DUE SPICCI DI POLITICA: ZEROCALCARE NON E’ SOLO IL CANTORE DI UNA GENERAZIONE

C’è un momento in una delle ultime puntate di Due Spicci di Zerocalcare dove, almeno secondo me, si tocca uno dei nodi della serie: è quello in cui si racconta il motivo per cui Secco conosce due fratelli poco raccomandabili. E’ prima del poker online (per chi non conoscesse Secco e dunque le serie precedenti, non posso che consigliare di vederle, o almeno di googlare). Prima della giovinezza e della maturità: siamo negli anni della preadolescenza, e l’iniziazione dei ragazzini al mondo adulto avviene attraverso le carte di Magic – The Gathering. Che prima sono state la meravigliosa scoperta del gioco, un po’ come lo fu per i preadolescenti della generazione precedente un gioco di ruolo, Dungeons&Dragons, e poi sono diventate un addestramento al capitalismo, per dirla semplice semplice, con il continuo rialzo del prezzo di alcune carte (date un’occhiata e ne riparliamo). Bene, nell’episodio c’è un ragazzino che viene di fatto truffato con l’acquisto per pochi spicci, appunto, di carte che valgono molto di più. E’ a quel punto che Secco e i due fratelli decidono di tagliar fuori il furbo dal giro delle carte, e lo fanno replicando, nell’animazione, uno dei videoclip più famosi della fine degli anni Zero, quello di Take on Me degli a-ha.
Cito l’episodio perché, sempre secondo me, Due Spicci è molto di più di una serie generazionale, molto di più di un racconto dei dubbi e le disillusioni di chi sfiora o ha appena superato i 40 anni senza neanche sapere come sia avvenuto, e scopre che non è del tutto vero che si possa sempre e comunque affrontare ogni difficoltà in gruppo, magari con gli amici e le amiche con cui si è cresciuti. Anzi, non è vero affatto, o lo è in pochissimi casi. Del resto, questo è uno dei nodi del passaggio definitivo all’età adulta: ne Il corpo, Stephen King lo dice chiaramente:

“Non ho più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni: Gesù, chi li ha?”.

Ma Due spicci non è soltanto questo, ovvero non è soltanto il racconto delle emozioni e delle difficoltà relazionali. Zerocalcare non è Sally Rooney (con tutto il rispetto, ovvio): perché le sue storie, e questa soprattutto, sono molto di più. E se non ci si ferma solo ai riferimenti ai Goonies e a Final Fantasy si vede quella che è ben più di una cornice: una Roma percorsa da fiumi di cocaina, per esempio (ma quando se ne riparla? Sono passati 13 anni da Zero Zero Zero di Roberto Saviano), una Roma dove i centri antiviolenza fanno quello che possono ma sono bloccati dalla burocrazia e dalla mancanza di posti letto, una Roma (ma vale per molte altre grandi città) dove alcune periferie sono territorio di quello che si chiamava mondo di mezzo, quello di Massimo Carminati e di Mafia Capitale, per cui nel mondo di sopra c’è chi comanda e nel mondo di sotto c’è la criminalità comune che ruba e spaccia. E il mondo di sotto è fatto di poveracci, che rubano e spacciano, appunto, e di persone che provano a stare a galla e che cadono, come succede a Cinghiale, in quelli che mia madre, nata negli anni Venti del secolo scorso, chiamava “gli impicci”. Ma che riescono anche a darsi una mano a vicenda, grazie al cielo, perché esiste anche questa possibilità.

Questo è, per me, Due Spicci, al di là delle risate che ti strappa e dei riconoscimenti di chi guarda che trasforma in meme social le parti in cui vede se stesso (guarda, è proprio così). Ed è una serie da vedere e da diffondere.
Certo, ho letto in una recensione che Zerocalcare è più bravo quando è intimista e non quando è politico. Su affermazioni di questo tipo, cedo volentieri la parola all’Armadillo. E immagino sappiate come risponderebbe.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto