L'ARRIVO DI ALI'

Albertocattaneo Gianni Biondillo torna a postare su Nazione Indiana: lo fa con un articolo apparso su Nuovi Argomenti n.30: qui l’integrale, qui sotto le conclusioni:

Allora, messa così, il "popolo" è, edenicamente, buono, giusto, solidale. No. Chiaro che no. Il popolo, anzi, la plebe, la massa, la marmaglia, il coacervo, il branco, la folla, è altrettanto razzista, violento, conservatore, fascista. Ha subito la violenta, televisiva, omologazione del Centro. Ma ha una cosa in più, non da poco. Sicuramente senza alcuna consapevolezza, senza nessuna meditazione razionale, la plebe investe nel futuro. È giovane. Lo dico proprio strictu sensu.
Siamo una nazione che invecchia, in evidente decadenza, che ha deciso di non avere figli, di non investire nel futuro. Ma il futuro è dei popoli giovani, che hanno, cioè molti figli, molti più figli che padri, o nonni, o figli adulti che non vogliono diventare padri. È degli indiani, dei pakistani, dei cinesi, dei magrebini. Degli immigrati, che hanno un solo capitale, la prole. Dei proletari, in pratica. Questa è la mutazione che a me interessa. Alì dagli occhi azzurri è arrivato, non come immaginava Pasolini, ma è arrivato, è qui.
Ogni mutazione è, necessariamente, creativa. E il suo scenario è, ancora oggi, quello delle periferie urbane, dove le contraddizioni sono più evidenti.
In questo senso reputo le periferie non luoghi comuni ma luoghi, nel loro potenziale, creativi. Per il loro essere luoghi di immigrazioni recenti e differenti, sono dei laboratori per la creazione di società diverse, nuove, appunto giovani.
Le società giovani sono per loro natura creative, inventive, molto spesso per un bisogno urgente. Sono un potenziale rivoluzionario impressionante (e "spaventoso"). Questo potenziale o si scatena o viene represso. Viviamo tempi difficili, è vero. Ma, mai come in questi anni, vivi.
Le banlieue, le periferie urbane, i non luoghi, sono in realtà i posti migliori dove combattere questa guerra di libertà. Luoghi dove si può, si deve, scegliere se essere omologati al potere e quindi marginali (alla società e a se stessi) oppure essere creativi, in quanto periferici al potere.

80 pensieri su “L'ARRIVO DI ALI'

  1. Mi commuove sempre sentir parlare di proletariato… Sembra diventata a tratti una parola proibita.
    Concordo con Gianni Bondillo sulla forza e ricchezza della prole. La garanzia per un futuro migliore e ricco è nella pelle e – forse sono un po’ retrò – nella terra.

  2. Dice Biondillo: “Dalla Fallaci in giù, c’è una cosa che vogliamo negare più di ogni cosa: non è il colore della pelle (perché allora i rumeni o gli ucraini?), non è la religione (perché allora gli equadoriani o i peruviani?), no, macché! È la povertà. A noi fa paura la povertà.”
    Non è così. Alla gente preoccupa soprattutto, e in maniera crescente il problema della SICUREZZA, che naturalmente è legato anche ai numeri. Ma qui il discorso si fa spinosissimo. Le stesse sinistre ne hanno un sacro terrore, tanto che da sempre ne lasciano il monopolio alle destre…
    Ma vedrò di spiegarmi meglio in seguito:-/

  3. Caro Lucio, invece io al Biondil, in quel senso, dò ragione in pieno. La sicurezza di cui tu parli è strettamente legata al baubau della povertà. Si ha paura delle persone più povere e Biondillo sottolinea benissimo i meccanismi che spingono un insegnante a censurare la parola ‘vandalo’ se riferita a figli di papà che hanno appena distrutto una scuola o si sono resi responsabili di un reato. Certo, c’è una buona fetta di delinquenza comune legata alla miseria, ma non so quanti di noi messi su una strada e senza niente da perdere sarebbero disposti a darsi alla protesta piuttosto che alla rapina 🙂
    C’est a dire che abbiamo paura dei poveri (in my personal opinion) perchè sappiamo che avrebbero tutti i diritti di essere violenti per rivendicare anche la mera sopravvivenza. L’assurdo è che partecipiamo di questa ‘paura borghese’ anche quando siamo molto vicini al limite della miseria o quando, addirittura, ne siamo appena usciti.
    Lungi da me l’apologia della rapina o della violenza comuni. gratuite ecc. (peraltro non estranea ai contesti ‘borghesi’ come sottolinea il Biondil), voglio solo sottolineare che coltiviamo l’ossessione della sicurezza perchè conosciamo (consapevolmente o no) la forte ingiustizia che sta alla base della miseria e partecipiamo del sentire ‘borghese’ anche quando le nostre condizioni di vita non hanno niente di ‘borghese’. Credo che sarebbe utile cercare di capire perchè questo ‘ci avviene’ 🙂
    Besos

  4. Mi ha spiegato un amico albanese che, alla caduta del comunismo, il loro ceto intellettuale emigrò in massa prevalentemente in Canada, i peggiori delinquenti scelsero – guarda caso – proprio l’Italia, dove la libertà di manovra è pressoché totale per chi arriva armato delle “peggiori intenzioni”.
    Detto ciò, sono d’accordo con te:-)

  5. A volte penso che con il lento soddisfacimento di ogni bisogno primario legato alla sopravvienza, finisca per esaurirsi anche il nostro bisogno di riprodursi.
    I figli sono sempre stati prima di tutto una risorsa personale, le nuove leve a cui affidare il nostro lavoro, la nostra vecchiaia, le nostre speranze ma in una società strutturata come la nostra in cui il soddisfacimento dei bisogni primari viene garantito dal sistema, si sceglie più o meno inconsapevolmente di non averne.
    Non abbiamo più niente da guadagnarci, il lavoro, la vecchiaia, la malattia, la solitudine, l’assistenza…. Tutto intorno a noi è in grado di forniere risposte alle esigenze dell’essere umano che non ha più alcun bisogno di avere figli per garantirsi la sopravvivenza.
    Così, per istinto, si sceglie ancora la maternità e la paternità ma non più come un’esigenza, ma come un lusso che talvolta non possiamo permetterci.

  6. Caro Lucio, invece io al Biondil, in quel senso, dò ragione in pieno. La sicurezza di cui tu parli è strettamente legata al baubau della povertà. Si ha paura delle persone più povere e Biondillo sottolinea benissimo i meccanismi che spingono un insegnante a censurare la parola ‘vandalo’ se riferita a figli di papà che hanno appena distrutto una scuola o si sono resi responsabili di un reato. Certo, c’è una buona fetta di delinquenza comune legata alla miseria, ma non so quanti di noi messi su una strada e senza niente da perdere sarebbero disposti a darsi alla protesta piuttosto che alla rapina 🙂
    C’est a dire che abbiamo paura dei poveri (in my personal opinion) perchè sappiamo che avrebbero tutti i diritti di essere violenti per rivendicare anche la mera sopravvivenza. L’assurdo è che partecipiamo di questa ‘paura borghese’ anche quando siamo molto vicini al limite della miseria o quando, addirittura, ne siamo appena usciti.
    Lungi da me l’apologia della rapina o della violenza comuni. gratuite ecc. (peraltro non estranea ai contesti ‘borghesi’ come sottolinea il Biondil), voglio solo sottolineare che coltiviamo l’ossessione della sicurezza perchè conosciamo (consapevolmente o no) la forte ingiustizia che sta alla base della miseria e partecipiamo del sentire ‘borghese’ anche quando le nostre condizioni di vita non hanno niente di ‘borghese’. Credo che sarebbe utile cercare di capire perchè questo ‘ci avviene’ 🙂
    Besos

  7. Non credo,
    solo che non mi appariva e l’ho ripostato dando vita a questo mostricciatolo.
    Lolip sarebbe opportuno rimuovere 🙂
    besos

  8. Biondillo voleva essere sicuro che qualcuno lo leggesse, così ha aspettato le statistiche di Reister. Ha visto che non buttava poi malaccio, e ha pubblicato 🙂

  9. bell’articolo gianni.
    io spesso penso alla mia città (napoli), dove oltre a scampia, a secondigliano, c’è una periferia dentro alla città, fatta di bassi fittati a gruppi di immigrati che si danno i turni per dormire, di improbabili verande ricavate sui terrazzi o negli angoli nascosti dove stanno polacchi, ucraini e albanesi. dormitori che stanno accanto alle case delle famiglie napoletane del sottoproletariato urbano, sotto quelle fittate agli studenti fuorisede che a loro volta abitano sotto affermati professionisti, avvocati, architetti, commercialisti.
    non c’è una distanza da percorrere, solo una o due rampe di scale.

  10. Hai ragione, FRANCO, sono un vero oppurtunista 😉
    ANDREA, da quando mi sono sposato abito vicino alla Stazione Centrale. Un quartiere, in origine borghese. Ora è pieno di extracomunitari nelle condizioni che racconti tu. Dovresti vedere le facce delle sciure, indispettite.
    Io me la godo, è pieno di ristoranti africani, cinesi, indiani, turchi, etc. etc…

  11. Gianni cazzo, chi ha fatto la spiata a Melloni! Scusa se te lo dico fuori dagli incisivi ma siete un colabrodo voi di Nazione Indiana, vi smaschererebbe anche pincopallino!
    Che cazzo faccio il servo a fare io! Mi fate portare tutti quei dispacci e poi non li rispettate! L’ultimo diceva che lo statiscometro di Jan è nascosto nel magazzino di Spidipizza a piazza Duomo. Lì e soltanto lì, e sottolineo “lì”, ma anche “soltanto”, andava consultato. Non si può fare un complotto in pace che tutti vengono a saperlo. Nazione di pulcinella!
    Adesso VMO farà una nuova puntata su di voi e tutti passeranno settimane a ridere!

  12. Il pezzo di Biondillo è molto bello e già scritto anche in Nazione Indiana. Complimenti.
    Polizia e Carabinieri hanno impiegato un bel po’ di tempo per capirci qualcosa e non hanno ancora finito.
    La Sicurezza è comunque un bene molto sentito, ma puzza di stantio e di controllo e molti girano al largo (la sinistra italiana) sbagliando clamorosamente.
    Discorso lungo e complesso da affrontare qui…
    Buona serata. Trespolo.

  13. E tre, avevo già in mente di riportarlo, è indubbiamente il pezzo “più politico” apparso su NI da un po’ di tempo a questa parte (dai tempi di “giornalismo e verità?”), con annesso commento

  14. Ma di quali giovani e di quali periferie parlate?
    Giovani? viviamo in una società che invecchia, la vita media si allunga, presumo che parliate di 30-40enni.
    Peiferia creativa? presumo il solito sputtanato centro sociale milanese.
    E’ così?
    Perché i giovani che conosco io sono un po’ diversi. Le periferie cittadine sono in genere squallidi dormitori.
    tutta sta creatività francamente…

  15. Il pezzo di Gianni Biondillo mi ha ricordato la vita negli anni ’50 di un rione povero della mia città di Lucca, dove ho vissuto fino a 27 anni: il rione di Pelleria.
    Non c’erano gli extracomunitari, ma la povertà la si tagliava con il coltello.
    Per chi non ha conosciuto quel periodo, e, essendo giovane e abituato ad una vita così fortemente diversa, non ha idea di come si vivessero quegli anni, che per me furono tuttavia felicissimi) penso di fare cosa gradita segnalando il mio ricordo (i fatti sono tutti veri e da me vissuti) che si può leggere qui, quasi come un documento d’epoca:
    http://xoomer.virgilio.it/badimona/Pelleria.htm
    Bart

  16. SIGNORI Signora Lipperini con la cortesia di sempre che lei ci riserba veniamo su di lei (senza duplici significati perchè non appartiene alla nostra storia) per annunciare che dopo giornate trascorsi a studiare le statistiche del nostro blog con riguardo al traffico e constatando il SUCCESSO GRANDISSIMO DELL’ANTIRESTAURAZIONE SULLA RETE INTERNET (statistiche incrociate coi dati dell’agenzia delle statistiche del Labour di Malta, per gentile intercessione dell’amico persempre ANTON CARACCI, ufficio molto più competente e competitivo di RAISTER che fa un html non validate!!!) abbiamo deciso di rendere pubblicati questi risultati INCREDIBILI DI GRANDE INCREMENTO in forma di una lettera aperta al GIGANTESCO E ORMAI AMICO SERGIO FANUCCI (ringraziamo Luca Brasco per le parole gentilissime!) in cui lo invitiamo a
    A) NON pubblicare Huelbecq come invece annunciato dai gossip in quanto Huelbecq NON E’ CELINE (come dice Brullo!!! Grande!!,!!),
    2) NON pubblicare CELINE perché è morto!
    3) dare alla nostra web agency UNA COMMESSA PER RIFARE IL SITO FANUCCI.IT in quanto è un html risalente ancora ai tempi in cui FANUCCI ERA DELLA RESTAURAZIONE E NON ANCORA DELL’ANTIRESTAURAZIONE!!! Un html non validate, come quello di Raister che ha ucciso Nazione Indiana e così facendo ha attirato IL PARZIALMENTE DISONESTO GIANNI (GIOVANNI) BIONDILLO JUNIOR, SCRITTORE BRESCIANO CHE ABBIAMO GIUDICATO AL 20% DISONESTO IN TEMPI SOSPETTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    http://vmo.splinder.com/post/5907454

  17. SIGNORI! SCOOP!!!! E’ appena intervenuto nel nostro blog/testata/registrato/quasi abbiamo l’onore di avere avuto nello spazio dei commenti, con un garbo e una ironia fuori dal Comune, che ironizzava sull’uso del nome/nickname con evidenti riferimenti alle battaglie della ragazza (=Brullo) Carla Benedetti
    TIZIANO SCARPA CHE NOI STIMIAMO DAVVERO TANTISSIMO ci ha fatto l’onore di intervenire sotto mentite mentite spoglie con l’intento di farsi riconoscere e così innescare dibattito!!!! Siamo onoratissimi di poter final/mente dialogare con TIZIANO SCARPA e presto metteremo a scaricare alcuni files sonori che ci hanno pervenuto dove SCARPA RECITA POESIE!!! Vdi spazio commenti su vmo.splinder.com!!!!!!!!

  18. I VMO facevano e fanno ridere, sono dei cabaretisti del web, il “nostro problema (anche il mio dato che ci casco proprio adesso) è che ogni volta che intervengono poi pare che ci dimentichiamo il tema precedente. Gianni ha scritto un pezzo bellissimo e coraggioso (di utopie e real-politik). Di questo dovremmo continuare a parlare.

  19. Solo in Italia poteva nascere un blog di anonimi per sfottere Moresco La Benedetti e Scarpa. Dài provate a immaginare – che ne so – in Francia un Vuemò: impossibile. Vincenzo e Basile, cioè tutta la gente che gli sta dietro, sono geniali perchè condensano il grantotale della merda idealtipica nazionale che ci portiamo in panza. Sono le nostre casalinghe disperate, che invece di essere acide hanno scelto, come i bambini, di prendere di mira qualcuno: i loro tre scrittori “preferiti” e i vari gonzi di passaggio. A questi cattivoni (che siano cattivoni nel giro della letteratura lo pensano in parecchi) danno le tutù con un manganello che non fa male, perché è fatto di merda. Sono l’Italia, e dobbiamo essere orgogliosi del nostro paese.

  20. mio fratello, tossico, frequentava la periferia. albanesi, zingari, figli di disperati. per due anni, per seguire e cercare di capire mio fratello tossico (ora sotto terra) sono stato lì, anch’io.
    ho imparato tante cose. tante per davvero.
    ho visto una solidarietà che non vedo certo nel mio condominio, nem centro città di una abbastanza ricca città del nord.
    mi sono anche commosso, a volte, ma per lo più provavo schifo: ma non da buon borghese (quale sono), provavo schifo per qualcosa di inafferrabile. io non ero parte di quella periferia, di quei ragazzi dolci e solidali tra loro ma con la violenza nel sangue. io, di quella periferia, conservo il ricordo, ma non so dire nulla. e non so dire se quello che ho letto mi piace, se lo condivido o meno. io di quella periferia sentivo parlare, per lo più a sproposito, era questo soprattutto che mi faceva schifo, e per lo più, mi spiace dirlo, sentivo dire cose da gente di sinistra. le solite cose, che già sapevo. viva gli zingari, certo, perché non è a te che sfasciano il bar, ubriachi. ma forse non so cos’è la creatività. scusatemi.
    però, scusate ancora la terminologia semplice-semplicistica-sempliciotta, io ai quei ragazzi, albanesi, zingari, italiani, vorrò sempre bene.

  21. Barbieri, la tua è invidia perché la cosa non è venuta in mente a te, e mentre loro si divertono a mettere alla berlina tic e difetti del mondo letterato, tu ti fai prendere a bacchettate sulle dita da Angelini.

  22. Quando la smetterà Angelini con questa menata dei VMO? Il suo blog “vero” è già una parodia ed è orrendo, non ha bisogno di farne un altro più assurdo e più brutto.

  23. VMO sono (in ordine alfabetico) Angelini, Biondillo, Bui e Genna, forse con la complicità di Roquentin. Anzi, quasi sicuramente c’è anche Roquentin. Si nota pure stilisticamente, e poi sono gli unici che ne hanno scritto e continuano a menarla con l’analisi delle loro cazzate.

  24. VMO è nato dopo la crisi della prima Nazione Indiana, quindi ormai da mesi, per punire Moresco La Benedetti e Scarpa. Sono raffinatissimi nel portare avanti la loro missione. Il loro sfottò è un capolavoro di intelligenza basato sul principio delle arti marziali difensive (quello che WuMing ha sempre teorizzato), cioè usano l’energia dell’avversario per farlo cadere.
    Non è vero come scrive qualcuno che sono dei “buontemponi”: sono dei casseur raffinati con uno scopo preciso: mettere alla berlina tre persone.
    Sono molto amati perché fanno ridere e soprattutto perché molta gente pensa che Moresco La Benedetti e Scarpa meritino di essere messi alla berlina. Io penso che dopo tanti mesi continuare a tirare colpi senza farsi vedere in faccia sia vergognoso e che chi li trova dei “buontemponi” sia in malafede o perché gli va bene il loro gioco o perché non vuole guai con loro.

  25. Bambino con i capelli, ti contraddici in continuazione. Controlla i giudizi da te già espressi in passato sui VMO. Altro che “raffinatissimi”…
    Di vergognoso, insomma, c’è solo la tua petulanza:-/

  26. Quello che scrive Barbieri non regge. I VMO non parlano solo di quello, in realtà un sacco di cose non rientrano nello schemino. Solo una parte di VMO è una parodia (giocosa) del dibattito interno alla vecchia Nazione Indiana. Malta cosa c’entra? E i riferimenti alla cultura gay? E il Canada? E Brolli cosa c’entra? E “l’onesto genere” contrapposto al “disonesto genere”? Mi sembra che tutto l’ambiente letterario e blogghesco – e non solo, direi quasi tutto il mondo – venga buttato in burla e in caciara. Finora, è vero, si incazzano a morte solo i fans di Moresco, e questo da adito all’equivoco su cui si basa il giudizio di Barbieri. Ma credo sia dovuto al loro essere più permalosi della media quando qualcuno tocca il loro mito (come ha detto Lello Voce: “Chi tocca Moresco muore”).

  27. Perfettamente d’accordo con Giovanni (o “Giovanni” :-))
    Aggiungo che ricondurre sempre tutto a Moresco sta diventando un tic fastidioso, come se l’intero Orbe ruotasse intorno a lui.
    Dire che il solo scopo dei VMO è prendere per i fondelli Moresco è come dire che la comicità di Groucho Marx ruota tutta intorno al sigaro.
    Poiché ci si mette anche Barbieri, ribadisco una cosa, se non si fosse capita: MAGARI fossimo noi wuminghi, i VMO. Io non riesco nemmeno a immaginarmi le risate che si fanno mentre scrivono quella roba. Il massimo a cui possiamo ambire è una “connivenza oggettiva”, un “concorso morale”, nel senso che rivendicheremo sempre la superiorità della pernacchia sul tener concione, anche quando la concione è nostra e la pernacchia è rivolta a noi.

  28. Andrea, non mi sento in malafede e non ho paura dei VMO: semplicemente, mi sembra che smitizzare un modo di approcciare al discorso letterario che ormai somiglia più ad un mantra che a una discussione reale sia quanto mai benefico. Per tutti (ovviamente me inclusa).

  29. “Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli…
    In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori!!!
    lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano…
    quello che ha venduto per tremila lire
    sua madre a un nano.
    Se tu penserai
    se giudicherai
    da buon borghese
    li condannerai a cinquemila anni più le spese…
    ma se capirai,
    se li cercherai fino in fondo…
    se non sono gigli son pur sempre figli…
    vittime di questo mondo
    fabrizio de andrè, la città vecchia

  30. @ giovanni
    “l’onesto genere” credo sia una citazione da Luperini (il letterato, non il chitarrista). Reiterata sino all’estenuazione, produce un effetto comico irresistibile, come certi sketch di Aldo Giovanni e Giacomo.
    Come dire: o i VMO sono dei comici di mestiere, o conoscono a menadito l’arte del comico, le tecniche dello spiazzamento e del rovesciamento di senso, ecc.

  31. Mi rifaccio a quanto detto da andrea barbieri per segnalare una banal-cosa.
    In letteratura (prendendola alla larga e mettendoci dentro di tutto) quello che conta non l’intenzione dell’autore, ma il risultato. Uno può partire per le indie, ma quello che conta è che poi scopre l’america :-).
    Non so se il fine dei VMO sia quello di sfottere (malignamente) i tre transfughi, se sì allora hanno fallito. Se no, allora sono bravissimi perchè i tre sono diventati famosi come prima non immaginavano neppure (e credo anzi che la cosa abbia anche aumentato molto i mitici due lettori di moresco).
    Io non sono una fan di moresco (mai stata) (io sono solo una fan di Dante e pochi altri) ma sono ormai una fan del “personaggio” moresco (che non so più quanto ormai appartenga a moresco stesso) e dello scompiglio che sta provocando dentro un calcarizzato e liofilizzato mondo pseudo-intellettual-moschito italiano.
    Chi tocca moresco non muore (per carità), e anche il bravo lello voce se ne dovrà rendere conto, ma chi tocca la moresco-sfera provoca deliziose e-zaffate di brezze marine.
    Sinceramente non so quanto tutto ciò piaccia ai personaggi chiamati in causa, ma ormai loro non sono più del tutto padroni del loro “logo” ;-).
    La ragazza (sul serio) silvia dai pra’, che appartiene ancora completamente al carta-mondo-incartato impacchettato-e-bollato si domandava con un barlume di razionalità-disperata: “Ma avete letto lo sbrego?”. La sua era una domanda intelligente, ma non più intelligibile ai più.
    Infatti chi si scatena contro moresco (o chi lo difende) non ha nessuna necessità di leggere i suoi libri.
    Silvia li a letti, ma è del tutto ininfluente perchè il problema non è lì e lei (lei che ha letto) è stata strumento di qualcosa di molto più grande di lei;-).
    Il mondo sta cambiando e, come sempre, se anche la barca sta sopra è sempre il mare a comandare.
    georgia

  32. Georgia, guardi quello che si muove attraverso una lente d’ingrandimento deformante. Il personaggio-Moresco non sta proprio creando nessuno scompiglio, nel mondo reale e nemmno nella cultura, fuori da piccolissime cerchie autoreferenziali. Un addetto ai lavori che ha accesso ai dati di vendita Demoskopea mi ha detto che il vol.2 dei “Canti del Caos” ha venduto 915 copie in tutta Italia dalla sua uscita a oggi. Non sto dicendo che contano solo le vendite, ma solo che di Moresco non frega nulla alla stragrandissima maggioranza delle persone. La “bolla speculativa” creata dai VMO, secondo me, ha anche lo scopo di rendere ultra-famosi Moresco e compagnia, questo è vero, ma il fine è satireggiare un atteggiamento che in buona fede hai anche tu: esagerare, ingigantire a dismisura gli effetti di una microtempesta in un bicchiere, anzi, in un ditale da cucito. Moresco è solo uno dei pretesti per criticare l’autoreferenzialità di cui sopra.

  33. caro giovanni nei cambiamenti negativi tutto avviene in pochi istanti(o in una sola legislatura) i cambiament positivi invece ahimè hanno bisogno di molto, molto tempo, quindi quello che mi dici è solo presentismo e a me interessa fino ad un certo punto;-).
    Riguardo alle 912 copie, poi tu dovresti saperlo, almeno credo, meglio di me è impossibile calcolarle al momento, potrebbero essere molte di più come anche molte di meno, ma la cosa non ha alcuna importanza riguardo a quello che dicevo io ;-).
    Certo che il virtuale è cosa da piccolo mondo moderno, ma quando si allargherà succederà tutto in un attimo lasciando molti sbigottiti a fare il mea culpa … come sempre del resto.
    Tutto sembra fermo prima che arrivi il ciclone.
    georgia

  34. Invece, Giovanni, quello che scrivo regge e interpreta i fatti. E’ vero che in VMO ci sono i gay, Malta, Brolli, Parente… ci sono persino io che secondo loro scriverei recensioni anonime su IBS. Tutto questo però fa perno costantemente intorno ai tre scrittori “stimati” dai VMO. Quello è il centro del discorso: non la smitizzazione della società letteraria estesa fino all’ambiente blogghesco, ma una società letteraria minima composta da Moresco, dalla Benedetti e da Scarpa.
    Ho usato la parola “smitizzazione” per farvi un piacere, in realtà la cosa va avanti da mesi, se qualcosa era da smitizzare direi che l’obiettivo è stato raggiunto già da tempo. E quindi per giustificare la cosa non resta che sostenere che stanno smitizzando la società letteraria al completo.
    Nessuno ha detto niente sulla parte del mio discorso in cui sostengo che a molta gente sta benissimo che i tre scrittori nominati siano colpiti quotidianamente.
    Poi c’è un altro discorso, in forma di slogan, che gira in rete “Chi tocca Moresco muore”. E’ uno slogan stranissimo, pare quasi un Meno tasse per tutti, da tanto è eccentrico rispetto alla realtà. A me pare che si possa tranquillamente rovesciare in “Chi non tocca Moresco muore”, almeno a tutt’oggi.
    Detto tutto questo mi dichiaro seguace di WuMing 1. La palla bisogna calciarla bene per farla andare in porta. Le difese stronze vanno gabbate. Si risponde alle smerdature col lavoro, col proprio valore. E’ un mondo di merda, ma è in questo che si vive e bisogna darci sotto. Sto dicendo nemmeno troppo nascostamente che bisogna avere entusiasmo per la vita.

  35. Georgia, parli sempre come un libro stampato. La verità è che i ragazzini saccenti come te si divertono a giocare al rivoluzionario e con chi pretende di essere rivoluzionario.

  36. Demoskopea? qualcuno ha commissionato un sondaggio sulla vendita dei Canti del caos volume 2? No, perché fino a prova contraria gli UNICI dati affidabili sulle vendite di un libro sono quelli forniti dall’editore stesso e dai rendiconti annuali recapitati all’autore (sulla scorta dell’UNICO indicatore affidabile: il bollino Siae dietro al libro). Meno palle e più argomenti per attaccare Moresco, grazie.

  37. Georgia, il tuo problema è che identifichi “il virtuale” con questa roba qui, e – chissà poi perché – con il culto di Moresco, che invece è quanto di più “tradizionale” e stereotipato si possa vedere: il genio incompreso, il cenacolo, l’élite di quelli che lo capiscono, la persecuzione da parte dei calunniatori, la rete infingarda, il talento prostituito al business, gli editori che non capiscono… Roba vecchissima.
    La rete si sta già affermando, sta già cambiando il modo di produrre e diffondere cultura, con modalità contraddittorie e però ineludibili. Ma se c’è gente che ce l’ha a morte con queste modalità, che porta il paraocchi e rifiuta di prendere in considerazione le trasformazioni positive in corso, concentrandosi invece su polemiche secondarie come quella sui nicknames, beh, quelli sono proprio il clan Benedetti-Scarpa-etc. Adesso direte che sono un fan (secondo voi sono un fan di chiunque) ma mi sembra che, tra chi scrive in Italia, le potenzialità della rete le stiano sfruttando pienamente solo i Wu Ming. Copyleft su tutte le loro produzioni, newsletter e feed in quattro lingue, ancora più lingue sul loro sito, e (nonostante tutte le menate sui “fonoautori”) mi sembra siano gli unici scrittori ad avere un podcast feed, cioè a essere davvero fono-autori e fono-produttori. Quello che tu dici che sta arrivando è già arrivato, ma i “letterati” guardano da un’altra parte.

  38. Colombo, sei un ignorantello. La Demoskopea rileva le vendite in libreria tutte le settimane, e se non sbaglio realizza la classifica di Tuttolibri.

  39. @ colombo
    Demoskopea non fa solo sondaggi su commissione, le sue rilevazioni di vendita (basate un campione molto alto, circa il 50% del mercato) sono considerare molto attendibili (da qualcuno le sole attendibili). Per capirci: se Demoskopea dice che hai venduto 1000 copie vuol dire che 500 sicuramente le hai vendute, se Auditel dice che in 6.000.000 guardano il programma X vuol dire che lo hanno guardato 600 spettatori collegati ai rilevatori.

  40. Melloni quando scrivi il “culto di Moresco, che invece è quanto di più “tradizionale” e stereotipato si possa vedere: il genio incompreso, il cenacolo, l’élite di quelli che lo capiscono, la persecuzione da parte dei calunniatori, la rete infingarda, il talento prostituito al business, gli editori che non capiscono… Roba vecchissima.” ti vorrei dire che è roba vecchissima in quanto si tratta di un mucchio di stronzate che si sono messi in testa quattro pippiotti che girano per la rete e gridano “chi tocca Moresco muore!”.
    Ma perché questi quattro sciroccati non fanno come me che leggo tranquillamente Zio demostene di Moresco e Le avventure di zio Savoldi di Morozzi senza polverizzare l’anima del prossimo. E’ così difficile avere un po’ di apertura mentale?
    Evidentemente sì.

  41. Su, Barbieri, non me le sono inventate io le esagerazioni, vai a vedere certe recensioni iper-positive fino al fanatismo apparse su IBS e altrove. Non so se siano recensioni vere o se le abbiano scritte tutte quante due-tre (troppo benintenzionati) amici dell’autore, il risultato non cambia. Per fare un esempio uno, questa è una recensione de “Lo sbrego”. Dopo averla letta, ho capito da dove sono partiti i VMO per creare il loro stile iperbolico:
    Mario Valentino mario.valentino4@tin.it (01-06-2005)
    Moresco si conferma uno dei più grandi scrittori viventi (non ho scritto “italiani” non certo per dimenticanza) anche in questo testo che, pur breve, contiene tutte le maggiori peculiarità della sua scrittura, oltre a una limpidezza sorgiva che il tempo sta aiutando a saper non disperdere. Quella che resta però, per me, sovrana è una concezione della letteratura non (solo) come narrazione, ma come visione, anzi, come vera e propria creazione, mediante la parola, di un universo altro nel quale, nell’ineffabile intimo dialogo tra scrittore e lettore, le dimensioni del quotidiano vengono a mano a mano riscritte, e spesso sovvertite. Mentre pertanto la brevità del testo lo farebbe suggerire a chi ancora non fosse entrato nell’universo moreschiano (di cui si attende il terzo volume dell’incommensurabile “Canti del caos”, e sin da ora l’indicibile nuova opera solo adesso pensata, e che – come lui stesso ci dice in queste pagine – dovrebbe seguirlo), va detto al neofita che gli viene richiesta una certa dose di audacia, distinta soprattutto dalla necessaria consapevolezza di non stare per avvicinarsi a un banale, ordinario saggio del tipo ‘i libri della mia formazione’ (in questo caso, la delusione potrebbe forse essere grave), ma di stare per mettersi alle prese con un testo che non solo sfugge ad ogni catalogazione, ma destinato – per l’appunto – a creare un universo le cui coordinate finiscono con l’essere le vibrazioni e le risonanze interiori delle parole e delle immagini scritte. Quello insomma che la letteratura era, dovrebbe e raramente ormai riesce ad essere.
    Voto: 5 / 5

  42. beh BARBIERI dai … sei intelligente e spesso dai delle indicazioni da urlo, ma nomini troppo la merda (mica siamo francesi, dai).
    Insomma tutti leggiamo e tutti abbiamo una apertura mentale (poi bisogna vedere quanto sia lasciata aperta la fessura) altrimenti non ci incontreremmo in rete a parlare di queste cose, come dei fessi;-).
    A MELLONI invece rispondo che per quanto i mezzi siano nuovi di zecca, nuovissimi ecc. l’essere umano rimane sempre lo stesso nei suoi istinti e nelle sue dinamiche primordiali, tra un essere umano e una piattola la piattola è più perfetta. L’uomo cambia e si adatta molto lentamente. Tu parli di teknica, io parlo di kultura, cioè influenza di un nuovo mezzo sulla maniera di pensare degli umani (non uso del mezzo da parte dei più abili)
    La stampa, la ferrovia la macchina ha cambiato il modo di pensare degli umani e la loro cultura (istinti primordiali sono rimasti gli stessi) ma non per questo, e perchè questo accadesse, tutti dovevano conoscere come funzionasse una locomotiva o mandare al massimo l’ultimo modello di auto sull’autostrada (anche se ci dovevano essere i tecnici). Tu ragioni da “destra” io da “sinistra” (oh sia chiaro che non ti sto dando di fascista semmai di marinettista) e il mio ottimismo mi costa una grande fatica, devo attivare tutta la mia volonta mentre la mia intelligenza (capacità di intellgere) deve fare una momentanea epochè, è per quello che alcuni di voi mi considerano poco meno che sceiocchina (è giusto che sia così, è nella logica della mia teoria)
    georgia

  43. Franco, quella rece è fasulla, ci vuole tanto a capirlo?
    Io mi incazzo per questo, che bisogno hanno quelli a cui i libri di Moresco non piacciono, di braccarlo in ogni angolo della rete? Anch’io non sono d’accordo con Carla Benedetti, con la sua metafora ripresa ampiamente da Moresco della “macchina” editoriale. Per me quella metafora porta a dire un sacco di cazzate e a non vedere né il problema né la soluzione, ma non invento un blog per sputtanarla.

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