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Torna Chatwin, la scuola nomade di narrazione, nel primo week end di ottobre, e torna con un tema che mi è molto caro: le luci e le ombre della maternità. Quelle luci e quelle ombre sono raccontate con la maestria che le è propria da Simona Vinci, che sarà la maestra del primo corso e che ha appena pubblicato Madonna di rabbia.
«Considera se è una madre adatta, questa, che desidera separarsi, allontanarsi, invece che fondersi e, abbracciata, abbracciare».
Adatta, già. Perché nella narrazione recente sembra tornata l’idea sacra della madre: e non nell’immaginario delle destre, non presso coloro che nel femminile considerano prioritario il ruolo materno, ma un po’ ovunque. Leggete il romanzo di Simona, leggete la storia di Eva e di Alice, e di come il rapporto fra una madre e una figlia possa essere controverso, duro, altalenante, di come manchino gli spazi e l’aria, e di come ci si senta in colpa per questo.
Che siano benedetti i libri che hanno il coraggio di raccontare, e le scrittrici che non temono il giudizio degli e delle altre.
Vi aspettiamo a Bevagna, insomma.

In “Staccando l’ombra da terra,” Daniele Del Giudice scrisse: “Le parole, in cielo, nelle procedure del volo, sono parole ad alto grado di responsabilità, parole con conseguenze”.
Ad alto grado di responsabilità. Conseguenze. Ci ripensavo ieri sera leggendo le dichiarazioni della ministra della Famiglia Eugenia Roccella dopo l’approvazione in Senato della legge che rende “reato universale” la Gestazione Per Altri. Le parole sono queste:
“Chi si trincera dietro la retorica dei ‘diritti’ per giustificare la pratica dell’utero in affitto dovrebbe chiedersi perché invece ci sia una rete mondiale del femminismo che sostiene l’iniziativa dell’Italia e considera il nostro Paese un esempio da seguire dappertutto”.
Una rete mondiale del femminismo.
Già l’uso del singolare fa capire in quale ottica si muove Roccella: i femminismi sono plurali, da anni e anni e sempre di più, come è giusto che sia. Ma c’è chi, come la ministra, riconosce come femminismo soltanto quello a cui si sente vicina. Ed è vero che quel femminismo festeggia l’approvazione di una legge sbilenca, e che probabilmente sarà inapplicabile.
Io ricordo bene uno degli ultimi video di Michela Murgia che diceva che dovremmo essere le porte, e non le portinaie. Intendo che bisognerebbe confrontarsi su un tema così grande, che non può essere affrontato a colpi di leggi-manifesto che porteranno solo sofferenza, senza la certezza di essere le uniche a potersi dire femministe.
Ecco. Quante, delle grandi madri del femminismo, ascoltano le giovani? Quante sono disposte a capire quanto sia diverso, e aperto, e innervato della consapevolezza dei diritti? Quante sono disposte a capire che c’è un’altra rete che sta prendendo forma, che ha già preso forma, anzi, e che fa a meno della biologia in favore dell’altra banalissima e gigantesca parola che è amore?
Io vedo anche un’altra cosa in questa rivendicazione del solo e unico femminismo. Il potere. C’è una parte dei femminismi delle madri che non intende cedere un’oncia della propria posizione, e che è disposta ad assumere posizioni illiberali per questo. Come direbbe Tolkien, stanno combattendo Sauron usando l’anello. E questo è un male per tutte. E per tutti.

STRADE

 Questa intervista a Simona Vinci è uscita sul numero scorso di Mente e Cervello. Ve la porgo e vado a chiudere il sudato scritto austeniano. Periferie, paesaggi, capannoni. Centri commerciali. Multisale. Outlet. Ipermercati. Luoghi dove si va per acquistare, e…

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