Su Avvenire c’è (c’era) un interessante editoriale di Giampaolo Serino, che vi giro:
“Un reality show con protagonisti scrittori, editori e critici letterari? Fortunatamente non è un format televisivo ma «New Grub Street», romanzo scritto dall’inglese George Gissing nel 1891 e finalmente pubblicato, per la prima volta in Italia, da Fazi. Un libro di un’attualità sconcertante, quasi profetico, e che mette a nudo, con quella presa diretta che soltanto le telecamere di carta riescono a restituirci, un universo letterario molto simile al nostro. Terze pagine che montano casi editoriali del tutto inventati, critici impegnati a trovare nuovi capolavori ad ogni angolo d’inchiostro, libri trasformati in prodotti, scrittori ridotti a mercanti e lettori completamente in balia della «vertiginosa e volgare amplificazione del mercato editoriale». Il rischio? Per Gissing è che la letteratura sarebbe diventata un deserto di parole stampate e la critica letteraria un’arte declassata al pettegolezzo e al sensazionalismo. Uno scenario non molto lontano da noi: da una parte dibattiti che all’inchiostro hanno sostituito la polvere della noia, dall’altra i classici istantanei, nuovo fenomeno della nostra «società dello spettacolo». Libri blockbuster, ma che abbiano una parvenza di spessore. Accantonati i vari Wilbur Smith e Ken Follett – che come le sigarette sembrano ormai banditi dai luoghi pubblici – la nuova tendenza sono proprio i classici istantanei, romanzi spesso di qualità liofilizzata, che non sfigurano sui mezzi di trasporto e che possono sempre rivelarsi un ottimo strumento di conversazione durante le cene del sabato sera drammaticamente orfane di qualsiasi programma degno anche soltanto di fare da sottofondo catodico. Ogni stagione ha il suo classico istantaneo: c’è stato l’anno di Umberto Eco, quello di Andrea De Carlo, quello di Jonathan Franzen, quello di Giorgio Faletti. Ora tocca a «Con le peggiori intenzioni» di Alessandro Piperno, lettura obbligata per chiunque non voglia rimanere isolato dal mondo della cultura. Il libro può piacere o non piacere, ma il fascino perverso del classico istantaneo non sta nei contenuti, ma nella grandiosità del suo lancio, nella sua capacita (im)mediata di imporsi al grande pubblico. Eventi editoriali che – con nessuna malizia e nemmeno «con le peggiori intenzioni» – fanno pensare a ciò che Gissing scrisse più di cento anni fa: «Le persone non hanno successo nell’attività letteraria per poi essere ammessi in società, ma si fanno ammettere in società per avere successo nel mondo letterario».”
se è per questo, ancora più profetico è il monito: “ai lettori futuri:
state in guardia contro quel pessimo tiro che autori, editori e recensori hanno già giocato a noi, ammaestrandoci a leggere a tempo, cioè tutti insieme la stessa cosa, cioè l’ultima novità, per averne pretesto e materia di conversazione.
mentre la gente, invece del meglio di tutti i tempi, legge sempre e soltanto le novità, il secolo affonda ogni giorno di più nella propria sporcizia. il nuovo è raramente buono, e il buono è nuovo solo per breve tempo.”, parerga und paralipomena
Bellissimo articolo.
Dolece Loredana,
so di essere OT ma non ho altro modo di segnalarti il Kimi Ni Shizuka Project. Un progetto letterario animato da alcuni de iQuindici con nobili e pratici scopi al servizio dei talenti inediti. http://www.kiminishizuka.org
Sarò a Torino.
Non posso perdermi gli insulti di Massimiliano Parente a Lipperini.
Caro Iannox, che male c’è? Io per quest’anno sarò in sabbatico: un anno isolato dal mondo della cultura, sperando che l’anno prossimo, nuovo giro, mi riammettano.
Cito con le peggiori intenzioni:
«Con le peggiori intenzioni» di Alessandro Piperno, lettura obbligata per chiunque non voglia rimanere isolato dal mondo della cultura.
Con le peggiori intenzioni, dico:
a me non mi ci obbliga proprio niuno a leggermi il Piperno perché fa moda o che altro. Sono fuori da che? Di testa. No, ce l’ho sul collo, ed è megllio. E finiamola col diro che Piperno, poi Tizio e prima Caio sono la cultura. Sono la moda: ed è molto diverso, assai diverso, perché la moda la dimentichi nel tempo d’un batter di ciglia.
Saludos
Iannox
@ AZIONEPARALLELA
Caro, il mio è un discorso un po’ diverso: non prendo Piperno perché a forza di sentirne parlare a “destra” e a “sinistra”, mi son venuti due piperni da non poterne più. Non è una questione sabbatica per me.
@ ANDREA C.
Concordo con te, Andrea, almeno per quanto riguarda gli allegati ai quotidiani: hanno avvicinato almeno alcuni alla lettura, seppur non sempre d’alto livello. Però ci sono allegati ed allegati, e molti sono validissimi, soprattutto i classici, se non si è troppo pignoli circa le traduzioni.
Che poi da 10.000 copie vendute del Codice Infame, che dai ricavi si arriverà ad investirli per un esordiente non ci credo affatto. E’ come se mi si chiedesse di credere che i bambini li porta la cicogna. Vendute 10.000 copie del Codice Infame, si stampa un altro Angeli e Demoni Infami, altro che esordienti. Almeno rimanendo in catalogo Mondadori e i tanti legati a Mondadori. A pubblicare gli esordienti solo qualche editore piccolo, e troppe volte il piccolo editore chiede all’autore di pagare per la pubblicazione. Chi ha da investire, magari stringendo i denti, investe pure su sé stesso: ma a quale fine? Quasi nessuno, perché come vedi, anche qui, si parla ancora di Piperno e mica d’un esordiente. Eppure di esordienti che pubblicano qualcosa ci sono, ma sono il popolo degli “scrittori invisibili”. Ultima considerazione: l’editoria a pagamento è un abominio. Ciò detto, miei cari, passo e chiudo, in quanto ho urgenti cose da sbrigare.
Cari saluti a Tutti/e.
Iannox
sono abbastanza daccordo con l’analisi di serino. ho lavorato in libreria, ed è chiaro che all’inizio mi potevo meravigliare che di un libro totalmente sconosciuto arrivassero 500 copie e poi che si vendessero tutte e 500.
non capisco però la meraviglia e lo scandalo che provocano queste operazione commerciali. perchè mai l’editoria dovrebbe funzionare in maniera diversa dal cinema, dalla musica, dalle arti figurative, dalla musica, dalle merendine o dall’abbigliamento?
il marketing di un film non è gestito dai registi o dai cinefili, quello musicale non è gestito dai musicologi, perchè quello dei libri, che peraltro è molto più “morale” di tanti altri, dovrebbe sottostare ad altre regole? a vendere le merendine sono certo cuochi o buongustai.
a volte sono ottimista e penso che per ogni 5000 copie vendute del codice da vinci ci siano abbastanza soldi per stampare 2000 copie di uno scrittore esordiente. i libri allegati ai quotidiani magari sono sempre gli stessi, ma hanno avvicinato i non lettori alla lettura, i megastore mettono sullo stesso piano la saponetta a proust, c’è chi storce il naso, ma anche chi finalmente si avvicina al libro se non altro fisicamente.
l’editoria è un’industria, la letteratura sta altrove, sta al lettore distinguere e a chi fa informazione sta faticare e porre la questione di che cos’è buona letteratura piuttosto che stare a sottolineare cosa non lo è.
Quella a cui si riferisce lo stralunato Iannozzi è la cosiddetta teoria del doppio binario in editoria. Basterebbe catalogare in memoria quali e quanti nomi recentemente l’editoria grossa ha fatto esordire, per comprendere che davvero questo fanno Mondadori Einaudi Feltrinelli Guanda. Tanto per stare ai frequentatori di questo blog: Wu Ming ha esordito in romanzo da Einaudi, De Michele ha esordito da Einaudi, Biondillo ha esordito da Guanda, Scarpa ha esordito da Feltrinelli, io ho esordito da Mondadori. Il caso Piperno è abbastanza clamoroso anche perché si tratta di un esordiente, in Mondadori, che va sopra le 100.000 copie. Altri casi di esordienti presso le tanto vituperate corporate? Ammaniti, Trevi, Dazieri, Favetto, Lagioia, Moresco e così via…
Misurare le parole con cognizione di causa, laonde evitare isteriche accuse che finiscono poi inevitabilmente quella che fu battezzata *annosa questione*…
Sono – ehilà! – totalissimamente d’accordo con andreac. – mi è piaciuto il tuo racconto (pulmino!, mamma, fumetti) sui fascisti – mica ci si deve solo lamentare no? uno può pure dire quando è d’accordo, no?
Il pericolo del deserto letterario – ovviato dai consigli dei critici? ehmm.. e poi più che critici spesso paiono pubblicitari.. – viene sottolineato da molti autori, da decenni se non secoli. Ma anche il pericolo del deserto interiore – vedasi le critiche alla tv: il mezzo cambia il contenuto! e il mezzo cambia la nostra capacità di attenzione e comprensione dei fatti, oltre che il significato che possono avere per noi – e politico (c’è attualmente in Italia un politico che sia uno che abbia una idea? dico una). Un deserto di cui forse, a forza dell’abitudine a ritmi stancanti, nemmeno ci accorgiamo, se non nella depressione. Ma se un depresso fosse un caso di eccesso di consapevolezza di tale vuoto e aridità? Forse Dada è stata troppo breve per insegnare a noi posteri, forse Gissing non è abbastanza conosciuto, forse Huxley è visto come uno scrittore di fantascienza, forse Postman non è abbastanza divulgativo, forse. O forse dovremmo fidarci di più di noi stessi, farci un giro in libreria, o nel corso principale e guardare la gente, con la meraviglia per l’altro. Provare per credere!
Un grazie a Serino, uno dei pochi recensori non allineato alle logiche dei best sellers.
@ GENNA
Oh, Genna, ma ti rileggi prima di fare simili affermazioni? Mi sa proprio tanto di no: ed è un vero peccato. Poi stralunato lo sarai tu, perché io non sto dietro alla letteratura ultrapsichica e ai confetti falqui. Allora, tanto per dire, Biondillo era già ben conosciuto come autore per la Tv, Scarpa… Scarpa un esordiente, e dove l’hai letto? Tu esordiente, tu che prendesti a sbafo da Luther Blissett… che ce l’ho pure quel libello del cavolo e che – per inciso – vale quattro tacche. Potrei continuare, ma chi me la fa fare? Oh, Genna, mi fai ridere tanto tanto… Praticamente son piegato in due dalle risate: rischio un mal di panza tanto m’è il ridere dentro. Ti lascio che non c’ho proprio tempo da perdere di fronte a simili affermazioni senza né capo né coda. Però non ci fai una bella figura.
Stammi bene, ad ogni modo.
Iannox
Genna recensisce sempre i libri Sironi, e mai una critica negativa che sia una o un appunto critico che sia critico. Non è questione d’esser acido. E’ che il Genna, al pari di tantissimi altri, non recensisce, ma fa pubblicità, il che è ben diverso. E Sironi, seppur piccola casa editrice, è già ben avviata e con grossi nomi tra le sue fila. Ma tra centinaia di editori, il Genna, al pari di tanti altri, recensisce sempre le solite case editrici, i soliti autori, e non è mistero: basta leggere i suoi Miserabili. E’ tutto lì. Per me che faccia pure, tanto non è il solo, non è l’unico che sta dietro al best seller e alle griffes. Affaracci suoi ad un certo punto.
Well and Hell, vado a farmi gli affaracci miei, che è meglio.
Saludos e a domani.
Iannox
Quello che mi fa pensare – male – dell’articolo dell’avvenire è questo: stiamo parlando di istant book? Bene. Che vivano i loro istanti di gloria! E se invece si tratta di libri importanti, vuol dire che resteranno! E’ il lamento…la polemica “del cazzo” – scusate. non trovo altra parola, che maroni! Iannox, secondo me non dici cose del tutto sbagliate ma a rischio di fare un po’ la yankee te lo dico: forse dovresti avere un po’ più di fiducia, lavorare per bene e soprattutto per il “piacere” di farlo. I risultati se ci sono bene, se no, chi se ne frega!
@ GENNA
Mentre ancora me la rido… Tu, Genna, recensisci solo quegli autori che “tu” dici esordienti ma solo se rigorosamente pubblicati da Grandi Case Editrici, mentre tutti gli altri, quelli che pubblicano per piccole case editrici, e che sono esordienti per davvero, non te li caghi manco di striscio, manco per dirne male – che sarebbe già qualcosa. Tu solo se c’hanno la griffe editoriale, altrimenti niente. Bella forza che sei! Ma non ti preoccupar, non più di tanto: non sei il solo ad usare simile comportamento che non condivido affatto.
E ora è proprio tutto.
Stammi bene.
Iannox
Iannox, Genna ha recensito autori di Sironi, per esempio e Sironi non è una griffe.
Non è che sei un po’ troppo acido?
Va be’ dai, visto che si parla di editoria adesso ve ne dico una forte: pronti? Allora, una “acida” vera, che però “recensisce”, sì, recensisce, viene contattata dall’ufficio stampa. “Leggi il libro de ilposto?” “Chi, ilposto? Quella che voleva far parlare di sè?” Cazzo c’entra? E poi per un fatto riferito a uno che notoriamente si comporta male. “E’ malato”, mi ha detto qualcuno, quando è successo. “Ma a me che ne fotte che lui è malato?” Insomma, dovreste saperlo, non mi tengo un cecio (solo dei fatti miei miei, eh? per gli altri sono muta, e per questo, come l’io narrante – non il protagonista – de Il Grande Gatsby, so tutti i fatti degli altri!). Domanda scherzosa: ai galeotti – dicesi galeotti – si (predica) danno almeno due possibilità? 🙂 a ilposto, no? 🙂 Ok! Che me ne fotte. Non mangio con quello che mi dice l’acida! L’ufficio stampa ha giustamente – perchè è fica – risposto, “Cosa c’entra? Leggi il libro (scema, lo dico io)!” Tutto questo, a proposito di Gissing, e di acidi cattivi. Non ho fatto nomi, per chi mi volesse dire, “Non si dice ilposto! Non si dice, ilposto. Ilposto, non si fa! Il posto parli troppo” Detto ciò. magari il librodelposto fa schifo! Io non mi vergogno di averlo scritto, però, e a chi ci capisce di letteratura – perchè la studia – è piaciuto. Poi, è vero, io sono un po’ stronza. Potrei essere più furba. Che me ne frega di dire cose vere e che mi fanno danno? Che me ne frega? MA CHE C’ENTRA? CHE C’ENTRA COL LIBRO? a proposito di editoria, pettegolezzi, recensione. oggi non sono neanche OT. Ahhhh.
@ ilpostodelilbrodiineax.it
Thanx con la “x”, perché Ienax sono. ^___^
Così potrò finalmente inquisirti, quanto prima. ^___^
@ GIANNI BIONDILLO
Caro Gianni,
ma che strano editore è allora. ^___^ Uno che non si premura neanche di andare a spulciare – non dico tanto – ma un minimo nel C.V. di un Autore, secondo me è Editore dell’Altro Mondo, o di quello ai Confini della Realtà. ;-D Però se esiste, se esiste, cacchio, “ci” spedisco tutte le mie cosette e pure quelle degli amici. E chissà, chissà, domani pubblichiamo e manco a “noi” autori verrà detto che siam stati pubblicati.
Gianni, io ti credo. Ci credo. ^___^
Però. E’ più forte di me e di tutto il resto: non ci credo, è la verità. Ma dài! Ma che razza d’editore è? Ciè credo a quel che tu mi dici, ma non credo all’Editore.
Saludos
Iannox
Be, scusate e poi me ne vado a fare danno da un’altra parte. Rileggevo il post: sono esempio di un raro caso di “…farsi cacciare dalla società per non avere successo nel mondo letterario…”. però scusate, ma ne vogliamo parlare a proposito di ridere? A che vale una recensione se uno può dire a chi la scrive, “No cambia la mia vita la tua recensione! Non la cambia!” Leggere un buon libro neanche! Ma leggerne mille, sì! Cambia la mia vita. E anche conoscere 1000 persone che amino i GIALLI MONDADORI quanto li amo io. Cambia la vita. la cambia. E giusto di un cambiamento di prospettiva – siamo al-pre-albert, anche in questo caso – anche in questo, c’è bisogno di change! Cha-cha-change!
IANNOX, scusa, ma mi sono schiantato dalle risate: “Biondillo era già ben conosciuto come autore per la Tv”… oddio, sto ancora ridendo… ma tu lo sai cosa ho scritto io, per la tv, e per quanto tempo? Ti posso assicurare che quando il manoscritto è arrivato in Guanda ho ACCURATAMENTE evitato di allegarci un curriculum vitae. il mio editore ancora non sa cosa ho scritto per la tv. E non glielo dirò MAI! 😉
Questo è un OT. Scusate. Ienax ti ho spedito il libro 🙂
Iannozzi, che tu assuma quotidianamente pastiglie di iperuranio ti rende piacevolmente bizzarro come la Masina nella Strada, però non ti cautela dal dire una marea di cazzate, spesso a me riferite. Dove hai desunto che faccio pubblicità a Sironi? Ho recensito Avoledo, Don Luisito e caldeggiato la pubblicazione di Colombati. Non ho recensito la quasi totalità del catalogo Sironi, peraltro senza mai ricevere un benché minimo accenno di protesta da parte di Mozzi, che è un gran gentleman. Inoltre io recensisco chi come e quando voglio. Traduciti tu Palahniuk, Pynchon, DeLillo, Houellebecq, Wolfe, Chabon e Vollmann, così, tanto per fare pubblicità. Ma di cosa parli? Poiché non c’è dubbio che parli, da anni, continui a parlare – il problema è di cosa.
Wow!
Iannozzi contro tutti!
Oh Genna, ma che vuoi che ti dica? Se traduci, e allora. Pure io traduco, e non me ne faccio un vanto. Né vengo a dirtelo. E poi chi t’ha detto che recensisci solo Sironi? Io ho detto che recensisci le griffes editoriali e che gli altri non te li caghi manco di striscio. Ci sono una marea di editori, ma tu sempre i soliti, e i soliti nomi, quelli del best seller o giù di lì. Ed allora? Ma come ho già detto, affari tuoi ad un certo punto, affari di cui a me non me ne può fregar de meno. Insomma, i Miserabili son tuoi e te li gestisci tu te. A me me ne frega niente. Accidenti, a volte ho l’impressione che presi dalla foga non si legga o si faccia di tutto per far il flame. Allora, io mi ritiro in convento, così se c’hai voglia di far dalla Genesi all’Apocalisse, da solo, in sette giorno, e uno di riposo compreso nei sette, ma solo se ti va il riposo. Io però torno nel mio convento. E poi sul Capolavoro, se sarà tale, lo si dirà tale, ma dirlo in anticipo – almeno con la mia voce, senza averlo prima letto – non posso davvero. Tu l’hai letto, l’hai promosso anche, e se sarà un capolavoro, se secondo mio metro di giudizio fallibile sarà tale, anche io lo dirò tale. Non c’è mica niente da capire. E non c’è malizia neanche in quanto ho detto, tranne nel caso tu voglia vedercela a tutti i costi.
Ti ripeto, stammi bene.
Io però in convento a farmi un cappuccino. E non pensate male, quello che si beve non quello col saio. ^___^
Iannox
IANNOX, puoi non crederci ma è proprio andata così.
Altrimenti, dato che hai scritto: “Biondillo era già ben conosciuto come autore per la Tv”.
Bene: dimmelo tu. Cosa ho scritto per la TV da rendermi “ben conosciuto”?
Lo dico a tutte le presentazioni che faccio: ho avuto un culo spaziale, lo so da solo. Il primo editore a cui ho fatto avere copia del manoscritto me l’ha subito pubblicato.
Tu puoi crederci o meno, non è un problema mio.
😉 Ciao, G.
io muoio dalla curiosità di sapere che cosa ha scritto gianni per la tv…e voi?
magari scopriamo che è l’autore delle domande di marzullo…
vorrei chiarire una cosa:
io non sto nè contrapponendo gli autori (più o meno) esordienti con quelli già “affermati”, nè sto dicendo che si vende il codice da vinci per poi fare la “carità” ad autori (più o meno) sconosciuti al grande pubblico.
se si pubblica un autore vuol dire che si ritiene di poterlo vendere, a vagonate o col cucchiaino. se qualcuno vuole smentirmi che lo faccia pure, ma che si sforzi di addurre delle argomentazioni plausibili e non degli assiomi. ripeto, in libreria ci vado sempre, ci ho lavorato, e i libri li vedo. non credo che feltrinelli pubblichi marco drago o pallavicini solo per amore della letteratura.
Mica vero, Massimiliano, tronco qui subito. E’ che tollero la denigrazione assai spesso, ma ogni tanto mi serve sfogarmi. 🙂
@ GIANNI
Ma io ti credo. E’ che non credo all’editore, giacché in quarta di copertina è specificato “che sei stato autore per la tv e per il cinema.” Uno più uno fa due a casa mia: ne deduco che l’editore sa che hai scritto per la tv, per il cinema, altrimenti non l’avrebbe fatto scrivere sui tuoi libri, che tra l’altro non mi dispiacciono. E’ sì vero che non c’è scritto che cosa hai scritto prima di pubblicare romanzi. E non spetta a me far dietrologia su ciò che hai scritto prima d’esser pubblicato, giacché portinaia non sono, e non la vorrei proprio ‘sta triste nomea. Quindi io ti credo, ma credo a te, Gianni. Non credo all’editore che si finge fesso. Ma te lo ripeto, onde evitar fraintendimenti, a te, Gianni, io ti credo.
Un caro abbraccio
Iannox
oltre i commenti, competenti o spiritosi,la provocazione “lipperini” e sempre efficace,mi da gusto navigare in questo mare grande senza steccati, mode ,interessi,abitudini,solo per gusto di navigare…e si perche la letteratura e emozioni endorfine nel cervello. vero loredana?
gianni biondillo per lei la scrittura è un modo per evadere dalla realtà o un modo per conoscere meglio la realtà o una evasione reale dalla scrittura della reale evasione dalla realtà della scrittura?
ed infine…si faccia una domanda e si dia una risposta.
a pensarci bene, marzullo se lo è meritato il posto di direttore culturale…
@LIPPERINI Hai finito Alajmo? Il finale forse non è all’altezza del romanzo, ma io griderei ugualmente: CAPOLAVORO! Tu che ne pensi?
@LIPPERINI Hai finito Alajmo? Il finale forse non è all’altezza del romanzo, ma io griderei ugualmente: CAPOLAVORO! Tu che ne pensi?
IANNOX, Guarda che oggi gli esordienti pubblicati da grossi editori sono veramente tanti. Prima sì, prima hai ragione, se non eri straniero e con certe credenziali non ti cagava nessuno. Per “prima” intendo gli anni Ottanta (anche se già allora abbiamo avuto tanti esordi importanti). Ma a partire dalle operazioni di Tondelli ai nostri giorni, di esordienti con grossi editori ne abbiamo avuti, eccome… Fai una ricerca su IBS…
Per quanto riguarda il libro di Fazi – che poi è l’editore che sta per pubblicare il mio romanzo – posso dire che anticipa sul serio certe cose. Tuttavia, nonostante le verità anticipate dal libro, il romanzo in Italia resta un prodotto per pochi, a dispetto delle operazioni pubblicitarie, ecc. E io credo che sia un problema. Perché la diffusione del libro dovrebbe diventare una categoria estetica, sì sì, non un limite. Ho una visione critica della realtà, ma non credo nelle barricate e negli schieramenti ostentati: quelli servono soltanto all’ego di chi li realizza. Io credo all’etica dell’infiltrato. Per questo adoro l’estetica della diffusione del libro.
Ritorno al mio quartino di vino. Ciao a tutti.
IANNOX, Guarda che oggi gli esordienti pubblicati da grossi editori sono veramente tanti. Prima sì, prima hai ragione, se non eri straniero e con certe credenziali non ti cagava nessuno. Per “prima” intendo gli anni Ottanta (anche se già allora abbiamo avuto tanti esordi importanti). Ma a partire dalle operazioni di Tondelli ai nostri giorni, di esordienti con grossi editori ne abbiamo avuti, eccome… Fai una ricerca su IBS…
Per quanto riguarda il libro di Fazi – che poi è l’editore che sta per pubblicare il mio romanzo – posso dire che anticipa sul serio certe cose. Tuttavia, nonostante le verità anticipate dal libro, il romanzo in Italia resta un prodotto per pochi, a dispetto delle operazioni pubblicitarie, ecc. E io credo che sia un problema. Perché la diffusione del libro dovrebbe diventare una categoria estetica, sì sì, non un limite. Ho una visione critica della realtà, ma non credo nelle barricate e negli schieramenti ostentati: quelli servono soltanto all’ego di chi li realizza. Io credo all’etica dell’infiltrato. Per questo adoro l’estetica della diffusione del libro.
Ritorno al mio quartino di vino. Ciao a tutti.
Ringrazio Loredana per aver postato il mio articolo.
@ Il postodegliacidi: anche io me ne frego degli “istantanei” che non sono cultura, ma moda.
E’ che nella letteratura non riesco più a trovare, diceva Bene, ciò che ritrovo nei “crolli” della poesia, ad esempio.
Poesia è distacco, lontananza, assnza, separatezza, delirio, suono e, soprattutto, urgenza, vita, sofferenza.
Negli istantenei vedo una letteratura da pose in fondo alla tazzina del caffè, ma per questo non abbiamo già avuto Pasternak, cantore della cosmica inezia?
No, Serino, scusa, con “quello che dici” mi riferisco al post poco sopra al mio, che riguarda “il fondo delle tazzine da caffè”. Non avevo visto – scusami – che l’articolo postato da Lippa era il tuo. Un po’ fuori come al solito :-)Però scusami, non sono d’accordo su Pasternak. E anche sulla poesia, a parlarne in termini diciamo un po’ generici: c’è anche poesia scadente no, o no?
Non era quello del Domenicale. Ero io. Come si chiama? Mi viene Mario Pastore, che invece era quello che faceva il giornalista alla TV: Ah, si chiama Parente! Tutto per dire senza fare proprio un OT che ero io, non un Anonimo.
G.P. Serino, a proposito di “quello che dici”, ho riletto di recente, – e con un po’ di tempo tolto al blog della Lippa (=droga) dovrei riuscire a metterlo su web quello che ho scritto – “Fuoco fatuo”, un libro di Drieu La Rochelle. Lo scrisse subito dopo che un suo amico si suicidò, ed è la storia di un fallimento. La lucidità con cui questo autore parla del fallimento, del senso di perdita di chi sa di essersi definitivamente separato dal mondo, e che per lui non ci sia più possibilità di riscatto alcuna, – da qui l’inevitabilità del suicidio – ha di che sconvolgersi. E’ come un’equazione. Altro che noia. Te lo consiglio! Un’iniezione di lucidità ma anche di ansia, ansia, ansia, ansia! E sai, anche perchè è breve, mi ha fatto venire in mente certe poesie belle e disperate di Auden. Dove pare che persino l’ironia si prenda gioco di te che scrivi. Tutto troppo forte, troppo insopportabile.
Con.cordo con Serino – tanto più alla luce dell’esposizione del suo ‘gusto’ nel commento successivo, ovvero la poesia come urgenza etc. – ciò che oggi si trova raramente. Piperno sa certamente scrivere, ma io non sono riuscito ad arrivare in fondo alla seconda pagina. non sono riuscito ad arrivare in fondo alla seconda pagina. Uno stile artificioso, che gioca con la lingua borghese senza levità né genio: una lingua pesante e tronfia. Preferisco senza paragone anch’io, come il posto, la secchezza – per quanto un po’ manierata – di un Drieu de la Rochelle. A dimostrazione che la lingua della letteratura è una lingua poetica – che risuona davvero, all’estremo della sua potenza, quando si pone all’altezza della morte. Ogni cosa voglia dire ‘essere all’altezza della morte’.
Vostro
Alderano
Mario, scusa, 30 che? 30 euro? 30 libri? perchè una volta ho conosciuto uno che in casa sua c’aveva solo Shakespeare. Tutto il resto l’aveva buttato via perchè diceva che non gli piaceva! Aveva sette volumi. Una libreria grandissima e tu vedevi questoi sette NBE da soli! Giuro! Cmq, mi piace quello che hai scritto. Come l’hai scritto. Stasera poi ne parlavo anche con una commessa in una libreria, ma una simpatica che non se la stratitereggiava. Con lei abbiamo deciso che un lettore abbia diritto a una buona storia pur essendo un po’ ignorante. Cosa che gli inglesi e gli americani (dalla Shelley a King) fanno da secoli! Così. 🙂
Uno magari va in libreria, cioè in una libreria qualsiasi, cioè di città, si guarda in giro e vede montagne di libri, se uno non deve comprarli perchè costano va in bancarelle come me.
Io su una bancarella ho comprato la Mazzantini a un quarto del prezzo perché ci aveva un macchia di vino: il libro non mi è piaciuto tanto lo stesso ma non per il vino.
Io mi vergogno ad andare nelle librerie, c’è troppa roba nuova e gente con le puzze sotto il naso e commesse che se la stratireggiano e più.
Ogni tanto qualcuno mi passa dei libri seminuovi, tipo Faletti, lo fa mio cugino Ernesto, lui i soldi ce l’ha perchè è un pensionato bestiale.
Io ho sfogliato Faletti e mi sono stufato; lui mi ha detto: tienilo pure è una americanata, ecco.
Io non amo i libri in genere, io li compro e poi li rivendo, come mio cugino Sandro buonanima che è morto nel ’97.
Lui la sapeva lunghissima.
Se sono proprio belli li tengo, tipo 30, non di più.
Una volta ho fatto un’asta in casa e ho fatto qualche lira ed ho liberato spazi inusitati.
Grazie al cielo o ad Apollo il grande o perchè non faccio il critico (che se poi facessi il critico me la regalerebbero, la roba libro) non mi sento obbligato a comperare la roba appena uscita.
Ecco.
Io sono un bibliofilo: non potrei mai e poi mai separarmi da un libro, anche se non mi piace. Di uno solo mi son liberato, ma non lo posso considerare un libro… E non aggiungo altro, tanto s’è capito. ^___^”’
‘Notte
Iannox
D’accordissimo con Serino (sia nell’editoriale che poi nel commento) che con Nicolò La Rocca: di esordienti, negli ultimi anni, ne sono stati pubblicati tantissimi. Una vera e propria inversione di tendenza con quando proprio non esisteva nemmeno la prospettiva di.
(tardi come sempre, ma arrivo)
@il posto
“con lei abbiamo deciso che un lettore abbia diritto a una storia” — parole sante.
Va bene, IANNOX, allora ti racconto come è andata.
Quando, mesi dopo il contratto, la redattrice che seguiva il mio romanzo mi ha chiesto una nota biografica io le ho scritto: “Gianni Biondillo (1966), architetto.”
E lei: “è un po’ pochino. Aggiungici qualcosa.
E io: “Gianni Biondillo (1966), nella vita ha pulito cessi, venduto limoni, smerciato audiocassette false, caricato ortofrutta, montato stand fieristici, ramazzato uffici. Poi si è laureato in architettura.”
“No, no” ha aggiunto lei. ” Non puoi scrivere queste cose.”
E io: “Ma è tutto vero!!!”
“Ma capperi” (non ha detto capperi, ma per me le signore non dicono mai CAZZO) “non hai fatto altro nella vita?”
“Che mi ha dato da mangiare no. Certo ho pubblicato dei saggi su Proust, dei volumi su Levi e Vittorini…”
“Davvero? E il cinema? La TV?”
“In effeti sì, ma mi vergogno a dirlo. Era robaccia.”
“Non ti preoccupare, ci penso io!”
Ecco qui. Esattamente così. Pensa che qualcosa come sei mesi dopo che era uscito il primo romanzo un capoccione del gruppo editoriale mi dice: “Biondillo, ma è un suo omonimo quello che ha scritto quel libro su Pasolini?”
“No, sono proprio io.”
Questo per farti capire che non c’è SEMPRE qualcosa dietro. Può anche accadere che le cose siano più limpide di quello che sembrano.
Ho avuto culo, tutto qui.
😉 ciao, G.
@il posto delle equazioni
Ti ringrazio per il consiglio di lettura, Fuoco Fatuo, un libro che, in effetti (o per effetti?) è sco(i)nvolgente (come il film che ne ha tratto Malle). Anche se, forse a torto, ho inquadrato sempre il libro di Drieu in “una tradizione letteraria del suicidio” (da il suicidio come vocazione di Rigaut ai Surrealisti). Lo rileggerò.
Ti consiglio, per contraccambiare devastazioni interiori che nelle librerie assumono la insolita e innocua consistenza della carta, BREVIARIO DEL CAOS di Albert Caraco (Adelphi).
@Stefano Massaron: ho letto sul tuo blog la partenza da gissing: dai consigli genialmente diseducativi!
Lanciare tomi di Pontiggia dai cavalcavia potrebbe essere oggetto di emulazione!
🙂
Gian Paolo Serino prende spunto da Gissing per esporre le proprie idee a proposito della mercificazione della letteratura, che , devo riconoscere la mia ignoranza, non pensavo avesse radici più che centenarie (ma farò ammenda leggendo il libro, fidandomi del giudizio di chi lo ha recensito). Detto ciò, francamente mi chiedo se in questo atteggiamento non ci sia un po’ di elitarismo. Un libro, come un film, non necessariamente deve essere un’opera d’arte, e un buon prodotto artigianale può legittimamente aspirare al successo, come un film, o una canzonetta. Ed anche qui, in questa logica, valgono le leggi del mercato: per un buon prodotto, ci vuole un buon marketing. L’importante è che tanta gente lo legga: leggere è comunque un ottimo esercizio mentale. E, cominciando magari dall’orario ferroviario, si può arrivare, per dirne uno, a Tomasi di Lampudusa (un caso letterario indubbiamente azzeccato). L’importante è che le persone siano invogliate a fare l’esercizio che, chissà perchè, da troppi è considerato spossante, di sfogliare un libro e leggere…..L’alternativa sono, purtroppo, i reality show, ma non di carta
Biondils, scusa, ma con tutto il culo che hai avuto, non ti riesce ancora di fare dire a una signora, “CAZZO”, e lei fare dire “Capperi”?. Non direi che hai avuto culo. Se avessi voglia di sembrare spropositata – e invece come avra imparato sono ultarmoderata – direi che oramai te ne vai in giro a mo’ di culo vagante come la mammellona di Woody Allen. Ti ricordi? 🙂
Non credo si tratti di “elitarismo”.
Al contempo, però, non sono del tutto d’accordo con la tua visione che è, in sintesi, quella che aveva Pasolini: “Gli italiani (se mai li hanno scoperti) possono oggi riscoprire i libri. Io dunque sfido i dirigenti della televisione a dimostrare la loro buona fede e la loro buona volontà, attraverso un lancio della lettura e dei libri: Lancio da non relegare però ai programmi culturali, alle trasmissioni privilegiate; ma da organizzare secondo le infallibili regole pubblicitarie che impongono di consumare” (P.P.Pasolini)