DOPPIO DUBBIO: STRATEGIE DI LOTTA E DI ISTRUZIONE

La prima parte di questo post è dedicata a una riflessione su Rossella Urru: per chiedere la liberazione della cooperante rapita in ottobre sono state lanciate numerose iniziative, fra cui un blogging day previsto per oggi e una proposta di mobilitazione per l’8 marzo. Aderisco, ma insieme esprimo perplessità: non certo per il fine, bensì sul modo in cui la rete viene chiamata a sollevarsi di caso in caso. Hashtag su Twitter (#FreeRossellaUrru), avatar con il suo volto su Facebook. Tutto giusto, ma mi chiedo, e vi chiedo, quanto alto sia il rischio di svuotamento strategico di queste tattiche e se non dovremmo, invece, sforzarci di inventare altro. Dubbi anche da Giovanna Cosenza, qui.
La seconda parte del post riprende la questione dell’educazione sessuale, ma non con una testimonianza vera e propria: ieri mollyemme mi ha segnalato il suo post, che avevo già letto in precedenza. Eccolo. Con molta chiarezza, vi si esprime quel senso di profonda sfiducia nei confronti della scuola che si intravedeva già in alcuni interventi del commentarium. Il passo in più riguarda la tentazione di passare all’homeschooling.  In America il numero di giovani madri che ritirano i figli dalla scuola per istruirli in casa non riguarda più un trascurabile  gruppo di ultra-religiosi. Come si può leggere in questo studio, “nel 2010 i ragazzi (HSed) sono stati 2,04 milioni, un numero che rappresenta solo il 4% di tutta la popolazione corrispondente a livello nazionale ma che è cresciuto del 75% negli ultimi otto anni”
E guardate che il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti: cresce anche in alcuni paesi europei e la tentazione riguarda l’Italia.
Personalmente, ho non pochi brividi. Soprattutto perché l’ossessione del figlio perfetto (e controllato ai massimi livelli) sembra trovare qui il proprio culmine.  Credo, però, che ne sentiremo riparlare.

72 pensieri su “DOPPIO DUBBIO: STRATEGIE DI LOTTA E DI ISTRUZIONE

  1. Loredana carissima,
    io ho due figli di 14 e 11 anni con un proftto molto altalenante, non ho l’ossessione del figlio perfetto, per niente 🙂
    Se avessi tempo e soldi però passerei all’homeschooling, sicuro.
    Ritengo c he il rapporto tra i miei figli e la scuola sia il mio grande fallimento, la cosa che più mi umilia e mi mortifca. Mi ritengo una perdente su questo fronte.
    Io che sono una guerriera, che combatto da sempre per migliorare il contesto, che nella vita mi ci sono sempre buttata con coraggio, non sono riuscita a dare ai miei figli e ai ragazzi della loro età la scuola di cui avremmo bisogno.
    Dovrei scrivvere per ore, ma in sintesi: pochissimo interessante, insegnanti senza possibilità di formarsi e spesso dunque demotivati, programmi obsoleti, classi di 30 15enni che di cosneguenza non hanno una guida, alto tasso di abbandono scolastico. Ieri sera mia figlia di 11 anni mi leggeva il suo libro di storia e mi sono addormentata dalla noia,una noia mostruosa! Io sono curiosa di tutto sono onnivora del sapere : ma come si fa a spiegare un periodo storico a dei bambini attraverso pagine di dati e battaglie? Si preparano per l’interrogazione e dopo 3 giorni non sanno piu niente! Ma anche gli asini sanno che l’apprendimento iinzia là dove si stimola la curiosità e il coinvolgimento!
    Homeschooling è una sconfitta sociale, lo so. Ma intanto molti genitori cercano di supplire nel pochissimo tempo alle carenze mostruose della scuola. In giro per l’Italia nei miei incontri con le scuole trovo insegnanti e scuole fantstiche: avevo una volta persino pensato di trasferirmi a Pinerolo in Piemonte perchè avevo visitato una scuola fantastica! Una scuola ben fatta ti cambia la vita. non intendonozionistica, intendo una preparazione che ti consenta di divenire un essere umano vero. Ai colloqui, appena c’è una difficolta in qualche materia i docenti consgliano i genitori di cambiare scuola. A Milano le scuole private straripano e sono overbooked: per forza! ti immagini un liceo sceintifico con 30 ragazzini per classe? Siamo tornati ad avere scuole elitarie: “segua di piu suo figlio” ti dicono gli isnegnati! ma come? quanti genitori ci sono che sanno seguire il figlio in matematica allo scientifico? quindi caterve di lezioni private e chi non puo, lascia la scuola. Mio figlio mi chiede: ” mamma perchè scienze si studia solo sui libri? ma come si fa a capire gli esperimenti leggendoli???
    Ho fallito, è così. niente scuse.
    Dovevo combattere di piu e meglio.
    E ripeto se avessi denaro e tempo homeschooling. Intanto continuerei a battermi per una scuola migliore per tutti.

  2. Dissento su tutta la linea con mollyemme, così tanto che non so da dove iniziare. Mi soffermerò su un punto che mi ha colpito anche parlando con altri genitori ultimamente proprio parlando dell’educazione di genere e sessuale, una forma di elitarismo forse spesso inconsapevole. Dicevano in sostanza: educazione sessuale? ma sono le famiglie che devono educare su questo senza tabù senza pregiudizi ecc . Sottinteso: io lo faccio/lo farò, quindi mio figlio è a posto. La mia domanda è: tu lo fai perchè sai e puoi, così come puoi mandarlo a inglese, a violino, a capoeira, portarlo a Parigi e alle mostre e insegnargli a parlare bene l’italiano…ma gli altri? Mi ha colpito il loro non pensare che a scuola non ci va solo loro figlio, ma tanti altri bambini che non hanno alle spalle genitori attrezzati, istruiti, abbienti, in grado di dare altrettanti strumenti e opportunità… e che la scuola è tanto più preziosa proprio per loro, perchè è la prima e forse unica opportunità di pareggiare le disparità economiche e sociali che altrimenti sono destinate ad acuirsi.
    A mollyemme vorrei dire che istruendo i miei figli a casa forse potrei insegnare loro le materie scolastiche, ma mai potrei regalare loro quell grande ricchezza che è imparare insieme agli altri, a confrontarsi con gli altri, con le loro peculiarità e differenze, imparare a rispettare e se necessario aiutare anche chi è in difficoltà, o il calore di essere aiutato e accettato se in difficoltà sei tu (è questo che si cerca di insegnare nella scuola pubblica di oggi): e a costo di essere retorica, pazienza per l’intonaco un po’ scrostato, lo copriranno i cento disegni colorati di tanti bambini diversi.

  3. @francesca
    mi piace il tuo approccio ma il problema non è l’intonaco scrostato, amderei i miei ifgli in una capanna se li ci fosse una scuola che vale. Educazione sessuale? niente esattamente come riporti tu. E spesso come scrivo qui sopra tanta lontananza tra dcoenti ed alunni, materie noisoe libri di testo vecchi, sterotipi lingusitici. poi io trovo talvolta sul territorio delel perle di scuole. Hai ragioen quando dici che è importnate che i ragazzi stiano con i loro coetanei: mio figlio ha frequentato una elementare molto carente, la maestra di matematica era semre assente, sempre. Anziche avere una supplente la classe veniva coperta dai docenti che erano disponibili in quel momento: ore di religione ecc Risultato: una classe di ginoranti che ancora adesso pagano le conseguenze. Però i bambini si volevano bene erano molto uniti e ancora oggi sono amici e si supportano. Si potrebbe chiedere di avere entrambe le cose? E’ troppo?

  4. Lorella. Io non vedo l’ora che il mio secondogenito termini il suo percorso scolastico. E’ vero, sono stata devastata dalle delusioni negli anni in cui i miei figli hanno frequentato la scuola. Io. Ma loro, nonostante tutto (professori burned, negazionisti o semplicemente desiderosi della classetta mastrocoliana) non lo sono. Hanno incontrato anche insegnanti che hanno destato l’amore per la fotografia in Lotta e quello per la poesia in Oliviero. Hanno stretto amicizie. Hanno subito sconfitte e ottenuto vittorie. Non posso sovrappore la mia delusione alla loro vita. Nè smettere di lottare in prima persona per ottenere, sì, qualcosa di meglio. L’homeschooling sarebbe la resa totale e la fine della democrazia, davvero.

  5. No Lorella, anzi…tra l’altro qui in Veneto ci son ancora soldi, credo, la situazione è forse di privilegio rispetto a tante zone, e pure anche qui si vivono anche storie di insegnanti impreparati, demotivati, classi sovraffollate che non permettono di svolgere le lezioni in modo decente…Volevo solo invitare a considerare anche la parte positiva, di arricchimento umano, di generosità, della scuola pubblica, che oggi cerca di non essere quel moloch grigio stupido e autoritario che tratteggia mollyemme nel suo blog.

  6. Anche a me l’homeschooling ha sempre fatto venire i brividi. Ma ho sofferto molto con mia figlia soprattutto nel passaggio da una scuola elementare (a tempo pieno, l’ultimo ciclo!) dove ancora c’erano spazi di creatività, dialogo e passione a una scuola media dove se hai voglia di imparare, di sicuro ti passa.
    Sono stata fortunata: ho una figlia dotata di capacità che le hanno consentito di sopravvivere senza troppi danni e di conservare qualche curiosità sul mondo. Sinora.Ma non è più neppure la brutale selezione di classe che Barbiana ci ha insegnato a detestare: è una lotteria drammatica sulla pelle di ragazzini che già vivono in un mondo senza progetti e senza speranze, abitato da adulti sfiniti e terrorizzati, di cui i loro insegnanti sono i campioni. Anziani (la media sta ampiamente sopra i 50 per quelli di ruolo) prigionieri di un conformismo stucchevole perché troppo stanchi e spaventati per tentare una esperienza qualunque fuori dalla più vieta routine. Vi assicuro che è stata una esperienza veramente tristissima.
    paola

  7. @loredana
    ci penso, penserò a cio che scrivi. hai ragione ma non riesco a non viverla come una sconfitta terribile mia. Credimi che non ricade su di loro: sostengo sempre la scuola e mi dimostro entusiasta di tutto cio che fanno li. Però che occasione mancata!

  8. Non è una sconfitta delle madri e dei padri. E’ una sconfitta, ahi, della scuola stessa. Però. E’ giusto e sacrosanto, credo, che i nostri figli siano preparati a fronteggiare anche le sconfitte. Non possiamo difenderli per sempre: è vero, tutti i bambini e i ragazzi meritano altre possibilità rispetto a quelle che vengono loro offerte. E’ vero: gli insegnanti motivati, resistenti a dispetto di tutto, impegnati minuto dopo minuto in un lavoro durissimo, rischiano di non essere la maggioranza, e la scuola è una roulette russa (come mi disse, molti anni fa, un grande esperto di scuola). Eppure, se metto sul piatto della bilancia i pro e i contro, non ho dubbi.

  9. mi fa piacere che l’argomento susciti discussione. però. credo che homeschooling non voglia dire tenersi i figli a casa. personalmente la considereo piuttosto una scelta di autogestione, una rinuncia a delegare, aggeggio comodo ma a doppio taglio. nel mio articolo lo scrivo: per farlo avrei bisogno di tante persone, bambini e adulti, con i quali condividere la mia scelta. per quanto riguarda le mie possibilità, di cui francesca parlava, beh, non sono ricca, in particolare in questo momento. homeschooling è una proposta di discussione, è un tentativo di rimettersi in rete, alla pari, senza mostri da combattere
    @loredana
    non sono affatto sfiduciata, né delusa (mio figlio ha 11 mesi e non va al nido, quindi non ho esperienze). sono semplicemente affezionata a un’altra idea di mondo

  10. L’intervento di Lorella Zanardo, da il senso di cosa sia la scuola pubblica ai nostri giorni, ed è una situazione drammatica, Lorella lotta con tutte le sue forze affinché i suoi figli non abbiano la vita bruciata da una “non-istruzione”, non è l’urgenza più grande, la calamità più disastrosa che possa capitare? Lorella descrive perfettamente le problematiche che fanno sì che i suoi figli e milioni di ragazzini in questo Paese, non ricevono ciò che gli spetta di diritto, ma voi vedete gli altri milioni di genitori affannarsi per questo motivo? Secondo è più grave della peggiore delle alluvioni o di qualsiasi altro disastro naturale, ogni ora, giorno, anno, che passa, milioni di ragazzi non ricevono nemmeno una appena sufficiente, istruzione. Io abito a Setteville di Guidonia, un comune al confine con quello di Roma, qui ci sono scuole abbandonate a se stesse, dalle medie in su, migliaia di ragazzini che crescono con l’idea che l’istruzione non serva assolutamente a niente ed hanno così piccoli delle aspettative di vita, indecenti per un giovane uomo o donna, sogni, aspirazioni azzerati, non vedo frotte di genitori per le strade pronti a lottare come Lorella per il futuro dei loro figli. Io sono cresciuto in un buon quartiere di Roma, Prati, ho frequentato uno dei migliori istituti tecnici commerciali, vicino a piazzale Flaminio, diciamo ormai trent’anni fa, e per mia sfortuna la generazione di insegnanti di gran livello era passata ne rimanevano fortunatamente alcuni, ma già alla fine del mio travagliato percorso scolastico (prof. cambiati, ogni anno….), il livello si era clamorosamente abbassato, stiamo parlando di uno dei quartieri più benestanti della capitale, figuratevi, nelle periferie, dove continua ad esserci ancora adesso una differenza di “classe”, fra gli insegnanti che accedono ai migliori licei del centro, e quelli che accedono agli sfigati istituti delle periferie. Tutte le problematiche descritte benissimo da Lorella, sono presenti, sono un cancro che distrugge il nostro sistema scolastico e con esso l’intero sistema Paese. Credo che l’homeschooling, purtroppo non sia la risposta, la risposta è una mobilitazione generale, perchè l’alluvione è arrivata e stiamo già sott’acqua…..da tempo

  11. Calma, gesso e non generalizziamo. L’atteggiamento dei genitori nei confronti della scuola ha spesso fatto più danni della pessima gestione della scuola stessa. E’ giusto pretendere molto, molto di più. E’ deleterio, secondo me, sottrarre autorevolezza a chi insegna. Anche se il livello scende.
    Bisogna lottare perché la scuola migliori: sottrarsi è una catastrofe.

  12. l’homeschooling è affascinante e aristocratico, accessibili a pochi eletti che non solo hanno disponibilità economiche ma anche strumenti culturali per progettarlo e realizzarlo. Come sono affascinanti modelli di scuole di metodo libertario, alla Summer Hill, isole felici per pochissimi.
    La scuola pubblica è il solo modello di scuola accessibile indipendentemente dalle possibilità economiche e dai livelli di consapevolezza dei genitori e dobbiamo lavorare per migliorarla, e non solo per difendere quel poco che ci stanno lasciando. Per ogni riforma che leva qualcosa sarebbe opportuno giocare al rialzo, chiedere sempre di più.
    Tra le altre vorrei commentare una frase del post di Mollyemme, “Educare vuol dire trasmettere un sistema di conoscenze e di valori alle nuove generazioni.” Hai ragione, questo è, allora facciamo che quelle conoscenze e quei valori che l’istituzione scuola trasmette ai nostri figli e alle nostre figlie cambino! Non è che non facendo esplicitamente educazione sessuale a scuola in quella sede non vengono trasmessi conoscenze e valori che attengono alla sfera della affettività e della sessualità, questo bagaglio passa comunque, implicitamente, delegato completamente a conoscenze e spesso pregiudizi degli/delle insegnanti e al passa parola sghignazzante del gruppo classe! Pretendere un contesto ufficiale con esperte per parlarne vuol dire sottrarre i nostri figli ai luoghi comuni e agli stereotipi.

  13. Non condivido nemmeno io l’intervento di Mollyemme, chi ha avuto la fortuna come me di incontrare dei grandi insegnanti, sa che in quei luoghi, non certo belli, o accoglienti, o puliti, avviene una magia, un rapporto unico e irripetibile, che solo lì può avvenire, una cosa indescrivibile che accade fra l’allievo e il suo insegnante, che vale la pena di vivere assolutamente, bisogna solo aumentare il numero di grandi insegnanti, e far si che il tetto della scuola non ti cada addosso……

  14. se Rossella fosse in mano qualche entità che ha delle legittime rivendicazioni politiche da fare non sarebbe male organizzare in italia un tavolo permanente apparecchiato per tutti gli attori di quel teatro garantendo l’impunità diplomatica a coloro per i quali non sia possibile esprimere una seria rappresentanza a causa dei deficit di democrazia che spopolano non solo da queste parti.Se invece è in mano ai criminali comuni bisogna intensificare le azioni di intelligence nella piena consapevolezza che ogni ulteriore impegno per la liberazione compiuto nella società civile non può nuocere alla causa

  15. Io ho parlato di genitori, ma credo che anche chi non è genitore come me, debba ribellarsi, contro le istituzioni, che tagliano risorse, non si occupano realmente di tutte le grandi problematiche del sistema scolastico, insomma assistono all”alluvione” e non fanno niente, li lasciano affogare…….

  16. Credo che la scuola sia l’emergenza delle emergenze, in questo triste periodo storico. Homescooling mi pare tutt’altro che una soluzione. Non vedo in giro tutti questi genitori in grado di sostituirsi alla scuola, e farlo in gruppo, farlo in rete, a mio modo di vedere non significa nient’altro che fare un’altra scuola. Privata, magari, e anche destruttarata (che non so se sia un bene), ma sempre scuola. E, nel migliore dei casi, si sarà creata un’altra elite, dato che i più non avranno né genitori in grado di istruirli, né capacità di farlo mettendosi in rete. Ma non è questo il problema vero. Se siamo società, comunità, servizi fondamentali come la scuola pubblica, la scuola di qualità per tutti, li dobbiamo esigere. Altrimenti contribuiamo noi stessi ad atomizzare la società, a ridurla a una serialità di monadi incapaci di comunicare e di associarsi, e quindi di esprimere politica e domanda di futuro. Ci neutralizziamo da soli. La scuola, la sanità, la previdenza, la solidarietà sono le fondamenta stesse di uno stato democratico, e sono oggi i settori da cui gli stati si stanno progreessivamente ritirando, annichiliti da classi politiche incapaci e da elite finanziarie che usano il debito pubblico come un corpo contundente. la soluzione non è fare da soli: la soluzione è lottare per impedirlo.

  17. LOredana concordo che la scuola vada sostenuta: anche oggi stiamo partendo per Predazzo in trentino 400 km per un icontro con i ragazzi/e sulla media education: ogni volta è una meraviglia, fanno faville e gli inseganti che ci coinvolgono sono instancabili. Sono poche però qs realtà.
    E alla scuola e alla formazione dovremmo dare maggior peso: non mi pare ad esempio che qs governo tecnico ci spenda tempo. Io credo invece che sia necessairo lavorare sui ragazzi/e per avere tra 10 anni un Paese migliore. E’ quello per cui lotto.
    Però soffro nel vedere molti che abbandonano la scuola e che potrebbero essere recuperati.

  18. L’ homescooling è praticabile solo da parte di pochi.
    “Ci sono due classi”, e io credo che dobbiamo sempre rammentarlo prima di proporre soluzioni che, fatalmente, sarebbero per privilegiati. 🙁

  19. Non vorrei aver dato l’impressione che la mia richiesta di ribellione sia fine a se stessa, io sono perchè lo Stato, si occupi di quell’elemento fondamentale di qualsiasi Nazione civile, che è la scuola pubblica e l’istruzione in genere…

  20. Il degrado della scuola italiana nasce da lontano. Prima dei tagli selvaggi degli ultimi anni, e della recente riforma pensionistica che nei prossimi anni garantirà una maggioranza di nonni in cattedra, c’è un malinteso di fondo sulle competenze che l’insegnamento richiede. Qui da noi si crede che l’insegnante sia in primo luogo un “esperto” della materia che insegna (condizione necessaria, sia ben chiaro, ma nient’affatto sufficiente). In realtà la competenza specifica dell’insegnante risiede nella mediazione. Tra il i diversi linguaggi disciplinari innanzitutto, che devono essere considerati strumenti diversi e complementari all’interpretazione dell’unico fenomeno concreto, cioè la realtà. In secondo luogo, tra le categorie dell’intelligenza adulta, sintetizzate in un’esposizione manualistica, e il mondo psicologico e d’esperienza (se preferite l’immaginario) del discente. Il buon insegnante è quello che anche a sessant’anni si preoccupa di acquisire conoscenza dei nuovi media, gerghi e frequentazioni culturali e non dei suoi studenti, perchè in caso contrario non saprà tradurre nè trasferire ma imporrà una didattica monolitica, monumentale e mortalmente noiosa. Last but not least, mentre la vocazione dell’insegnante elementare è più conclamata, non si faccia l’insegnante alle medie o alle superiori se si voleva invece fare ricerca accademica. Nella mia carriera quasi trentennale questo è il genere d’insegnante peggiore che ho incontrato: nessuna vocazione pedagogica e una montagna di frustrazioni culturali che s’innalza via via che ci si accorge di quanto gl’interessi reali dei ragazzini sono lontani (apparentemente) dai saggi à la page in cui io amo rifugiarmi, fino al disprezzo vero e proprio per generazioni ormai remote anche dal costume adolescenziale che era stato il mio.
    Non c’è terreno come quello dell’insegnamento che mostri il ritardo e la sclerosi dell’università italiana nel campo che lo riguarda (ripeto: quello della pedagogia), che resta la palestra per l’erudizione più vieta in cui resta totalmente assente il tirocinio alla guida di un insegnante esperto e in presenza di una classe vera.
    D’altro canto, l’homeschooling di cui si parla, oltre ad essere il solito ripiego di una sinistra che comunista in passato forse lo è stata ma popolare MAI, è pedagogicamente deleterio. Offre un supporto a chi se lo può permettere, trasmette l’idea che si possa procedere sine die in contesti “protetti” e toglie il discente a quello che è il suo contesto naturale d’esperienza, che però non mancherà di ritrovare su facebook e al bar, ed è lì che, scarsamente attrezzato a confrontarvisi criticamente, subirà il fascino dell’analfabetismo di ritorno.
    Innestate contributi sull’albero stanco, anzichè coltivare l’orticello: nella mia scuola genitori e alunni hanno imbiancato di domenica le aule, in assenza di fondi del consiglio d’istituto per ridare un aspetto decente alle medesime. Fondate associazioni di genitori ed ex studenti per finanziare e proporre progetti integrativi. Fate comunità, non groppuscolo, che dai groppuscoli qui da noi è venuto sempre e solo elitarismo in divisa giacobina e poco altro.

  21. Monica, ma con tanti bambini e adulti sarebbe in sostanza la costituzione di una piccola scuola privata, più o meno, no? Di pagare degli insegnanti che ritenete qualificati, o di trovare tanti genitori così istruiti e con tempo a disposizione da poter insegnare gratuitamente ai reciproci figli (della stessa età o di varie età?), in case o spazi abbastanza grandi per farci stare tanti bambini… A me sembra che non sia proprio un’idea accessibile a tutti, io non dico che tu sei ricca, però ecco tra i miei amici, penso a due mamme single che per manenersi fanno le pulizie o la coppia dove entrambi i genitori lavorano in fabbrica, e a tanti altri, gente normalissima, che non ha nè le competenze per insegnare in prima persona (certo molto meno di qualsiasi aestra della scuola pubblica), nè il tempo, nè tantomeno i soldi per contribuire a pagare istitutori, e non vedo come potrebbe far parte di un progetto come quello che hai in mente…

  22. Da ex-studentessa, mi trovo – con incredibile meraviglia- molto d’accordo con Valter, soprattutto quando parla del genere di insegnante peggiore che gli studenti, a volte, incontrano. bravo!

  23. @Valter Binaghi: che c’entra l’homeschooling con la sinistra? Di quale sinistra parli? Non sarebbe ora di farla finita con l’abitudine di mettere in bocca alla gente le cose che gli si vorrebbero sentir dire per poterli meglio denigrare? Per il resto, pur condividendo le tue perplessità sull’home schooling, non trovo corretta la soluzione che proponi. L’imbianchino nella scuola dei figli lo facciamo tutti volentieri, ma non è istituzionalizzando soluzioni del genere e l’autofinanziamento (e che ci dovrebbe fare lo stato con le tasse che già paghiamo?) che ci si riappropria della cosa pubblica.

  24. Non credo che Valter stesse dicendo che imbiancare la scuola è la soluzione da cercare, è un tappare le falle perché la nave non affondi mentre cerchiamo in molti modi – che devono essere politici nel senso alto del termine – di renderla nuova e sicura.
    Nella scuola elementare della mia figlia più piccola c’è una associazione di tutti i genitori che si riunisce e dedica tempo ed energie a fare tutto il possibile per ottenere in primo luogo dalle istituzioni le cure che alla scuola sono dovute, e in secondo luogo a proporre e vigilare sulle attività integrative – attività che idealmente sarebbero già parte della scuola, ma come ben sappiamo non lo sono quasi mai. E’ una comunità, non sono gruppuscoli. Non c’è interferenza con gli insegnanti, semmai c’è sostegno, e lotta per un bene pubblico irrinunciabile. Vero che i genitori hanno spesso atteggiamenti che possono creare problemi, vero anche che quella tra la scuola e i genitori è idealmente, e talvolta concretamente, per fortuna, una collaborazione, un dialogo.

  25. @valter binaghi
    non sono ex comunista 🙂
    non voglio proteggermi dal mondo, mi piacerebbe piuttosto proteggere il mondo, tutto, non da sola ovviamente
    @francesca
    non è la scuola privata che mi interessa, ripeto, parlo di autogestione e di rinuncia alla delega. lo spazio non è un problema, lo spazio si trova, è la cosa più semplice.
    per quanto riguarda gli strumenti culturali, direi che possiamo uscire dal sogno delle generazioni dei nostri padri e delle nostre madri per cui la cultura era quella cosa da poco divenuta accessibile a molti che si insegnava nei luoghi deputati, e tutto il resto era analfabetismo e ignoranza.
    discriminante credo sia pensare che una donna che di lavoro fa le pulizie non abbia niente da insegnare e debba affidare il figlio a chi fa un lavoro intellettuale. ma questa è solo un’idea, un punto di vista relativo sul mondo

  26. @Maurizio
    Di quale sinistra parlo?
    Di quella che fino a ieri ha mandato in pensione gente nel pubblico impiego fino a quarant’anni così adesso dovremo lavorare fino a settanta.
    Quella del sei politico e delle immissioni in ruolo ope legis, così abbiamo le cattedre piene, oltre che di insegnanti senza vocazione, anche di ignoranti.
    Quella che ha caricato la cosa pubblica di tutte le incombenze materne possibili fino a farla affondare (tanto poi noi che siamo colti educati e benestanti oggi facciamo home schooling, e sai quanti leader della sinistra ex ultra ho poi visto mandare i figli al collegio svizzero?)
    Quella che oggi pesta i piedi perchè lo stato deve fare qui, lo stato deve fare là, giusto per non capire che la cosa pubblica è cosa nostra, e alla fine lo stato siamo noi.
    Ma che te lo dico a fare?
    Mi sa che tu sei uno di quelli che crede che negli ultimi quarant’anni le università, i sindacati e il mondo della cultura in generale li ha governati il nonno di Berlusconi.

  27. Mi piace l’intervento di Walter, lo condivido in gran parte, e soprattutto nella descrizione di quella orribile divisione, quel muro invalicabile, che molti, purtroppo moltissimi insegnanti erigono, nei confronti dei loro alunni, io non so descrivere cos’è che “tecnicamente” distingua un buon insegnante, da un cattivo insegnante, so che ho avuto la fortuna di incontrarne alcuni,di grandi insegnanti, e ognuno aveva un metodo diverso, lo adattavano al loro modo di essere, l’unica cosa in comune era la capacità di coinvolgerti, la capacità di attirare la nostra attenzione, ed era ripeto, una cosa magica, un momento bellissimo, che ricordo con grande nostalgia e piacere, nostalgia soprattutto di quel piacere di apprendere, che è difficile da descrivere, ma che tutti, tutti noi, provavamo a contatto con queste persone meravigliose……Non so se solo la preparazione universitaria sulla didattica, e l’apprendistato possano aiutare a migliorare il metodo di insegnamento, spero con tutte le mie forze, che questo mio dubbio non abbia fondamento, ma ho l’orribile sospetto che la capacità di insegnare sia un dono innato, se fosse così sarebbe troppo difficile creare un corpo insegnante di gran livello nella scuola pubblica, ma non impossibile…..La cosa che tutti gli interventi, fatti qui, dicono con forza è che la scuola pubblica, ha bisogno di risorse, idee, energie, di tutto il possibile, perchè noi come Nazione, non abbiamo alternative, è lì la soluzione dei nostri ancestrali problemi….

  28. Non riesco a pensare all’homeschooling come positivo. Lo vedo molto legato a delle aspettative e a un controllo sul futuro dei figli, anche se animato da buone intenzioni. Piuttosto homeschooling per i genitori (più formazione per gli adulti), e integrazione costante (chi ha le basi culturali) in famiglia, per stimolare interessi e studio.
    Capisco che chi si batte quotidianamente per migliorare le cose sia anche consapevole più di altri di qual’è la situazione e veda chiaramente quali e quante sono le occasioni perdute. E’ frustrante.
    Ma magari si può intravedere un po’ di ‘worldschooling’ e impegnarsi a mandare sti ragazzini in giro il prima possibile.

  29. Io mi trovo in un doppio ruolo scomodo: professoressa e mamma di una figlia che frequenta la scuola materna e tra poco inizierà la scuola primaria. Per prima cosa dico che l’homeschooling mi fa proprio paura: è un modo di sfuggire la realtà, non è la soluzione, ed inoltre lo trovo alla portata, teorica poi, solo delle élite. Nelle mie classi, nessun genitore o quasi avrebbe il tempo, la vocazione, le competenze disciplinari e pedagogiche per insegnare. E inoltre, nella mia esperienza, quando i figli dei prof e delle prof vanno male a scuola, non c’è speranza che chiedano aiuto ai genitori: o seguono i corsi di recupero a scuola, o chiedono lezioni private con altri professori. Il rapporto docente-allievo non si può sovrapporre con quello genitore-figlio: non funziona praticamente mai. L’homeschooling secondo me presuppone, oltre ad una sfiducia totale e conclamata nei confronti della scuola pubblica, un’arroganza di fondo pazzesca: il genitore pensa di potersi sostituire non solo all’insegnante e alle sue competenze, ma anche a tutto il mondo della scuola nella sua interezza, cioè compagni, possibilità di esperienze come i laboratori, le gite d’istruzione, il rapporto con i ragazzi più grandi e più piccoli. La scuola, e in particolare la scuola pubblica, è la palestra in cui i nostri figli iniziano a vivere la società, imparano a stare con i compagni, tutti, i più ricchi, i più poveri, gli italiani e gli stranieri. Vogliamo tenerli sotto la campana di vetro e poi mandarli nel mondo vero solo a 19 anni? O a 24, dopo l’Università, magari privata? Con quali conseguenze? Che non sapranno relazionarsi con il collega maleducato, con quello arrivista, con quello demotivato? Che non sapranno fare squadra con quello generoso o collaborare e condividere, perché abituati ad uno studio solitario? Ma vogliamo tornare ai precettori privati? Al giovin signore del Parini?
    Riguardo allo stato della scuola: dall’interno, posso solo dire che negli ultimi anni, le riforme sono rimaste tali quasi solo sulla carta, e il ruolo degli insegnanti è stato soffocato dalla burocrazia. A volte, per svolgere 6 ore di un progetto qualsiasi, devi passare 3 ore a compilare scartoffie e a correre da 3 soggetti diversi per fartelo approvare; ciò non giustifica l’atteggiamento demotivato di troppi insegnanti, ma contribuisce a spiegarlo. Poi, sulla relazione genitori-insegnanti, a volte ho l’impressione netta che le madri, prevalentemente, (vedo pochissimi papà ai colloqui e tra i rappresentanti di classe o d’istituto) vivano la scuola dei figli con troppa ansia. Proprio qui una mamma dice “l’esperienza della scuola dei miei figli la vivo come un MIO fallimento”. Ma perché suo? Casomai è un fallimento della scuola stessa, e dei figli in prima persona, solo in ultimissima battuta può essere suo. Vedo troppe mamme che studiano con i figli, fanno i compiti con loro, troppo spesso al posto loro, avanzano mille critiche al metodo d’insegnamento dei docenti, mentre tendono a giustificare sempre l’operato dei figli…La mia generazione ha affrontato la scuola dell’obbligo e il liceo senza mamma e papà attaccati alla cartella, eppure, o proprio per questo, studiavamo oggettivamente di più.

  30. Io non riesco proprio a vedere l’ homeschooling come una cosa negativa, e anche se a volte me ne viene la tentazione, non credo sarebbe la scelta che farei per i miei figli. Solo che io vivo all’ estero. e se non sbaglio anche Lorella. Quindi mi viene da chiedermi in che modo la nostra conoscenza e percezione della scuola che abbiamo a disposizione contribuisca a indirizzare le opinioni sullo homeschooling. Se invece potessi parlare per me, che l;a vera socializzazione me la sono trovata all’ università e comunque fuori dalla scuola, nelle infinite attività extrascolastiche, magari ce l’ avessi avuto lo homeschooling!

  31. E no, infatti io lo homeschooling non lo vedo come controllo sul futuro dei figli, che quello c’ è sempre e a prescindere, anche solo nel modo in cui gli scegliamo la scuola. io lo vedo di più come un controllo sul presente, se a scuola lo menano quotidianamente e l’ unica risposta che mi sento dare è: ma è lui che è tanto sensibile, già controllare che non mi torni a casa con i lividi in nome di un obbligo scolastico, mi sembra legittima difesa. Ma ognuno ha le sue situazioni.

  32. Beh, controllo sul futuro dei figli, ovvero proiettare una serie di situazioni ideali che ci si augura si avverino è abbastanza naturale. In realtà spesso le aspettative sono assai precise e le strategie accurate, anche questo naturale…ma è controllo, e non so quale sia la giusta misura… Se ti menano un figlio dentro la scuola è un altro paio di maniche Mammamsterdam!
    Io penso che sia giusto parlare di istruzione, interessi, stimoli, educazione. Quando ci sono problemi così seri, è un po’ più complicato.

  33. @ Valter Binaghi: ripeto: che c’entra la sinistra con l’homeschooling? E’ questo ciò che tu hai scritto, e di questo ti chiedo conto.
    Per il resto: io lo so che al governo non c’era il nonno di Berlusconi, ma tu lo sai che non c’era neppure il PCI?
    Tu devi essere di quelli che ritengono che questo paese sia stato rovinato da chi non l’ha mai governato. Non è proprio logica aristotelica, ma se questo passa il convento toccherà accontentarsi.

  34. Valter
    per la verità le pensioni 19 anni sei mesi e un giorno (donne) e 24 anni sei mesi e un giorno sono una creazione/specialità democristiana. Tanto per precisare

  35. Mi sembra che la discussione sia partita su un binario morto, anzi due. Da un lato, l’esperienza personale: la mia scuola, mio figlio/mia figlia – io, mio, mia. Ennò: la scuola è pubblica e comune, cioè di tutti. DI TUTTI. Non è neanche un “bene comune”: appartiene al comune, cioè a una dimensione nella quale gli stessi pronomi, personali e possessivi, passano in secondo piano. Se si parla di scuola, si eviti, per cortesia, l’orticello della propria esperienza singolare, e si cerchi di pensare alla dimensione del comune – se proprio non ci si riesce ad evitare i pronomi, almeno al “noi”, che non è una cosa così nuova e rivoluzionaria. Cosa è più rilevante per l’interesse comune? Che ci sia una scuola pubblica, aconfessionale, con tutti i difetti di questo mondo ma migliorabile, o no?
    In secondo luogo, la favola dell’homescooling: della quale si riesce a parlar bene giusto perché nelle favole le principesse hanno sempre lunghe chiome bionde e i principi sono tutti giovani e belli, e le scarpette della sera prima calzano, invece di puzzare di piede. Ma come credete che sarebbe gestito, un sistema di homeschooling? E cosa vi fa pensare, al netto della selezione classista che porrebbe in essere – ma credete davvero che un buono-scuola basterebbe? ma avete mai letto non dico un bilancio della scuola, ma una bolletta del gas? – in favore di chi può permettersela, che i migliori, gli aedi, i miracolosi ibridi 1/3 Socrate 1/3 Newton 1/3 Rita Levi Montalcini (agitare con delicatezza e aggiungere olivetta a piacere) siano lì, dietro la soglia, ad aspettare lo sdoganamento dell’homeschooling per fiondarsi a riempire di attenzione, sapere e amore i vostri figlioli e le vostre figliole? Ma avete mai dato un’occhiata ai sistemi scolastici di paesi – Grecia, Brasile, Cile: sono i primi tre che vengono in mente perché sono sulle pagine dei giornali, ma c’è ampia scelta – nei quali non solo di fatto, ma anche di diritto la scuola pubblica è declassata e agli studi universitari si accede solo per la via dell’istruzione privata?
    Ma ci avete fatto caso (non lo sapete? peggio per voi, car@: informatevi, è un vostro dovere) al fatto che l’homeschooling è uno dei cavalli di battaglia di Comunione e Liberazione? Lo sapete o no che state portando acqua al mulino delle peggiori lobby? O ve ne fregate, e magari siete già dispost@ a sciacquarvi la coscienza con paio di peana in difesa della laicità, magari annaffiato da un bicchiere di champagne?
    Poi, perdonate lo scivolone nel personale, intanto che scrivo col biglietto ferroviario in mano per l’ennesima iniziativa in difesa della scuola che si mangia le poche ore libere che ho: ma quando c’era da difendere la scuola pubblica, dov’eravate? Io non ricordo piazze oceaniche, non ricordo masse alle spalle di noi prof: sicuri e sicure di esserci stat@ tutt@, quella volta lì?

  36. certo che l’home schooling non è praticabile senza un cospicuo supporto economico e di tempo (a parte contesti interessanti tipo comuni, villaggi autogestiti o simili). premessa innegabile e verissima.
    tuttavia, reputo che la scuola “come palestra di vita” sia tranquillamente sostituibile da altre agenzie educative. Se i bambini fanno sport e frequentano corsi o attività di vario tipo (più il gruppo di pari quando diventeranno più cresciuti) avranno, credo, una più che sufficiente esposizione alla socialità, risparmiandosi una buona fetta di orrori dovuti a *questa* scuola.
    Saranno poi pronti per affrontare le superiori o l’università? mah. la risposta non può che essere “dipende”, da caso a caso.

  37. @Paolo S
    non credo che altre agenzie educative possano sostituire la scuola, forse affiancarla, ma sostituirla no. Se uno iscrive un figlio ad un corso di sport, lì non troverà mai l’handicappato, che solo il falso buonismo del politicamente corretto chiama “diversamente abile”, il rumeno che vive nel campo, la musulmana che dopo lo sviluppo deve mettere il velo e la pakistana che a 14 anni verrà fidanzata con il cugino trentenne.
    E, tra palestre e piscine, o corsi di pianoforte o fotografia, non incontrerà nemmeno il figlio dell’operaio cassaintegrato. Ripeto, l’homeschooling è una campana di vetro, e un corso o due, magari di sport non proprio di massa, non ha nessuna vera incidenza.
    Poi certo che la scuola è migliorabile, perfettibile, riformabile, ma per favore, non pensate che fare da soli sia la soluzione…

  38. Nessuno mi può giudicare nemmeno tu (yè yè)
    (Caterina Caselli, ex ragazza arrabbiata nei Sixties oggi signora Sugar)
    Ne ho prese tante, ma quante gliene ho dette!
    (Bersani, dopo la riforma Fornero)

  39. Io parlavo del primo intervento di Valter, sul secondo, mi sembra che sia andato un pò fuori giri, forse parlare di sinistra o di destra nella scuola è abbastanza indecente, sulle colpe poi, abbiamo avuto quarant’anni assoluti di governo della deprecabile dc, e poi un’alternanza strana con un elemento politico, distruttivo come Berlusconi, tutti, se ne sono altamente fregati della scuola, hanno lasciato il mondo dell’istruzione ai suoi problemi, non li hanno mai risolti, li hanno sicuramente acuiti, non credo che se ne esca ritirando fuori vecchie e stupide polemiche politiche, il sistema scolastico è alla base di uno stato civile e avanzato, se non ce se ne occupa, si rischia di “morire” come nazione e di soccombere anche economicamente, tant’è vero che malgrado la crisi mondiale abbia colpito tutti, i paesi con un sistema scolastico granitico e consolidato, come ad esempio Germania e Francia, ne hanno risentito molto di meno…..

  40. Si hai ragione Andrea, ho sbracato.
    Ma mi fa incazzare la visione maniche che emerge a volte, come quando ci si ricorda che le baby pensioni le ha inventate la DC ma non ci si ricorda che a santificarle è stata la CGIL.
    Così come non sopporto i piagnistei sullo stato carente quando non si è disposti a muovere un dito per supportare i servizi che sono quello che sono. Il volontariato va bene se svolto a favore della sanità o dei servizi sociali, ma chissà perchè imbiancare le aule è spregevole e non fa fico.

  41. @monica
    “discriminante credo sia pensare che una donna che di lavoro fa le pulizie non abbia niente da insegnare e debba affidare il figlio a chi fa un lavoro intellettuale”
    Intendo che non possono certo permettersi di non lavorare per fare lezioni quotidiane ai loro figli, o di pagare altri per farlo.
    (Inoltre, di che tipo di cose “da insegnare” stiamo parlando? Se voglio che mio figlio impari grammatica inglese matematica musica e quanto gli permetterà di accedere ai gradi di studi successivi, devo necessariamente affidarlo a chi conosce queste materie. Le mie amiche non le conoscono abbastanza, queste materie, e io neppure anche se sono laureata e “intellettuale”. E conoscere la materia non basta, si deve sapere come insegnarla a un bambino di sei anni, o di tre o di tredici. Non è mica una cosa che si improvvisa nei ritagli di tempo.)

  42. @lalipperini. Loredana, leggo sempre il tuo blog ma non intervengo quasi mai, forse perchè mi ritrovo nelle osservazioni di altri/altre. Ma oggi si parla di scuola pubblica e molte delle risposte mi sconcertano perchè ripropongono stereotipi e luoghi comuni su una realtà, quella della scuola pubblica, certo perfettibile ma neanche da considerare un luogo innominabile, dove i ragazzi subiscono traumi che creano (creeranno loro) infelicità. Concordo pienamente con Michele Di Girolamo e aggiungo che la scuola pubblica è un bene irrinunciabile da difendere sempre, in primis, e poi da migliorare con un interesse fattivo e costante. Questo manca da parte dei vari soggetti interessati ( genitori, politici ed una parte degli stessi insegnati).
    Aggiungo ancora che non bisogna dimenticare che la scuola pubblica pur con tutti i suoi difetti è stata un formidabile strumento di promozione sociale e soprattutto per le donne. Io donna del Sud degli anni ’50, con scarsi mezzi economici non avrei mai potuto studiare e laurearmi senza la scuola pubblica. Sono stata una di quei “capaci e maritevoli” di cui parla l’articolo 34 della nostra Costituzione. L’idea che uno Stato democratico possa fare a meno di una scuola pubblica ( che, ne sono consapevole, è da migliorare) mi fa venire i brividi.

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