Questo. Punta Ala, cinquant’anni fa, giusto cinquant’anni fa. Con altri giovani radicali, si va a trovare Emma, che ha preso una casa per sé e per le bambine in riva al mare. Le due bambine, Aurora detta Ciucci e Rugiada, sono bellissime. Rugiada è molto piccola, una neonata. Emma la tiene in braccio e le canta una ninna nanna bellissima:
E disse agli uccelletti che non cantassero
perché la bella perché la bella potesse dormir.
Questo voglio ricordare intanto, di Emma Bonino. E poi la salopette di jeans e i sabot rossi. E, certo, anche le sigarette che l’hanno fatta ammalare e che hanno fatto ammalare Marco Pannella (ma era ed è lo spirito del tempo, e per favore, chiunque legga, non batta su questo tasto). Perché questo ricordo nel momento in cui l’ho conosciuta, appunto cinquant’anni fa, e per me nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta a via di Torre Argentina, gli occhi azzurrissimi, la zazzera castana e appunto la salopette, era già una creatura del mito, la ragazza che non aveva paura di farsi arrestare per affermare il diritto delle donne di poter scegliere.
Faccio una parentesi. Negli ultimi anni, e questo è un segno dei tempi, Emma è stata accusata soprattutto di aver aiutato le donne ad abortire quando l’aborto, nel nostro paese, era un reato. Nessuno naturalmente usa l’espressione corretta: ha aiutato le donne a non morire, perché questo accadeva all’epoca. C’è un libro che ho già citato, “Aborto, facciamolo da noi”, che si deve al Cisa (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto) e Mld (Movimento di Liberazione della Donna) si spiegava (era il 1975) come si esegue un’interruzione di gravidanza con il metodo Karman, ovvero non con raschiamento ma con aspirazione, pratica che limitava enormemente le complicazioni nei tempi in cui l’aborto era illegale, e si finiva in assai loschi studi medici a rischiare la perforazione dell’utero e a inzuppare la camicetta di sudore e dolore, visto che non si praticava anestesia. Quel libro era un libro politico: non un invito al lato oscuro del materno, come dice oggi la ministra Roccella che ne fu prefatrice, ma semmai il tentativo di salvare le vite delle donne che ogni martedì e giovedì alle 17 affollavano le scale di via di Torre Argentina 18, la sede del Partito radicale dove il Cisa teneva le riunioni riservando ai casi più complessi il volo charter per Londra e distribuendo fra le case delle militanti gli interventi con il Karman. Quelle donne in lacrime che imploravano aiuto al telefono chiedevano di non morire con un ferro da calza nell’utero.
Tutto questo, per anni, è stato dato per assodato e poi è cambiato, complice il vento fascista che spira sempre più forte. In parte perché esiste e cresce il tabù dell’aborto. Ma non è tale solo perché, come detto altre volte, la narrazione fondamentalista cattolica sta lavorando per fare leva sulla parte più intollerante dei credenti (riuscendoci molto bene). E’ tale anche perché manca una discussione limpida e chiara sul peso che alcuni intellettuali e politici laici (salve, Giuliano Amato, salve, Giuliano Ferrara) hanno avuto o hanno tuttora sulla questione. Non basta dire “è una cosa da donne, mi tiro fuori”. Bisogna prendere posizione con chiarezza, dire (e devono dirlo anche gli uomini) che esiste un diritto alla scelta e che quel diritto, oggi pesantissimamente messo in discussione in Europa e negli Stati Uniti, va salvaguardato a qualunque costo. Come stanno provando a fare in Francia.
Ma questo adesso non conta. Nè conta (lo stanno facendo altri) ripercorrere qui la lunga storia politica di Emma. Che ho reincontrato più volte. Una decina di anni fa, per esempio, nella prima edizione di Ferite a morte. Eravamo all’Auditorium della musica, a Roma. Ci avevano chiesto di indossare scarpe rosse. Io ne avevo un paio improbabili, con la zeppa. Lei ne aveva invece un paio grazioso, di camoscio, ma più rosa antico che rosso. Per farla breve, mi ha chiesto di scambiarci le scarpe, e io ho accettato volentieri anche se le sue mi andavano un po’ strette.
Stare nelle scarpe di un’altra. Chiunque oggi prenda parola per ricordare Emma dovrebbe provare a farlo. Dovrebbe ricordare quella ragazza coraggiosa che sfida la galera e mezza opinione pubblica per le altre donne. Dovrebbe omaggiarla e ricordare quanto le dobbiamo.
E amarla, la bella che ora dorme.