TRE PICCOLI PUNTI E SPUNTI DOPO IL SALONE

Non posso dire cosa sia stato davvero il Salone perché, di fatto, l’ho visto da una prospettiva particolare, quella delle dirette di Fahrenheit. Posso però dire che, finita la gioia degli incontri piccoli e grandi che solo in una manifestazione letteraria sono possibili, restano molti interrogativi su cosa accadrà, editorialmente parlando, nei prossimi mesi.
Forse sapete già che Giuseppe e Alessandro Laterza sono nuovamente intervenuti sulle concentrazioni editoriali (anzi: sulla concentrazione editoriale): qui trovate il post di Giuseppe e qui la petizione che hanno lanciato.
E questo è il primo punto.
Il secondo. Nei fatti, è straniante tornare a casa e ritrovarsi in metropolitana, come al solito, con i passeggeri chini sugli smartphone: non c’è nulla di male a chinarsi su uno smartphone, magari sul medesimo si legge il giornale, o un libro, o comunque una storia. Però è come essere stati in un mondo di affini, dove sono riconoscibili i punti di unione, e tornare in una realtà completamente diversa. Non “peggiore”, ma diversa.
Infine, il terzo: dai barlumi di Salone che ho colto, mi rendo conto che la profezia (per altri versi non condivisa) di Frédéric Martel in Smart suona molto credibile. Per Martel, se ricordate, lo scrittore deve “imparare a promuoversi e ad accompagnare l’uscita dei suoi libri con un insieme di attività che lo trasformano un piccolo imprenditore di se stesso capace di declinare il proprio marchio in molti modi. Tutto questo lavoro deve però trovare un modello economico: tutti devono partecipare al finanziamento degli autori, anche i festival letterari, le librerie, le manifestazioni culturali in senso lato”. Un altro tipo di lavoro, l’unico che possa garantirgli non la sopravvivenza (dubito che si sopravviva comunque, salvo rarissimi casi, di sola scrittura, sia pure divenuta performance) ma la continuità di esistenza come autore. Sai tenere la scena? Allora puoi andare avanti, finché ti regge il fisico.
Ci medito su, e so anche che non sto dicendo nulla di nuovo. Ma a forza di ripeterlo, quel che hai davanti diventa sempre più chiaro. Ben ritrovati, compadres.

4 pensieri su “TRE PICCOLI PUNTI E SPUNTI DOPO IL SALONE

  1. Insomma, gli scrittori di oggi come tanti piccoli D’Annunzio. E pensare che una volta l’immagine dello scrittore era quella di un signore assorto e pensoso, un po’ lontano dalle cose del mondo… Mah.

  2. Per assonanza mi sembra di sentire la voce di Lombardi Vallauri che ieri a Fahreneit ha fortemente criticato l’università italiana che pretende che i suoi docenti procaccino finanziamenti. E cosa significa per gli umanisti questo se non cercare di vendere la propria immagine che solo quella hanno (mica sei un ingegnere, non produrrai macchine ne’ lavoro brevettabile)?

  3. Dopo aver avuto in dono il contatto con persone che scrivono cose meravigliose, cose che ci rimandano un’eco di noi stessi e di assonanze profonde che nella vita di tutti i giorni magari non pratichiamo con tanta frequenza, dopo dunque, avrei un sentimento per gli altri di più grande fraternità.
    Avendo sperimentata la bellezza del pensiero guardiamo forse, l’umanità di cui facciamo parte con indulgenza e affetto ed è giusto così.
    Per fortuna piccoli gesti gentili illuminano la quotidianità.

  4. Io so che tu scrittore smart con il martello come un supereroe stai leggendo questo diario elettronico con la concentrazione e l’aria assorta vagamente albachiarica di coloro che nei treni metropolitano sono curvi sui loro dispositivi elettronici a leggere magari un giornale o un libro e ti chiedo di alzare il naso dal tuo dispositivo elettronico e scendere nel treno ed usare il tuo talento di performer – finchè ti regge il fisico – per spiegare ai miei compagni di viaggio underground che possono passare il tempo tra una fermata e l’altra x leggere le facce, i corpi e le posture dei libri di sangue – x dirla con Clive Barker – che viaggiano nel tube persi dietro i fatti loro.

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