Tag: Tullio Avoledo

Mentre ero a Macerata Racconta la discussione sulla fantascienza e il fantastico è continuata: anche su La Lettura, che ieri ha ospitato un articolo di Vanni Santoni. Continua anche qui, con l’intervento di uno dei più grandi autori di fantastico in Italia. Ho amato la scrittura di Tullio Avoledo da quando, molti anni fa, lessi le bozze de L’elenco telefonico di Atlantide, e ho continuato a leggerlo (fatelo anche voi). Ecco cosa suggerisce contro la Monsanto delle lettere.
“La fantascienza non è una città cinta di mura: è una pianta viva che infila radici ovunque. Magari non ce ne rendiamo conto: ma quelle più nascoste sono spesso le radici più profonde, quelle che rompono la roccia come nei templi di Angkor Wat”.
“Nel 2019 ho partecipato, assieme ad alcuni degli scrittori di fantascienza da me più amati (fra cui Liu Cixin, Robert Sawyer e Ian McDonald) a una convention a Beijing organizzata dal governo cinese per avvicinare i giovani alla fantascienza. Stanno spendendo fantastiliardi, da quelle parti, per educare le nuove generazioni alla fantascienza. D’altra parte chi è stato a Shenzhen o in certi quartieri di Beijing sa che lì il futuro è già arrivato. Qui da noi, dove il Verbo letterario sembra rappresentato dall’autofiction o dalle saghe familiari, esistono ancora ferrovie locali come nei romanzi di Cassola.
I cinesi hanno visto giusto. Anche se hanno visto solo uno degli aspetti benefici della FS: quello di stimolare fantasia, innovazione, originalità. Ma hanno tralasciato di considerare che non c’è genere letterario più della fantascienza che sia adatto ai giovani, che più li prepari a rifiutare il pensiero semplice. Nessun ragazzo o ragazza che legga Ursula Le Guin sarà disposto a cedere alle lusinghe di un miles gloriosus o di un girasagre. E forse, alla lunga, neppure alle direttive del Partito. Il giovane lettore di fantascienza, contrariamente a quanto molti sembrano credere, è più intelligente della media dei lettori. E in questo senso diventa problematico per l’editoria italiana”.
“Contro questa/e Monsanto delle lettere bisogna agire come Kokopelli.
Sapete cos’è?
E’ una ONG francese fondata nel 1999 che agisce attraverso la disubbidienza civile, andando anche contro norme e regolamenti europei e nazionali, per proteggere la biodiversità vegetale. Salvando, moltiplicando e riproducendo semi liberi, biologici e non sterili. L’agricoltura industriale vuole che le piante siano perfettamente stabili, omogenee e ad altissima resa. Magari brevettabili. E sterili, affinché l’agricoltura diventi sempre più dipendente dall’industria”.

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