Tag: Emma Bonino

Io non sono una storica. Non sono una filosofa. Però alcune cose su Emma Bonino voglio dirle, almeno per quanto riguarda la storia delle donne, e dunque dell’aborto, per il semplice fatto che all’epoca ero al Partito radicale. Ero nella segreteria nazionale di Adelaide Aglietta, ero responsabile dell’agenzia di stampa e del giornale “Notizie radicali”. Sono rimasta dal 1976 al 1979, più due anni a Radio radicale.
Bene, in questi giorni ho letto personaggi autorevoli di sinistra fare a pezzi Bonino. Addirittura sostenendo che i radicali hanno fatto di tutto per non arrivare alla depenalizzazione dell’aborto: “proprio così, i radicali hanno votato contro”. E certo che hanno votato contro (Emma piangendo, peraltro): perché la legge 194 non era nel modo più assoluto quella che doveva essere, e presentava già allora il vulnus che oggi rende così difficile la sua piena applicazione. Non era per avere una legge così che dal 1975 si erano raccolte le firme per il referendum abrogativo “degli articoli nn. 546, 547, 548, 549 2º Comma, 550, 551, 552, 553, 554, 555 del codice penale”. Furono 700.000 le firme raccolte: il 15 aprile del 1976 venne fissato il giorno per la consultazione referendaria, che però non ebbe seguito  perché il presidente Leone fu costretto a sciogliere le Camere per la seconda volta. 
Sostenere che quel no era dovuto a banale boicottaggio, e che i radicali fossero dei semplici guastatori, significa non aver studiato quegli anni, e peggio voler piegare la storia alle proprie opinioni.
E io non sono una storica. Però una cosa posso farla, per il poco che serve. Il 26 maggio 1978 ho scritto un editoriale per Notizie Radicali: a rileggerlo oggi, è ovviamente ingenuo come possono esserlo le parole di una ragazza di 22 anni. Ma ve lo porgo, tanto per far capire qual era il clima del tempo. E quali i motivi reali di quel voto contrario. 
Ma anche per provare a far capire che contrapporre diritti civili e diritti sociali in nome di una rigidità manichea già vista e sentita è inutile: specie se in questo modo si ribadisce, fra le righe, che la storia delle donne è ininfluente.
L’articolo, che trovate nel post, si intitolava: “Le streghe son fregate”.

Questo. Punta Ala, cinquant’anni fa, giusto cinquant’anni fa. Con altri giovani radicali, si va a trovare Emma, che ha preso una casa per sé e per le bambine in riva al mare. Le due bambine, Aurora detta Ciucci e Rugiada, sono bellissime. Rugiada è molto piccola, una neonata. Emma la tiene in braccio e le canta una ninna nanna bellissima: 

E disse agli uccelletti che non cantassero
perché la bella perché la bella potesse dormir.

Questo voglio ricordare intanto, di Emma Bonino. E poi la salopette di jeans e i sabot rossi. E, certo, anche le sigarette che l’hanno fatta ammalare e che hanno fatto ammalare Marco Pannella (ma era ed è lo spirito del tempo, e per favore, chiunque legga, non batta su questo tasto). Perché questo ricordo nel momento in cui l’ho conosciuta, appunto cinquant’anni fa, e per me nel momento in cui l’ho incontrata per la prima volta a via di Torre Argentina, gli occhi azzurrissimi, la zazzera castana e appunto la salopette, era già una creatura del mito, la ragazza che non aveva paura di farsi arrestare per affermare il diritto delle donne di poter scegliere.
Chiunque oggi prenda parola per ricordare Emma dovrebbe ricordare quella ragazza coraggiosa che sfida la galera e mezza opinione pubblica per le altre donne. Dovrebbe omaggiarla e ricordare quanto le dobbiamo.
E amarla, la bella che ora dorme.

Emma Bonino, in questo momento ancora in ospedale in condizioni critiche, è stata accusata di tutto e del contrario di tutto nella sua vita indomita. Ma negli ultimi anni, e questo è un segno dei tempi, viene accusata soprattutto di aver aiutato le donne ad abortire quando l’aborto, nel nostro paese, era un reato. Nessuno naturalmente usa l’espressione corretta: ha aiutato le donne a non morire, perché questo accadeva all’epoca.
Se vi prendete la briga di andare a leggere i commenti sotto le testate che riportano del malore di Emma, troverete frasi come “Chissà quanti bambini l’aspettano lassù”. “Dai che è la volta buona” Dalla pompa di bicicletta alle pompe funebri è un attimo”. E vi assicuro che c’è di peggio. I più gentili sono: “Che Dio ti benedica e protegga,. cosicché tu abbia modo di convertirti e chiedere perdono per tutti gli aborti sostenuti, prima che sia troppo tardi per la tua anima”.
Ho conosciuto Emma quando avevo vent’anni ed ero colma di ammirazione per quella donna così coraggiosa che vedevo nei corridoi del partito radicale con la sua salopette di jeans e i sabot rossi. Ma non è per questo che scrivo di lei, augurandomi che esca al più presto dall’ospedale per tornare nella sua terrazza piena di sole. Scrivo di lei, e non solo di lei, perché continuo a chiedermi cosa sia accaduto a una buona parte di questo paese. E, no, non basta la spiegazione che esistono i troll e i commentatori aizzati da una precisa parte politica: è troppo poco, perché c’è verità in molti di quei commenti.
E passo alla seconda donna crocifissa in questi giorni: naturalmente, Francesca Albanese.
Non entro ulteriormente nei dettagli: entro, invece, nel gigantesco vortice di chi letteralmente gode nel poter azzannare alla gola Albanese per una frase rubata al volo: fatevi un giro sui social, leggete le persone colte e buone e brave che urlano “finalmente”, tutto in maiuscolo. Tutto questo dovrebbe farci chiedere per l’ennesima volta cosa sta succedendo, e come sia possibile che si sia sempre pronti allo Charyou tree (per chi non ha letto la Torre nera di King, è il rogo rituale), e come mai tutto questo eccita gli animi ancor di più quando a salire sul rogo è una donna. Perché no, spiacente per i commentatori col ditino alzato, non è vero che vale l’inverso. Non vale mai l’inverso, all’inverso si fornisce sempre una seconda possibilità.
E allora, cosa ci succede? Bene, molti anni fa, Umberto Eco disse: “Il vero Anticristo è lo scoop”. E questa frase, oggi, non riguarda i giornali, ma riguarda noi, che siamo sempre in cerca del caso e dunque dei bersagli su cui scaricare la nostra voglia di forca. Il contagio comincia da lontano. Prenderne atto oggi non rende giustizia a chi è stato distrutto da questa voglia antica di linciaggio. E neanche a noi, che guardammo l’orrore mentre si addensava, increduli. E ancora guardiamo, tutti i santi giorni.

Uso per un po’ questo blog come memorandum, perché la discussione che si sta sviluppando in questi giorni sull’aborto e su cosa, a proposito di interruzione di gravidanza, pensi la ministra per la famiglia e natalità e pari opportunità non è una scaramuccia, non è un attacco, non è una schermaglia. Riguarda, invece, la conservazione della memoria comune (insieme, ovviamente, a quella che è e resta la tutela di un diritto).
Il riassunto degli interventi di Giulia Siviero, Lea Melandri, Emma Bonino, Bleue Blissett

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