LA STANZA DI JACK, E ALTRO

Nei giorni scorsi si è parlato, anche, di editoria a pagamento. Sull’ultimo numero della rivista Pulp, Marco Philopat racconta di aver ricevuto un libro, Le cose di Jack di Stefano Gianuario, che, scrive, "riesce a farmi dimenticare la depressione – o meglio – mi dà la forza per incazzarmi veramente. Stefano ha 18 anni e vive a Cormano – estrema periferia nord milanese – e suona nel gruppo noise degli Hezel". Per pubblicare il suo libro, racconta ancora Philopat, "Stefano ha purtroppo dovuto sborsare di tasca sua – per un libretto di 60 pagine – ben 5000 euro alla sedicente Editrice Nuovi Autori…Ha lavorato chissà dove e chissà in quali condizioni – si è fatto aiutare dal fratello metalmeccanico – e ora mi dice…Era la mia unica possibilità". Conclude Philopat: "Leggendolo si ha comunque la sensazione di una sferzata di energia. Per comprarlo e all’unisono protestare – telefonare allo 02/89409338 Editrice Nuovi Autori…Parola d’ordine: Sono la stanca, triste e schiva risata sghignazzante di Jack…"

Per i romani e concittadini: stasera ben due appuntamenti in successione, da non perdere.
Alle 19.30 al wine art Il Bracolo (via dei Quattro Cantoni, 9), reading di Enzo Fileno Carabba per Pessimi Segnali (Marsilio Black). Introduce Girolamo Grammatico, presenta Nino D’Attis di Blackmailmag.
Poi,  (Alderano, ma a che ora?) Les Anarchistes in formazione da camera allo Zoo Bar di Via di Monti Testaccio 22.
Serata piena.

 

62 pensieri su “LA STANZA DI JACK, E ALTRO

  1. Io sono sempre l’ultimo a sapere l’ora… Sono andato a vedere con google, qualcuno dice alle 21,30, qualcun altro alle 22,30… Secondo me è più vera la seconda ipotesi. Grazie per la segnalazione!

  2. Ecco: in un precedente commento avevo sfiorato l’argomento dell’editoria a pagamento invitando l’amico Franz a calcolare nel numero dei libri editi anche quelli a pagamento con codice ISNB.
    Vi sono tantissime case
    editrici che si fanno a pagare ed incidono, e come, sul bilancio dello stampato.
    Siccome in Italia esiste un superproduzione di poesie, racconti, metafore ambulanti, romanzi cotesti editori hanno buon gioco.
    Cosa volete..siamo un popolo di artisti di comici di eroi( si fa per dire) e di illusi.
    Però per non essere cinico vi dico che questo lato creativo della persona italica è pure bello.
    Invece di far solo design o haute couture produciamo libri, libretti, libbriccini a volte belli e sconosciuti.
    Ho incontrato recentemente una signora a cui erano stati chiesti 4500 euro per stampare un romanzo di 170 pagine da una editrice torinese.
    Ho letto il libro ed ho scoperto un gran signor libro o romanzo che sia.
    (e vi assicuro che ho gusti difficili)
    Lo stampò poi l’anno passato un minuscola editrice, l’autrice rimase un po’ contenta, un po’ no.
    Io deprecai il fatto ma l’autrice sapeva bene che le case editrici rilevanti non leggono quasi gli esordienti.

  3. Scusate, ma in tutto questo parlare di modernità e computer. Se portate il libro già “composto” da voi, in una tipografia non spendete più di 300 euro per non so quante copie, ma tante. D’accordo, poi c’è il problema della distribuzione. Perchè pensate che una casa editrice scrausa faccia la distribuzione? Non ci pensa neanche. Quello – di stampare dei libretti da sè – potrebbe essere, secondome per un giovane, una ragazza, un modo di fare un regalo agli amici, di prendere sicurezza su quello che si scrive, di spedire ai “recensori” un libricino, non uno scartafaccio. Non lo so. Tutto sommato 300 euro è la cifra che qualche donna spende per comprarsi un paio di scarpe. Si può fare o no?

  4. Le case editrici grandi NON LEGGONO MAI GLI ESORDIENTI, e i manoscritti e i dattiloscritti inviati FINISCONO TUTTI INESORABILMENTE in un magazzino, nella migliore delle ipotesi. Allora che fare? Non inviare a loro. Ma se si decide di inviare, che almeno CI SIA L’IMPERATIVO: RIVOGLIO INDIETRO IL MATERIALE INVIATO, PER CORTESIA, SE NON DOVESSE INCONTRARE LA VS. APPROVAZIONE.
    Gli editori a pagamento: UN MOLOCH, TREMENDO TERRIBILE MOLOCH DA ABBATTERE AD OGNI COSTO. Non hanno né distribuzione né leggono quello che gli arriva: basta che prendano soldi e poi sono contenti, ma non l’Autore.
    Gira e rigira, il mondo editoriale è lo schifo di IERI ed è quello di OGGI.
    Perché pubblicare? Che si faccia in casa: in tipografia, con qualche euro qualche copia per gli amici e qualche recensore fidato. Se poi sarà, sarà.
    O meglio ancora: INTERNET. Mettetevi su Internet. Pubblicate lì, qualcosa, in rete: stralci, brani, del romanzo. Si ha più visibilità così, molta di più, che non rivolgendosi a un editore a pagamento e non in alcuni casi.
    Senza agganci l’esordiente non pubblica neanche il suo necrologio: questo è una storia più vecchia del mondo, quindi inutile premere su questo tasto.
    Saludos.
    Iannox

  5. Il dattiloscritto di Perceber di leonardo Colombati è arrivato senza agganci e sarà pubblicato tra pochi mesi da Sironi. Sia Sironi che Fernandel leggono i dattiloscritti degli “inagganciati”, se a qualcuno può interessare.

  6. Quello che ho letto di Leonardo Colombati mi è piaciuto, pur non condividendo tutti i suoi punti di vista.
    Quando uscirà il lavoro di Colombati, credo che sarò tra i primi a leggerlo. Poi potrò dire.
    Per quanto mi riguarda – almeno per ora – sono stanco di proporre i miei lavori agli editori, anche a quelli seri e molto seri. E non dubito che Sironi legga tutto. Anzi sono certo che legge proprio tutto. Come ho già detto, forse con altri mezzi si riescono ad ottenere risultati più che buoni pur non pubblicando su carta. In fondo, io credo non sia poi troppo necessario aver a che fare con il romanzo stampato. Discorso che vale per me. Per altri puo’ essere diversamente. Poi non è detto che un giorno non decida di pubblicare, o meglio, di tentare di farmi pubblicare. Ma or come ora no: non è il momento “storico” giusto.
    Cari saluti,
    Iannox

  7. Questa è vita vissuta: nel 2000 mandai il mio “Le cose come stanno” a tutti i principali editori del paese. O la va o la spacca, mi dissi. Nessun aggancio. Non ero un esordiente :avevo solo pubblicato il mio primo libro per Addictions, una piccola casa editrice con poca distribuzione. Mandai le fotocopie agli editori senza alcun aggancio, nulla di nulla. Lettera d’accompagna firmata di mio pugno e via. Baldini & Castoldi lo accettò e lo pubblicò nel 2003.
    P.s: con la letteratura ci vuole una pazienza quasi sovrumana, soprattutto all’inizio.

  8. Ma, infatti, fatemi capire… cos’è? Sono l’unico coglione che conosce gente che legge manoscritti inediti, dalla mattina alla sera, per Mondadori, Longanesi, Feltrinelli, etc. etc.?
    (e che, per inciso, ho conosciuto DOPO aver pubblicato, non prima)
    (io, per capirci, ho un’esperienza analoga a Franz. Solo un po’ più fortunata. Al primo che l’ho mandato, alla cieca, mi ha preso)
    (lo so, lo so… CHE CULO!)

  9. Gianni, ci vuole orecchio e anche culo, si. Ma nelle case editrici serie ci sono persona competenti che leggono manoscritti da mane a sera. Il problema è che gli inediti sono troppi e che tutti possono sbagliare. Withnail, sai che ci avevo pensato anch’io, tempo fa? Il mondo è grande, in effetti. L’unico problema, credo, è quello di trovare un traduttore veramente bravo e soprattutto innamorato del testo. L’ideale sarebbe autotradursi, forse. Ciao.

  10. Scusate ma farsi tradurre la propria opera ad esempio in inglese e proporla all’estero fregandosene dell’Italia è un’illusione troppo grande?

  11. Sai qual è il problema, Withnail?
    Che qualcuno un giorno proporrà, ovviamente a prezzi modici (non sia mai!), traduzioni per il mercato estero. E il baraccone dell’autoeditoria ciucciasoldi per poveretti scrittori imberbi (o meno) avrà un nuovo pericoloso (e lucroso) sviluppo.
    Chi ci dice che le case editrici straniere siano “più serie” di quelle italiane? Chi ci dice che non esista anche all’estero un mercato di autoeditoria rampante?
    E, comunque, chi “controlla” il livello letterario delle traduzioni?

  12. Ripeto con parole mie quello che Franz ha già detto ;-> e quello che conosco direttamente “dal di dentro” il mondo editoriale: le “grandi” case editrici leggono i dattiloscritti inviati, non possono certo rinviarli perché occorrerebbe una persona pagata solo per questa mansione vista la mole di testi che ricevono, a volte sbagliano, ma non crediate ci siano così tanti geni incompresi in giro.

  13. Sul tema manoscritti e agganci: da qualche mese sto mandando in giro una mia cosa. Non che ci speri molto, ma si fa tanto per stare bene con se stessi. Settimane fa l’ho spedita via mail anche a un’addetta alla promozione della Neri Pozza (l’unica persona di quella casa con cui avessi avuto in passato un qualche fugace contatto di lavoro): nel breve messaggio spiegavo che sul loro sito non si fa riferimento alla possibilità di inviare inediti e mi domandavo se eventualmente Lei avesse la possibilità di girare il mio file all’ufficio competente. Nulla di più. La risposta, giunta insolitamente presto, mi ha lasciato un po’ perplesso: il succo era che purtroppo al momento Neri Pozza non è interessata alla produzione di esordienti italiani e preferisce concentrarsi sulla narrativa straniera. Quindi, ciccia.
    E perché sei perplesso? – direte voi.
    Bene, proprio in quei giorni ricevevo da Neri Pozza un plico con un nuovo libro: si tratta di “Chi é Lou Sciortino?”, romanzo di tal Ottavio Cappellani da Catania. Che, guarda un po’, è un esordiente.

  14. Aggiungo, tanto per seguitare il discorso di Becker, che anni fa la signora Elvira Sellerio, in un sua letterina, mi diceva di non poter prendere in considerazione il mio interessante romanzo perchè al momento erano impegnati nella pubblicazione di autori stranieri.
    Di fatto stavano incominciando a pubblicare Camilleri alla grande. Come tutti sanno, infatti, l’ottimo Camilleri é cittadino cinese o indonesiano.

  15. Il problema è che tu, Maurizio Becker, se uno ti dice che il tuo manoscritto fa cagare gli stringi la mano. Altri lo cercherebbero sottocasa per dargli una manica di botte.
    Non è mica detto che tutti gli autori inediti siano persone normali. (e che siano autori, soprattutto).

  16. Due sono le cose che più mi irritano: i complimenti, anzitutto. Perché nove volte su dieci ti vengono fatti per i motivi sbagliati. E i rifiuti, quando si presentano con una giustificazione che palesemente non sta in piedi. Il problema è che troppa poca gente oggigiorno ha il coraggio di esprimere un giudizio, e quindi di esporsi.
    E’ più comodo trincerarsi dietro motivazioni “altre”, dare la colpa alla famigerata linea editoriale, alla situazione politica planetaria, allo tsunami.
    Per quanto mi riguarda, meglio uno che te lo scriva papale papale: “perdona la brutalità, ma il tuo dattiloscritto mi fa cagare. Ti consiglio di cambiare mestiere.”
    A uno così gli stringerei la mano.
    Meno male che sulla piazza ci sono anche i Fernandel, i Sironi e probabilmente anche altri come loro.

  17. Non so, forse hai ragione tu, però così si finisce con l’avallare la codardia intellettuale e l’ambiguità. Lucio Sponza, un economista veneziano che insegna da anni alla University of Westminster, ha scritto un saggio intitolato “Italian Immigrants in Nineteenth-Century Britain: Realities and Images”. Te ne cito un passaggio: “On one side of the coin was “Italy”, the country of beauty and culture; on the other side were the “Italians”, an ingenious but corrupt untrustworthy and licentious race”.
    Vabbé che gli inglesi lasciamoli perdere, però non é che certe caratteristiche dell’animo italiano (da Don Abbondio ai personaggi di Sordi del resto ce n’é una bella galleria) siano proprio inventate di sana pianta. O no?

  18. Maurizio: appunto!
    Anche solo per calcolo probabilistico, è più facile che ci siano più cialtroni fra i sedicenti artisti incompresi (perché sono numericamente di più)che fra i sedicenti editori di progetto.
    Non nego la cialtroneria del mondo editoriale, ma evitiamo di dare dell’innocente e dell’incompreso a tutti i costi a chi non viene pubblicato.
    Insomma io di cose assurde, dai miei amici lettori (persone degnissime), ne ho sentite eccome…
    (ho visto cose che voi umani…)

  19. A proposito di case editrici straniere: una volta mi sono occupata per il giornale di Cornelia Funke, una scrittrice per ragazzi famosissima in Germania, ma non fuori dai confini. Lei, evidentemente, desiderava essere tradotta in Inghilterra, ma non ci riusciva: perchè, ha raccontato, gli scrittori per ragazzi tedeschi venivano abitualmente ignorati dal mercato anglosassone. Le andò benissimo perchè una bambina bilingue, compagna di scuola del figlio dell’editore, lesse “Il re dei ladri” e inizò un furioso passaparola fra i compagni.
    Ora, l’aneddoto può anche essere stato generato ad uso e consumo dei cronisti che amano immaginare, che so, JKRowling in miseria che scrive Harry Potter in latteria: lo riporto solo perchè sono convinta che a volte sia sinceramente il caso, oltre alla competenza o all’acume di questo o quel lettore, che porta alla pubblicazione.

  20. No, scusa. Mi stai attribuendo cose che non ho detto. I manoscritti provengono a volte da soggetti spostati, disturbati, idioti, velleitari e quant’altro. Ho lavorato in redazioni televisive a contatto con il pubblico e so quanta merda occorre spalare ogni giorno. Pero’, se mi consenti, il punto è un altro: se sei un professionista, devi comportarti da professionista. Uno che ti invia in visione un manoscritto (e lo fa con le dovuti modi, senza atteggiarsi a Joyce e senza pretendere nulla) ti si presenta con i guantoni bassi, in amicizia, sa che sei uno del mestiere e si fida della tua esperienza. Del resto, nel contattarti, quell’aspirante autore sta dando un senso al tuo lavoro, che è appunto quello di trovare libri da pubblicare. Insomma, esiste una cosa chiamata deontologia. Oops, ho espresso forse un concetto troppo demodé?

  21. Ma guarda, alle volte, come ci si sbaglia.
    Se le cose stanno come dite voi ( e chi ha l’ardire di controbattere?), allora è facile: un po’ di pazienza, un po’ di fortuna e la fatina buona (il grillo parlante no, quello era un gran seccatore, parlandone da vivo).
    Ad averlo saputo, che bastava questo, avrei raggrumato due cartuscelle in uno scartafaccio e avrei fatto scrivere preventivamente sulla mia carta di identità “professione: Scrittore” (con la maiuscola, s’intende).
    – E il Guardano della Soglia?
    – Ma no, quella era una leggenda metropolitana, figlia della controinformazione, puro revanchismo dell’analfabetismo di ritorno.
    Ora mi sento molto, molto più sollevato.

  22. Effe, ti sei dimenticato nell’elenco anche una cosa non da poco: il talento.
    Bisogna avere un gran culo, certo, ma, magari anche qualcosa di scritto bene, no?

  23. Squirt, un giorno o l’altro mi darai la tua vera identità…;-) (Almeno lo spero). Gianni scusa, l’editoria straniera – da informazione assunte – lavora meglio. Nel senso che è molto più ORGANIZZATA. A noi italiani non difetta il talento (l’elemento indispensabile delloscrittore bravo, insieme el culo) ma, diciamoci la verità, dove sta l’organizzazione?

  24. Franz, prima o poi…
    Non capisco però cosa intendi per organizzazione. E’ vero a volte le case editrici (anche le più grandi) sembrano gestite da apprendisti stregoni e quando inizi a lavorarci dentro ti si ridimensionano certi miti. Eppure vi posso confermare che la lettura degli inediti viene fatta da tutti gli editori degni di questo nome. Esistono lettori (a tal proposito vi consiglio la lettura di ‘Scompartimento per lettori e taciturni’ di Grazia Cherchi) che scarsamente retribuiti fanno proprio questo, ma non crediate che il livello di quello che arriva sia buono. Ogni scrittore dovrebbe essere innanzi tutto lettore e dalla prima pagina del 90 % dei dattiloscritti ti accorgi che non è così.

  25. Mi si consenta: ‘sta storia del CULO per farsi pubblicare non sta che da una parte ma non è né in cielo né in terra. Che avevate pensate? Sta sullo stomaco. Sì, qualcuno che è bravino con tanto CULO viene pure pubblicato da grandi editori, ma dev’esser già nel giro conosciuto, deve già aver fatto o prodotto dell’altro in qualche maniera, in qualche maniera dev’esser arrivato al grande pubblico. Che poi le grandi case editrici leggano i lavori degli esordienti, anche questa sta grandemente sullo stomaco: prendiamo il premio Urania, ad esempio, ogni anno la stessa storia, sì proprio la stessa, scritta benino e poi i soliti a tavolino che la mettono a posto. Ecco che il lavoro vincitore dell’esordiente è pubblicato: ma tempo un mese e non ce n’è più traccia. In molti casi non è che un favore che si fa all’autore quel mese e non di più. No, i grandi editori non leggono niente di un esordiente: però hanno ottimi cassonetti capienti.
    Saludos
    Iannox

  26. Dunque Giuseppe non credi a quello che ho scritto. Liberissimo. Io d’altra parte non dico niente sul premio Urania, del quale non so nulla. Ma se me lo consenti sulla mia storia so tutto. E se ti dico che per me è stato così, ti potrebbe anche venire “lo sghiribizzo” di crederci, santiddio.
    Squirt, prima o poi…;-))

  27. Non capisco Iannox come fai a dire con tanta sicurezza che i grandi editori non leggono esordienti. Lavori in una casa editrice?
    Non sto parlando per sentito dire!
    Possiamo spulciare insieme i cataloghi di alcuni editori e contare il numero di esordienti e non sono pochi te lo assicuro. Il lavoro di editing (se a quello ti riferivi) è solo una manna per certi scrittori.
    Un altro aspetto da considerare (poiché non credo alla logica del best seller tout court nel mondo editoriale) è la coerenza editoriale: voglio dire che ogni casa editrice ha una sua linea per cui anche un autore quando invia un inedito dovrebbe fare una selezione (suscita ilarità in casa editrice la mail di un aspirante scrittore inviata contemporaneamente a più editori). Poi se un testo piace lo si pubblica al di fuori di ogni schema, ma ci sono questioni che riguardano il target di riferimento che un editore non trascura.

  28. Ma carissimo Franz – scusa, forse colpa mia – però non c’era alcun riferimento personale a te. Io dicevo, facevo un discorso in generale. Ad ogni modo, io posso pure credere alla tua storia così come ad altre fac-simili di altri. Allora alla tua storia io ci credo: hai pubblicato con Addictions – piccola casa editrice che è comunque distribuita anche presso la Fnac, pur non arrivando capillarmente in tutte le librerie -, dopodichè, bussando e bussando, Baldini & Castoldi ti ha accettato il romanzo, e ne sono ben felice. Però non eri una penna propriamente “inedita”. Ciò che intendo dire, nel tuo C.V. avrai pur scritto pubblicato con Addictions, che è meglio di dire non ho mai pubblicato neanche il tema che ho scritto alle elementari perché pure mia madre si è rifiutata di leggerlo. Insomma, “un niente un po’ più di niente” ce l’avevi rispetto a tanti altri che indarno cercano di pubblicare. Ma con questo, caro Franz non ti sto muovendo nessuna accusa in nessun senso. Ho citato il premio Urania tanto per portare un esempio concreto. Si accennava di scrittori esordienti che non sanno scrivere: e ce ne sono molti. Ma ci sono anche scrittori non esordienti che scrivono da cani e vengono pubblicati pure e fatti passare per alternativi: mi viene in mente Cesare Battisti… da mettersi letteralmente le mani fra i capelli e strapparseli tutti… avrà pure delle idee un minimo originali (neanche poi tanto), ma scrive malissimo. Inutile difenderlo almeno per lo stile: è impossibile, se poi ci si vuol arrampicare sugli specchi invece è un altro paio di maniche. E’ solo un esempio, ma di scrittori che scrivono da cani e vengono pubblicati ce ne sono davvero tanti: il che potrebbe significare che gli editor sono peggio degli scrittori (sedicenti tali) che poi pubblicano.
    Ma ora è venerdì sera, ed io non c’ho più voglia di parlare. Anche perché non ho nient’altro da aggiungere.
    Caro Squirt: ho molte orecchie e occhi, diciamo così, e ti devi accontentare di questo. Anche quando non sono presente, ci sono. ^___^
    Abbracci
    Giuseppe

  29. Ok ok…è da ieri che leggo e rileggo questo post e non trovo le parole giuste da scrivere.
    Quali saranno poi le parole giuste per raccontare del vissuto…chissà ! Volutamente il primo commento che sfiorava l’argomento dell’editoria a pagamento fu fatto dalla sottoscritta in formula anonima. Chiedetemi perchè e vi darò mille e nessun motivo. Forse perchè non volevo essere compatita; forse perchè parlare del vissuto è molto più difficile di qualasiasi altra cosa; forse perchè la mia voce, sicuramente e totalmente ignota agli ambienti culturali e di attivismo giornalistico avrebbe potuto avere il sapore del protagonismo.
    Potreste dirmi :- allora mia cara, potevi restare anonima ugualmente senz’ora rivelar che fosti tu l’artefice dell’arringa! –
    e potreste aver ragione come torto ma non è questo quello che conta.
    Valchiria è ugualmente anonima: nessuno sa chi è dove cammina e se stringe i pugni mentre parla e sente e scrive (e anche questa, come sempre, è solo un’altra storia)…
    ma stavolta vorrei dire, un pò raccontando la mia disavventura, un pò facendo vivere qualcosa che da troppo tempo muore ansimando dentro un cassetto e allora….
    stasera scrierò qui, dentro uno di questi piccoli vivi finestroni sul mondo, il mio racconto di storia vissuta, tra e fuori le pagine, immaginando un mondo di sfogliate di libri 🙂 un sorriso per tutti….e grazie di aver stimolato un certo grado di apertura …

  30. Caro Squirt,
    scritto per esteso ed in maiuscolo: I GRANDI EDITORI NON LEGGONO GLI ESORDIENTI E GLI IGNOTI.
    Oppure, se li leggono e non li ritengono all’altezza di una risposta….beh allora sono attenti ma non educati 🙂
    Sicura di quanto dico? Oh si certissimo e non per sentito dire.

  31. Ok, Giuseppe, si discute serenamente. Con Addictions non ho avuto nemmeno il “piacere” di ricevere una stroncatura. Il nulla assoluto. Che è peggio di una stroncatura, a mio parere. Quando ho scritto “O la va o la spacca”, qualche post fa, volevo proprio dire questo. Non so adesso come vada, so che nel 2000 mandavano i libri allo sbaraglio più completo. Io, a seguito di quell’esperienza, ero pronto a mandare tutto a quel paese. Nel nuovo libro ci credevo molto ma non volevo rifare certe esperienze. E non ho bussato da nessuna parte. Ho mandato le fotocopie a una decina di editori (grandi e medi) con acclusa una lettera d’accompagno dove c’era scritto, ovviamente, che avevo già pubblicato. Ma gli editori conoscono bene i nomi degli altri. Tutto qui. Dire che nelle case editrici non si leggono i manoscritti degli esordienti, e che gli esordienti non vengono pubblicati (come in effetti avveniva vent’anni fa a meno che non si avessero ammanigliamenti decisivi) è un falso. (E Squirt, dal di dentro di una casa editrice, non bastasse la mia testimonianza e quella di Biondillo, ripete la stessa identica cosa).
    P.s: Squirt, per quale editore lavori? O sei un editore tu stesso/a?…

  32. A proposito di editoria a pagamento, dalle mie parti si è scatenata una polemica sulle dichiarazioni di Rossano Astremo, che, indignato dalle richieste di denaro di editori locali, se n’è andato fuori Puglia e ha pubblicato il suo romanzo in rete. Massimiliano Zambetta, redattore di Nuovi Argomenti, si è quindi interrogato sulle opportunità che il sistema editoriale pugliese (o meglio tutto il “sistema” Puglia) offre agli scrittori. Dopo di lui, sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno (inserto del Corriere della Sera), sono intervenuti in molti, da Nicola Lagioia a Raffaele Nigro, da Michele Trecca a Gianrico Carofiglio. Ne è venuta fuori una proposta di Forum da tenere a Bari a fine febbraio, sperando di farne un appuntamento fisso.
    Adesioni e proposte a culturapuglia@corrieredelmezzogiorno.it.

  33. Vabbè,
    mi sento costretto a ridirlo, scusate:
    nel 1963 ho mandato due racconti a Calvino, presso la Einaudi.
    Dopo 15 giorni mi ha risposto con un bella lettera di almeno 24 righe.
    Ed io non ero nessuno, proprio nessuno, nessun figlio di chissachì.
    Pure Primo Levi mi rispose dopo una settimana.
    Strano ma vero.

  34. Carissimo Franz, hai ragione, qualche anno fa Addictions aveva una distribuzione che faceva schifo; oggi la situazione è un po’ migliorata, così anche la visibilità delle loro pubblicazioni. Ho citato che li trovi alla Fnac, ma anche altrove, senza troppi problemi, e anche a mucchi. Sempre discutendo serenamente – ma non voglio fare del tuo caso un “caso” -, spendendo il tuo lavoro, sicuramente ben scritto, sei stato notato da Baldini & Castoldi: ne sono ben felice. E te lo ripeto.
    Gli editori, generalmente, non prendono IN CONSIDERAZIONE autori esordienti. Ma qui ci vuole una precisazione circa chi è l’esordiente, l’ESORDIENTE QUELLO VERO:
    Allora, ecco un ritratto dell’esordiente vero:
    1. Ha scritto un libro, non ha agganci, spedisce con un po’ di speranza il suo lavoro agli editori;
    2. Non ha MAI avuto contatti con il mondo della televisione, della radio, o con qualsiasi altro mezzo di informazione. Perché se già lavori in una radio, per quanto piccola sia, per esempio, ha già più possibilità che l’Editore prenda in considerazione il lavoro propostogli. Stesso discorso vale per TV e Giornali: è uno che non ha mai scritto neanche un minimo canovaccio per la Tv né un articolo di 10 righe di fondo per un qualsiasi giornale o rivista.
    3. Non ha mai scritto su Internet né un suo racconto è mai apparso su Internet (non che serva a molto scrivere su Internet): solitamente se un editore si interesse a Internet e ai suoi contenuti è perché ha il suo interesse. Ieri c’erano le Veline, oggi le Veline si sono trasformate in Blogger “in rosa”. In questi casi, allora, possibile è che una blogger venga pubblicata o in antologie o con un suo lavoro. Ma devi essere una Blogger-Velina. Credo che sia chiaro il concetto, altrimenti ciccia. Non a caso i blog più visitati e commentati sono quelli delle stelline del web: il contenuto è un accessorio. Ma con questo non intendo dire che non ci siano blog al femminile assai più interessanti di quelli tenuti da giornalisti, semplici aspiranti scrittori, ecc. ecc.
    Bastano questi tre punti, a mio avviso: se uno/a ha già fatto una delle cose menzionate nei tre punti di cui sopra con un certo margine di successo, allora l’esordiente viene tenuto in minima considerazione dagli Editori, anche da quelli grossi. Poi qualcuno mi spiegherà come ha fatto la Lucarelli a pubblicare pure un libro per Mondadori. Abbiamo toccato il fondo del fondo, se è possibile. Se questi sono gli esordienti, io mi taglio i cosiddetti.
    Ma se sei un ESORDIENTE VERO, allora gli editor non sanno il tuo nome neanche per sentito dire per distrazione o per potenza dell’eco (o dell’ego). Un lavoro che arriva – se ci arriva sulla scrivania di un editore – ed è un nome, punto e basta, viene cestinato, punto e basta. Ti porto un esempio pratico: io sono un gran bastardo, lo sai, così ho fatto una prova, giusto per divertirmi, un quattro o cinque anni fa (quando non ero ancora presente su internet). Insomma, ho spedito un lavoro ad editore X, dentro era seminato un mare di post-it: l’editore mi risponde dicendo che il lavoro non gli era piaciuto ma che l’aveva letto. Mi fa avere indietro le fotocopie del mio lavoro. Apro il mio lavoro fotocopiato e dentro tutti i post-it che avevo seminato, tutti rigorosamente al loro posto. L’editore non l’aveva letto, neanche il titolo, e neanche il mio nome, perché nella lettera di rifiuto ha sbagliato a scrivere pure il mio nome. Divertente. Io, almeno, mi sono divertito. E gli ho risposto che non l’aveva letto affatto il libro e che potevo provarglielo: ovviamente si è ben guardato dal rispondermi. Alla faccia degli editori e degli editor!
    Ora ci saranno pure degli editori che leggono gli esordienti, ma bisogna vedere che tipo/a di ESORDIENTE leggono e come. I più non si degnano neanche di dare una risposta.
    Dice giustamente Valchiria: I GRANDI EDITORI NON LEGGONO GLI ESORDIENTI E GLI IGNOTI. Se sei un IGNOTO, non sei LETTO. Non è cambiato niente rispetto a vent’anni fa, e neanche rispetto a cinquant’anni fa. O a cento. A volte capita che un esordiente vero, per puro caso, venga pubblicato. Ma è per puro caso.
    C’è un quarto punto, IMPORTANTE: se sei un magistrato, uno che occupa un posto di rilievo, una carica statale, comunale, ecc. ecc., se sei un imprenditore (piccolo o medio o grande), anche se sei un Esordiente, vieni tenuto in considerazione anche se magari scrivi da cane. Ecco, questo è un altro tipo di ESORDIENTE.
    Poi, ripeto, un esordiente vero verace, una volta ogni tanto, viene pubblicato pure da un grosso editore.
    Direi che sono stato chiaro.
    Ciò detto, scusandomi per i refusi di questo lungo intervento (non ho voglia di rileggermi), buon venerdì sera a Tutti/e.
    Abbracci,
    Giuseppe

  35. Iannox, e però io devo insistere: conosco non pochi editori che li leggono davvero, anche gli esordienti che rientrano nella tua descrizione, e come vedi te lo metto per iscritto.
    Non dubito minimamente che tu e Valchiria siate incappati in quel che avete raccontato: ma non è sempre così.
    Ehm, quanto alle veline: non voglio riaprire il discorso sull’antologia, ma non tutti i presenti erano veline o blogstar che dir si voglia.

  36. Cara Loredana,
    non facevo solo riferimento all’antologia Bloggers, ma più specificatamente a “Ragazze che dovresti conoscere”, altra antologia di bloggers/veline (sottotilo: The Sex Anthology, giusto per attirare l’attenzione degli sprovveduti). Le autrici, alcune molto conosciute, altre un po’ meno, scrittrici, giornaliste, bloggers: Simona Vinci, Deborah Gambetta, Letizia Muratori, Valentina Maran, Ljuba Gribojedowa, Evelina Santangelo, Caterina Bonvicini, Alessandra C, Carla D’Alessio, Vanessa Ambrosecchio, Giulia Blasi, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Elena Stancanelli. Ma la qualità, la qualità dove sta? Da mettersi le mani nei capelli, se ce li avessi. Qualcuno lo faccia per me, please.
    Io ho citato una esperienza, potrei citarne tante altre, una sequela infinita di amici, colleghi, e semplici rompicoglioni. Ma sarebbe noioso. Non credi anche tu?
    Magari ci sono editori che leggono i lavori che gli arrivano, ma i quattro punti che ho spiegato nell’ultimo mio commento sono fondamentali per non farsi illusioni né a breve né a lungo termine.
    Quali sono questi editori? A parte Sironi? Quali sono? Ti chiedo la cortesia di fare nomi e cognomi di questi editori che leggono. Ovviamente se puoi. Se vuoi. Grazie infinite.
    Cari saluti,
    Iannox

  37. Iannozzi, so anch’io e per certo che Fernandel legge i dattiloscritti e risponde. Non li legge solo se si tratta di libri di genere, perché la linea editoriale è di non pubblicarne. Vorrei però correggere Maurizio Becker, il nome di Elena è incompleto, da pochi giorni è diventato Elena Battista Pozzi :-)))))

  38. Caro Andrea,
    ho scritto diversi romanzi, di genere e non. Quello che inviai, ormai più di 4 anni fa, era di genere. Poi mi sono gettato su Internet, facendo da me, per non sottostare ai capricci di qualcuno. Diciamo così. Ho molto in stima Eraldo Baldini: a suo tempo ebbi modo di intervistarlo, e fu veramente persona squisita, una delle poche persone umane veramente e un ottimo scrittore. Ho sentito parlare della neonata casa Editrice: ti ringrazio della dritta. Per il momento faccio un salto sul sito.
    Giusto per: Fernandel la contattai, qualche tempo fa, mai una risposta che fosse una, e per fortuna che non inviai loro alcun dattiloscritto. Peccato. Non ho tratto conclusioni, ma ha lasciato l’amaro, un po’, in bocca.
    Cari saluti e buon venerdì sera a Tutti/e
    Giuseppe

  39. Vi seguo. Non commento. Leggo con piacere e prendo nota di titoli e autori che non conosco. Davanti a cosi tanta cultura e competenza mi rannicchio davanti al video e attendo lo sviluppo delle discussioni. Alcune volte si va incontro a ripetizioni e vagheggiamenti, però il tutto è interessante e ben scritto. Bello, peccato che io sia troppo ignorante per intervenire. Per il momento cercherò di imparare. Stavo dimenticando il motivo della mia intrusione: volevo solo ricordare agli scrittori esordienti che esistono anche i Quindici (la repubblica democratica dei lettori) http://www.iquindici.org/news.php . Che cosa ne pensate?
    Buona serata a tutti

  40. Iannozzi, immagino che tu abbia scritto un libro di genere (magari immagino male però). Se è così non spedirlo a Fernandel. Invece potresti provare con un neo editore (non è a pagamento). Si chiama Foschi Editore, è nato a Forlì (anche all’anagrafe dato che è il cognome del proprietario), la mente è Eraldo Baldini. Per ora i dattiloscritti li leggono e hanno un sacco di buona volontà. La collana ospita due noir e “Il paese delle cicogne”
    di Michele Governatori, persona che stimo parecchio.
    http://www.foschieditore.com; info@foschieditore.com.
    p.s. naturalmente il discorso vale anche per Mario.

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