, senza aprire la busta.

  3. Sono talmente pochi i testi per cui valga la pena difendere la paternità o maternità che non ha nessuna importanza sapere chi effettivamente abbia scritto la stragrande maggior parte di quanto pubblicato in rete. L’importante è l’idea, non chi la esprime o chi la firma.
    Comunicazione internettiana dovrebbe essere un modo di comunicare diverso, non ad incensare una personalità singola, ma a costruire insieme informazione, modo di pensare ed esprimerrsi alternativo. Ma se diventa ancora una volta egogentrismo, individualismo, competizione, allora tanto vale leggere i giornali dove tutto è firmato e, spesso, anche da professionisti.

  4. Eh no Viola, chi decide cosa va difeso e cosa non va difeso?
    Con questa logica quelli che tu chiami “professionisti” possono appropriarsi di testi di sconosciuti pergiunta minacciando di portarli dal giudice se reagiscono!
    Questo è il tuo pensiero alternativo? Brava, complimenti!!!!!

  5. Appropriarsi dei nomi altrui è sbagliato quanto appropriarsi degli scritti altrui.
    Ma questo non va confuso con il copyleft e con il diritto ad essere rappresentati da un nickname.

  6. Scrisse, a suo tempo, l’indimenticabile Ow Ouch a proposito delle denunce all’abuse man di Lucio Angelini, colpevole nientemeno che di MORPHING! (= uso di sempre nuovi nickname), tanto che gli fu addirittura blacklistato il numero di telefono da Libero [sic] Infostrada:
    “Ah, com’era perverso e polimorfo Lucio Angelini al tempo del morphing su
    Icling, come ricordava ieri, giustamente, mamma Peltio su Icl. Poi, per
    fortuna, la costanza e la saggezza degli interventi educativi approntati
    dalla sua pazientissima genitrice virtuale l’hanno trasformato in un
    piacevolissimo e compito gentleman inglese (ecco l’aggancio IT!). Lo stesso
    Ron, che con piglio epico ne smascherava puntualmente i travestimenti (il
    più delle volte, a dire il vero, scorgendolo proprio dove non c’era) adesso
    lo adora e vagheggia di una romantica gita in gondola con lui nelle acque
    (non importa quanto graveolenti) della laguna veneziana. Insomma, dal
    perverso polimorfo al deliziosamente omologato il cammino non è stato né
    facile né breve. Ma è con grande soddisfazione che possiamo oggi annunciare
    di avere con noi un Lucio Angelini perfettamente adeguato alle esigenze
    virtuali di Icling, e al contempo complimentarci con mamma Peltio-Montessori
    per l’efficacia dei suoi interventi educativi.” [da “Lucio Angelini al tempo del morphing”, Google/groups]

  7. quelal dei nick è la ormai classica polemica benedettiana contro ciò che lei intende per postmoderno, applicata alla rete: servono identità forti-stabili perché da esse nasce la responsabilità; diversamente nella propria pretesa libertà e intercambiabilità (relativismo) si ottiene piuttosto la fungibilità, ossia la sostituibilità da parte di un pensiero-potere che si fonda sul calcolo economico (sulla ragione strumentale). Volendo essere navigatori delle identità, si diventa in realtà numeri nel database delle multinazionali. Il postmoderno è così una mera funzione del capitale. Occorre recuperare teoreticamente la dimensione dell’autentico, poiché la “finzione” e le identità leggere sono strumenti del comando che ha assunto la dimensione fluida.
    Problema ideologico di questa prospettiva: è senza uscita tranne il volontarismo tragico o l’adesione a un pensiero trascendente – tendenza al monismo, possibile slittamento verso lo spiritualismo. Autori di riferimento: scuola di Francoforte, papa Ratzinger, economicismo M-L. Possibili antidoti: ermeneutica radicale, Spinoza, Negri
    🙂

  8. Cara Loredana, a differenza di te non mi lascio incantare dai ragionamenti di Roquentin ed è difficile che li trovi “risolutivi”.
    È bene, comunque, che ognuno si regoli come crede. Io stesso, a seconda dei contesti e dei periodi, ho alternato il mio nome vero a vari nickname [ricordo a Roquentin che le parole straniere su usano al singolare in frasi italiane:-/] o vie di mezzo (Fake di Angelini). Trovo scorretta e perseguibile UNA SOLA POSIZIONE: quella di spacciarsi in maniera subdola per qualcun altro, come è successo di recente in Nazione Indiana dove un tizio si è firmato Tiziano Scarpa. Tempo addietro è più volte successo anche a me di restare vittima di malintenzionati (caterve di messaggi postati a MIO NOME in vari niusgruppi, con clonazione persino dell’indirizzo e-mail).
    Come ho precisato altrove, firmarsi Richard Gere in un blog come Nazione Indiana può rappresentare uno scherzo autoevidente. Firmarsi Raul Montanari nello stesso blog senza esserlo è scorretto e penalmente perseguibile.
    Altrettanto squallido, anche se non sempre di facile dimostrazione, spacciare per propria l’opera di un altro o parti di essa.
    Ma il copyleft, hai ragione, è tutta un’altra cosa.

  9. @ Angelini:
    “[ricordo a Roquentin che le parole straniere su usano al singolare in frasi italiane:-/] ”
    Lo so benissimo, così come so che è una convenzione. Giacché la trovo idiota, mi regolo come preferisco: ed essendo una convenzione idiota, ti faccio notare, comincia ad essere accettata la convenzione opposta: a meno che tu non sia in attesa che si pronunci l’Accademia della Crusca per accorgertene, o che non sia in attesa della prossima edizione del De Mauro (prima di consultare il De Mauro, consulta i “testi” di linguistica di Tullio De Mauro, sai quante sorprese per te!)
    Angelini, io non credo di dover o poter incantare nessuno, e ti invito ad avere più rispetto per chi legge (nel caso, Loredana Lipperini). Non sei tu quell’individuo speciale che si sottrae alla malìa di un incantatore d’occasione, non è questo il caso, non è questa la situazione. Se hai qualcosa di sensato da dire sul piano degli argomenti, ho lasciato i commenti aperti. Angelini: ho scritto “di sensato”.
    Ivan

  10. il problema lo vedo come la classica sindrome di tafazzi della sinistra. copyleft. sarebbe bello se lo facessero le case farmaceutiche. invece lo fanno gli scrittori, bravi. bravissimi. ma poi i soldi li prende la mazzucato e la bayer. sbaglio? sbaglio o è di sinistra difendere i lavoratori? il diritto ad essere pagati per il proprio sudore? scrivere è o non è un lavoro? wm1 mi mangerà, già lo so…

  11. Problemino per chi parla di fungibilità: ogni fungo è uguale a un altro? io sono come la benedetti? 🙂 forse peggio, ma uguale direi proprio di no, (alla)carlona mia!

  12. Giorgio, ammettendo che io sia d’accordo in parte con te, il problema delle identità forti e stabili e dell’assunzione di responsabilità, così come posto da Carla Benedetti, è di un’approssimazione inaccettabile. A parte l’approssimazione, Carla dovrebbe spiegarsi meglio, perché molte persone non capiscono assolutamente nulla di ciò che sostiene in merito (e non è colpa mia). Dice molto di più, con gli atti, Wu Ming, piuttosto che con le teorie Carla Benedetti (in questo momento). Gli atti hanno il potere di trasformare le teorie in prassi senza la necessità di tortuose delucidazioni, molto spesso. Lungi da me il “rifiuto della teoria”: ma con riferimenti precisi, con linguaggio adatto, e con il dovere della chiarezza. Non ho i secoli dalla mia per leggere le elucubrazioni del tutto campate in aria di chi risponde a Carla Benedetti dando per assunto che il suo pensiero sia di un nitore esemplare: non lo è (mi riferisco ai dibattiti su nazioneindiana, che per comodità, d’ora in poi, definirò “autodibattiti”).
    A proposito di responsabilità, tengo in gran conto l’opinione di Chomsky, secondo cui un intellettuale è responsabile della catena di malintesi che possono derivare dalle sue affermazioni (e delle diatribe a dir poco folli)

  13. tremate tremate le copione son tornate!
    beh, ci sono due aspetti, detto terra terra come faccio di solito. il primo positivo è che la rete è un esplicito invito a rendersi unici/he riconoscibili (attraverso il nickname, per esempio, penna rossa da maestrina supplente nel mio caso a cui non rinuncerei neanche se cambiassi mestiere :-)); il secondo è che a litigare per un pezzo di osso, l’osso ci guadagnerà. ops, sono tutte e due positivi?
    ma sì. come si può pretendere la protezione di un “pezzo di linguaggio” anche s efaccia parte della “propria storia personale e ci si tenga fino a volersene morire per dimostrarne l’autenticità, nonchè/o la veridicità”?
    chi ha scritto i testi copiati ha la “capacità” di scriverli. gliene sarà facile scriverne altri (in cui magari sfotte il/la copiona). lo stile! ah, lo stile! (ma interessa solo a wu ming lo stile?)
    non lo dico perchè sia la soluzione migliore o l’unica, questa, il fatto di – cercare di – fregarsene. ma è solo l’unico modo di preservare la “libertà” che la rete offre. è la soluzione meno peggiore.
    per il resto per chi ci tenga, valgano metodi spiccioli, come quello indicato da (…scusami): spedire al proprio indirizzo in busta chiusa il testo. 🙂
    la rete come società del “libero scambio” diventerebbe secondo voi del “libero furto”? che occasione sprecata, che peccato, signora mia!

  14. Parliamo solo di rete, allora.
    Poniamo il caso che in testa alla dicitura estesa sul copyleft ci sia un’indicazione di copyright – tipo, che so, in calce a ilpostodeilibri.it:
    “(C) Scarparo e Haydn 2005”
    Se a tale indicazione segue la lista delle eccezioni consentite al divieto di copia, e se fra tali eccezioni non è previsto il plagio maligno (ne esiste anche uno creativo, già teorizzato da Lautréamont, ma non avventuriamoci in quei dintorni) con auto-attribuzione del testo copiato, nel caso questo accada vale il copyright, in base alle leggi vigenti.
    L’espressione che si utilizza per il copyleft e le cc è: “Alcuni diritti riservati”.
    Appunto: alcuni. Altri invece no.
    Comunque, secondo me il plagio da parte della poetessa è già stato abbondantemente compensato dalla figuraccia che ha fatto poi. La plagiante ne ha tratto danno morale e forse materiale (perché molti ci penseranno due volte prima di comprare i libri che cura e scrive), mentre la plagiata ne ha tratto affetto, solidarietà, nuove amicizie, e maggiore notorietà dei suoi versi.
    Quanto a chi ha disvelato il plagio, ne esce come un coraggioso raddrizzatore di torti (attenzione: nessun sarcasmo in questa mia
    definizione).
    Continuare ad libitum significherebbe solo incoraggiare al linciaggio della plagiante, e non mi pare il caso: la levata di scudi diventerebbe conformistica, un po’ come quando il 90% dei blogger d’Italia infieriva su tale Loredana Morandi.

  15. Wu Ming ha ragione:
    apponete la Common License Creative anche se scrivete un semplice bigliettino d’auguri, perché non si sa mai.
    Saludos
    Iannox

  16. scusa wu, in realtà
    “ri-entri in rete” con un’autorità che non ti viene dalla rete, ma da “un sistema editoriale” – per adesso – esterno alla rete. se così fosse stato anche per la “copiata” il problema non si sarebbe posto.
    vengono fuori due problemi diversi
    1. lo scambio (che deve essere, secondo me) gratuito in rete
    2. la possibilità per chi ha un ruolo “istituzionale” di essere (comunque) più protetto di chi non lo ha. ma questo secondo problema non viene dalla “rete”. se ciclostilo una poesia e antonio porta me la ruba difficilmente dimostrerò che è mia. no? 🙂

  17. Roquentin. Le lingue sono ***in sé*** convenzionali, arbitrarie e simboliche. Se a te fa più piacere chiamare il cane ‘gatto’ e il gatto ‘topo’, sei padronissimo di farlo e senza aspettare le decisioni dell’Accademia della Crusca. Magari avvisa l’interlocutore… altrimenti la comunicazione va a farsi benedire.
    Più sensato di così?

  18. gl, non ti mangio, no. E’ solo che non hai proprio capito cos’è il copyleft, che si basa sul copyright e prevede l’attribuzione autoriale e la remunerazione dell’autore. Il lavoro va pagato. Altrimenti risulta difficile capire come mai noi campiamo del nostro scrivere.
    Tutti lì a girare a vuoto, a chiedersi come ci si possa premunire in rete etc. etc.
    Sono anni che si dibatte di (e si applica il) copyleft, ma vedo che c’è gente che si è persa tutte le puntate.
    Andate su http://www.creativecommons.it e non vi risulterà più tanto arcana la dicitura in fondo alla homepage del nostro sito:
    “Salvo diverse indicazioni, il contenuto di wumingfoundation.com è pubblicato con licenza Creative Commons “Attribuzione – Non Commerciale – Condividi allo stesso modo 2.0″. Se ne consente la riproduzione, diffusione, esposizione al pubblico e rappresentazione, purché non a fini commerciali o di lucro, e a condizione che siano citati l’autore e il contesto di provenienza.
    E’ consentito trarre opere derivate, per le quali varranno le condizioni di cui sopra”.
    Principio che nei nostri libri è riassunto in una dicitura ancor più semplice:
    “(C) Wu Ming [anno]
    Published by arrangement with Agenzia Letteraria Roberto Santachiara [etc.]
    E’ consentita la riproduzione parziale o totale dell’opera, purché non a fini commerciali, e a condizione che questa dicitura venga riprodotta.”
    Quindi: niente lucro altrui, obbligatoria l’attribuzione autoriale tramite la riproduzione della dicitura copyright, che continua a valere come “base”, al di sotto delle eccezioni e condizioni comunicate.

  19. Roquentin, se io dico “è un secolo che ti aspetto” non significa che è passato davvero un secolo. L’equivoco di fondo tra me e te è che tu contesti la lettera delle mie affermazioni, che spesso sono esagerazioni ironiche.
    Quanto al mio indirizzo, il più facile è lucioangelini@infinito.it o quello che figura in http://www.librimoltospeciali.com, ma non dirlo a nessuno, se no mi arriva un sacco di spam.
    Se vuoi possiamo anche incontrarci all’OK Korrall:-)

  20. Finora va bene, ma entro 24 ore se ne parlerà in almeno duemila blog in giro per l’Italia, e so già che gli interventi utili saranno a dir tanto una decina: il resto saranno scariche di insulti.
    Nel giro di 48 ore ne parlerà il Corriere, con accenti intollerabili. Poi tutti gli altri giornali. Poi L’Espresso e Panorama, e lì la vicenda sarà già diventata una pochade ben poco comica.
    Sì, perché non si parlerà tanto del plagio, quanto della reazione scomposta della plagiante. Dalla giusta critica si passerà alla character assassination.
    Questi, è vero, sono solo cazzi della tipa, chi è causa del suo mal etc. etc.
    Ma sarà l’ennesimo polverone inutile, come quello sul Salone, o la contrapposizione Pincio-Piperno etc. etc.
    Le critiche, anche durissime, sono preziose se a ragion veduta e sincere. A me non piace l’attaccare il cattivo di turno solo per conformismo, per sentirsi parte di un gruppone, illudersi di essere solo mezzo metro dietro i trend-setter.
    Tutti lapidano qualcuno, e allora, giacché passo da ‘ste parti, tiro un sasso pure io.
    Bene ha fatto la Lippa a focalizzare l’attenzione sul problema di fondo e il rischio di equivoci.

  21. Ivan, mi sono limitato a dare una tendenziosa ricostruzione dell’opinione della Benedetti su questi punti per come io l’ho capita leggendo alcuni suoi testi – il che, è irrilevante ma lo preciso, non implica che io sia d’accordo con tale impostazione, anzi è ovvio che non lo sono. Si tratta di una ricostruzione ovviamente molto parziale e, si sarà capito, anche un po’ ironica – ratzinger… – in cui immagino Benedetti non si riconoscerà per nulla. Secondo me, tuttavia, quello è il possibile retroterra delle sue opinioni: la critica del postmoderno come “abdicare della ragione” nei confronti della fluidità del mercato e delle sue maschere, divenute pensiero unico, e il conseguente aspirare a un concetto forte di identità, di radicamento e di critica (è lo sfondo francofortese, la cui evocazione la fa infuriare tra l’altro…). Una lettura del postmoderno, fosse vera, quantomeno ingenerosa (a mio parere anzi sbagliata del tutto, ma io non conto). Poi, Benedetti è un critico non un filosofo, quindi che tutto ciò appaia incredibilmente superficiale si deve sia al fatto che schiacciare una disciplina sull’altra – ciò che io sto facendo – è in realtà molto scorretto e produce risultati confusi, sia ai possibili errori o volute malizie della mia ricostruzione.

  22. D’accordo con WM1, e non per aver ricevuto intimidazioni, l’ipotesi (remotissima per la verità) di un eventuale futuro linciaggio non piace nemmeno a me, e non credo di sbagliare a dire che non piacerebbe nemmeno alla giovane blogger Elos.

  23. @angelini: ho pochissimo tempo per via dell’adsl: per evitare di andare OT, mi fai il favore di “passarmi” il tuo indirizzo email? (non è uno scherzo, anche se qualcuno mi darebbe del masochista)
    Se la lingua è convenzione (vero) la legittimità di una variazione rispetto alla regola è data anche dal grado di equivoco che può generare la variazione nel corso della comunicazione. Se io scrivo bloggers chiunque mi comprende, se scrivo cane al posto di gatto NO. Il tuo esempio è completamente sbagliato.
    E la discussione pubblica in merito a questa sciocchezza, per quanto mi riguarda, finisce qui. Vorrei seguire i commenti senza il tuo intercalare vanamente polemico.

  24. I bee-jays del Corriere visitano questo blog. Se ci tengono a non essere banali e prevedibili, dopo il commento di WM1 dovrebbero decidere di non scrivere. Ma questa è la gente che ha dedicato fior di articoli alla Benedetti che definiva Faletti “genocida”, allo scazzo Nove-Genna, al modestissimo articolo di Nove sul Salone… Possiamo davvero sperare che non ci infliggano anche la polemica gonfiata su questo fatterello, magari sproloquiando sul copyleft come qui molti temono?

  25. Wu Ming1. Un solo appunto: l’esecrazione telematica della Mazzuccato coinvolgerà sì e no qualche dozzina di persone. Vabbè, ho capito, voi da soli siete già cinque, allora allarghiamo a 1000 persone e non se ne parli più. Basta davvero così o vale la pena coinvolgere la CNN?:-)

  26. Inoltre, Roquentin dice:
    “Se la lingua è convenzione (vero) la legittimità di una variazione rispetto alla regola è data anche dal grado di equivoco che può generare la variazione nel corso della comunicazione.”
    Non è detto. Se io scrivo “ho andato a casa” anziché “sono andato a casa” variazione dell’ausiliare non compromette la comunicazione e il grado di equivoco resta basso. E tuttavia…
    >> “Se io scrivo bloggers chiunque mi comprende, se scrivo cane al posto di gatto NO. Il tuo esempio è completamente sbagliato.”
    Vediamo: se io scrivo: “un lavoro svolto a cazzo di gatto” anziché “un lavoro svolto a cazzo di cane” nemmeno in questo caso la comprensione è compromessa.
    Eh, caro mio, a volte non basta dire pane al cane e vino al tino… per sembrare Ivan Il Terribile:-/

  27. Condivido le tue perplessità sull’uso del tiutolo sicuramente idoneo a generare confusione.
    Ma é niente rispetto alle perplessità (oviamente si tratta di un eufemismo) che mi suscita la vicenda e la penosa risposta della Mazzuccato.
    Che, invece di scavare una buchetta e andare a seppellircisi, pretenderebbe addirittura di usare l’ultima arma dei debopli: la querela.
    E pensare che c’é chi la ritiene un punto di riferimento.
    contevico (quello che ha avuto il piacere di riaccompagnarti all’albergo fiorentino – per i lettori maligni aggiungo ” insieme a mia moglie”) domenica sera.

  28. ho postato ilpostodellamaglialarga.it e non lo trovo più. l’ho postato o no? della serie siamo “stonati o spiritosi”? peccato. se arrivano i beejays del corriere e non mi trovano 🙂 che emozione. metterò a frutto(a) a la mia malinconia per qualcosaltro.

  29. Bello che tutta una comunità insorga per questa cosa. 🙂 Loredana, a Como non c’eri. 🙁

  30. In questa storia vedo tre cose:
    – la pochezza di una “scrittrice” che ha pubblicato romanzetti furbi e mediocri.
    – la voglia di gogna che purtroppo abita i blog
    – il tentativo di Carla Benedetti di tirare la vicenda alle proprie tesi contro il nickname e forse anti copyleft.

  31. Referendum e verità: la ricerca sulle cellule staminali adulte
    Sabato 28 maggio, dalle ore 10
    presso “Il Circolo” di via Marina, via Marina 1 – Milano
    Partecipa anche tu alla presentazione del libro di Angelo Vescovi:
    “La cura che viene da dentro. La grande promessa delle cellule staminali e le alternative alla clonazione” (Mondadori).
    Programma:
    Scienza, coscienza e verità
    Prof. Angelo Vescovi condirettore Istituto per la ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano
    Loris Brunetta presidente associazione “L. Brunetta” per la ricerca sulle cellule staminali adulte
    Prof. Lorenzo Ornaghi rettore Università Cattolica del Sacro Cuore. Comitato “Scienza & vita”
    Perché non votare
    On. Maria Pia Garavaglia – Margherita
    On. Maurizio Lupi – Forza Italia
    On. Massimo Polledri – Lega
    On. Patrizia Toia – Margherita
    On. Luca Volonté – UDC
    Coordina i lavori: On. Antonio Palmieri
    Segreteria organizzativa:
    tel. 0228389247 fax 0228389216
    e-mail palmieri_a@camera.it
    Incontro organizzato da: associazione culturale interparlamentare “Non votare!”, in collaborazione con: associazione “Il Cortile”; associazione culturale “Nuove onde”; associazione “La strada”

  32. Una cosa al volo: Cesare, non ti ho mai cancellato. Oggi il blog fa le bizze, se non hai visto il tuo commento il motivo è esclusivamente tecnico. Sul resto, ritorno dopo.

  33. ahime severus ha ragione su due punti, che però andrebbero messi in una propsettiva meno ‘severa’ e più aperta dialetticamente:
    carla benedetti sembra molto impegnata ad investigare la questione dell’identità creativa. è interessante e ha molto a che vedere con l’idea stessa di autore, già, perchè non si capisce bene se l’autore è uno che mette insieme i pezzi o se è uno che va in pezzi.
    tra i blogger c’è fame di gogna, ma è inevitabile, la rete è per lo più uno sfogo per frustrati.
    in generale, i modi per proteggere i propri scritti (licenze creative commons) ci sono, fatene uso.
    oppure, trovate un modo artigianale, tipo quello proposto da ALICE per provare la paternità/maternità dell’opera e poi fate causa a chi vi ha plagiato.
    infine, lo sputtanamento è sempre un’emozione, manda un brivido giù per la schiena.

  34. Il copyleft è una cosa il plagio tutta un’altra.
    Il fatto che nella rete così come nella vita esistano persone, casi sporadici, esempi di malafede non può e non deve interferire con una iniziativa che consente a molti l’opportunità di farsi conoscere.
    Ogni forma di libertà collettiva contiene in se il germe della malafede individuale e purtroppo non tutti, come invece è avvenuto in questo caso, possono contare su una sorta di giustizia popolare.
    D’altra parte la Mazzucato non è nuova ad iniziative a dir poco discutibili.

  35. Giusto Iannox,
    è curioso come questi meccanismi della rete poi consentano colossali ribaltamenti.
    Si dilatano le cose, si enfatizzano, si gonfiano, esaltano, poi vanno a parare dalla parte opposta.
    C’è un mettere alla gogna che però può trasformarsi, lentamente si trasforma, in una forma di pubblicità, sempre più grande. Mi pare che stia accadendo. Gliel’ho scritto anche sul suo blog, in questo senso c’è una certa perversa abilità della scrittrice, molto spregiudicata, discutibile nel suo non rispondere, ma perversamente abile.
    E continua ad avere una sua parte di consensi ; anche per queste persone occorre avere rispetto, se no si butta veleno su tutto e tutti e non mi piace. Fermiamci. Si tratta di senso della misura.(io diffido di “tribunali popolari” )
    Smetterei di nominare la persona , confermo che conservo i miei dubbi e confermo, in parte, un apprezzamento del lavoro di Mazzuccato, non di tutto ma di una parte.
    Lei, specifico, scrive narrativa, o almeno fino ad ora ha sempre scritto narrativa e non penso la si possa considerare poetessa. Ma a parte questo sono d’accordo, liste nere o no che è soggettivo, che attiene al gusto,basta
    “personalizzare” la vicenda.
    E’ solo fuorviante, inutile e anche abbastanza sleale.
    Va bene lo scoppio di adrenalina ma a scapito degli altri diventa fastidioso e poco etico, anche per chi legge e per chi valuta i dibattiti che avvengono in rete, non solo parto di frustrati, anzi.
    Parliamo di testi, di nick.
    Focalizziamo il tema come bene ha fatto Lipperini e come dici tu Iannox.

  36. @ VISCONTESSA
    Concordo: copyleft e plagio, due cose, distinte, da trattare in modo distinto.
    L’indifferenza s’impone come necessità critica e civica in un caso come questo. Un’indifferenza che sia totale e di più. “Per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti… ” Così si cantava, così. Chissà perché si dimentica tanto facilmente. Io no.
    Credo che stasera guarderò Arancia Meccanica: ho questo impulso, chissà come mai.
    Iannox

  37. Il copyleft è una cosa il plagio tutta un’altra.
    Il fatto che nella rete così come nella vita esistano persone, casi sporadici, esempi di malafede non può e non deve interferire con una iniziativa che consente a molti l’opportunità di farsi conoscere.
    Ogni forma di libertà collettiva contiene in se il germe della malafede individuale e purtroppo non tutti, come invece è avvenuto in questo caso, possono contare su una sorta di giustizia popolare.
    D’altra parte la Mazzucato non è nuova ad iniziative a dir poco discutibili.
    Mazzucato non è nuova ad iniziative a dir poco discutibili.

  38. @ VISCONTESSA
    Concordo: copyleft e plagio, due cose, distinte, da trattare in modo distinto.
    L’indifferenza s’impone come necessità critica e civica in un caso come questo. Un’indifferenza che sia totale e di più. “Per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti… ” Così si cantava, così. Chissà perché si dimentica tanto facilmente. Io no.
    Credo che stasera guarderò Arancia Meccanica: ho questo impulso, chissà come mai.
    Iannox

  39. Confermo, ci son problemi tecnici: un paio di commenti lasciati son subito immediatamente mangiati. Vabbe’.
    Mi sembra che tutto questo parlare di e sulla Maz. ecc. ecc. non faccia altro che portar acqua al suo mulino, acqua buona, perché, nel bene e nel male, le facciamo solo una grossa pubblicità. E’ quello che voleva? La butto lì come ipotesi. Ma l’ipotesi, stranamente, sta assumendo un contorno orwelliano almneo per me. Ditemi paranoico, ma se non ve ne foste accorti la pubblicità che si sta (che le stiamo) facendo è qualcosa di mostruoso, in senso di grandezza. Ecco perché ho scelto di non parlarne, non più, in nessun caso. Vogliamo parlare di copyleft e copyright? Bene. Ma lasciamo la Maz. fuori da questo argomento, lasciamola fuori per non farle ulteriore pubblicità.
    Per quanto mi riguarda io la vedo così. Ed è chiaro che è nella mia black list. Non è il gusto del linciaggio o che altro. E’ piuttosto una sana voglia di dedicarle una sana e infinita indifferenza. Peccato che molti, troppi, ancora non abbiano compreso che l’indifferenza è l’arma più grande soprattutto quando viene da tanti.
    Saludos.
    Iannox

  40. Nessuno che scriva poesie in Italia lo fa “per fini di lucro”. La poesia non vende niente, tanto vale darla via gratis (la poesia, intendo).
    Ed è sempre esistito chi si appropria dei frutti del lavoro altrui semplicemente per goderne senza compiere quel lavoro in prima persona. Dico questo senza voler mettere alla gogna proprio nessuno, è un discorso generale.

  41. Vedendo che il commento precedente resiste acquisto sicurezza e oso ancora.
    Lo sputtanamento sarà anche una scarica di adrenalina ma non è pratica consigliabile o per lo meno sarebbe da praticare con precauzione. Si rischia di produrre una spontanea solidarietà con chi viene messo alla gogna senza neanche la parola o il beneficio del dubbio ma solo atti difensivi. Brutti, certo.
    Ma il giusto fastidio per una risposta “legale” svanisce e sembra quasi legittimo se si prosegue in un attacco personale e non in un discorso generale(è quello che avevo scritto prima). La gogna continua diventa un modo per intimidire e delegittimare che arriva a giustificare risposte legali.
    Non ai miei occhi, ma possono apparire un modo legittimo per difendersi.
    Ripeto questo, speranzoso della tenuta di questo pc e con l’idea che sarebbe interessante ascoltare una spiegazione-giustificazione di Mazzuccato, che mi interessa proprio per l’assenza di fini di lucro( altrimenti farei due più due) e quindi di manifesto movente.

  42. @ CESARE
    Sì, il consenso c’è, dei soliti. I commenti, i più, non recano firma alcuna. Occhio ragazzi. Ma ho già detto, e della M. non intendo parlarne ulteriormente.
    Focalizziamo il discorso su questioni veramente importanti che siano al di là del caso. Si sgonfierà da solo, ma solo se ci sarà totale e sana indifferenza da parte di tutti.
    Saludos
    Iannox

  43. Dici bene, Iannox. Indifferenza.
    Mi permetto di rimandarvi all’appello alla dimenticanza che ho postato da me.

  44. Sì possono esserci altri fini a un plagio che mi ostino a definire “presunto” ma in rete mi sembrano molto relativi questi concetti. Concordo con uno dei primi commenti, quello di Viola. Mi pare una festa di egocentrismi, di piccoli narcisismi.
    Sono veramente pochi i testi in rete per i quali darsi la pena di difendere la paternità( o maternità come nel caso in questione essendo vicenda che coinvolge due signore) Quanto al consenso non firmato, Iannox io vedo anonimi ovunque, anche qui.
    Non so se sul blog della signora in questione siano anonimi sospetti più che altrove e poi vedo anche molti nomi con mail e blog, come ovunque.
    Quanto alle questioni sull’ essere scrittore, Andrea. sul volerlo essere, sul poterlo essere non saprei cosa dire. Non lo sono e non è mia ambizione. Forse in troppi confondono.

  45. Mi sento troppo pigra per intervenire, ma l’aver accostato l’operato della M. con la parola copyleft (in maniera ironica, interrogativa o altro, non importa) non fa che ingrassare le mie perplessità riguardo a NI. Non parliamo poi della discussione sui nickname che uso e che continuerò a usare per motivi e ragioni miei e che non riguardano NI. Roquentin, grazie per il tuo intervento.
    Detto ciò passo a segnalare anche alla sig.ra M. un esempio di uso creativo delle proprie possibilità che viene dalla prima puntata di un libro pubblicato su Carmilla:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2005/05/001381print.html
    ecco un caso non di plagio, ma di ‘pregio’.
    Che impari nostra signora.
    Per quello che mi riguarda d’ora in poi a molti che non tollero (non tra voi o sul web, certo :-)consiglierò, d’ufficio, l’iscrizione al Pus Dei 🙂
    Le spiegazioni su questo fenomeno di antica e religiosa associazione li trovate nel link.
    Buona lettura
    Besos

  46. @ ALDERANO
    Carissimo Alderano,
    ho risposto da te, sul tuo blog giustamente.
    Che s’imponga l’indifferenza che cantano i poeti senza creare mostri.
    Un forte abbraccio con amicizia e stima sincere, anche qui.
    Giuseppe
    @ SPETTATRICE
    Ah, il Valla. Un geniale. Finalmente un suo romanzo on line. Ne sono felice assai. L’avevo già visto, letto, assoporato.
    E tra le altre cose, da non sottovalutare assolutamente, ritengo Riccardo Valla uno dei migliori traduttori che abbiamo. Veramente mirabile.
    Besos.
    Giuseppe

  47. caro cesare
    chiaramente, non parlo di uno sputtanamento fatto “a cazzo di gatto” (angelini). non parlo di buttare merda gratuitamente su qualcuno. se vuoi, se “sputtanare” non va bene perchè connotato negativamente, chiamiamolo disvelamento della verità.
    ma veniamo a noi, il fatto che un plagio non sia motivato dal lucro non significa che non possa avere altre motivazioni, tra cui, una che sembri aver dimenticato, quello del rivendicare la paternità dell’opera.
    qui sorge il problema di che cosa implica il voler essere scrittore, l’essere uno scrittore e il fare lo scrittore.

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