VINTAGE

Devo dire che me lo aspettavo.
Mi aspettavo che, dopo tre anni di discorsi sulla questione femminile, arrivasse un indice alzato contro i medesimi, e una risatina di scherno con cui sottolineare  che si sta esagerando, e che va tutto benissimo, dannazione, e che tutto questo clamore è solo vieta nostalgia degli anni Settanta. Qualcosa da ricondurre al vintage e, magari, all’età di chi pone il problema. Nostalgia canaglia, che vuoi che sia.
Mi aspettavo un po’ meno che l’indice si alzasse, con notevole cattiveria  e con altrettanto notevole miopia, dalle colonne del Domenicale del Sole 24 ore, con un articolo di Serena Danna che trovate qui.
Articolo dove si tritura e si banalizza tutto in nome dell’accessorio più richiesto degli ultimi dieci anni: l’ironia. Il problema è che l’ironia si può perdonare al blogger che ritiene l’urticanza una qualità necessaria per farsi notare. Molto meno a una giornalista. Soprattutto quando scrive:
“Non importa che le donne oggi siano più numerose degli uomini nelle università, girino il mondo con disinvoltura, occupino anche posizioni più importanti al lavoro, e possano sentirsi intelligenti pure senza peli in bella vista”.
Sarà che il mio senso dell’umorismo si abbassa pericolosamente in queste occasioni, ma trovo non solo false, ma eticamente pericolose (e parlo di etica professionale) affermazioni di questo tipo. Primo: le donne che insegnano all’università sono in numero nettamente inferiore rispetto agli uomini: il 34% secondo gli ultimi dati Miur. Ma forse Danna si riferiva alle studentesse: singolare, però, che non tenga conto che a fronte del dato positivo che riguarda le ragazze italiane (sono più numerose, il loro profitto è più alto, si laureano prima) esiste un “dopo”. E che quel dopo riguarda il mondo del lavoro. E che le donne che lavorano siano ancora il 46%. E che la loro retribuzione sia ancora, a parità di profilo professionale, più bassa di quella dei loro colleghi maschi.
Ma che importanza hanno i numeri, le statistiche, i fatti, davanti alla golosa occasione di reiterare uno stereotipo? Quello, notate, della femminista non depilata, irsuta e incazzata e fuori moda, con i piedi infilati in goffi sabot anzichè in uno sfavillante paio di Jimmy Choo, vera, grande, icona femminile del contemporaneo.
Andiamo avanti. Dunque, le donne che si occupano di questione femminile sono un po’ tarde e anche un po’ tardone, par di dedurre. Notare con quanta finezza e quanta profondità ci si occupa di Lorella Zanardo:
“Il premio “nostalgia canaglia” va però a Lorella Zanardo, autrice di Il corpo delle donne, un documentario diventato molto popolare, grazie al tam tam su Internet e a poche ma buone presenze in tv. Il video è da poco diventato un libro (edito da Feltrinelli) in cui ogni capitolo inizia con una citazione di Rosa Luxemburg, Pier Paolo Pasolini, Karl Popper e Giovanni Sartori (in realtà c’è anche una canzone degli Afterhours: a questo proposito inviteremmo l’autrice a una riflessione sulla rappresentazione della donna nei testi di Manuel Agnelli).”
Non è deliziosamente ironica questa frase? Non fa parte di quella tecnica di delegittimazione dell’avversario (perchè deduco che questo siano per Danna le donne che si occupano di questione femminile: avversarie) e della sua trasformazione in nemico che sta devastando la politica italiana? Non è molto meglio, anzichè contestare i dati, distruggere la persona con la solita schermata del tanto stavo scherzando? Andiamo avanti.
“Zanardo dice che dalla tv sono scomparse le donne reali. E forse ha ragione. Il punto  è che sembrano scomparse anche dal suo mondo, sostituite da fantasmi di 40 anni fa. Tra femministe e veline, esistono migliaia di altre che lavorano e che resistono alla fatica come ai luoghi comuni. Che hanno paura quando leggono che in meno di un mese ci sono stati nove omicidi a carico di maschi che odiano l’amore. E che sanno decidere quando farsi una risata davanti a un’attrice così rifatta da non riuscire a parlare e quando indignarsi se il premier consiglia a una precaria di fidanzarsi con un miliardario. Siamo donne, oltre alle gambe e allo slogan c’è di più”.
Bene. Raramente ho letto un tale concentrato di luoghi comuni su un giornale serio.  Ci sarebbe da dire moltissimo: che le donne che lavorano e resistono alla fatica si trovano a vivere in un paese che grazie alla loro fatica, e alla mancanza di servizi per le donne, “tira a campare” da decenni. Che i “maschi che odiano l’amore” forse non spuntano come funghi e che esistono ancora una volta dati, cifre, fatti che varrebbe la pena di citare invece di aprire la tastiera e scrivere le prime cose che passano per la mente tanto per sentirsi fuori dal coro. Che farsi una risata davanti a una donna  sfigurata dalla chirurgia estetica è, a mio personale modo di vedere, tristissimo.
E che questo articolo non offende le donne. Offende la serietà di chiunque scriva in un luogo pubblico: carta o rete, poco importa.

104 pensieri su “VINTAGE

  1. Ho smesso d’incazzarmi per gli articoli del supplemento “culturale” del “Sole24Ore” nel momento stesso in cui mi sono reso conto di un fatto inoppugnabile: il domenicale del “Sole24Ore” non lo legge nessuno. Il lettore medio di quel quotidiano non ha tempo da perdere per la letteratura, l’arte e tutte queste “menate”. E credo che la povera Serena Danna lo sappia benissimo, dato che il suo pezzo trasuda frustrazione da ogni riga.

  2. A volte mi capita di non capire quanto sul problema delle donne viene sollevato dalle stesse.
    Iroso superficiale cattedratico e via ancora giù-
    Mi sembra che si aspetti l’occasione per lo sfogatoio che quasi sempre non vuole o non sa ri solvere il problema.
    Ci si butta a capofitto nel dire sbadataggini di ogni caso fatto di parole senza costrutto o per essere più chiari ancora si dichiara una guerra confusa senza sapere poi il perchè-
    Quel che ne viene poi solamente un dio pagano sa.
    Si assalgono le belle o le impegnate per sgaggiare anche espressioni volgarotte il perchè poi non ho mai capito.
    Frutto dei tempi o invidia semplice e pura-
    Accade di tentare un dialogo tra sesso debole e sesso opposto allora c’è la capa colei che tira le fila e sa o per lo meno crede di sapere come si fa a seminare odio o accidia tra le parti.
    Questa confusione senza soluzione viene sempre fuori quando si tenta con calma e lealtà di conoscere sapere in modo quieto-
    possibile che ci sia sempre chi sa di più o almeno pare provi piacere a guerreggiare senza perchè ma facendo tanto rumore per nulla.
    Ho provato a capire disponendomi ma ne ho tratto solo schiaffi-
    Perchè ci sono sempre le arrabbiate?-
    dario.

  3. tra parentesi:
    Gianni Riotta, direttore del sole 24 ore, intervistato da Serena Dandini riferì di avere appreso, con grande sorpresa, che il giornale che andava a dirigere era letto da moltissime donne (“certo è rosa” dice la Dandini) e per questa ragione, per queste lettrici, riteva che fosse arrivata l’ora che il giornale diventasse più leggibile, più semplice… (per venire incontro a quei cervelli semplici?!)
    se questo è il direttore…

  4. ‘Perchè ci sono sempre le arrabbiate?’ chiede Dario, il poeta ermetico che ci racconta il suo pensiero. Forse perchè, dopo miliardi di parole, ci troviamo ancora a dover discutere di alcuni argomenti che pensavamo fossero dell’era glaciale? Forse perchè l’avvilimento di questa constatazione può, e avolte deve, sfociare in rabbia che più che rabbia è frustrazione di non aver capito niente o di non avere interpretato nel modo giusto quello che ci accade attorno? Forse, forse. Ma non ne sono sicura.

  5. Cara Loredana,
    credo che tu abbia centrato un nodo che non si può davvero più eludere in qualsiasi discorso sui linguaggi e la comunicazione, ‘qui da noi’.
    L’ironia è diventata una peste che ammorba lo spazio dei segni, una sorta di ebola della parola, in particolare quella giornalistica ma non solo, che dissangua da dentro ogni qualità e senso che fatti, analisi, proposte, mettono all’evidenza.
    Si tratta di una tecnica precisa. E’ la principale arma, non solo retorica, usata da chi non ha più un cazzo da dire. Ma molto da difendere.
    E’ la modalità attraverso cui ogni statu quo viene giustificato, ciascun indifendibile viene difeso. I fatti resi indifferenti, le analisi banalizzate. I dati annegati tra ammicchi e toccatine di gomito.
    E’ quasi una tragedia che una funzione così nobile, e spesso utile, e necessaria, della nostra capacità di parola, dilaghi in una forma tanto triviale e soprattutto prenda i connotati di vero e proprio diserbante del senso. E credo costringa a un’ulteriore riflessione sulla responsabilità dei linguaggi da parte di tutti coloro che non vogliono rendersi conniventi di tale deriva.
    Vorrei fare, spero mi perdoni, solo un appunto al tuo post.
    La serietà, nel senso di credibilità, autorevolezza, per tutti, non è questione di aplomb. O di giacca e cravatta.
    Un quotidiano che da tre anni ripete che la crisi è finita, no è quasi finita, è alle spalle, ecco sì quasi alle spalle, ne siamo usciti meglio, sì quasi meglio degli altri. E che comunque questo è l’unico modo, è l’unico mondo, è l’unico sguardo che si può avere sul mondo. E che occulta dati, e avalla analisi poi puntualmente smentite, e che in definitiva difende sempre e soltanto gli istinti dei predatori che hanno spolpato la carne fino all’osso.
    Ecco, una roba così non è un quotidiano serio.
    Ha solo giacca e cravatta.
    L.

  6. Leggo da anni l’inserto domenicale del sole 24 ore, da un po’ lo leggo sempre più svogliatamente. E a pensarci mi viene da dire che da un po’ gli articoli che ospita mi sembrano sempre più svogliati, sempre più all’acqua di rosa. Omaggio alle lettrici femminili da parte di Riotta? Può essere.
    Solo che, oltre certi limiti, la sciatteria mi provoca reazioni poco nobili, ma tant’è.
    E dunque per fare del vintage ideologico rispolvero una affermazione d’epoca: una donna per riuscire ad avere successo deve essere brava il doppio degli uomini (cosa disconfermata, purtroppo dai fatti, come ricorda Loredana, basta mettere un po’ il naso nei numeri. Ma facciamo pure finta di no). La parità sarà raggiunta solo quando una donna brava come un uomo o anche meno riuscirà ad avere lo stesso spazio di un uomo.
    Bene, il fatto che la signora Danna abbia il suo spazio in un giornale ‘con giacca e cravatta’ potrebbe darle ragione: le donne hanno raggiunto una vera parità con gli uomini.
    Ma inviterei a riflettere anche su questo fatto: quante firme femminili ci sono sul quotiano ‘serio’, quello che si occupa, anche se in modo monoculare, di economia? Non mi paiono molte. Poi certo c’è sempre la Marcegaglia, presidente della Confindustria, a svettare e fare immagine della ‘donna di successo’. Ma non basta quando sul ‘suo’ giornale un pezzo leggero di costume (questo è il tono dell’articolo) viene affidato ad una giornalista donna, o Danna che sia.

  7. Concordo su tutto, Loredana.
    Incluso il fatto che, prima o poi, mi aspettavo questo tipo di posizione. Anche da parte delle donne. Questa è solo un po’ più esplicita di mille altre, cui in questi mesi abbiamo assistito.

  8. La cosa più grave di questo articolo è la miopia. La chiusura al resto del mondo. Il concentrarsi sul proprio piccolo e forse privilegiato ambiente. Il resto – e i numeri raccontano quel “resto” – può andare a farsi fottere. E’ questa pratica, lo sguardo piccolo, che ci sta devastando. Donne e uomini.

  9. oggi credo che ogni donna sia mondo a se.quel che invece il mercato vorrebbe proporre per ampliare il mercato stesso è evidente.una terminator che a seconda dei tempi e dei modi,può essere tutto.velina e prof,single e madre al tempo stesso,ragazzina e anche nonna.basta andare per le strade.professoresse con vestiti trasparenti ,rettori che esibiscono al matrimonio tanga rosa dopo i 60,ragazzine vestite come zoccole a 13 anni,madri che gareggiano in magrezza con le figlie.anche ma non solo.manager con la mini e anche sobrie.come sempre,in ogni sistema ,sono i simboli più potenti che emergono,visto che oggi solo il rumore -notorietà-successo più forte emerge.ovvio che il grosso delle donne,sobrie e femminili senza esserne la parodia,ne soffrono.che il maschio,in declino economico e politico,ne sfrutti le distorsioni a suo vantaggio,è altresì ovvio.oggi ogni collante sociale è saltato,siamo al si salvi chi può.quindi ovvio che la ragazzina carina preferisca sognare la sciampista belen alla manager alla sensi o alla marina.tutto normale.è l’economia e la tecnica che crea il modello sociale predominante.
    ovvio che non siamo negli usa.lì c’è 24,qui i cesaroni.

  10. mentre il Sole commenta cosi’, l’Independent oggi commenta cosa’.
    http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/mary-ann-sieghart/mary-ann-sieghart-women-on-top-youve-got-to-be-joking-2029786.html
    Che dire. Traduco a braccio la conclusione: “Per almeno 20 anni articoli di giornale ci hanno imboccate dicendo che ‘Il futuro e’ donna’. Ma il futuro non arriva mai a materializzarsi. Il presente e’ ancora massicciamente maschile, e i progressi delle donne sono ultra-amplificati (nota mia: e’ vero questo, se una donna diventa X vanno giu’ di articoli di giornale come fosse chissa’ che, e questo amplifica la notizia e crea generalizzazioni false, non considerando tutti i casi in cui gli X sono uomini).Iniziero’ a dispiacermi per gli uomini quando saranno in ridicola minoranza nei consigli di amministrazione, cancellati dalla TV quando arrivano ai quaranta, guadagneranno di regola meno delle donne, e non solo saranno uccisi da partner gelosi, ma saranno anche biasimati per questo.
    (nota dalle prime righe del pezzo: qui in UK si e’ sottolineato piu’ volte che nel documento con cui la chiesa ha stretto la vite sulla pedofilia, benvenuto da tutti per carita’, si e’ anche colta l’occasione per far assurgere il prelato alle donne allo stesso livello di gravita’ della pedofilia. Soltanto accenni di questo sulla stampa italiana, mi pare, quantomeno on-line)

  11. Scusami, Loredana, ma a me sembra che per chi fa di professione il giornalista, uomo o donna che sia, ‘il resto’ sia di fondamentale importanza, a meno che non si voglia rimanere impigliati nella propria autoreferenzialità. Che poi anche sul fatto che le redazioni dei giornali siano un luogo privilegiato ci sarebbe molto da dire: privilegiato per chi?
    Comunque sia, qualsiasi punto di vista, anche il più miope, andrebbe esposto con qualche straccio di argomento e non facendo dell’ ‘amabile’ ironia sul punto di vista degli altri. E di argomenti nell’articolo di Danna io non ne ho letti, ho letto solo affermazioni non documentate, della serie ‘stamo tanto bene, signora mia, che volemo di più?”

  12. p.s. dal mio intervento potrebbe sembrare che stia polemizzando con Loredana. Invece no, continuo ad avercela con la sciatteria di certi articoli. Ma mi fermo qui, anche se, dato l’umore, potrei continuare all’infinito.

  13. Be’, si sa a chi si rivolge quel giornale.
    Con l’avvento di Riotta, non puo’ che essere peggiorato.
    Comprendo l’irritazione di Loredana, non ce’ niente di peggio, per chi sente di patire una situazione di stallo e frustrazione, quale e’ delle donne, oggi, in particolare in questo Paese, vederla sbeffeggiata, negata e derisa.
    Pero’ c’e’ una cosa da capire, che forse potrebbe giustificare un articolo piu’ che altro francamente brutto: che esiste una specie al mondo, che si e’ sviluppata negli ultimi anni, che ha dimostrato proprieta’ infestanti, capacita’ di danneggiare qualsiasi ambiente, naturale e non, con cui entra in contatto, scarsissime doti di elasticita’, buon senso, agganci con la realta’, impegno concreto. Ed e’ purtroppo, per sua e nostra sfortuna, totalmente atrofizzata di tutto quanto fa ricco l’essere umano: capacita’ di rilassarsi, divertirsi, contatti umanii con gli altri, gioia di vivere e di godersi i piccoli piaceri quotidiani.
    Comunica in una lingua povera di concetti ma ricca di certezze, va in estasi di fronte a una serie di limitati concetti avulsi dal mondo e dalle sue leggi.
    Una specie asessuata, i cui membri si riconoscono per una sorta di abbigliamento che li fa assomigliare sempre e comunque ad attaccappanni, sia che portino la cravatta e il doppiopetto, sia il tailleurino. Che vanno in estasi solo di fronte a curve di marketing e project planning.
    Si riproducono per gemmazione, per passaggio di consegne, e ogni generazione e’ sempre un pochino piu’ ottusa di quella che l’ha preceduta. Purtroppo, se non troviamo presto il modo di ridurre la loro presenza , sono destinati a produrre su questo mondo condizioni devastanti, da fuoriuscite di petrolio incontrollate a crisi economiche senza capo ne’ coda, da guerre dichiarate alla leggera a piani di sviluppo suicidi.
    Si chiamano manager.

  14. Mah, questo articolo forse voleva essere ironico, ma risulta solo straordinariamente poco serio, a livello dei discorsi da bar sport.
    Come giustamenete Loredana hai fatto notare, il discorso dell’università è una perla di superficialità.
    Ma anche “girare il mondo con disinvoltura”, che significa? Come’è che questo nel 2010 sarebbe chiaro segno di emancipazione da modelli femminili obsoleti?
    Mentre quell’ “occupino ANCHE posizioni più importanti al lavoro” : ma più importanti di chi? Degli uomini? è proprio falso! Cioè, ovvio, succede, sporadicamente, non c’è una legge che lo vieta, ma con questo criterio anche negli anni ’20 c’erano donne di buona famiglia che studiavano e diventavano, non so, medico e occupavano così una posizione più importante di tanti operai e contadini maschi, magari una donna ogni mille uomini, ma c’erano, quindi se ne deduce che la parità dei sessi era già realtà allora – perchè menarla tanto col diritto di voto?
    E poi sminuire così il lavoro di Zanardo, e il ruolo della TV nel rappresentare la donna: sarà un caso che migliaia di giovani donne, tra un giro del mondo e un consiglio d’amministrazione, facciano la fila al casting per le veline.

  15. Loredana sarà l’estate. Sarà il caldo. Anche il domenicale del sole ha problemi a riempire le pagine… Io non ho problemi a leggere un punto di vista diverso dal mio, quando è bene argomentato, ma l’articolo è davvero banale. Terra terra…

  16. L’unica cosa per cui non mi fa arrabbiare – lo ammetto – è l’uso dell’ironia. Per il resto l’articolo è sostanzialmente imbecille, il che ha a che fare con la sua fruibilità e quindi con la sua pericolosità. L’inserto io l’ho letto per un po’, ma questi sessismi non sono nuovi al Sole, rinfocolati dal novello qualunquismo Riottoso, e a un certo punto tra una recensione della ristampa der Tassoni, e un pensierino sui cessi di Foscolo mi è sembrato il caso di andare a leggere altro.

  17. Articoli di questo tenore, con o senza ironia, li vedo spuntare come funghi da mesi su quasi tutte le testate: Marina Terragni e il ritorno al femminile arcaico e funzionale, Susanna Tamaro e i suoi charter pieni di donne che cantavano andando ad abortire… perché ho la sensazione che non si veda l’ora di dar spazio sui giornali a chi ridicolizza lotte e traguardi, meglio se a farlo sono donne?

  18. Michelerrima, c’è da dire però che certe sono andate a getto continuo. Terragni per dire concionava di donne coll’ombrellino di pizzo e l’uncinetto e viragacce brutte e cattive con li tomi e la carriera già quando giocava da piccina e non ha mai smesso.

  19. Fossero questi i problemi….
    Chiaramente non esiste un insieme coerente chiamato ‘Donne’, esistono delle persone che fanno delle cose.
    La signora Danna non rappresenta che sé stessa, è una che usa la sua posizione di giornalista per dire quello che pensa, certo senza preoccuparsi dimostrare alcunché o di arrivare da qualche parte, diciamo che lei si ‘esprime’, gioca la sua palla e difende un poco la posizione del sistema, magari si lava un poco la coscienza.
    Come altri articoli improbabili segnalati via via da Loredana, questo mi sembra irrilevante e la risonanza che ha qui è già eccessiva.
    Serve come spunto e nulla più, un banale assist per far fare un autorete alla sciocchezza; è evidente, ormai, che un buon blog è migliore di molti giornali.
    Certo, molte lettrici si sentiranno consolate e annuiranno soddisfatte e stizzite alle parole della Danna, (ecco tiè, oltre le gambe e lo slogan ghe son mì) ma sono quelle persone egualmente sciocche o sopite che non vogliono fare il male ma neanche contrastarlo, semplicemente tirare avanti a pascolare incuranti di chi sta peggio di loro.
    Il modo della Danna, mi sembra grave solo in quanto diventa fumo negli occhi, come è già venuto fuori dai commenti.
    Questo è un modo pericoloso e diffuso di far passare il nero per bianco e viceversa, un sistema di chi ha la coscienza sporca per sorridere ai media.
    Peccato che ubriacando la dialettica e la morale in questo modo si addormenti un paese, è il modo figlio dei dibattiti o i talk show televisivi, dove in realtà bisogna sempre finire nel nulla, senza arrivare da nessuna parte. In questi luoghi basta cadere all’inpiedi, il tanto declamato contraddittorio non è altro che un modo di dare l’impressione giusta nel tempo dato.
    domanda: lei ha ricevuto un mandato di cattura, si ritiene ancora degno della sua carica politica?
    risposta: sono innocente fino a prova contraria
    applauso
    ‘restate con noi adesso sentiremo il segretario parlare di economia’.
    pubblicità .
    zero a zero palla al centro.
    nessuno approfondisce, nessuno cerca il bandolo, se ti indigni sei forcaiolo, comunista, estremista.
    Questa gente massacriamola a suon di cose, di dati, di fatti, mettiamoli all’angolo altrimenti ci costringono ad una partita di tennis infernale e infinita.
    Questo opinionismo salottiero è nauseabondo, andiamo a domandare le cose scomode a chi effettivamente ammazza la parità dei diritti dei cittadini, agli industriali, andiamo a chiedere ragione ai politici non appena si fanno scappare emendamenti e leggine, bisogna cercare i fatti e stanarli senza posa, poi, alla fine anche i bovini al pascolo ci ringrazieranno.
    D.

  20. Salve a tutti.
    Questo articolo dimostra che le donne sono in tutto uguali agli uomini: hanno anche imparato a scrivere cose inconsistenti.
    Del resto il panorama politico che dovrebbe essere uno “specchio” del paese non è migliore: il ministro dell’istruzione dice che è meglio fare meno scuola e andare al mare (ma per l’economia, mica per altro); quello delle pari opportunità ha fatto la prima campagna a favore dei gay dopo non so quanti anni…
    L’ironia è la distanza del discorso dal reale, e io oggi mi sento davvero ironico.

  21. Bellissimi i commenti, grazie a tutti. Io ci metto due osservazioni, per quel che valgono.
    La prima è che magari un articolo di giornale non sempre è detto che rispecchi in tutto e per tutto l’anima e la profonda interiorità dell’autore – a volte può essere scritto su commissione e/o per riempire un vuoto (dopotutto, siamo in estate). Insomma, è possibile che quel testo rappresenti le idee della direzione del giornale più che quelle della giornalista che magari non è abituata ad occuparsi dell’argomento (e si vede).
    Seconda osservazione: oggi va molto di moda parlare di “ironia”, ma mi sembra che “ironia” sia inteso nel senso di “prendere qualcuno in giro in modo molto pesante e offensivo stabilendo a priori che, siccome è ironia, la controparte non può offendersi”. A me però sembra che se mi dici che io sono imbecille, mia madre ladra e mio padre assassino, non puoi poi aspettarti ragionevolmente una reazione giocosa da parte mia solo perché tu hai stabilito che si tratta di “ironia”.
    Ecco, la cosiddetta ironia che oggi va di moda sulle donne mi sembra un po’ di questo tipo.

  22. Ma non c’è Ironia nell’articolo della Sanna, che dite? C’è una piacevolezza smargiassa condita con il solito politicamente “scorretto” pecione, che fa delle donne, ma anche degli uomini, delle “maschere”.Per questo è pericoloso, perché fruibile e a tratti divertente. Una granita fatta con del limone concentrato. C’è il luogo comune e l’atteggiamento snobistico verso le donne piagnone. Magari fosse ironico!
    “Non c’è da meravigliarsi se l’ironia presenta alcuni pericoli, sia per l’ironista che per le sue vittime. La manovra è arrischiata, e come ogni gioco dialettico, riesce solo di stretta misura: un millimetro in meno, – e l’ironista diventa lo zimbello degli ipocriti; un millimetro in più, – e persino lui si inganna insieme alle proprie vittime; far causa comune con i lupi è pura acrobazia e può costar caro a chi è maldestro. L’ironia, pena il naufragio, deve così bordeggiare pericolosamente tra la Cariddi del gioco e la Scilla della serietà: la prima di queste trappole è lo slittamento dell’ironico nel ludico, la seconda la ricaduta dell’allegoria in tautegoria ingenua; talvolta l’ironia cede alla vertigine dell’ambiguità, e l’andirivieni fra gramma e pneuma finisce col farla impazzire del tutto; talaltra aderisce alla lettera della grammatica rinunciando all’equivoco con una scelta univoca” (Vladimir Jankélévitch, L’ironie).
    In questo articolo non c’è niente di tutto questo, la Sanna scrive quello si dice “un articolo di costume”. Non parla di donne reali, si limita a dire che tra una manager e le veline ci sono tante sfumature (grazie Sanna).
    La giornalista potrebbe proporsi per scrivere pezzi per la televisione, le verrebbero bene. In ogni caso e mi sto ripetendo questo finto elzeviro non parla di femminismo (se non in modo boccacesco), né della condizione della donna (se non in modo laterale, da cabaret).

  23. Ma questa non è ironia, cosa dite? Siamo di fronte a piacevolezza di grossa grana e quel tanto di politicamente scorretto che fa “articolo di costume”. Questo è pericoloso, la fruibilità di due o tre luoghi comuni scritti con distratta perizia.
    “Non c’è da meravigliarsi se l’ironia presenta alcuni pericoli, sia per l’ironista che per le sue vittime. La manovra è arrischiata, e come ogni gioco dialettico, riesce solo di stretta misura: un millimetro in meno, – e l’ironista diventa lo zimbello degli ipocriti; un millimetro in più, – e persino lui si inganna insieme alle proprie vittime; far causa comune con i lupi è pura acrobazia e può costar caro a chi è maldestro. L’ironia, pena il naufragio, deve così bordeggiare pericolosamente tra la Cariddi del gioco e la Scilla della serietà: la prima di queste trappole è lo slittamento dell’ironico nel ludico, la seconda la ricaduta dell’allegoria in tautegoria ingenua; talvolta l’ironia cede alla vertigine dell’ambiguità, e l’andirivieni fra gramma e pneuma finisce col farla impazzire del tutto; talaltra aderisce alla lettera della grammatica rinunciando all’equivoco con una scelta univoca” (Vladimir Jankélévitch).
    Magari ci fosse un tono realmente ironico, ma documentato. Non c’è ambiguità, c’è sberleffo, la Sanna non parla né di femminismo (se non come “mascherata” passè), né c’è voglia di capire perché le donne vengono uccise (e lì c’è volgarità per ché ne fa un accenno svogliato).
    Forse chiedersi perché hanno appeal questo tipo di pezzi che non sono solo sul sole 24 ore, ma dappertutto? L’atteggiamento fru fru e poi il dileggio su Marzano e Zanardo. Poi le si fa un favore alla giornalista, parlando di lei. Tanto basta apparire. Questo è il pericolo di questa scrittura: il tono televisivo, la banalizzazione, il zeitgeist vincente.

  24. @supermambanana: sarcasmo addirittura? Dici? A me sembra solo sfottò di tono televisivo. Pericoloso, dunque, perché fruibile. Se non avessi a cuore la Realtà delle cose, sarebbe il pezzo “estivo” per eccellenza, Tristemente divertente.

  25. Gentilissimi e gentilissime (o viceversa),
    credo sarebbe il caso di creare un’occasione di discussione in presenza dell’autrice dell’articolo, che mi dicono sia una ragazza piuttosto giovane. Possibilmente inviterei a partecipare le interlocutrici chiamate in causa.
    Mi rendo conto che potrebbe essere un’occasione per far ribadire alla signorina Danna concetti pericolosi, e per di più radicati nel sentire comune, ma l’urlo appassionato dalle opposte trincee ha storicamente fallito, ed è bene prenderne atto. Qui siamo tutti d’accordo, ma è altrove che il problema sopravvive, cresce, si riproduce. Non è un altrove estraneo. E’ la nostra realtà, ed è con quella che dobbiamo fare i conti.
    In via interlocutoria mi metto a disposizione per una lettera che possa arrivarle direttamente, e che chiami innanzi tutto in causa la professionalità giornalistica, e i suoi imperativi in fatto di responsabilità sociale. Non importa o mi consola, per quanto mi riguarda, la tiratura della testata e dei suoi inserti, l’artificio stilistico scelto per il taglio dell’articolo, o qualsiasi altra considerazione che sposta l’asse dal contenuto espresso. Mi interessa, al contrario, che la professione giornalistica sia aderente ai fatti e al vissuto delle persone.
    Spero in un seguito della discussione, con lo spirito costruttivo e di strategica apertura al dialogo che voglio poter riconoscere in chi si occupa di questi temi.
    Grazie e un saluto a tutti, Aura Tiralongo

  26. Gentile Aura, disponibilissima naturalmente: un blog è un luogo pubblico e per sua natura aperto all’intervento di chiunque. Dunque, è aperto al dialogo. Qualora Danna passasse da queste parti, sarebbe la benvenuta. E, mi creda, non c’è bisogno di una lettera: basta google.

  27. vincent 🙂 non tutto il sarcasmo e’ raffinato, questo in particolare e’ di bassa lega, la cattiveria con cui si usano le figure retoriche mi faceva pensare piu’ a qualcosa di becero che non a qualcosa di sottile, ecco tutto

  28. mah, se la prende con tre signore che del barricadiero non hanno davvero nulla, profumano di buono, sono carine, gentili nell’esposizione, garbate diffuse ben pubblicate, non escluderei depilazione e tacco 12 (che peraltro nel 2010 sfoderano pure le dure e pure e del tutto disinvoltamente, per fortuna). l’obiettivo della danna mi pare piuttosto quello di accaparrarsi lettrici del medesimo target di riferimento (target politico ed economico), stile e contenuto mi paiono in questo senso “adatti”. lo inquadrerei insomma in un tentativo di lotta tra testate (il senso dell’intervento, davvero molto più indicativo e ben articolato di veneziani, è invece un altro, e il sostegno trasversale che ha ricevuto è li a dimostrarlo. imho)

  29. Quando ieri ho letto l’articolo ho provato indignazione per il tono e la sostanza. Ma stamattina mi sono svegliata con un punto interrogativo nella testa…e se davvero fossimo tutte un po’ schiave dell’ideologia? Così fiere dei nostri risultati e arrabbiate per le nostre sconfitte da non riuscire a vedere i cambiamenti del mondo? Sarà per questo che mia figlia di 15 anni non mi ascolta quando le parlo delle lotte che facevo e di quelle che dovrebbe fare lei? Non so, ma credo che forse anche noi dovremmo fermarci un attimo a riflettere. Io l’ho fatto stamattina. Giulia

  30. Devo dire che ho apprezzato la provocazione della giornalista (perchè solo di questo si tratta…non ci facciamo prendere in giro!). Penso che dovremmo aprire una discussione sul fatto che spesso ricorriamo a simboli e immagini vecchie per parlare di donne. Si può parlare di femminismo nel 2010 come ne parlavamo (e io lo facevo senza peli cara autrice) negli anni settanta? m

  31. Serena Danna mi rfa venire in mente una battuta fatta nel film Una donna in carriera, da Harrison Ford che rivolto a Melany Grffith dice: “Molte donne si vestono pensando a come si vestirebbe un uomo se fosse una donna”. Ecco Serena Danna, credo che si sforzi di scrivere, sui temi che riguardano le donne, come lo farebbe un uomo se fosse una donna…..e devo dire che ci riesce benissimo!!!

  32. “un blog è un luogo pubblico e per sua natura aperto all’intervento di chiunque. Dunque, è aperto al dialogo. Qualora Danna passasse da queste parti, sarebbe la benvenuta. E, mi creda, non c’è bisogno di una lettera: basta google”.
    Ho sperimentato di persona la falsità di questa affermazione. La Lippa può rintronare le ochette del suo personale Campidoglio, ma non chi l’ha conosciuta da vicino.

  33. Essere persone senza pregiudizi è un lavoro a tempo pieno. Guardare dall’altra parte, in famiglia, sul lavoro, per strada, è sostenere il male e appoggiare l’ingiustizia.
    Stiamo annegando sotto uno tsunami di superficialità, di menefreghismo.
    Bisogna alzare la testa, perchè se c’è stata una grande illusione negli ultimi anni è che le conquiste fatte fossero eterne, che ci fosse un progresso sociale in atto.
    Un cavolo.
    Basta distrarsi qualche anno, basta smettere di spingere, che subito la ruota gira all’indietro.
    Io sono cresciuto negli anni di pace, in cui si scopriva che anche i russi amavano i loro bambini, in cui si scrivevano temi contro l’apartheid e si cantava we are the world. Sembrava che fossimo davvero così, punto e basta.
    Oggi capisco che probabilmente in sudafrica non si sentivano razzisti ma che forse si raccontavano che erano i negri ad essere tanti, poveri, infidi e pericolosi e che bisognava proteggersi.
    Oggi loro sono più liberi di prima ma noi, forse, siamo un po’ meno buoni di allora.
    Il dialogo è supremo, e benvenga il confronto, ma la barricata, depilata o meno, è tutta intorno a noi, dove è l’ingiustizia.
    Ci vorrebbe solo un poco più di condivisione anzichè dover per forza polemizzare per il gusto di farlo.
    Ci dimostriamo sempre il paese delle barzellette, trovare una comunione qualunque sembra impossibile, quando Benigni ha vinto l’oscar, quasi tutti gli intellettualoidi e i cinefili abbiamo alzato le sopracciglia come a dire mah.. …insomma… ..si, la vita è bella… e’ un filmetto carino… buonista.. facile.
    Vabbè ma chissenefrega, e godi no? poi le recensioni le farai domani.. eccheccacchio.
    Che c’entra?
    C’entra.
    Perchè sarebbe bello se tutte le persone con un minimo di voce semplicemente facessero mezzo passo verso il bene comune, verso la solidarietà, contro la disuguaglianza o certi temi più specifici anche se non ci si crede tanto, anche con qualche dubbio, basta abbassare un po’ il volume dell’ego, e sintonizzarsi sul bene, sul senso di giustizia, dire una cosa utile alla causa giusta anzichè sprecare due colonne per polemizzare ed emergere.
    Cambierebbero molte cose secondo me.
    D.

  34. Beh, beh, beh, signor/a lulu anan, ognuno, nei suoi blog, è padrone di tenersi quelle che lei chiama ‘le ochette’. Ma ho l’impressione che ‘il Campidoglio della signora Lipperini sia frequentato da ‘ochette’ che sanno ragionare con i propri cervelli e sanno criticare con educazione, mentre altre perone ho l’impressione che esprimano solo livida invidia.
    Personalmente non frequento spesso questo blog, ma lo leggo spessissimo e non sempre sono d’accordo con la signora Lipperini o con chi commenta, ma non m sognerei mai di esprimere il mio dissenso con le parole che ha usato lei, signor/a lulu.

  35. Marinella. Sono d’accordo. Però bisognerebbe anche cominciare a riflettere sull’uso della provocazione (così come su quello, già sottolineato, dell’ironia). Quanto alle vecchie immagini e parole usate per parlare di donne, è vero, ma è vero soprattutto per i media tradizionali. In rete, mi pare, comincia pian piano a tirare un’aria diversa.
    Rosemarie e altri. “Lulu Anan” è Lucio Angelini. Lascio visibili i suoi commenti ma mi rivolgo a tutto il commentarium: non rispondetegli per nessun motivo. Grazie.

  36. buongiorno Loredana, ho letto l’articolo ieri e per tutto il giorno mi è rimasto il gusto amaro di un’evidente malafede (là dove la D. si contraddice, iniziando con l’atteggiamento per cui “dov’è il problema?” e alla fine ammettendo delitti, chirurgie pervasive e sbeffeggi da parte del potere) e di una bassezza di mezzi (l’uso in questo contesto sminuente dell’aggettivo “bella” per qualificare L.Z., le citazioni mirate e riduttive), al fine di screditare l’impegno di chi cerca di cambiare qualcosa.
    L’altro fine era dover fare pendant estetico-ideologico con l’articolo sulla nostalgia per le canzoni anni ’60, che riempiva più onestamente la maggior parte della pagina.

  37. Vero, Laura. Grazie per aver sottolineato il contesto. Che a sua volta è significativo di come un movimento di pensiero (profondamente mutato nel corso dei decenni) sia appiattito nella generica rievocazione di costume, laddove il sandalo con la zeppa vale quanto Germaine Greer.

  38. Gentile Loredana, mi hanno segnalato questa discussione e arrivo per la prima volta sul suo blog (che ho messo già tra i preferiti) per dire la mia. Ho 56 anni e negli anni 70 invece di scappare a Roma sono rimasta ad Ancona perché credevo che le nostre idee (giuste o sbagliate che fossero) dovessero scuotere la mia città e provare magari a cambiarla. Lavoro da anni nelle scuole e nelle case-famiglia delle Marche, mi sforzo di ragionare con giovani e giovanissime donne di corpo, rispetto, diritti. E’difficile, sempre di più. Il gap tra “noi” e “loro”c’è ed è evidente gentile Loredana: mi accusano di non capirle, di essere distante e ideologica. Non sono neanche una lettrice del Sole (ma credo che non comincerò, non mi piacciono gli intellettuali) ma le mie ragazze mi hanno detto che la giornalista ha meno di 30 anni…Il dato aiuta a capire qualcosa. Temo che se leggessero alcuni dei commenti di questo forum, di chiuderebbero a riccio ancora di più. Io mi sforzo di trovare un nuovo codice per parlare con loro, di loro. Ma spesso mi senti impotente. Carola Monterossi

  39. Il libro della Zanardo è facile, retorico e pericoloso. é vero che trasuda nostalgia un po’ canaglia. abbiamo il coraggio di metterci in discussione care amiche. facile arrabbiarsi, più difficile riflettere come invitava giulia

  40. @ lara
    non voglio fare l’avvocato di nessuno, ma mi sembra che qui non ci siano toni isterici nè slogan. chi parla argomenta, e bene anche.
    piuttosto sei tu che non entri nel merito.
    la chiudo qui (scusate se mi sono fatta trascinare fuori dai binari).

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