6. VUOTI E PIENI

Ho molte amiche magrissime, e alcune di queste amiche hanno figlie adolescenti, e alcune di queste alcune si preoccupano, o sfiorano la crisi di nervi, quando le figlie sono, o vengono ritenute, sovrappeso.  Non essendo mai stata magrissima – se non per un breve periodo della mia vita, non migliore e non peggiore dei periodi morbidi – mi preoccupo a mia volta quando le sento dire che il corpo della figlia “non è bello”.
L’ossessione del corpo è una faccenda piuttosto recente, almeno a questi livelli,   non riguarda solo il corpo femminile (anche se, al momento, lo riguarda ancora in modo preponderante) e non rientra soltanto nella sfera salutista, che pure assume sempre più spesso sfumature minacciose o iper-consolatorie (fai così, e non morirai, o morirai centenario: non è vero, ma ci piace crederlo). Con un corpo che rispetta il giusto canone, hai una chance in più per ottenere tutto quel che desideri, che sia l’amore o il successo o entrambe, ci viene detto.
Roba vecchia, con alti e bassi polemici, libri e blog sulle donne curvy o sulla presunta contrapposizione delle magre e delle grasse. Però, nella vita reale, le cose stanno peggiorando: non solo, come già sottolineato diverse volte,  le taglie degli abiti si rimpiccoliscono, e una 46 contemporanea corrisponde quasi a una 42 di un lustro fa. Ma l’ossessione del corpo delle celebrities che martella la vita delle lettrici ha raggiunto il culmine.  Perchè, come scopro sfogliando la classica rivista da parrucchiere, ormai delle donne vip non si mette più soltanto l’età fra parentesi: in quella parentesi entrano ora anche peso e altezza (invero, la schedatura viene fatta anche per gli uomini) e in un futuro, chissà, anche l’indice della massa corporea.
“Il potere si è addentrato nel corpo, esso si trova esposto nel corpo stesso”. La citazione (Foucault) è quasi scontata, ma un sistema di pensiero (e di potere) passa anche attraverso il dettaglio più insignificante.

57 pensieri su “6. VUOTI E PIENI

  1. Assolutamente si. Foucault non è proprio la mia Bibbia, ma la citazione è acutissima. E’ come se la mancanza sempre più evidente di controllo sui processi economici, politici e informativi venga ipercompensata dal mito del controllo totale sul proprio essere biologico. Tra palestre, chirurgia estetica, ossessioni dietetiche e manipolazioni genetiche per avere il figlio perfetto c’è un tratto comune che non tutti sono disposti a riconoscere, ed è l’ennesima manifestazione di una forma di vita alienata.

  2. Cara Lipperini, seguo il suo blog da tempo e ho molta ammirazione per il suo impegno volto a tutelare i diritti della donna, l’antisessimo e più in generale una sensibilità verso i corpi e gli umani difetti, entrambi eccessivamente mercificati. Vorrei però permettermi un paio di critiche che spero davvero la facciano riflettere e non siano liquidate su due piedi.
    Lei scrive: “L’ossessione del corpo è una faccenda piuttosto recente, almeno a questi livelli, non riguarda solo il corpo femminile (anche se, al momento, lo riguarda ancora in modo preponderante) e non rientra soltanto nella sfera salutista, che pure assume sempre più spesso sfumature minacciose o iper-consolatorie (fai così, e non morirai, o morirai centenario: non è vero, ma ci piace crederlo)”
    Si è capito che lei ama e legge Foucault, e questo non sempre è un bene. Si potrebbe infatti pensare che l’ossessione per i corpi sia un fatto recente mentre èconnorato nella nostra specie. Il malinteso nasce dal fatto che in un’economia di sussistenza le priorità sono altre. Perciò fino a che il cacciatore-raccoglitore non è passato alla sedentarietà del metodo agricolo prima, e alla sovrapproduzione in eccesso di derrate alimentari poi, non si è sviluppata la nozione di tempo libero e quindi di autocontemplazione e gestione dell’ozio. E siccome la questione è recente in senso assoluto (emancipazioen del tempo attraverso la tecnica) e recentissima in senso relativo (emanicpazione per i più e non soltanto per le classi dominanti) si possono azzardare genealogie della storia affascinanti ma inconsistenti come quella del francese.
    Ma questo è discorso da accademia. Quello che mi preme dirle, è che purtroppo tuttte le ricerche recenti mostrano che l’aspettativa di vita (oltre alla sua qualità ovviamente) è inversamente proprzionale al sovrappeso. Messe da parte le malattie cardiovascolari, direttamente connesse al sovrappeso, si è scoperto che non sono tanto diete ricche di grasso ad aumentare l’incidenza di sviluppo di tumori quanto il sovrappeso in sé. Il paradosso francese (grandi consumatori di formaggi a grasso saturo che si ammalano meno di tumori e coronopatie) ha gettato nel cesso le demonizzazzioni di alcune classi di alimenti puntando il dito sul fatto che la correlazione slautistica iguarda il sovrappeso. Inoltre l’aspetto più interessante è che non solo l’indice di massa corporea è un buon indicatore salutistico ma addirittura è eccessivamente tollerante verso ilsovrappeso, e l’OMS sta approntando una versione in cui l’indice si abbassa. La verità è che siamo società in abbondante sovrappeso e questo è un fatto. Si mangia troppo. Punto.
    E ci si ammala di più.
    Comprendo che il quadro non è roseo per persone in sovrappeso abituate da sempre a diete ipercaloriche e bassa attività fisica, ma non si può eludere la questione semplicemente guardando all’alto corno, minoritario per numero, delle disturbate da problemi alimentari. Il disturbo alimentare non è una malattia: è una scelta. Fa danni e dobbiamo aiutare le fragili personalità che ne sono afflitte. Ma è una scelta personale, non una nemesi piovuta dal cielo e l’educazione alla corporeità non può emancipare la psiche raccontadosi che il sovrappeso non sia sovrappeso.
    Lei scrive: “Con un corpo che rispetta il giusto canone, hai una chance in più per ottenere tutto quel che desideri, che sia l’amore o il successo o entrambe, ci viene detto.”
    Ecco, chiariamoci: non è che ci viene detto che un corpo che rispetta il giusto canone ha più chances relazionali, professionali e quindi emotive.
    È un fatto, alla portata anche di un bambino che sperimenta fin da piccolo la tendenza dei suoi simili a distunguere e preferire in modo arbitrario ma con tendenze statisticamente simili, che cercano inevitabilmente un canone.
    Se si vuole davvero disinnescare l’ossessione per il corpo non ci si riuscirà di certo pensando di mantenere gli stessi premi e cambiando metodo. L’emancipazione non passa da “grasso è bello” o, per usare uno slogan meno rozzo, da “la varietà tutela ciascuno”. L’emanicoazione passa nel capire che se si è più simili a un canone si ha più successo epperò quel successo non mi interessa. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Alcuni piaceranno sempre più di altri e qualunque sia il canone dominante dell’epoca perché esso risponderà inevitabilmente a un criterio di rarità, per cui il bello è sempre tendente a un ideale difficile da raggiungere e numericamente scarso. Tenendo ben conto della realtività che ogni epoca attribuisce al bello, isniemisticamente parlando la classe del bello è numericamente infima rispetto alla classe del brutto. Tutto ciò non mi piace, ha conseguenze sulla pische di ciascuno, ma va accettato. È lodevole e nobile cercare di sottolineare la bellezza che viene dalla complessità individuale. Il punto è che le persone inseguono ideali imitativi perché ciascuno di loro conosce benissimo i vantaggi tangibili e quotidiani dell’essere piacenti al prossimo. Emotivamente nessuna donna dirà esplicitamente che si adegua a un modello di magrezza o bellezza. Ma noi sappiamo benissimo perché la stragrande maggioranza lo fa: questa è una difesa al giudizio altrui. Diventa quindi razionale inseguire il canone SE il vantaggio è così concreto. Non adeguarvisi vuol dire prendersi molti rischi. Una filosofia dell’emnacipazione deve al dunque essere onesta: non inseguire il canone e sicuramente piacerai statisticamente meno e le tue porte saranno probabilmente più chiuse. Ma ciò non implica necessariamente che la tua felicità sia minore, che l’energia e il tempo risparmiati all’imitazione e al mantenimento di un canone non ti liberino e non ti appaghino comunque e di più.
    Lo dico in punta dei piedi: è una filosofia della rinuncia e non della competizione. E chi giunge a questa maturità è quell* che non ha bisogno di meno corpi nudi sui media perché non li guarda già. E chi invece li guarda resterà insensibile a chi si batte perché ne guardi meno.

  3. Caro (o cari) e sorridente/i 人谁笑, grazie per il lungo e interessante commento, intanto. Non ho alcun dubbio sul fatto che alimentazione equilibrata, esercizio fisico e quant’altro siano fattori determinanti per mantenersi in salute. Sostengo un’altra cosa, però, e chiedo venia se non risultava chiara: che il consiglio rischia di trasformarsi in sia pur benefica prescrizione e che, assai spesso, si contrabbanda come elisir di lunga vita. Cosa che, a tutt’oggi, è difficile da determinare.
    Quanto ai vantaggi che lei elenca: ancora una volta, dipende dalle scelte individuali, che tali devono rimanere. Purché – e non mi stanco di ripeterlo – le alternative siano molte e ugualmente prospettate.

  4. @Lipperini
    Ho capito il suo punto. Tuttavia mantenere l’indice di massa grassa entro i criteri pubblicizzati dall’OMS, pur apparendo punitivi a chi viva con il frigo costantemente mezzo pieno o soffra di disfunzioni, assicura una chiara e netta diminuzione delle principali patologie che uccidono o invalidano la nostra società. Statisticamente, è chiaro. Poi ti muore l’amica a 20 anni che era sportiva e sembrava un fiore e ci si incazza giustamente. e quando si guarda il sorriso beato della testimonial che ce l’ha fatta e che ti vende il suo slogan fatto di jogging miracolistico e ricette da Mago Otelma (quando è chiaro che ha avuto chiaramente solo un gran culo) tutto ci appare una truffa, una promessa sleale. Ma siamo noi che dobbiamo elaborare i nostri lutti. La testimonial fortunata continuerà a sembrarci un po’ ebete ma nel tempo converremo che ha una funzione positiva che ora come ora ci appare ipocrisia.
    Per quanto mi riguarda però vorrei aggiungere che non si può entrare in boutique e lamentarsi se non hanno una 50 per quel bel tubino che ci piace tanto. No, non si può. Perché in quel caso non è discriminazione nei confronti della cliente un po’ maggiorata: è contraddizione in quella donna. Da un alto infatti desidera secondo il Canone. Poi però pretende di entrare nella boutique per l’acquisto non rispettando più la legge del suo desiderio. In definitva: se ti emancipi dall’ossessione del corpo devi farlo anche per le occorrenze che vi sono legate. Altrimenti quella donna si lamenta perché in fondo vorrebbe essere quello che non è e quando scopre di non essere compatibile con quel desiderio il suo rammarico e la sua lamentela sono molto poco credibili.

  5. 人谁笑: è mai entrato o entrata o entrati in un qualsivoglia negozio di abbigliamento (boutique mi pare espressione un po’ forte, non sono in molte a potersela permettere) di recente? Non è una questione di bei tubini. E’ che, come un numero non indifferente di donne denuncia, nella maggior parte dei casi si deve andare nei negozi per taglie forti anche se portatrici di quella che fino a qualche anno fa era una normale 46.

  6. Sì, sono entrato in un qualsiasi negozio di abbigliamento. Vediamo di fare chiarezza. Primo: la taglia rappresenta l’espressione di un insieme di numeri molto vaga che deve restituire ilvolume di un corpo, che non è standard. Perciò come uomo devo rilevare che marche diverse fanno giacche che calzano in modo estremamente diveso tra loro. Per lo stilista X io ho la 48, per un altro la 50, per un altro la 46. Questa variabilità non è figlia di un complotto atto a travisare le taglie portando quella che era una 46 a essere una 40 – non si capisce poi per quale motivo antieconomico e autolesionista per l’azienda. Il punto è che se sei di spalla stretta e trapezio alto, hai bisogno di un taglio. Se sei di torace largo ma piatto hai bisogno di un altro. Se sei di busto lungo, clavicola bassa, vita larga, con la pancia, senza pancia, etc. hai bisogno di tagli diversi. Ora, se io come donna vado, ad esempio, da Max Mara e compro un cappotto alla commessa comunico la mia taglia MA la commessa, se è brava, sa benissimo che la sua maison per ogni taglia fa diverse vestibilità che corrisponde ad un volume distribuito in modo diverso sempre a parità di volume stesso. Quindi io posso avere una 46, una 44 o una 42 a seconda di come sono distribuite le mie curve. Chiaramente altri marchi che non hanno in campionario per ogni taglia una differenziazione di vestibilità (a,b,c, di norma) sono costrette a prendere decisioni su come tagliare l’abito in modo univovo. Così la donna inconsapevole non si rende conto che per lo stilista (o per l’abito) X veste la 46 e per l’Y la 48 e per lo z la 44. Magari se una donna è molto squilirata ( magra nelle gambe ma ha la pancia) può succedere che un pantalone X sia perfetto per la 40 e un modello a vita alta con le pence generiche, debba richiedere una 46 (!).
    Secondo, e non meno importante, è l’effetto nostalgia, la cosiddetta prova salsiccia. La donna usa più la taglia che la bilancia per percepire il proprio stato di forma. Perciò diventa imperativo, se si vuole conservare il normale ordine delle cose del proprio mondo interiore e si è sempre state una 46, continuare a entrare in una 46. E qualora non vi si riuscisse perché si è in sovrappeso, parte la cultura dell’alibi. “Le taglie non sono più quelle di una volta”, ” Ci vogliono tutte magre”, “A casa entro ancora in quella giacca Valentino 42, l’hai visto anche te, no? E ora com’è possibile che non entri nella 46?”. Le persone se la raccontano, lo sappiamo benissimo. E proprio lei ci insegna che l’ossessione per il corpo è una spiacevole questione che riguarda il monologo interiore femminile con infinite sfaccettature e razionalizzazioni
    Tutto qui. Se non è convinta può invece provare a spiegare per quale arcano fine ci sarebe una tendenza a far precipitare nominalmente le taglie e la 46 sarebbe diventata una 42. Quale diabolico e contorto criterio economico motiverebbe un marchio a fare ciò, quando lo scopo è vendere?

  7. Caro 人 谁 笑
    quello che lei scrive è giusto, ma un po’ estremo. Tra la magrezza delle modelle di Intimissimi e il sovrappeso ci sta in mezzo un ampio intervallo di conformazioni fisiche promosse dalla medicina ma irremediabilmente bocciate dall’estetica. Non essere Kate Moss non significa essere automaticamente una persona pigra e sedentaria che sta tutto il tempo incollata al frigo a mangiare junk food.
    Il problema poi non è solo il Canone, quello c’è sempre stato e per tutti. Il problema è che il canone estetico è l’unico a cui deve uniformarsi una donna.
    Quindi sei bella solo se raggiungi una magrezza notevole, e esisti come donna solo se sei bella. Esisti come donna solo se ti massacri di diete, di sport, di sedute dalla manucure, insomma se PERDI IL TUO TEMPO e i tuoi soldi e disciplini i tuoi desideri (che potrebbert essere anche fare altro invece che andare dall’estetista) per ottenere la bellezza. [tra l’altro io farei notare che c’è anche l’ossessione per i capelli lisci (quelli che richiedono più TEMPO), per l’abbronzatura, per i tacchi, per tutto ciò che è scomodo.]
    P.S.: secondo me le scarpe si sono allargate. Da adolescente facevo il 41.5, adesso il 40.5

  8. da quando sto con una donna che ha un bambino di 9 anni mi capita spesso di vedere dei cartoni animati in tv. mesi fa mi colpì uno di questi,su un canale tipo rai gulp o rai yo yo, in cui le protagoniste erano 3 pop star-investigatrici sul modello delle charlie’s angels. il loro mentore-capo proprio come per le charlie’s angel le controllava continuamente sul peso, ed erano disegnate magrissime, col classico vitino da vespa e il seno esplosivo, tanto che fra loro 3 era un argomento di conversazione frequentissimo, per non dire un’ossessione. ecco, io credo che il moige o quelle associazioni sempre pronte a denunciare la minima allusione sessuale o di violenza a tutela del pubblico dei bambini, dovrebbero far più caso a questo tipo di condizionamenti infantili.

  9. Eh, no car* Herato, non ci sto. Non si può volere calzare un Canone e quindi una moda specifica (perché ci piace, perché vorremmo vestirla) e poi prendersela se quelle taglie non ci appartengono. Non ci si può, si scusi l’analogia che pecca di esagerazione ma non traidsce il concetto, specchiare nelle gazzelle se si è Gnù. Diciamo piuttosto che laddove una donna ha una varietà incredibile di scelte combinatorie per il proprio look, purtroppo una netta maggioranza non ce la fa a emanciparsi dal concetto di moda. Così negli anni abbiamo assistito a orrori veri e propri. Perizomi in bella mostra sopra sederi sovradimensionati, pantaloni a vita bassa portati da donne con gambe corte e sederi piatti, ballerine su caviglie Rodiane, leggings su cellulitici prosciutti. A questo punto uno potrebeb dirmi che sto insultando la libertà di ciascuno a vstirsi come si vuole. E invece no. Se io ho dei difetti, usare abbigliamento che me li metta in mostra senza rendersene conto vuol dire proprio essersi presi una vacanza dal pensiero e dal gusto. Perché milioni di donne hanno acconsentito a spendere il proprio denaro in soluzioni che le hanno rese più brutte e incapaci di relaismo allo specchio è un mistero che si spiega solo con il desiderio diffuso di conformismo. Hai le gambe cortine e il culo bassino? Slanciati con uno dei mille tacchi a tua disposizione e evita pantaloni a vita bassa o a tasche basse e larghe. Hai le culotte de cheval? Evita il leggings ma scatena la tua bellezza con una gonna a vota alta. Etc. etc.
    Ma qui abbiamo invece donne che entrano nei negozi con l’idea di vestirsi come Kate Moss e il problema non è che non trovino la taglia per il loro abigliamento. È che non capiscono che quelle micro taglie sono per altri fisici e che loro non starebbero mai bene con quell’abbigliamento anche se producessero loro la taglia 48 – e non si rendono conto che non tutti i vestiti sono scalabili per cui l’effetto estetico avrebbe un senso positivo indipendentemente dalla taglia. No. Ma il grave è che non comprendono che altri abbigliamenti le renderebbero più belle.
    Ma se continuano a desiderare di imitare Kate Moss pensi che il problema sia la taglia e non la teglia, nel senso di testa? Il labrador non è più brutto del levriero. Il problema nasce quando il primo vuol’essere il secondo.
    Ps
    Le scarpe le si sono allargate? Dipende. Io si solito porto il 41 per la scarpa di cuoio (ma ad esempio Church’s fa tre calzabilità a parità di numero, per piante strette, larghe, e a collo ampio) ma per le scarpe da ginnastica porto il 42.5. Non solo. Rimanendo alla sola Nike, io porto il 9.5 americano, il 9 e anche l’8 e mezzo. A seconda di cosa? Ma è ovvio: a seconda di dove Nike ha appaltato la produzione. Cina non veste come Thailandia e non veste come Vietnam. Ecco spiegato l’arcano.
    @Libera
    Il disturbo alimentare è un enorme problema. Ma dire che non è una malattia voleva in quel contesto (si parli di tumori) specificare la natura non evitabile, casuale, e indipendente dalla propria volontà sia nell’insorgere che nel cessare di una patologia. Il disturbo alimentare non è una malattia in questo senso e sebbene non sia politicamente corretto dirlo, e poco sensibile nel caso in cui a leggere sia una persona afflitta da questo problema, la responsabilità, la scelta del suo comportamento, e la decisione di liberarsene è totalmente nelle sue mani. Per chi ha un cancro no.

  10. Chiaramente non esiste nessun complotto, esiste però un’estremizzazione del codificare le misure del corpo, soprattutto quello femminile.
    Un esempio calzante? In un reparto uomo di una qualsivoglia grande catena di abbigliamento è facilissimo trovare taglie dalla xs alla xxxl, difficilissimo invece è trovare taglie che vadano oltre la 44/46 (ma molto meno trovare la 36/38)nel reparto donna.
    In alternativa però troviamo: un reparto moda “young” e un reparto moda per taglie comode. Il più delle volte l’appartenenza ad una taglia caratterizza anche una peculiare scelta cromatico/estetica. Le giovani, magre, anzi magrissime possono vestire a fantasia, a colori, con ornamenti sartoriali. Possono indossare abiti lunghi, corti, scollati, brillanti, fascianti, morbidi, skinny, pushup, etc. Le taglie comode sono per lo più monacali, scure, severe. Difficilmente indulgono. sempre nascondono.
    Questo perché il mercato impone che i corpi al di fuori dell’ iperstandardizzazione siano penalizzati/mortificati.
    Sabato mentre sfacchinavo nella nuova casa la tv accesa trasmetteva questo programma dall’intento educativo ma altrettanto agghiacciante dal titolo: the biggest loosers. Ora, al di là del brutto gioco di parole tra loosers/perdenti e l’idea di perdere peso, una cosa mi ha colpito: ogni partecipante (erano le selezioni) raccontava e collegava il proprio peso corporeo ad uno stato di infelicità, insoddisfazione e depressione. Come se non fosse possibile essere grassi e felici. Questa cosa mi ha messo una tristezza infinita, perché dimostra (al di là del discorso prettamente legato alla salute, alle malattie cardiovascolari, etc) che in questo mondo, in questo momento c’è sempre meno spazio per la diversità, che sia fisica o meno palesemente sociale.
    La diversità non viene riassorbita ma viene iperdiversificata: un corpo robusto, un fianco più largo, un polpaccio tornito. La diversità, opportunamente “ghettizzata” è un bacino incredibilmente ampio e vitale, una nicchia di mercato dove posizionare prodotti specifici, creare bisogni specifici, plasmare una specifica visione del mondo.
    Si creano diversità ad uso e consumo dell’industria ( o meglio, l’industria crea la diversità aproprio uso e consumo), raramente gli anticorpi: le molteplicità atte ad unire gli individui in una collettività il più ampia possibile.

  11. Evviva Foucault! Essì, anche secondo me il potere ( che solitamente non si ha per tutto il resto delle cose e fatti nella vita) alla fine si prova gusto ad esercitarlo sul proprio corpo ( e, a volte, quando concesso, su quello altrui). E’ una forma di potere facile da esercitare, gratificante e facilmente mimetizzabile. Ti dà la sensazione-illusione di controllo e risultati che puoi vedere chiaramente senza bisogno di interpretazioni o di riconoscimenti provenienti dal mondo esterno. Ad esempio, se smetti di mangiare e lo scegli tu, vedi immediatamente il risultato della tua azione, o con l’autolesionismo, se decidi di farti un taglio, vedi e senti il risultato immediatamente. In alcuni casi è un esercizio di potere, il problema alla base forse è il perché si debba desiderare così tanto il potere.

  12. X Herato
    la nozione di cosa sia “perdita di tempo” e cosa no è soggettivo
    Per il resto: ancora mi sfugge perchè una donna con la taglia 50 non possa avere un tubino se lo vuole (o i leggins, o i pantaloni vita bassa)..le sta male? La fa sembrare ridicola? ma se anche fosse, parliamo di una persona in grado di decidere per se stessa: sono fatti suoi, e sono suoi anche i gusti e le motivazioni per cui vuole indossare certi vestiti
    Che poi il sovrappeso e ancor peggio l’obesità non sia salutare, questo si sa.

  13. Apocalitticamente mi allargo un poco ma il discorso imho calza perfettamente. Il delirio paranoico sulle taglie è una tipica manifestazione di lotta neo-femminista. In un certo senso ricorda l’ossessione che ormai domina chi, colto il problema della misoginia italica, setaccia quotidianamente il web e la tv per raccogliere tutti i casi più demenziali di esternazioni sessiste e farne denuncia. In tutto ciò c’è una valenza sadomasochistica che gioca un ruolo non indifferente. Mi permetto di far notare che all’apparire de “ilcorpodelledonne” (Zanardo) in molti hanno creduto fosse veramente necessario affrontare il problema della relazione tra i sessi e le conseguenze di questa sulla società contemporanea. Che in Italia si respiri un’aria di pressione autoritaria e disprezzo per chi non corrisponde ad un canone ideologico-politico di successo è così vero da spiegare la stessa ossessione neo-fem per i corpi magri e sessualmente sinuosi, che fin dalle prime discussioni sul blog della Zanardo (esempio principe di blog neo-fem), ha prodotto una colossale proiezione psichica aggredendo di fatto il “diverso da sé”, stigmatizzandone i connotati, come se il disagio interiore di una parte rifiutata della società avesse finalmente trovato il capro espiatorio a cui far pagare le proprie sofferenze. Dagli alla modella magra, alla subrette, alla bellaoca, alla sexygirl, alla pornostar, alla figlia di babilonia. In questo senso Zanardo e il neo-femminismo sono stati accusati di essere un “movimento” reazionario che aizzando orde di puritani e conservatori (quindi il fior fiore della misoginia italiana) avrebbe deteminato, a breve, un giro di vite sulla nostra libertà. Tempo fa su FaS “fikasicula” ha denunciato le possibili soluzioni censorie che a difesa della libertà ed emancipazione femminile la cosiddetta sinista italiana sarebbe in grado di partorire come unica risposta al degrado misogino che ha contraddistinto la politica al potere durante questo primo decennio di nuovo secolo. Se il neo-fem (paranoico e reazionario) continuerà in questa direzione (ed è quanto mai probabile che lo faccia non essendo in grado di evolvere dal proprio stato primordiale di lotta per accanimento) la risposta che soddisferà la frustrazione femminile per il non riconoscimento della propria natura molteplice di donna passerà per forza di cose attraverso una dimensione proibizionistica. Da qui non se ne esce. In mancanza di una vera evoluzione culturale verrà data una carta dei veti. In fondo è quello che molte neo-femministe insofferenti si auspicano quotidianamente. Qualsiasi cosa insomma, pur di mettere fine al “tette&culi” in mostra per vendere telefonini o atrezzature da giardino (si noti la cartellonistica in pieno delirio) e al maschio misogino-sessista che in tv usa un linguaggio da troglodita. Si accetterà quindi, anche se mal volentieri (ecco ancora il sandomasochismo), una limitazione generica ma totalizzante, quindi largamente censoria, all’uso di immagini del corpo umano (difficile a dirsi se il legislatore si limiterà al solo corpo femminile fornendo quindi paradossalmente carta bianca alla transessualità e alla cancellazione definitiva del genere femminile dall’immaginario italico), impedendo di fatti non solo l’attuale abuso pubblicitario ma anche tutte le rappresentazioni di ordine artistico, pseudoartistico e informative. Quanto alle taglie, non so, forse sarà impedita la messa in mostra di manichini con tubini troppo stretti. Un po’ come certi negozi di lingerie che nel retro hanno il reparto sexy, metteranno là il tubino in pizzo neo trasparente della Kidman, tra un raffinato vibratore lelo e un’infilata di palline anali. Con rispetto.

  14. Ho letto piu`o meno attentamente tutti i commenti e mi trovo abbastanza d’accordo con 人 谁 笑, anche se sono molto, molto distante dal suo capacita` di acquisto (non me ne voglia). Ho sempre oscillato, per motivi non estetici mi sono ritrovata in una 40 (e in una 38 non ce l’ho proprio fatta), ma non mi piacevo, mi sono ritorvata in taglie fino alla 48, ma non mi sono mai piaciuta. E non era sforzo, perdita di tempo, tristezza, insoddisfaizone. Era che non c’era la salute e non c’era consapevolezza del mio corpo. Ahinoi, per fortuna siamo lo stesso cacciatore-raccoglitore di qualche milione di anni fa. Con una smisurata quanto inadeguata e inauspicabile quantita` calorica a disposizione. Il che ci ha fatto perdere la testa e, ahime`, c’e` il complotto. Nessuno, che sia nessuno riesce a far passare in tv il giusto messaggio: l’armonia, l’equilibrio, la salute dell’uomo e dell’ambiente. Dobbiamo essere liberi di mangiare quanto cibo vogliamo? Balle: non solo per la nostra salute, ma anche per l’ambiente. Vogliamo essere liberi ad essere grassi? Che liberta` c’e` nella fatica di muoversi? Quando dico che siamo ancora lo stesso cacciatore-raccoglitore di un paio di milioni di anni fa, dico anche che abbiamo atavicamente le sue stesse necessita`, sia alimentari che motorie. Per cui abbiamo bisogno di muoverci: il sovrappeso ce lo impedisce e il movimento genera endorfine (ormoni del benessere), inoltre le cellule adipose sono infiammate, malate, per cui generano processi infiammatori. E` brutto dire che i disturbi alimentari non sono vere e proprie malattie, anche se un po’ e`vero, pero` e` anche vero che nessuno da` a chi ne soffre gli strumenti giusti per uscirne e che si sbandiera un’ossessione per il proprio corpo completamente errata, che parte da presupposti sbagliati dove la bellezza conta in quanto tale e non come riflesso di un benessere psicofisico interiore. Ma questo accade perche` la nostra salute alimentare e` in mano al business che vuole guidarci a suo piacimento con i biscottini a pochi grassi (e chi l’ha detto che i grassi fanno ingrassare? I carboidrati ingrassano!!!) e gli abitini che stanno bene solo a quelle che lo indossano in pubblicita`(visto che spesso sono giustapposti al pc). Grassi, infelici e molto instabili. Vogliamo davvero esserlo?

  15. @ 人 谁 笑
    Forse non ha risposto a me.
    Io non difendo il diritto della culotte de cheval di mettere i leggings. Così come secondo me buon gusto dovrebbe evitare la minigonna alle taglie 38 (a me quelle gambe troppo sottili fanno un po’ senso, ma nessuno crede che sia veramente un giudizio estetico, e tutti pensano che io sia invidiosa di questo, mah).
    Io dico solo questo: all’uomo diamo la possibilità di essere piacente/affascinante se è bello; ma anche se è brutto ma ricco; ma anche se è brutto e povero ma intelligente e profondo; ma anche se è brutto povero stupido ma è simpatico.
    Nel momento in cui invece una donna è sensibile di attenzione solo se è bella; ed è bella solo se è magra. [Poi ci sono i fanatici delle “curvy”, dove questo termine non indica un fisico alla “Amor sacro e Amor Profano” di Tiziano – seno piccolo e fianchi abbondanti, ma prevede un seno abbondante. Ancora, mah]
    Quando lei dice “hai le gambe corte e il culo bassino, slanciati coi tacchi”, io replico “perché?”. Ma ci prova lei a correre per prendere l’autobus, ad insegnare in piedi, ad andare in bicicletta, con i tacchi?
    Perché dovremmo pensare ad essere più belle, e non ad essere più colte, più simpatiche?
    Perché le mamme di cui parla Loredana si preoccupano del sovrappeso della figlia, e non magari del fatto che passi troppo tempo a farsi le unghie e poco a seguire i suoi veri interessi?

  16. Chissà, forse traducendo questi vostri commenti in inglese, lei si renderà conto che è meglio sparire dalla circolazione:
    https://fbcdn-sphotos-g-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/375868_362482760494862_1368682991_n.jpg
    o lei potrebbe decidere di andare a correre
    https://fbcdn-sphotos-g-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/217852_358364104240061_1136612973_n.jpg
    lei comincerà a mangiare insalate ed eviterà la pasta
    https://fbcdn-sphotos-a-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/601207_333066966769775_469345332_n.jpg
    lei capirà che un saio è più adeguato
    https://fbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/313605_194660717277068_2022483559_n.jpg
    idem lei
    https://fbcdn-sphotos-c-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/402371_366916846718120_1452907610_n.jpg
    Le foto ruotano tutte attorno a questa pagina:
    https://www.facebook.com/plusmodelmag?ref=ts
    Ovviamente riviste come questa andrebbero chiuse perché istigano la gente a essere grassa, infelice e molto instabile.

  17. X Herato
    ma magari farsi le unghie rientra tra i suoi veri interessi..che ne sai? Chi sei per dire quali interessi sono “veri” e quali “falsi”..che distinzione è? Semmai ci sono interessi che vengono ritenuti “frivoli” e altri più “profondi” in base al nostro punto di vista che è comunque il nostro, che corrisponda o no a quello maggioritario nella società, così come sono nostri i gusti estetici riguardo al nostro aspetto e a quello altrui (in riferimento a seni, gambe, pettorali e bicipiti), così come sono nostri i criteri estetici e non estetici in base ai quali selezioniamo i partner delle nostre relazioni sentimental-sessuali
    E ovviamente non devo spiegare a nessuno che si può essere colte e simpatiche o ignoranti e antipatiche, con o senza tacchi, vero?

  18. Vogliamo dirci allora che l’ evoluzione, la storia, la società ci hanno portati a considerare bello quello che è funzionale a un certo tipo di status? Così in tempi in cui chi aveva poco moriva di fame, mia nonna eccessivamente magra seppur benestante era definita la ‘svergognafamiglia’, ci piacciono i lineamenti regolari e simmetrici perché suggeriscono buona salute e un buon corredo genetico, fondamentale se pensiamo al partner con cui riprodurci. In questo quadro qualcuno anni fa mi fece notare cosa consideriamo bello ed elegante: un uomo in doppiopetto di sartoria e scarpe fatte a mano può inseguire il tram, difendersi da un malvivente e in genere muoversi comodamente. Una donna con la gonna stretta e i tacchi alti fondamentalmente non si può muovere. È bella ed elegante solo in funzione dell’immobilismo. E qui salto quindi a piè pari l’ apprezzamento per i fianchi larghi da fattrice piuttosto che quello per i seni pieni da nutrice e anche quello per le magrette senza un minimo di tonicità nei muscoli e con i polpacci filiformi (immobili perché sull’ orlo dello svenimento da fame?)
    Quindi ridiventa interessante considerare, ognuno per se, cosa ci piace e come mai proprio quello. Cosa ci sta dietro.
    E quindi le madri di cui Loredana parla all’ inizio potrebbero chiedersi cosa le disturbi davvero del sovrappeso della prole. Da piccole, queste figlie, come venivano consolate? Di cosa si stanno preoccupando davvero queste madri?

  19. “Nel momento in cui invece una donna è sensibile di attenzione solo se è bella; ed è bella solo se è magra.”
    Questo non mi sembra vero. Non so dove vivi, forse vivi in tv. Secondo me guardate veramente troppa tv, e non lo dico per prendere in giro. Nel mondo normale non accade questo. Può darsi che a una prima impressione si resti più colpiti da una donna bella e in forma (ma poi dipende dagli ambienti, dove lavoro io si guarda ad altro) ma non è vero che una donna “brutta” o sovrappeso non venga apprezzata o non abbia i suoi momenti di gloria, suvvia. Se una donna sovrappeso non si sente apprezzata in quanto sovrappeso, sarà bene che lavori sul proprio carattere anziché pretendere di modificare i palinsesti televisivi. Per il resto sono d’accordo con 人 谁 笑 e col commento di Luziferszorn.

  20. Senza esagerare, credo sia normale preoccuparsi per il sovrappeso – reale, non presunto – di adolescenti maschi e femmine. Non per motivi estetici ma di bieca salute: mangiamo troppo e ci muoviamo troppo poco. Non ne farei una questione di modelli estetici, se davvero il problema è avere dei chili in più in relazione a quanti il nostro corpo ne possa sopportare.

  21. Mammaamsterdam, hai spiegato mirabilmente quello che volevo dire io.
    L’ideale di bellezza della donna descrive una donna che sta tutto il giorno a curare la sua bellezza: capelli, tacchi, gonne strette, borsette, gingilli…diventa un lavoro a tempo pieno.
    X Paolo: se farsi le unghie e curare l’aspetto – e solo quello – è l’interesse della figlia, a maggior ragione la mamma deve porsi qualche domanda.
    Ma è così difficile?

  22. Madre magrissima, figlia magrissima, guardano la foto di un bimbo di pochi mesi sul cellulare, la figlia con aria disgustata: “com’è grasso”, la madre: “fa schifo”. Penso che ci riferisca a cose di questo tipo, non tanto alla preoccupazione per la salute, che tocca anche i bambini magri.

  23. X herato
    a parte che non sappiamo quali siano gli interessi delle ragazze in questione, io come genitore mi farei domande anche se l’unico e solo interesse dei miei figli fosse lo sport o la matematica o l’arte concettuale

  24. Penso che Serbilla abbia ragione: mi sembra che Loredana si riferisca a comportamenti al di fuori e al di la’ della normale preoccupazione di una madre per la salute del figlio/a. Io da adolescente avevo un’amica assolutamente normopeso (e proprio magra in certi periodi) la cui madre si preoccupava ossessivamente perche’ la vedeva grassa (e glielo diceva in faccia, cosi’: “ma guarda che grassa che sei, mangia di meno”. Ottimo per le insicurezze adolescenziali…). Non capivo il motivo. Ora mi viene da pensare che fosse piu’ un problema di controllo che di estetica: trattavasi di madre molto ansiosa e ossessiva nel controllare ogni aspetto della vita della ragazza. Che per molti anni ne e’ rimasta psicologicamente dipendente, quando avrebbe dovuto essere adulta. Questo senza voler fare psicologia spicciola, che’ ne sono totalmente ignorante…. ma il racconto di Loredana me l’ha fatta tornare in mente!

  25. C’è un discorso da fare diverso, credo, se questa ossessione esplode dopo la menopausa, nei confronti propri o dei figli. Alcune over cinquanta che conosco, filiformi e quasi anoressiche, con figlie simili, sono anche abbronzatissime e palestrate. Per mantenersi così e mantenere così la prole, spendono molto in palestra, solarium e vestiario. Questione di soldi ma non solo.
    Sul problema taglie e moda, quel che ho notato io è che le cose in vendita nei negozi normali (non so le boutiques griffate) sono scadute di qualità, e siccome dalle mie parti il tessile è (era) molto importante, ho chiesto in giro e chi lavora in queste aziende ha parlato chiaro: per inseguire il profitto le confezioni hanno ormai smembrato la produzione di ogni capo in miriadi di piccoli laboratori, senza che uno quasi sappia che pezzo sta facendo l’altro, le stoffe sono brutte, e così via…chi ci lavorava prima è avvilito. I negozi vendono cose semplicemente fatte male. Le taglie che non si trovano sono uno degli aspetti della rincorsa di una moda ‘estrema’ sciatta e mal confezionata.
    Sempre qui ora è approdata una catena tedesca, con capi base ben fatti, bei colori, taglie ‘normali’ (giuro!), buon cotone, prezzi abbordabilissimi: moda, ma non estrema. Con la commessa che conosco ho fatto un commento positivo, ma mi sono sentita rispondere che non avrebbe incontrato il favore delle donne del posto, perchè si sa, noi italiani preferiamo cose mooolto più di moda, a qualunque età. Noi vogliamo essere sempre alla moda, siamo eleganti – ovvero disposti a pagare molto delle schifezze.

  26. E meno male, icly 🙂 Da alcuni commenti, sembrava che volessi a) “pretendere” di modificare i palinsesti televisivi – acciderboli, “pretendere”! b) censurare l’uso del corpo umano. Non sarà che gli alcuni di cui sopra proiettano su questo discorso la propria concezione (che altrove sta diventando davvero qualcosa che somiglia alla patologia) della femminista cattiva cattiva moralista moralista censora censora? 🙂
    Seriamente. Io ho parlato di ossessione, non di normale cura di sè. Ho fatto un esempio che di questa ossessione a me sembra un sintomo: riportare nelle didascalie di un giornale popolare il peso e l’altezza delle celebrities. Che è cosa leggermente diversa dal mangia di meno, vai in palestra, non fumare e limita gli alcolici. Che i medesimi giornali popolari per metà si occupino di diete, mi inquieta (e pazienza, mi inquieterò per le quisquilie. Vorrà dire che fornirò motivo di soddisfazione a chi ama mostrare dimestichezza con i numeri, come avvenuto sopra: bisogna pur rendere felici coloro che si gratificano aprendo l’impermeabile per esibire una statistica). Ugualmente, mi sembra ossessivo il “che schifo” riportato da Serbilla. “Che schifo” è esattamente la frase che ho sentito pronunciare da alcune madri guardando la fotografia della propria figlia che è nel sovrappeso tipico di molte preadolescenti.

  27. Aggiungo una nota all’interessante commento di Paola: quando sono stata in Germania (per non parlare della Svezia) ho trovato la stessa varietà di scelta nelle grandi catene di abbigliamento. Abiti ben fatti, di tutte le taglie (reali) e a prezzi ottimi.

  28. Aggiungo che una amica francese mi ha fatto notare che qui si pagano di più le cose all’ultima moda, mentre da loro accade il contrario: i capi base ‘classici’ costicchiano sempre, le cose di moda molto meno: perchè sono stagionali, e l’anno dopo non vanno più. Ineccepibile.

  29. Una madre che dice “che schifo” di propria figlia, grassa o magra che sia, non è ossessione ma disturbo psichico sedimentato che sfoga in una vergognosa aggressione verbale i cui effetti su una adolescente sono devastanti. Madri del genere andrebbero randellate sulle gengive. Questi comportamenti violenti sono all’origine di anoressia e bulimia, altro che le immagini delle modelle magre reiterate dai media che la paranoia neo-fem ha individuato come il virus da combattere. Avessero le bambine madri forti, consapevoli e amorevoli (tanto per iniziare, le madri) misogini e sessisti verrebbero messi spalle al muro dalle ragazzine di prima liceo. Tra gli altri difetti del neo-femminismo c’è infatti il costante tentativo di ridimensionare, occultandoli, alcuni aspetti mostruosi della relazione madre-figlia. Avete una vaga idea di cosa significhi non essere amati per un bambino o un’adolescente? Lo sapete quale sottrazione di energia psichica e creativa comporta una relazione anaffettiva tra una madre e una figlia? Questo spiega perché poi si è cosi vulnerabili e indifesi di fronte al bombardamento mediatico. Questo spiega perché le studenti del professore misogino e sessista non sono in grado di reagire.

  30. @luziferszorn, nopn sottovalutare il ruolo del padre.
    Mio padre un giorno disse a mia madre, di fronte a me bambina “ricordati che una donna con un bel corpo e un brutto viso si salva, ma una donna con un bel viso e un brutto corpo NON si salva”.
    Da che, non si salva?

  31. Certo, il ruolo del padre è fondamentale, perché per una bambina è la prima figura maschile con cui ha a che fare, a cui si riferisce e in cui si specchia.
    Sì, da che non si salva una donna con un bel viso e un brutto corpo? Brutta frase… Quando ero adolescente mia zia mi disse che una donna con poco seno non era una donna (aveva notato che appartenevo a questa categoria?) Questi messaggi sono veramente deleteri.

  32. Confermo anche mio padre e mia madre usavano frasi simili.
    Com’è quel detto? Basta metterle un cuscino…
    E dopo tanti anni me li ricordo ancora i discorsi con mio padre, le litigate, la rabbia di fronte ai suoi sorrisini… Fortuna che si cresce e si impara ma una spalla amica in famiglia mi sarebbe piaciuta di più.

  33. Luziferzorn, non puntare alla madre che non ama la figlia, non è questo il punto: un genitore può incoraggiare una figlia femmina a fare la dieta, a andare dall’estetista, a trucccarsi nel tal modo, a mettersi abiti alla moda, non perchè non ama la figlia, ma proprio perchè è sinceramente convinto che sia un bene per lei, che la bellezza sia un campo importante su cui una ragazza deve investire se vuole avere buona riuscita nella vita. Se frequenti scuole materne o elementari, giardinetti, ecc. credo che difficilmente avrai visto bambini maschi confrontare tra loro pettinature, abiti, “gioielli” e scarpe, mentre bambine, ne avrai viste eccome. E non perchè le loro madri (e padri) non le amano, ma perchè le amano e le incoraggiano a fare quel che credono sia giusto e “naturale” per una futura donna.
    Lascia stare amorevoli; per essere madri forti, consapevoli ecc. si inizia appunto da bambine: però se ovunque intorno a te viene ribadito che la bellezza per una donna è un dovere, è più difficile.

  34. il ruolo della madre certamente importante per la formazione del senso di sé è stato abbondantemente spulciato.
    altrettanto innnegabile è il peso dell’atteggiamento del padre sull’autostima in quanto primo sguardo “altro”.
    Inutile dire che se una madre magari già vulnerabile ha intorno una cultura che non la aiuta a sentirsi forte come persona indipendentemente dal giudizio esterno, questo si rifletterà sulla figlia: e vogliamo dare la colpa alla madre o è il perpetuarsi sempre dello stesso ordine simbolico?
    (mi scuso se uso questo termine impropriamente, ma vado di fretta causa cure parentali grazie alle quali ho molto modo di riflettere su certe dinamiche in questi giorni)
    motivo di fondo per cui si combattono certe lotte che Luz finge di intendere come censorie, forse nel giusto timore che così vengano furbamente travisate da chi fa finta di risolvere il problema mettendo il costume a Miss Italia – ma non può egli non aver capito che non è questo che Zanardo vuole visto che la segue attentamente dall’inizio.

  35. come volevasi dimostrare. ma la vera ribellione nasce quando si individua l’origine del male. uccidete madri e padri, e anche fidanzati quando assumono ruoli paterni e atteggiamenti patriarcali. svegliatevi ragazze altrimenti i nuovi berlusconi vi inguaiano un’altra volta nel bungabunga come bamboline accessorie di un sistema misogino-capitalista. guardatevi dal neo-femminismo reazionario, fallimentare nei suoi propositi, tale nella misura in cui teme ipocritamente l’attacco frontale all’istituzione famiglia, essendo esso stesso una propaggine pseudo-culturale di un cattolicesimo sfaldatosi sia sul piano etico che su quello morale e non avendo alcuna relazione diretta col femminismo storico, quest’ultimo dichiaratamente anticrericale e rivoluzionario per definizione. auguri.

  36. ma luz non capisco… madri e padri, e fidanzati non vivono nel vuoto. Vivono in un mondo dove la scuola propone ai loro figli libri di testo in cui le donne compaiono come mamme o belle principesse, la tv propone molti programmi in cui le donne hanno il ruolo di oggetti decorativi, la politica donne proposte in ruoli pubblici perchè belle e compiacenti sessualmente, cartoni e spot in cui bambine truccate anelano a essere fashion e cool. Non è lecito interrogarsi su queste proposte? Bisogna accettare tutto acriticamente e poi ammazzare chi aderisce a queste proposte?

  37. pochi padri ma molti paternalismi….
    ma “svegliatevi” non lo dicevano dei tizi che venivano a bussare alla porta alla domenica mattina? 🙂
    ad ogni modo sul tema Body Image che qui è considerato zero in Australia il Governo dedica appositi progetti (per esempio)
    http://www.youth.gov.au/bodyimage/Pages/default.aspx
    altra cosa, troppo poco conosciuto è il libro Autostima di Gloria Steinem, che spiega molto bene come l’educazione trascuri il rapporto con il “sentire” il corpo mentre tutto ci spinga soltanto a “vederlo” e quindi a dissociarsene, contribuendo ai problemi psicologici.
    Questo anche a ricordare le tante potenzialità del femminismo che sono rimaste nell’ombra.
    Che anche la zavorra cattolica abbia contribuito a questo non lo escludo affatto, in questo concordo con Luz.

  38. Noto una discreta confusione su aspetti fondamentali, soprattutto in vista dell’evento che si svolgerà a Paestum i primi di ottobre dove il Femminismo italiano si è autoconvocato al fine di sviluppare una eleborazione politica sui temi della crisi e dove, mi auguro e auguro al Femminismo di prendere le distanze dai pressappochismi di chi ha pensato bene di fare un mestiere su un aspetto della sua critica alla società patriarcale.
    Luziferszorn classifica Lorella Zanardo “neofemminista” e il neofemminismo stesso “paranoico e reazionario”.
    Posso capire che un uomo non abbia il dovere di conoscere i termini esatti di un movimento politico come il Femminismo, quello che non è accettabile è che nessuno, anzi, nessuna si premuri di precisare la realtà dei fatti e la realtà dei fatti è che Zanardo non una femminista, come da lei dichiarato in più occasioni, e che il neofemminismo non è associabile a quanto accade intorno alla sua iniziativa. Il neofemminismo non nasce negli anni duemila ma nei 70 e non si sviluppa, non a caso, limitatamente alla critica dei modelli televisivi di donna.
    Il lavoro di Zanardo, infatti, si svolge esclusivamente in materia di immagine del corpo femminile sui media e non è rappresentativo, se non in minimissima e anche distorta parte, dei contenuti della Politica delle donne.
    Il tema del corpo non si riduce al suo uso mediatico essendo molto più vasto, articolato, argomentato e argomentabile di quanto possa fare una donna manager cresciuta lontano da una vera cultura femminista, cultura che non ha e non può avere come suo esclusivo obiettivo l’emancipazione né dai modelli mediatici, né da altro: l’emancipazione è un mezzo, non un fine. Questo è l’errore interpretativo cruciale quando si attribuiscono al neofemminismo contenuti parziali e distorti, in buona o in cattiva fede è lo stesso.
    L’ossessione del corpo nel suo legame con l’immaginario appartiene a Lorella Zanardo e a coloro che con lei si presentano ad agire nel ristretto orizzonte delle rivendicazioni, della mera critica e della nessuna elaborazione politica di donne. Non basta essere donne per parlare a nome del proprio sesso: Zanardo non parla a mio nome, ed io sono femminista, neofemminista. Zanardo parla ad una cultura che io critico, che lavoro per cambiare ma che non cambio dando tutto questo rilievo ad un aspetto per ottenere l’effetto esattamente contrario di ciò che dichiaro: è noto e Zanardo dovrebbe saperlo, che la ripetizione ossessiva è il mezzo della persuasione, ripetendo che il corpo femminile è trattato come un oggetto, si contribuisce a perpetrare e perpetuare il danno. Ho visitato il suo blog dove mi sono soffermata a lungo, ho persino letto il suo libro e mi sono “cibata” i commenti dei suoi seguaci e nemici i quali si presentano strettamente legati nel medesimo effetto: peggiorare e non di poco la situazione occultando tutto il resto che gravita introno al tema del corpo femminile e fagocitando il dibattito contemporaneo. Scrivo qui tutto questo perché in questo blog avviene per lo meno dell’altro.
    Prego Luziferszorn, che ha colto acutamente la gran parte dei problemi e di cui condivido , in essence, la posizione di comprendere che quanto avviene nel contesto dello zanardismo non appartiene al neofemminismo, il quale non è paranoico e reazionario, paranoica e reazionaria è la posizione di chi, in modo del tutto inadeguato, opera alla periferia di una realtà che non ha mai perso tempo e non ha sollevato masse (?) su qualcosa di totalmente marginale che non si rimuove usando “i mezzi del padrone”. La mistificazione di questo principio, trovata ripetutamente nel sito di Zanardo, è gravissima, invito pertanto a disertare una siffatta sciagura.

  39. Chi arriva su questo blog per invitare a disertare i blog di altre donne in nome del proprio pezzettino di ego/potere/altro è da considerare, sotto ogni punto di vista, una sciagura, e un esempio di infinita meschinità, umana e politica.

  40. Letto l’ultimo commento con un senso di liberazione preoccupante: la questione femminismo (come altro di fondante la condizione umana) non può essere limitata al solo orizzonte degli eventi e la sua narrazione (oramai per prassi condivisa) legata a un dibattito sterile e patinato.
    Né tanto meno alla ancor più sterile e, in fin dai conti, insulsa riduzione del tutto a mero dato statistico… a volte si può anche provare a camminare senza stampelle: nevvero, “hommequirit”? (la prossima volta, anzichè in cinese, provi a firmarsi in gerogifico, lo vedrei più “en pendant” col personaggio).

  41. Brutta cosa credere di poter rifare il mondo da zero e chiamarlo rivoluzione. Il risultato ovvio è un isolamento paranoide che si crede una forma regale di elezione.

  42. @ maria francesca: nel suo intervento, mi perdoni se sarò un po’ troppo diretta, secondo me ci si possono rintracciare alcuni dei problemi e ostacoli che fanno sì che i femminismi non riescono mai a raggiungere e mantenere un reale progresso per le donne. fino a quando ci saranno donne che penseranno di sapere cosa sia il VERO femminismo, che vorranno avere il controllo sulle pratiche e la produzione teorica femminista non si andrà da nessuna parte… boh, non lo so, spesso ho avuto la forte impressione che una parte del movimento delle donne sia ossessionato dall’esercitare un potere, un potere che magari criticano nel sistema partiarcale ma che poi riproducono in altri modi. Non penso che Zanardo con il suo lavoro contribuisca a far percepire il corpo delle donne come un oggetto, credo piuttosto che in buona fede voglia concentrarsi su quell’aspetto che permea ovunque e criticarlo perché probabilmente è quello che meglio sa fare e ha anche saputo trovare il modo per raggiungere con i suoi discorsi un alto numero di ragazzi/e. Forse non produce Politica delle donne, non crea nuove teorie, ma certamente è di aiuto nel disseminare la consapevolezza su di una questione importante, e cruciale nel mondo contemporaneo, del femminismo. Inutile dire che negli anni ’70 la rappresentazione dei generi nei media non era un oggetto di studio urgente come lo è ora, e mentre la filosofia ( non spiegata) non è accessibile a tutti, i video lo sono, con un linguaggio per nulla criptico.

  43. Gigi Capastina: naturalmente no,occorre narrare e soprattutto lottare in altro modo, ed è la prima questione che mi sono posta tornando a scrivere sul blog. Se avessi le idee chiare sul “come”, non ci sarebbe problema a dirlo. Va anche detto, però, e qui riprendo quanto scritto da michi, che non è possibile chiedere a tutte e tutti di fare cose diverse da quanto è nelle proprie corde. Parlo per me: nelle mie c’è la possibilità di osservare e raccontare in questa e in altre sedi. In altre persone che ho il piacere di frequentare quella di agire con i mezzi che sanno utilizzare meglio. Il livore di Maria Francesca (sono ancora più diretta di te, Michi), come di altre “femministe storiche” che si sono sentite spiazzate dalla capacità di Lorella e altre di parlare a tante persone invece di chiudersi in qualche sala claustrale a discettare, dovrebbe essere invece convertito a miglior causa. I femminismi sono fatti di diversità di pensiero e, a mio parere, di unità di fini. Tra i quali il “faccio fuori quella là” non dovrebbe, mai, e per nessun motivo, entrare.

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