STORIA DI (UN'ALTRA) VALENTINA

Un’altra storia sulla contraccezione di emergenza. Sulla quale, vi annuncio, si sta cercando di organizzare un incontro entro febbraio. Vi darò notizie.

Quando ho avuto bisogno della pillola del giorno dopo per la prima volta avevo 21 anni e mi trovavo nella città “rossa” per eccellenza, quella che ha fatto della gestione laica e all’avanguardia dei beni pubblici il suo punto d’orgoglio. Era la seconda notte che passavo con lui, un ragazzo che conoscevo appena. Tempo dopo, quand’è diventato un caro amico, mi sono trovata a immaginare come sarebbe stato avere un bambino o una bambina con lui. Non immaginavo una vita in più, ma semplicemente cercavo di figurarmi il mix dei nostri geni, e mi chiedevo se avrebbe avuto i miei capelli, il mio naso e la sua altezza o i suoi magnifici occhi. Suppongo sia questa la differenza tra volere un figlio – volere una vita in più nella tua – e immaginarne la possibilità.

Insomma, quella mattina mi serviva la pillola del giorno dopo. Io e lui, che all’epoca era per me praticamente uno sconosciuto, andammo di corsa all’ospedale. Lì ci dirottarono al consultorio, inspiegabilmente, ma noi ce ne andammo gambe in spalla senza fare altre domande. Raggiungemmo il consultorio e spiegammo la situazione alle addette alla reception, poi ci mettemmo in attesa del nostro turno. Dopo un po’, per fortuna, lui se ne andò. La sala era piena di donne incinte o in compagnia di figli piccoli, e aspettare con quello sconosciuto al fianco mi rendeva ancora più nervosa. Ci vollero un paio d’ore prima che mi chiamassero.

Spiegai alla ginecologa che avevo già preso la pillola anticoncezionale in passato, e che avevo anche subito un piccolo intervento, quindi ero certa di non avere problemi cardiocircolatori che potessero rendere pericoloso l’uso della pillola del giorno dopo. Le dissi anche che era la prima volta che mi capitava una cosa del genere, ed ero un po’ preoccupata.

Mi chiese che cos’era successo. L’inutilità di quella domanda – non è abbastanza chiaro cos’è successo? – e il suo palese intento accusatorio mi fecero subito sentire in forte disagio. Ho avuto bisogno altre volte della pillola del giorno dopo, e tutti i medici con cui ho avuto a che fare mi hanno chiesto cos’era successo. Anche medici di base, che non potevano avere alcun interesse, diciamo, professionale.

La dottoressa poi mi fece stendere sul lettino e mi visitò. Constatò che da quello che vedeva potevo proprio trovarmi nel periodo fertile. Anche qui, quale altra utilità poteva avere quella visita, se non quella di farmi paura e di mettermi ancora più a disagio? Farsi visitare la vagina in quelle circostanze, è ovvio, non è proprio come farsi controllare le tonsille.

Mi trattenne ancora per spiegarmi l’utilità di assumere un farmaco anticoncezionale (ma ti ho già detto che ne ho presi in passato!) e alla fine della ramanzina, che mi fece sentire una ragazzina incosciente, potei finalmente andarmene. Uscii dal consultorio arrabbiata e frastornata, e certa di non volerci più mettere piede.

Invece, purtroppo, m’è capitato di tornarci, per lo stesso problema (non riesco a prendere la pillola anticoncezionale per più di qualche mese, mi fa stare malissimo). Da allora però ho imparato, e ogni volta che ho dovuto chiedere la pillola del giorno dopo ho sempre indossato la mia corazza più robusta. Mi sono mostrata torva, determinata, sbrigativa, scortese. Quando m’è servito, ha funzionato, ma ovviamente non è bastato a togliermi di dosso la rabbia per essere stata di fatto giudicata e punita in un luogo che invece esiste appositamente per applicare leggi che sanciscono il diritto a non avere figli, e a non essere giudicate per questo. In parole povere, ad essere rispettate nelle proprie scelte, senza essere continuamente messe nella posizione di creature solo parzialmente capaci di intendere e di volere secondo giustizia. Persone non pienamente consapevoli, che vanno bacchettate ogni tanto perché rimangano nel recinto di ciò che è lecito.

Mi rendo conto che la mia esperienza (per mia grandissima fortuna) è robetta in confronto a chi si è trovata ad affrontare un aborto con l’aria che tira negli ospedali, ma te l’ho raccontata lo stesso perché mi sembra sia l’esempio di una normalità che, pur senza raggiungere le vette di sadismo che altre hanno descritto, è terribilmente discriminatoria e umiliante, e per questo intollerabile.

106 pensieri su “STORIA DI (UN'ALTRA) VALENTINA

  1. Ciao a tutti,
    a me la storia di Valentina ispira molta tristezza.
    Già, perchè dimostra quanta ignoranza (in senso letterale) ci sia in giro, quanta disinformazione e quanta leggerezza. Questo lo vivo ogni giorno durante il mio lavoro (sono ginecologo) e il messaggio di Valentina (non me ne voglia, sto solo esprimendo una mia opinione) è lo specchio dell’educazione e la cultura che i nostri ragazzi ricevono a scuola e nella società.
    Dice Valentina che ha avuto bisogno diverse volte della “pillola del giorno dopo” (che è detta anche contraccezione di emergenza…e se è d’emergenza e non di tutti i giorni un motivo ci sarà).
    Non è certo un dato positivo che una ragazza ricorra parecchie volte alla pillola post-coitale (altro nome dell’oggetto proibito), è un farmaco e come tutti i farmaci può avere effetti collaterali gravi, persino letali (incredibile vero?).
    Aumenta il rischio di gravidanza extrauterina, le cui conseguenze possono essere gravi (si può morire, pensate) anche per la fertilità futura e disturbi ormonali, metrorragie e persino (rarissimi) casi di trombosi.
    Non è una caramella insomma. Non considero il fatto che è meno efficace della “pillola” normale (la sua efficacia diminuisce con le ore trascorse dal rapporto a rischio) e per questo motivo molte donne che non riescono ad evitare la gravidanza indesiderata arrivano all’IVG (l’interruzione di gravidanza) che è un intervento chirurgico che ha vari risvolti psicologici e fisici.
    Per questo motivo si deve assumere solo occasionalmente (è scritto nella scheda tecnica del farmaco, pensate un po’…). Eppure sono tante le ragazze che scambiano questa pillola per un contraccettivo e la prima delle motivazioni è che la normale pillola contraccettiva “fa male”. Quasi sempre però si scopre (non è di sicuro il caso di Valentina) che tutto “il male” era la paura di ingrassare, la cellulite, tutte notizie passate dalle amiche (che quasi sempre nemmeno assumono la pillola…grandi esperte quindi). Da ginecologo (magari è stata fortuna) non ho mai conosciuto una sola donna che mostrasse intolleranza a qualsiasi metodo contraccettivo (escluse le controindicazioni, naturalmente).
    Qualcuna in effetti può essere intollerante ad un tipo di pillola contraccettiva (a volte si è intolleranti agli eccipienti) ma con il ginecologo si riesce quasi sempre a trovare quella giusta, senza considerare che oltre alla pillola esistono molti altri metodi compresa una pillola che ha lo stesso ormone di quella “del giorno dopo” (e quindi se non si è “intolleranti” a quella del giorno dopo…).
    Valentina poi si lamenta della visita ginecologica subìta.
    Boh, non capisco che visita si aspettava andando dalla ginecologa, anche io in genere, ginecologo, faccio la visita ginecologica e non quella oculistica (la pillola “post coitale” è un ormone e certe condizioni, fisiche o ginecologiche la rendono controindicata…la visita quindi è più che legittima). Se non riesci a comprendere perchè sei stata visitata è anche normale (non è certo compito tuo capire la ginecologia) ma criticare la collega che ha fatto semplicemente il suo dovere è un po’ esagerato.
    Ancora un’altra lamentela: la ginecologa che chiede “cosa è successo?”.
    Mah, io mi sarei stupito se avesse chiesto “qual è la capitale dell’Uganda?”.
    La ginecologa ha chiesto proprio quello che doveva chiedere. Cosa è successo? Un rapporto a rischio? Quando? Non fai contraccezione? Perchè? Conosci il partner? Un’eventuale gravidanza sarebbe un problema? Sai che non sei protetta al 100%? E così via. Sono queste le domande più frequenti che si fanno alla prescrizione della pillola.
    Tutto ciò fermo restando che la dottoressa non è obbligata a prescriverla, non si è certo al supermercato, se esiste una controindicazione o un fattore di rischio non la prescrive. Punto.
    Tutto il resto, l’impressione di sentirsi giudicata, l’intento accusatorio di tutti i medici che ha incontrato, probabilmente, e mi scuso se sbaglio, è tutto nell’immaginazione di Valentina che probabilmente avrebbe bisogno di studiare un po’ di educazione sessuale, farebbe bene ad iniziare una contraccezione ponderata e maturare l’idea che avere rapporti sessuali espone anche al rischio di gravidanze indesiderate.
    L’errore è anche (probabilmente) dei ginecologi che ha incontrato perchè loro, capendo che Valentina ha qualche lacuna nella sua cultura sessuale, avrebbero dovuto aiutarla nella documentazione e nell’informazione.
    Mi chiedo anche, il comportamento che citi (copio) “Mi sono mostrata torva, determinata, sbrigativa, scortese” non potrebbe essere un po’ causa della “freddezza” riscontrata?
    Chiedo eh?
    Comunque, chi non vuole gravidanze deve semplicemente prendere delle precauzioni ed oggi, fortunatamente, è più facile informarsi ed andare dal medico.
    Ma PRIMA, perchè DOPO non è sempre facile risolvere. Di ragazze con gravissimi danni per ripetuta assunzione di contraccettivo post coitale ne ho conosciute un paio e non hanno una bella storia da raccontare.
    Ci tengo a sottolineare, soprattutto a Valentina, che questo non è né un rimprovero né una ramanzina, ma il consiglio e le considerazioni di un ginecologo che nella sua vita ha visto centinaia di ragazze usare la “pillola del giorno dopo” come un contraccettivo per poi pentirsene amaramente.
    Ultimo consiglio Valentina: la prossima volta chiedi al ginecologo le informazioni che ti servono per iniziare un metodo contraccettivo sicuro, semplice e con il minor numero di effetti indesiderati, vedrai che ha quello che fa per te.
    Poi riscrivi la tua esperienza, se vuoi…
    😉
    Scusate la lunghezza del messaggio ma proprio non riesco a ridurlo. Non credo di poter intervenire ancora, sono davvero molto impegnato e vi lascio alla vostra discussione.
    Un saluto!

  2. io sono d’accordo con jules. la pillola va data quando la donna lo richiede senza tante domande o visite. se poi si ritiene di dover informare la persona sui metodi anticoncezionali, la si invita a ritornare in un secondo momento e le si parla di quello! BASTa predicozze sui metodi anticoncezionali migliori o riflessioni sugli eventuali problemi di chi prende la pillola nei commenti..il concetto è chiaro e un pò troppo paternalista e moralista per miei gusti .@valentina grazie per la storia che hai raccontato @ loredanna lipperini grazie!!aspetto impaziente notizie sull’Incontro che organizzerai!!

  3. @daniela:
    “la pillola va data quando la donna lo richiede senza tante domande o visite.”
    Scusa ma tu sei ginecologa? Hai preso in considerazione il parere dei medici sulla visita per la prescrizione? Ce n’è uno proprio sopra il tuo commento.
    Del ginecologo WeWee ho apprezzato il lungo commento, tranne la parte in cui dice che la sensazione di Valentina (di disagio, di essere trattata male) sia stata solo frutto “della sua immaginazione”. Ci sono spesso di queste osservazioni nei commenti alle storie raccontate qui, di cosa una avrebbe dovuto provare e cosa no.

  4. Faccio un paio di considerazioni, pur non essendo ginecologa, una di carattere personale e una di carattere generale.
    1) Sebbene io sia una nazista del preservativo – nel senso che, a meno di non essere all’interno di una relazione stabile e piu’ o meno felice, lo impongo come conditio sine qua non – a me e’ capitato ben due volte di far uso di contraccezione di emergenza, causa “incidenti”. Una volta all’estero e una in Italia. Vi stupira’ ma in Italia la pillola del giorno dopo mi e’ stata prescritta al pronto soccorso e consegnata dal farmacista senza nessun problema, nonostante fosse notte fonda (l’unico commento del personale ospedaliero in servizio, dopo che avevo spiegato la mia situazione e ottenuto una prescrizione, e’ stato un “In bocca al lupo, cara”). Mentre nello stato estero dove mi trovavo invece, la dottoressa del centro medico a cui mi sono rivolta mi ha chiesto cosa era successo, mi ha visitato, ha eseguito un pap test e, prima di consegnarmi direttamente il levonelle, mi ha chiesto se volessi iniziare a usare la pillola. Per essere sincera, questi consigli e raccomandazioni extra non mi hanno infastidita in alcun modo (soprattutto per via dei modi gentili), anzi mi e’ parso molto sensato che la dottoressa mi suggerisse una visita che poteva eventualmente rilevare l’hpv, visto che avevo avuto (mio malgrado) un rapporto non protetto. Mi ha dato un po’ piu’ fastidio mesi dopo, durante la mia SECONDA visita a questo centro medico, quando un dottore differente, mentre leggeva la mia cartella clinica, mi ha chiesto se necessitassi NUOVAMENTE di contraccezione di emergenza mentre io ero li’ per una forma influenzale (ho pensato fra me e me: “Ma le sembro cosi’ sprovveduta?”, pur finendo per tacere). Forse la differenza di trattamento fosse dovuta al fatto che i due eventi erano separati da diversi anni l’uno dall’altro (ero gia’ una donna adulta quando l’incidente e’ capitato in Italia e poco piu’ che ventenne quando capito’ all’estero): penso che se io fossi un medico, mi prenderei di sicuro la briga di parlare di contraccezione trovandomi di fronte una ragazzina e, forse, eviterei se si trattasse di una donna piu’ adulta. Non so quanti anni avesse Valentina quando le e’ capitato di far ricorso alla contraccezione di emergenza ma forse l’effetto “ragazzina” ha avuto come conseguenza l’elargizione di consigli non richiesti. O forse davvero il ginecologo che si e’ trovata davanti aveva avuto a che fare, prima di lei, con utilizzatrici “recidive” della pillola post-coitale e si sentiva in dovere di chiarire bene…
    2) detto questo, secondo me, il punto importante su cui concentrarsi e’ che – almeno che non ci siano seri problemi di salute per la donna interessata – il contraccettivo di emergenza deve essere prescritto ed erogato in modo tempestivo. E penso che anche i ginecologi che sono intervenuti su questo concordino. Penso anche che la necessita’ di una educazione sessuale seria sia reale e che ogni occasione sia buona, onestamente. Anche perche’ le tecniche contraccettive cambiano di continuo e quindi, discutendone col proprio medico, e’ piu’ facile trovarne una adatta alle proprie esigenze e senza troppi effetti collaterali.
    Detto cio’, aggiungo che un medico nell’esercizione delle sue funzioni dovrebbe avere delicatezza e rispetto quando si rivolge a un paziente (ma questo e’ un discorso piu’ generale che prescinde dal caso specifico… credo che i ginecologi non abbiano il primato della sgarberia, visto che la maleducazione e’ una dote trasversale a specializzazioni mediche, categorie sociali e alle professioni). Pur avendo riscontrato molto buon senso in quanto detto da WeWee, anche io ho trovato un po’ fastidioso il fatto che attribuisse solo a Valentina i problemi di comunicazione col proprio ginecologo e che presupponesse per forza una ignoranza/malafede di lei. Non essendo noi stati presenti a quanto accaduto e non conoscendo di persona Valentina, credo che scagliare giudizi e speculare sulle altrui pecche comunicative sia abbastanza sterile.

  5. Mi sa che è bene ribadire una cosa (che comunque avevo scritto): io non giudico nessuno ma prendo spunto dalla storia raccontata per delineare una situazione comune.
    Dire che le domande della ginecologa o la visita siano “atteggiamenti intimidatori” non sono stato io ma Valentina.
    Visto che considero sia le domande che la visita comportamenti assolutamente leciti e corretti presumo che la sua considerazione (e potrei sbagliarmi, l’ho scritto) sia frutto del suo stesso atteggiamento, lei si è irrigidita ed irritata e questo le ha fatto vedere nemici ed accusatori in chi aveva di fronte.
    In questi casi una buona educazione sessuale che spieghi ad esempio che è corretto visitare una paziente prima di prescrivere un ormone o che è corretto fare un’anamnesi prima di prescrivere lo stesso o ancora che esistono tanti tipi di contraccettivi, persino uno che contiene lo stesso principio della “pillola del giorno dopo”, non solo otterrebbe più risultati ma ricostruirebbe un rapporto, quello tra Valentina ed i medici, che mi sembra assolutamente inadeguato e finalmente convincerebbe Valentina che la pillola del giorno dopo deve essere un’eccezione, non un’abitudine e questo non per motivi etici, religiosi o chissà quali ma per ovvi e semplici motivi medici e di buon senso.
    Il fatto che Valentina sia ignorante in ginecologia non è un insulto è una constatazione (e posso affermare che un buon 80% degli uomini e delle donne che incontro sono assolutamente ignoranti…anche se ammetto che gli uomini sono davvero molto meno preparati delle donne…), identica a quella che io sono un ignorante in greco ed ingegneria meccanica.
    Vi autorizzo a definirmi un ignorante in questi ed altri campi, non sarebbe un’offesa ma una constatazione.
    Spero di essermi spiegato.
    Grazie e di nuovo saluti.

  6. Mi sembra di sognare davvero. Ma avete letto quello che ho scritto? Mi sembra davvero di no visto che avete messo in moto una serie di riflessi pavloviani da manuale. Pillola del giorno dopo = ignorante, rapporto a rischio = scema che ha bisogno del dottore che la controlli, perché da sola non sa badare a se stessa.
    @Cip e altr* tra cui il ginecologo: del perché la prescrizione medica è ragionevolmente da considerare del tutto inutile abbiamo parlato almeno in due più sopra. E anche sul fatto che – L’HO DETTO ALMENO TRE VOLTE – è ovvio che la pillola del giorno dopo non può essere utilizzata come anticoncezionale abituale. Solo un’idiota – e a quanto pare tutte coloro che la utilizzano per voi sono idiote – penserebbe una cosa del genere. Leggere please, e poi discutere sui punti, senza sparare a caso e senza guardarmi come se fossi la scema del villaggio. Chiedo scusa alla padrona di casa per il tono, ma sono davvero amareggiata.

  7. WeWee secondo te è lecito visitare una donna che ha fretta di prendere una pillola del giorno dopo e che ha appena avuto un rapporto? Secondo te è una cosa che a lei fa piacere?

  8. Chiedo scusa se intervengo a discussione inoltrata, ma l’intervento del ginecologo (già… l'”esperto”!) mi sembra di un’arroganza, di una violenza e di un paternalismo allucinanti. Non ha fatto minimamente lo sforzo di leggere quanto è stato detto e ripetuto da chi ha raccontato la storia, e si è sentito autorizzato a cacare dall’alto la sua morale. Molti altri commenti, purtroppo, sono sulla stessa linea… insinuazioni pesanti e invadenti sulle ragioni e sulle circostanze (il preservativo si è rotto o non si è rotto, il partner era occasionale o stabile ecc.) che hanno spinto una ragazza – che ha raccontato la sua storia con coraggio – di fronte a questa scelta obbligata. Non un minimo di credito alla persona… con il sottinteso, neppure troppo implicito, che chi si trova in simili condizioni è per forza un’inconsapevole o una sprovveduta. Mancanza di empatia e cacasentenzismo internettiano come piovesse. Insomma: la natura individuale, soggettiva del racconto come occasione per individualizzare il problema, per ridurlo a gossip e moralismo ad personam, come se non si trattasse invece di una questione ben più ampia, che nasconde un problema sociale e politico profondo. Che spettacolo avvilente.

  9. Dico solo che visto e considerato che in alcuni stati esteri (per esperienza personale come ho detto sopra) la pillola del giorno dopo viene data senza prescrizione medica e le donne non muoiono, il fatto che in Italia le cose stiano diversamente è solo questione di scelta. Cioè non sta scritto da nessuna parte che va fatto così, basterebbe metterlo per legge.
    E, ripeto per il ginecologo, non è opinione mia ma condizione legislativa di altri paesi tipo la Francia.
    Che poi il ginecologo ci venga molto gentilmente a fare lo spiegone è cosa abbastanza fastidiosa visto che qui non si parla di questioni mediche sconosciute alla massa, ma di un chiaro problema di comunicazione che mira a far sentire la donna come colpevole. UNA VISITA GINECOLOGICA IN QUESTI CASI NON E’ ASSOLUTAMENTE UN FATTO NECESSARIO. Se lo fosse lo si farebbe sempre e in tutte le nazioni.
    Mettiamo il caso che capitasse a me un fatto del genere e mi trovassi davanti un ginecologo uomo. Ora, si dà il caso che io non voglia farmi visitare da uomini, problema mio che credo vada rispettato. Che fa il ginecologo, non mi prescrive la pillola perchè non voglio farmi visitare facendo passare tempo prezioso? E poi visitare per cosa? Per constatare che sono nel periodo fertile (che se non lo sono non me la dà la pillola)?
    L’unica cosa che il medico dovrebbe fare è informare sugli effetti della pillola casomai qualcuno non li sapesse.
    Ripeto che non voglio dire che non si possa informare sulla contraccezione, ma dovrebbe essere fatto a parte, dopo. E la visita ginecologica può essere consigliata, ma non obbligatoria.
    Riguardo alla discussione sulla pillola del giorno dopo usata come metodo contraccettivo poi credo sia stato risposto abbastanza. Chi vuole contribuire, ginecologi o no, per favore si vada a leggere i commenti precedenti prima.
    @ michi: mi sa che non hai capito quello che ho scritto.

  10. Jules – possiamo concordare o no sull’opportunità della prescrizione medica per la contraccezione d’emergenza. E possiamo – in tutta serenità – decidere che sia il modo migliore. Tuttavia – senza alcun riferimento a Valentina e alla sua testimonianza – secondo me tu sei troppo ottimista sulle reali informazioni di cui dispongono le persone, soprattutto quelle molto giovani. Mi secca ripetermi ma andate a leggere le domande (e le risposte) nella sezione di yahoo answers dedicata alla sessualità. La pagina del forum al femminile – frequentata da un pubblico più adulto – è abbastanza desolante in quanto a consapevolezza e informazione. Nulla toglie a un certo paternalismo dei medici ma troppo spesso si presume una informazione diffusa che comune non è ed è appannaggio di un gruppo – non ristretto tuttavia non di massa – di persone. Non vedere questo ci impedisce, a volte, di trovare delle strategie corrette per azioni politiche.

  11. @ Valentina
    Né io né quelle con cui concordo (per esempio, Francesca Violi, Zauberei, etc) abbiamo detto “pillola del giorno dopo=ignorante”. Credo sia capitato a tutte di prenderla (anche a me).
    Però “tante volte pillola del giorno dopo= qualcosa non quadra”, questo sì. Hai tu stessa detto che a volte sei ricorsa alla contraccezione di emergenza “per l’idiozia dei miei fidanzati dell’epoca”? >CIoè era un rapporto DALL’INIZIO non protetto? È pensando a questa seconda ipotesi che abbiamo sollevato qualche perplessità.
    Riguardo all’ignoranza. ripeto: non faccio l’equazione “chi prende la pillola del giorno dopo è ognorante”.
    Ma trovo che chi sostiene “utilizzarla quando succede che ce ne sia bisogno è davvero peggio che prendere ormoni per anni, o perdere ogni mese più sangue del normale?”
    be’ – visto anche il parere di Weewe (che essendo medico forse qualcosa di più di noi della chimica della pillola ne sa) – forse un po’ le idee confuse le ha,

  12. Qualche risposta, e mi perdonerete se comincio con quelle che riguardano il senso di questa iniziativa. Dunque, mi rivolgo a m e a k, che si chiedono se pubblicare storie faccia bene alle donne o (k) se “questa specie di battaglia” (senza specie: è una battaglia, fattene una ragione) utilizzi le donne stesse come scudi umani.
    In primo luogo, ritengo che le donne abbiano bisogno di parlare delle proprie storie, di condividerle con gli altri, di ragionarci insieme. Proprio perché, in tutti questi anni, su quel che avviene a proposito di 194 e contraccezione d’emergenza è calato – salvo molte meritevoli iniziative – il silenzio.
    In secondo luogo, stiamo, vorrei ricordare, parlando di una legge che è stata svuotata dall’interno e di una controffensiva (mi dispiace ma è così) del cattolicesimo più oscurantista per renderla inapplicabile e per non fornire alle donne stesse gli strumenti che richiedono. E che spettano loro.
    In terzo luogo, vorrei rispondere al nostro ginecologo: mi sarebbe molto piaciuta una sua parola su questi temi, invece della ramanzina a gamba tesa, che non costa niente. Perché forse noi saremo ignoranti (ma si è chiesto wee wee, gli interessa chiederselo, perché? Perchè non abbiamo una legge sull’educazione sessuale? Non lo riguarda?), ma una società civile non dovrebbe funzionare per compartimenti stagni: non basta alzare il ditino e dire “sciocchine, informatevi”, ma chiedersi, NEL CASO (e non è quello di Valentina, che ha lungamente spiegato le proprie motivazioni) perché l’informazione non arrivi.

  13. La questione è il ruolo che vogliamo attribuire ai medici e ai ginecologi in generale: i farmacisti in Italia ricoprono il ruolo di “educatori sanitari” e fanno da tramite con il paziente. A maggior ragione credo sia configurato il ruolo del ginecologo.
    Leggo qui sopra che in Francia dove la pillola del giorno dopo è un farmaco da banco, presumo che le controindicazioni siano elencate nel foglietto illustrativo. Da ciò deduco che in Francia la donna che assume questa pillola è considerata una persona cosciente e informata e non ha bisogno di “educazione del paziente” come si fa ad esempio con un malato di Alzheimer.
    Detto questo, le criticità della contraccezione d’emergenza fatte presente da WeWee sono pesanti e ricordo (sono sempre dati riportati da Paola Banovaz, reperisco il riferimento appena ho un attimo) che in Francia i dati di mortalità materna e neonatale sono vicini a quelli dell’Olanda; potrebbe essere una cosa completamente estranea all’uso generalizzato della contraccezione d’emergenza, ma forse un ginecologo dirà che non è così, e mi piacerebbe saperne di più in proposito.
    In sintesi, che cosa vogliamo? Donne libere di disporre del proprio corpo senza se e senza ma, oppure ginecologi che sono investiti del dovere e del diritto di informare, e nel caso di fare la ramanzina?
    .
    @ Barbara, vorrei scriverti privatamente ma dato che non fornisci nessun link, scrivo qui: nel blog Epidurale è stata tirata in ballo la complicità con il nazifascismo contro i medici commentatori del blog – non obiettori e favorevolissimi alla Ru486 – per avere espresso le stesse perplessità vedendo che gli ambulatori sono pieni di ragazze che non usano contraccezione e sottovalutano grandemente i rischi dell’Ivg, per di più iterata alcune volte. Mi fa sinceramente specie assistere alla stessa discussione del blog Epidurale a parti invertite!, con Valentina qui che spiega che la pillola e altri contraccettivi ormonali la fanno stare male, che un preservativo si può rompere ecc., esattamente come hai fatto tu di là. Allora mi pare che sia necessaria una riflessione globale sull’educazione sanitaria e sessuale, che chiaramente in Italia è completamente assente.

  14. Non sono intervenuta finora, perché le posizioni di Barbara e Zaub in particolare, ma anche di tante altre, parlavano anche per me. Quest’ultimo intervento di Barbara però mi spinge a segnalare un post del Corpo delle donne che credo sia molto legato a questa discussione, un post dove si parla della difficoltà di fare educazione sessuale in questo paese, e dove alcuni commenti confermano il problema. http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=9147#comments
    Non so se è (anche) una questione generazionale, ma io non ho trovato arrogante l’intervento del ginecologo, né la domanda della ginecologa. Ho letto un grosso problema di comunicazione, e continuo a leggerlo in troppe accuse reciproche di arroganza, che io continuo a non vedere, né da una parte né dall’altra.

  15. Leggo ora i commenti di Loredana e Calenda Maia e non mi sembra casuale che il nocciolo della questione, alla fine, sia, appunto, quello di una educazione negata.

  16. No, Loredana, chiaro, non mi riferisco a Valentina, bensì al contesto in cui sta anche la sua storia, contesto che grazie alla discussione è emerso.

  17. Un parola sull’intervento di WeWee. Io faccio l’insegnante, non il ginecologo: ho quotidianamente a che fare con manifestazioni d’ignoranza di tipo diverso da quelle che WeWee registra nel proprio gabinetto medico. Ignoranza della geografia come prerequisito della conoscenza storica, per dire; ogni tanto alcuni di noi si riuniscono e si scambiano le chicche, che raccogliamo mentalmente sotto la rubrica “non ce la possiamo fare”: una rubrica che, se raccolta su carta, porterebbe a facili (e sporchi) guadagni, come Mastrocola, Giordano & compagnia cantante insegnano. Perché nno lo facciamo, allora. perché, sfiatata la tensione che si accumula lavorando all’interno di un edificio che viene lasciato andare in malora (il sistema-istruzione), circondati (aggiungo io) da colleghi che per proclami di fede politica e comportamenti effettivi ricordano in peggio i topi di Leopardi, ecc. – sfogato tutto ciò attraverso la valvola di sfogo dell’ironia, ci rendiamo conto che “non ce la possiamo fare” perché galleggiamo, come scuola, su quel mare di ignoranza che è la società italiana dell’ultimo quarto di secolo. Non è che noi (io ho 50 anni) fossimo fenomeni, da ragazzi: era il tipo di società in cui vivevamo che ci portava ad essere informati indipendentemente dalla qualità della scuola che frequentavamo (la mia era pessima, leghe e leghe al di sotto di quella in cui lavoro oggi). E lo stesso valeva per tutto ciò che atteneva, e attiene tutt’ora, alla sfera della sessualità. Le nozioni, le informazioni, le conoscenze, quale che sia il campo di ricerca, oggi sono concepite come un bene d’uso che si ottiene inserendo in un dispensatore una moneta, o un bancomat: che si tratti di politica, cultura, sessualità. E il loro uso è concepito in analogia con i telequiz che imperano sulla televisione unica: a domanda, risposta, e il montepremi sale o scende. Non accade per caso, o per sfiga, o perché gli déi sono cinici e bari: c’è stato un lavoro preciso, puntuale, e soprattutto ben fatto lungo la strada che, solo per limitarci all’uso della televisione, porta da Drin In (via Striscia la notizia, La pupa e il secchione, Il Grande Fratello, e via dicendo) a Palazzo Grazioli come anticamera della televisione, per ottenere il risultato del governo dell’ignoranza.
    Questo è non un problema, ma il problema.

  18. Mi aggancio all’intervento di girolamo, essendo anch’io un insegnante che, poichè precaria, di scuole ne vede una nuova ogni anno, quasi. Quanto all’educazione sessuale nelle scuole, posso testimoniare che tentativi in questo senso esistono già, ma, come è tipico in Italia, sono lasciati all’improvvisazione e alla buona volontà, con risultati a mio avviso disastrosi. Nella maggior parte dei casi, i progetti di educazione alla sessualità e all’affettività sono affidati a una docente che, se non è l’insegnante di religione, è comunque un’emissaria del movimento per la vita. Per cui, quando si parla di educazione alla sessualità nelle scuole, attenzione: oltre a non esserci gli spazi e le risorse, non c’è una normativa chiara che prescriva quanto meno laicità e aconfessionalità dei corsi. E’ di questa, in primis, che abbiamo bisogno.

  19. “c’è stato un lavoro preciso, puntuale, e soprattutto ben fatto lungo la strada che, solo per limitarci all’uso della televisione, porta da Drin In (via Striscia la notizia, La pupa e il secchione, Il Grande Fratello, e via dicendo) a Palazzo Grazioli come anticamera della televisione, per ottenere il risultato del governo dell’ignoranza.”
    Assolutamente d’accordo con Girolamo e con AntonellaF

  20. Vorrei dire qualcosa su ciò che Loredana ha individuato come bisogno di parlare di queste esperienze.
    Anche io credo vi sia un bisogno enorme sia di parlarne che di poterle acoltare. Qui le leggiamo e per fortuna il linguaggio in rete si sta facendo capace quasi di evocare le persone che sono dietro alle loro parole. A ciò si aggiunge l’aspetto informativo e quello politico. Il primo sembrava non essere più necessario e invece scopriamo il gran lavoro di chi intenzionalmente occulta e inquina non soltanto i servizi ma le informazioni spesso distorcendole o facendone strumento moralistico, arma impropria direi, quanto micidiale.
    Il secondo, quello politico trovo che sia di importanza cruciale perché da una forma di “autocoscienza” via web possono e debbono scaturire inziative adeguate, però, ai tempi e ai mezzi di cui disponiamo. Le manifestazioni di piazza sono diventate uno strumento inflazionato e spesso svuotato dall’uso che ne ha fatto la politica e il sindacalismo per lo più. Il 13 febbraio si pone come un’eccezione molto significativa ma un’eccezione, visto come sono andate le manifestazioni successive. Dunque abbiamo altri strumenti, affatto poveri ma che presentano a loro volta dei rischi. La rete e i blog. Per certi aspetti li trovo a loro volta passibili del rischio di svuotare di significato parole, idee ed intenti, o di usare male, direi malissimo il potere dell’equivalenza dei pareri. Tutti, purché non si insulti, abbiamo qui e altrove diritto di parola. Ed è accaduto che in questo post si è affermato un modo fortemente moralistico e giudicante nei confronti della testimone (Valentina) che mi ha lasciato di stucco. Ma questo “punto di vista” si è affermato come maggioritario, sostenuto pesantemente dalla parola dell’esperto, addirittura. Lo trovo agghiacciante, oltre che nocivo per la causa. Scusate se lo dico forte ma credo di poter fruire di quel diritto all’equivalenza per dire che si dovrebbe approfittare di questa occasione per avviare una riflessione molto seria sull’utilizzo dei social network, sul ruolo e la funzione della moderazione, sul bisogno di fare un po’ di ordine affinché non prevalgano intenti contrari al lavoro che si cerca di fare pubblicando testimonianze che vanno considerate con rispetto e non come terreno di sfogo dei propri impulsi e bisogni. Partire da sé non è vomitare tutto addosso agli altri e prendere a pretesto una presunta contraddizione per affermare la propria integerrimità o ciò che si presume avremmo fatto noi più correttamente che quell’esperienza, però non l’abbiamo vissuta. C’è bisogno di ristabilire una qualche autorevolezza, un lume che indichi qualcosa di più del divieto della parolaccia o dell’insulto.

  21. Ileana -e poi basta – sono molto dispiaciuta se Valentina si è sentita giudicata – tuttavia resto dell’opinione che se due persone scelgono di avere un rapporto sessuale senza protezione alcune – è una scelta legittima. Ma è altrettanto legittimo dissentire, credendo sia meglio infilarsi un preservativo. Questo nulla toglie al rispetto che queste persone devono trovare in una struttura pubblica quando chiedono la contraccezione d’emergenza.

  22. Loredana,
    vedo che alcuni miei commenti sono finiti in moderazione, vorrei capire se per caso ho infranto qualche regola di questo blog. Grazie per il lavoro che fai.

  23. Credo che le donne abbiano dovuto lottare il doppio rispetto agli uomini. Come un primogenito che si guadagna con fatica quello che per il secondogenito è un semplice dato di fatto. E tra le tante battaglie hanno lottato per il diritto di scegliere del proprio corpo, per il diritto di essere libere. Nei Settanta si combatteva per legalizzare l’aborto, oggi si dovrebbe combattere per evitare che una donna debba ricorrervi. Perché è una libertà che costa cara (mi riferisco alle gravidanze indesiderate e non certo alle questioni legate a patologie del feto). Combattere non per un’educazione sessuale fatta a scuola – che finisce per essere una burla presa dai ragazzi con superficialità – ma perché i ragazzi imparino ad avere cura del proprio apparato sessuale. Ragazze che quindi vanno dal ginecologo prima di avere rapporti (e imparano che non esiste solo la pillola ma il cerotto e l’anello e che se usi il preservativo ti proteggi non solo dall’AIDS ma da un sacco di altre seccature) e ragazzi che scoprono l’esistenza degli andrologi (che li informano sulle misteriose questioni quali ovulazione, precauzione eccetera). Specialisti che dovrebbero accompagnarci, educarci, sostenendoci e non certo giudicandoci. Ci sono centri (mi viene in mente il Cemp, di cui Lella Costa è presidente) dove le ragazze trovano esperte, psicologhe, pure una biblioteca per informasi. In modo che – incidenti a parte – non sia necessario ricorrere alla pillola del giorno dopo e che, qualora necessario, sia possibile parlare con qualcuno che conosciamo e che a sua volta ci conosce, e che quindi ci aiuterà ad affrontare questa situazione. Rimane il fatto che – concordo con Barbara – una struttura pubblica non deve solo fornire farmaci e assistenza, ma debba farlo con il massimo rispetto possibile.

  24. io sono medico, non ginecologo, ma la pillola del giorno dopo è un farmaco di una certa potenza, e mi sembra congruo fare delle domande a chi la chiede – ci sono controindicazioni, per certe malattie o ipersensibilità, ci possono essere effetti collaterali, che devono essere conosciuti da chi la prende, può non essere sicura in tutti i casi….vi linko il foglietto illustrativo che spiega la situazione:
    http://www.paginesanitarie.com/skfarmaci/monografia%20di%20LEVONELLE%202CPR%20750MCG.htm
    io penso che sia un dovere del medico a parlare con chi va da lui e spiegare la situazione, non è una questione di moralismo ma di salute, e penso che sia giusto che sia necessaria la prescrizione medica. non è che tutto quello che si fa all’estero sia necessariamente buono!
    mi direte che il foglietto illustrativo la donna se lo può leggere da sola, forse….ma nel corso di un colloquio si può chiedere anche appunto notizie che facciano capire se c’è stato il rischio di infezioni di qualche tipo, ed eventualmente consigliare controlli o farmaci, se c’è stata violenza, e quindi anche qui aiutare in qualche modo, quanto tempo è passato, e quindi se è utile la pillola in questione o no, e alla fine potrebbe essere anche il momento buono per fare un po’ di informazione sulla contraccezione, perchè no?
    tutto questo ovviamente non intacca il giudizio negativo su frettolosità, commenti sgradevoli, giudizi e comportamenti giudicanti da parte dell’operatore sanitario, mi pare ovvio – comportamenti che sicuramente spesso ci sono. ovvio che questo è terribile e molto negativo, è innegabile.

  25. Ragionarci?
    Da quale punto di vista? Etico? Scientifico? Giurisprudenziale? Ideologico-politico? Sociologico?
    Mi sembra difficile.
    Inoltre non si può non notare l’aggressività nelle risposte a chi, nel ragionare, non dimostra di condividere totalmente ciò che di volta in volta affermano le protagoniste delle testimonianze.
    Riguardo l’argomento educazione sessuale, la questione è altrettanto complessa. Molto spesso si tende a ridurre l’educazione sessuale ad una serie di informazioni biologico-farmaceutiche.
    Questo, io credo, non rende più consapevoli le persone. Piuttosto svela un equivoco di fondo presente nella nostra società: ritenere il linguaggio scientifico superiore a qualsiasi altro perché neutrale e asettico. In realtà però il linguaggio della scienza è puramente descrittivo. Una serie di nozioni non educa se non diviene coscienza della propria responsabilità.

  26. Ragionarci sara’ forse difficile ma, di fatto, lo stiamo gia’ facendo. In questi giorni, grazie agli scambi col commentarium, ho imparato molte cose riguardo ad aborto e contraccezione di emergenza, sia dal punto di vista legale che scientifico. E ringrazio infinitamente chi ha interagito con me anche correggendo mie idee sbagliate o imprecise, per questo.
    Quanto alla “aggressività”, secondo me si e’ trattato di uno scambio veramente civile. Chi commenta ha espresso le proprie opinioni abbastanza liberamente ma, visto che si tratta di storie di persone reali che si sono esposte, ho trovato giusto anche che – talvolta – la padrona di casa o le autrici stesse delle testimonianze ci invitassero a non giudicare/proiettare se stesse/ ironizzare sopra le loro parole. Alle donne che si sono esposte credo che vada riconosciuto molto coraggio.
    “Aggressività” secondo me e’ altro, e’ quando finisci su alcuni forum ultracattolici e trovi persone che si augurano la morte (giuro che l’ho letto davvero) delle donne che cercano di abortire, perche’ vogliono uccidere una creatura innocente e dunque che si facciano pure massacrare dalle mammane. “Aggressività” e’ leggere che i programmi di screening pre-natale per rilevare malformazioni nei feti sono paragonabili al programma di eugenetica del dottor Mengele, che internava i disabili e le persone con turbe psichiche nei campi per farle fuori o che il codice Rocco non era abbastanza severo nel criminalizzare l’aborto (lette anche queste). Per una ridefinizione del concetto di “aggressività” e anche per capire cosa ci spinge a portare avanti questa battaglia, consiglio a “k.” ed “m” di farsi un giretto in rete e poi tornare a trovarci.

  27. Valentina ha scritto:
    “WeWee secondo te è lecito visitare una donna che ha fretta di prendere una pillola del giorno dopo e che ha appena avuto un rapporto? Secondo te è una cosa che a lei fa piacere?”
    Certo che è lecito. Di più, è doveroso. La pillola post coitale è un farmaco ormonale e non esiste farmaco (nemmeno l’Aspirina) che può essere prescritto senza una visita o un’anamnesi accurata. La fretta o il rapporto appena avuto non cambiano la situazione. Io alla visita unisco l’ecografia.
    Sul “piacere” che dovrebbe evocare la visita mi sembra che non ci sia bisogno di discutere, non ho mai incontrato una donna che abbia “piacere” di sottoporsi a visita ginecologica ma nemmeno ad altri tipi di controlli.
    La visita non è un “piacere” ma un atto medico, serio, importante e dovuto.
    Tanto per completezza, sappi che molti reparti stanno prescrivendo le pillole post coitali dopo consenso informato proprio perchè esistono molte donne che mostrano un atteggiamento come il tuo.
    Il medico ha le sue responsabilità mediche, la donna quelle legate ad una scelta che solo se informata e consapevole può essere corretta, in questo modo si eviteranno atteggiamenti come il tuo che considerano la visita un procedimento “inopportuno” e, chissà perchè, non dovuto.
    Il consenso serve proprio a questo, così leggendolo, sceglierai consapevolmente.
    Ciao!

  28. WeWee mi spieghi, tecnicamente, a cosa serve la visita per la prescrizione della pillola del giorno dopo? Ti giuro che non lo capisco.

  29. La visita ginecologica in caso di richiesta di contraccezione d’emergenza ha principalmente due obiettivi: escludere una patologia ginecologica in corso ed escludere una gravidanza in corso.
    La visita in senso stretto (quella che tu hai definito “vaginale”) controlla l’addome, i genitali esterni, le pareti vaginali ed il collo dell’utero, si controlla che non vi siano perdite di sangue in corso o particolari infezioni (figurati che a me è capitato anche di diagnosticare un tumore iniziale…) e che non vi siano segni di gravidanza in corso. L’anamnesi (ossia le domande…) serve ad escludere fattori di rischio o malattie o condizioni che possano controindicare l’assunzione dell’ormone della pillola.
    L’ecografia (che io associo sempre alla visita) serve a controllare le ovaie e l’utero, in particolare la sua zona “interna” (che si chiama endometrio), zona particolarmente sensibile all’azione degli ormoni e che in caso di problemi potrebbe risentire negativamente dell’assunzione della pillola. In certi casi (a me è capitato due volte) con la stessa ecografia si diagnostica una gravidanza iniziale in corso che, come capirai, è una controindicazione assoluta all’assunzione di ormoni.
    Aggiungo, sempre per completezza, che esistono anche motivi medico-legali che giustificano la visita: hai richiesto una terapia e nessun medico può prescriverla senza “conoscerti” ed un ginecologo per “conoscerti” deve visitarti. Se per caso qualcuno prescrive la pillola del giorno dopo ad una ragazza che successivamente sviluppa una malattia o ha problemi, quel medico può essere chiamato a rispondere perchè è suo dovere (e non della ragazza) controllare che la somministrazione della pillola non abbia controindicazioni particolari.
    Ciao!

  30. Il fatto di volersi accertare che una non sia incinta lo trovo un fatto terrificante. Se una ti chiede la pillola del giorno dopo mi pare ovvio che non pensa di essere incinta, e il tuo volerlo controllare ha secondo me dell’incredibile e rende perfettamente conto della mentalità che sta dietro certi “uomini di scienza”. Oltretutto da un ecografia non è possibile vedere una gravidanza (a meno che i consultori italiani non dispongano di super ecografi) prima della 5a settimana, quindi tu presupponi che sia meglio controllare che la tizia di fronte a te non si sia smarrita 5 settimane di gravidanza. Lo trovo pazzesco. Ti invito a seguire la discussione che si sta sviluppando sotto al post di oggi, perché parla proprio di questo.
    Ancora sulla questione dell’ecografia: quindi spiegami. Una va in un consultorio per avere la pillola del giorno dopo, evidentemente senza appuntamento. A quel punto lei dovrebbe bersi un litro e mezzo d’acqua nel mentre che aspetta di fare l’ecografia, perché altrimenti non si vede niente, giusto? Quindi nel frattempo un’altra oretta passa, almeno. Oppure le fai un’eco transvaginale, evviva. Tutto ciò in un sistema sanitario pubblico che notoriamente dispone di ecografi liberi a bizzeffe. E poi: e se lei non vuole? E se lei dice io non ho tempo, cazzi miei? E se lei dice di aver già preso la pillola del giorno dopo senza problemi? E’ libera a quel punto o no? O bisogna frugarla lo stesso perché chissà potrebbe essersi scordata di essere incinta di sei mesi. E di sicuro al 100% è una che dal ginecologo non ci ha mai messo piede e quindi non può avere idea di quello che succede nel suo utero. Interessante davvero.

  31. Scusate se mi intrometto, ma penso che si stia un po’ perdendo di vista il contesto: non mi si venga a raccontare che l’esercizio della professione medica avviene in un mondo ideale, come sembrano sottintendere gli interventi di WeWee. Che si sssumano la pratica medica, i doveri e le responsabilità del medico, come la scusa con cui giustificare l’instaurazione di un rapporto di forza basato sul controllo della vita privata del paziente e… sull’arroganza (le battutine ironiche del primo messaggio di WeWee sono indicative di questo approccio) secondo me dimostra quanto poco campate in aria (quanto poco “frutto di immaginazione”) siano le sensazioni provate da Valentina nelle sue esperienze al consultorio.
    .
    WeWee dice: è triste, e indice di ignoranza, che una persona ricorra “diverse volte” volte alla pillola post-coitale. Ma, a parte il fatto che non mi sembra che Valentina abbia detto di aver avuto a che fare con il consultorio “diverse volte”… per lui cosa significa, mi chiedo io? Una volta al mese? Dopo ogni rapporto? E’ su questa espressione, “diverse volte”, che si gioca tutta la ramanzina paternalistica di WeWee. Che prima sottolinea la sacrosanta necessità, da parte del medico, di “conoscere” il paziente, ma che poi si sente in diritto di giudicare senza conoscere la persona e senza avere dati precisi anche solo sul numero di volte in cui questa è ricorsa alla pillola… e non solo di giudicare: persino di fare illazioni sull’ignoranza o meno di questa persona, di trattarla come una demente… di darle la proverbiale “lezione” (nel senso con cui i genitori intendono la sculacciata al bimbo capriccioso, più che nel senso “accademico” del termine).
    .
    Io dubito seriamente che a Valentina, come alla stragrande maggioranza delle donne che ne hanno fatto uso, sia capitato di ricorrere alla pillola post-abortiva più di 2-3 volte nell’arco di una vita. E già questo fuga qualsiasi dubbio sull’abuso della pillola post-coitale come contraccettivo sostitutivo del preservativo o della pillola normale.
    .
    Ma questo – mi chiedo – un ginecologo non lo dovrebbe sapere molto meglio di me? O, oltre ai casi di cui parla, gli sono per caso capitate pazienti che dopo ogni rapporto – pur di non usare altri metodi contraccettivi – andavano sistematicamente da lui per chiedere il farmaco? In mancanza di precedenti del genere, presupporre nel prossimo – senza avere un quadro chiaro o una conoscenza diretta, empirica della situazione particolare di cui si parla, punto di partenza essenziale della prassi scientifica – l’ignoranza, la superficialità, la tendenza a “immaginarsi” le cose… e, oltre a questo, lasciarsi andare a battutine caustiche e umilianti… beh, mi sembra un atteggiamento assai poco “professionale”.
    .
    Questo mi permette di tornare alla questione “mondo ideale”: lasciamo perdere per un attimo il merito della questione e concentriamoci sul tono; ora, qualcuno vuole negare che l’atteggiamento del ginecologo WeWee è stato, almeno nel primo commento, arrogante, violento, paternalistico? Non dimostra forse, anche solo questo, che le sensazioni provate da Valentina probabilmente sono tutto salvo che “frutto dell’immaginazione” perché c’è la tendenza, da parte di non pochi medici, ad abusare della propria posizione e delle proprie competenze per trattare come pezze da culo i propri pazienti?
    .
    Ecco, io penso che la morale che si trae dalla storia di Valentina sia questa: un atteggiamento tutt’altro che raro nella categoria (come penso dimostri l’esperienza di chiunque abbia avuto o abbia a che fare regolarmente con i medici, senza nulla togliere alle capacità), che in contesti ben precisi (pillola del giorno dopo e interruzione della gravidanza, paziente donna in una situazione che va dall’imbarazzo all’estrema sofferenza), si manifesta in modo ancora più marcato, diventando un veicolo, magari inconsapevole, di pregiudizi e attitudini discriminatorie molto radicate nella società.
    .
    Insomma: medici, siate abbastanza umili ed intellettualmente onesti da farvi, ogni tanto, un sano esame di coscienza.

  32. Tre quarti dei farmaci in commercio sono pericolosi in gravidanza, quindi un medico dovrebbe ordinare un’ecografia di controllo ad ogni sua paziente prima di prescriverle qualunque cosa? Non si sa mai che sia incinta?
    Oppure la pillola del giorno dopo è diversa, perché chi la chiede sta lì a dire “io ho rapporti sessuali” e questo fa scattare il campanello?

  33. Ecco, We We è il tipico caso di cattiva comunicazione: certo il paziente deve essere informato ma tra informarlo e sottoporlo a un terzo grado ce ne corre. A me pare sensato chiedere come è capitato perché se, per esempio (è successo a una amica che si è accorta di aver dimenticato la pillola anticoncezionale per un giorno) magari non è necessario – nel senso che si è coperti – usare la contraccezione d’emergenza. Diverso se si è rotto un profilattico in pieno periodo fertile – ma anche nei dintorni. Il medico deve sapere se quella donna ha una grave patologia circolatoria e valutarne con lei i rischi/benefici del caso. Ma ci sono molti modi per farlo, quello proposto da WE We mi pare ricada nel paternalismo più puro – io sono medico, io decido, io ti informo. Peccato che l’ordinamento preveda anche la decisione del paziente di assumersi dei rischi nonostante il parere negativo del medico. Ora, non so in quale struttura lavori questo medico ma negli ospedali romani per prenotare un’ecografia c’è una discreta lista di attesa e dubito si usino nottetempo per le donne richiedenti la pillola del giorno dopo. In questi casi – in mia personale opinione – bastano le domande minime per l’anamesi e una richiesta di vedere la persona il giorno successivo. Da quanto ho letto nella scheda della più comune pillola del giorno dopo – in caso di gravidanza non funziona! Serve appunto a prevenirla. Quindi forse stiamo parlando di farmaci diversi.

  34. Scusate, sarò un’ingenua. Ma il medico che ti accoglie per prescriverti la pillola del giorno dopo di te non sa assolutamente nulla. Ho capito che tutte le donne che hanno raccontato qui le proprie storie di contraccezione d’emergenza erano informate e vittime di un errore di percorso, ma questo il medico non può darlo per scontato.

  35. P.S. Come ho già detto sopra, sulla scortesia, le lungaggini e l’atmosfera pro-life dei consultori, invece, non ho il minimo dubbio.

  36. Mi dispiace ma le cose sono due: o non riesco a spiegarmi o davvero chi legge non ha assolutamente idea del peso di una scelta terapeutica e scambia un farmaco per un chewing gum alla fragola.
    Nel primo caso mi scuso, sarebbe tutta colpa mia. Nel secondo, tutto sarebbe più comprensibile (per me). Nonostante abbia cercato di spiegare i motivi clinici di una visita approfondita, di un’anamnesi accurata e di un’attenzione particolare nella prescrizione di un farmaco, qualcuno continua a parlare di “invasione”, “paternalismo”, liste d’attesa. Vi assicuro che siete assolutamente fuori strada.
    Pazienza, ma confermo: tutto molto triste.
    Rispondo al volo poi scompaio davvero…
    PS: Valentina ha scritto:
    “Il fatto di volersi accertare che una non sia incinta lo trovo un fatto terrificante.”
    Sarà terrificante (per te) ma è un accertamento assolutamente giustificato (non “da me”, intendiamoci, da un corretto comportamento medico e clinico), a me in tutta la mia carriera è capitato di diagnosticare due gravidanze a donne che richiedevano la contraccezione di emergenza. Terrificante.
    “Tre quarti dei farmaci in commercio sono pericolosi in gravidanza, quindi un medico dovrebbe ordinare un’ecografia di controllo ad ogni sua paziente prima di prescriverle qualunque cosa? Non si sa mai che sia incinta?”
    No, non un’ecografia per “qualunque cosa” ma per alcuni farmaci, tra i quali quelli ormonali (possono provocare gravi malformazioni fetali) sì, iin alternativa puoi richiedere un test di gravidanza ma i tempi sono naturalmente più lunghi, un’ecografia la fai immediatamente (e non c’è bisogno di vescica piena, l’ecografia ginecologica, tranne impossibilità, è “interna”, a vescica vuota). E’ di prossima uscita (anzi, forse è già in commercio) la “pillola dei cinque giorni dopo”, altro contraccettivo di emergenza che può essere utilizzato per un periodo più prolungato rispetto a quella che hai preso tu, in questo caso è obbligatorio (per legge) un test di gravidanza.
    Chiediti perchè.
    Don Cave ha scritto:
    “Che si sssumano la pratica medica, i doveri e le responsabilità del medico, come la scusa con cui giustificare l’instaurazione di un rapporto di forza basato sul controllo della vita privata del paziente e…”
    Nemmeno tu hai afferrato perfettamente quello che ho scritto. Se poi per te la visita medica o l’anamnesi sono un “rapporto di forza”, non lamentiamoci quando si legge di medicina superficiale, distratta o incapace. In alternativa quando qualcuno desidera un farmaco può sempre rivolgersi ad un passante, non al medico, potrebbe invadere l’intimità del paziente. Oppure se stai male non andare dal medico, potrebbe sapere cose della tua vita privata e non è bello…meglio cercare su internet o parlare con gli amici.
    “Io dubito seriamente che a Valentina, come alla stragrande maggioranza delle donne che ne hanno fatto uso, sia capitato di ricorrere alla pillola post-abortiva più di 2-3 volte nell’arco di una vita.”
    Lo ha scritto lei, ha detto di averla utilizzata più volte e quella è una pillola da non utilizzare più volte ma solo in caso di emergenza. Cosa c’è di difficile da capire? E sulla “stragrande maggioranza delle donne” qual è la tua casistica? Quante donne hai visitato nella tua vita? Io credo di essere poco sotto le 10.000.
    “medici, siate abbastanza umili ed intellettualmente onesti da farvi, ogni tanto, un sano esame di coscienza.”
    Io rispondo: pazienti, siate abbastanza umili ed assennati da limitarvi a commentare gli argomenti che conoscete perchè in caso contrario nella migliore delle ipotesi fate una figuraccia, nella peggiore rischiate la vita (questo è un consiglio paternalistico, non medico, naturalmente).
    😉
    Barbara ha scritto:
    “Peccato che l’ordinamento preveda anche la decisione del paziente di assumersi dei rischi nonostante il parere negativo del medico”.
    Cioè ammettiamo che Valentina avesse avuto una grave forma di disordine della coagulazione e che il medico si rifiutasse di prescrivere la pillola, secondo te doveva prescriverla perchè lei si “assumeva la responsabilità”?
    Ecco, ancora fuori strada.
    Il medico NON DEVE prescrivere, stai scherzando?
    In caso contrario, se fosse successo qualcosa, sarebbe andato dritto in galera (magari con l’aiutino di Valentina che avrebbe giustamente pensato “il medico è lei, mica io…”).
    Saluti.

  37. Voglio ringraziare Don cave, perché dal prosieguo della discussione l’arroganza per me è emersa con una chiarezza che prima davvero non avevo percepito.
    Ci tengo a precisare qui – e non ho ancora letto gli aggiornamenti del thread successivo – che mi sono chiesta, nelle ultime ore, mentre ero in giro, che cosa non era andato per il verso giusto in questa discussione, e ora mi è chiara la distanza tra gli interventi di chi è comunque dalla parte di Valentina per le ragioni ben espresse altrove da Barbara, e ha espresso qui pensieri che sono, per me, il frutto di una “altra visione” molto partecipata ed empatica, e chi invece esercita la sua professione (un gran numero, purtroppo, a quel che stiamo sentendo) utilizzando il consenso informato con lo spirito della rivalsa verso “donne con atteggiamenti come il tuo”. Non ho capito, se una non vuole la visita, ma deve firmare e accettarla per avere la pillola a cui ha diritto, che consenso è? A me pare più un ricatto.
    C’è una bella differenza tra questo atteggiamento e le preoccupazioni che, diciamo così, il lato buono e davvero di cura della medicina può offrire alle donne in termini di reale preoccupoazione per la loro salute.

  38. Scusa we we ma t’è scappato forse il dibattito sulla pillola dei cinque giorni? Svariati tuoi colleghi ritengono l’analisi del sangue per accertare la gravidanza una vessazione (non si esprimono così, ma questa è la sostanza). Interventi come i tuoi costringono una persona come me – che è contraria ai farmaci da banco – a rivedere la propria posizione. Col medico si stabilisce un rapporto di fiducia e di empatia – ma non mi pare questa la strada. Dal mio modestissimo punto di vista – di non medico né operatore sanitario – c’è un limite molto chiaro tra le domande legittime per accertarsi della salute e delle condizioni del paziente (anche in pronto soccorso) e una forse involontaria e inconsapevole forma di vessazione. Visto che la prassi da te descritta (ecografia e visita vaginale) non trova riscontro nell’esperienza di molte donne – me compresa l’unica volta in cui ho avuto bisogno di ricorrere alla pillola del giorno dopo, ne dobbiamo dedurre di essere incappate tutte in ginecologi incompetenti?

  39. We we, il suo messaggio mi da l’ennesima conferma di ciò che penso e ripeto da ieri: lei non ha letto quello che io ho scritto. Che un medico sia così incapace di prestare attenzione è molto indicativo, e anche piuttosto preoccupante.

  40. Scusate, avrei una domanda qualora ci fosse un legale che ci legge. Da quano so – e posso sbagliare – se mi diagnosticano una malattia posso rifiutare la cura. Posso uscire dall’ospedale, sotto la mia responsabilità, anche se il medico è contrario. Ma posso ottenere un farmaco, come la pillola del giorno dopo, che potrebbe danneggiarm,i se il medico ha parere avverso e se, a mio giudizio, il rapporto rischio/beneficio giustifica – dal mio punto di vista – il rischio?

  41. Purtroppo parteciperei volentieri al dibattito (al quale sono stato invitato) ma come ho detto non ho molto tempo libero a disposizione, però la discussione merita…è didattica e per me abbastanza sorprendente.
    Credo (se riesco) che la approfondirò nel mio blog. Nel caso avvertirò qui.
    Grazie e di nuovo saluti.

  42. @ We Wee
    dixit: “Se poi per te la visita medica o l’anamnesi sono un “rapporto di forza”, non lamentiamoci quando si legge di medicina superficiale, distratta o incapace.”
    No, no… sei tu che non leggi quello che scrivono gli altri. Io non ho mai detto una cosa simile. Ho detto – abbastanza chiaro e sufficientemente tondo – che la pratica medica *non deve* diventare un rapporto di forza, e che molti medici approfittano del loro ruolo, della loro competenza e della loro fama per tradurle in questi termini. Potrei citarti svariati esempi – anche personali – ma li risparmio volentieri al commentarium.
    dixit: “Io rispondo: pazienti, siate abbastanza umili ed assennati da limitarvi a commentare gli argomenti che conoscete perchè in caso contrario nella migliore delle ipotesi fate una figuraccia, nella peggiore rischiate la vita.”
    La peggiore arroganza, condita e servita. Conferma d’altronde quanto ho detto appena sopra: ricorrere alla propria posizione, alle proprie competenze e magari alla propria fama per liquidare ogni obiezione, ogni dubbio, ogni legittima critica in nome del “io ne so più di te”.
    La competenza, l’esperienza e la bravura professionale di un medico sono una cosa; narcisismo e arroganza un’altra. E, anche se in misura largamente minore rispetto all’incompetenza, questi ultimi tratti compromettono il rapporto di fiducia fra medico e paziente, mettono in discussione la professionalità e, soprattutto, l’umanità di chi svolge un ruolo tanto importante per la collettività.
    Era questo l’aspetto su cui invitavo a riflettere. Ma, evidentemente, sei tanto convinto di te stesso da non sentirci minimamente, da quell’orecchio. Me ne farò una ragione ed eviterò con cura di interloquire nuovamente con te in futuro.

  43. @ We Wee
    Postilla: hai applicato per tutta la discussione, cannando in pieno, la modalità “debunker” che metti in pratica nel tuo blog. Personalmente, ho piena fiducia nella medicina scientifica, non credo nell’omeopatia, nella medicina olistica e altre amenità del genere. Come forse sarà chiaro, ho una fiducia assai meno cieca nei *medici*, intesi come persone in carne ed ossa… anche se la stragrande maggioranza è composta di seri e preparati professionisti, il contesto complesso in cui lavorano, le smanie carrieristiche e certe propensioni alla “sindrome di onnipotenza” trasformano a volte degli ottimi medici in palloni gonfiati arroganti incapaci di relazionarsi positivamente con le persone che curano. A prescindere – ripeto dalle capacità – in alcuni casi è l’umanità a fare difetto.
    Ora, il problema del “debunking” è che si traduce in molti casi in uno sbrodolamento nascisistico che unisce, alla sacrosanta smitizzazione di pratiche discutibili o dannose, un atteggiamento di superiorità ostentata nei confronti del prossimo. Tradotto: se credi nella medicina olistica sei un coglione.
    Ecco, per tutta la discussione hai ragionato, agito e scritto esattamente così: Valentina è una povera demente che ha scambiato la pillola post-coitale per una caramella, chi critica l’atteggiamento cinico e disumano di *alcuni* medici (anche degli obiettori, allora, che sono e restano a tutti gli effetti dei medici?) è un paziente privo di umiltà ecc.
    Magari al di fuori della rete hai tutt’altro approccio con le persone, ma qui hai dimostrato dei livelli di arroganza difficilmente equiparabili.
    Chiudo.

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