CRITICA E CULTURA DI MASSA: VASSALLI E ARBASINO

La discussione sul Corriere della Sera sembra non finire piu’. Oggi, per dire, intervengono Sebastiano Vassalli e Alberto Arbasino. Come sempre, ve li giro:

Sebastiano Vassalli
"Ogni tanto si torna a parlare, sui giornali, della critica letteraria. (Lo hanno fatto nei giorni scorsi sul «Corriere» Edoardo Sanguineti e Giulio Ferroni). Cos’è la critica letteraria? Dov’è? Per ciò che ne so io, in Italia la critica letteraria si è estinta con Benedetto Croce: l’ultimo studioso che la faceva discendere da un sistema di pensiero e da una visione del mondo. Morta la critica, si sono moltiplicati i critici: che si appoggiano quasi sempre a qualcosa di esterno alla letteratura, per esempio al marxismo, alla psicanalisi, allo strutturalismo; ma soprattutto vanno dove li porta il cuore e nei casi peggiori, che sono poi i più numerosi, parlano di sé stessi. Il loro orizzonte ultimo e unico è l’autoreferenzialità. Domanda: è un bene che sia morta la critica (anzi: la Critica) come la intendeva don Benedetto? Tutti dicono di sì, ma io mi permetto di dubitarne. Costruire un sistema di pensiero e una visione del mondo per occuparsi dei cento colpi di spazzola di Melissa P. è certamente uno sperpero, ma sarebbe l’unico modo di contrastare la logica «democratica» dei numeri, rappresentata dalle classifiche dei libri più venduti. La critica che va dove la porta il cuore e la critica autoreferenziale sono assolutamente disarmate di fronte al proverbio cinese: «Mangiate merda. Mille miliardi di mosche non possono sbagliare». Perché dovrebbero contrastarlo?"

Alberto Arbasino
"Come appaiono puntuali e complementari le osservazioni di Giulio Ferroni e di Riccardo Muti sulla cultura di massa e sui tagli alla musica. Si può tuttavia notare che sia il trip dell’oscurità sia il trionfo del trash si sono contemporaneamente prodotti – nel boom globale dei consumi – anche nelle altre culture prive di ogni neoavanguardia, ermetismo, contestazione o Gramsci. Circa il pianeta scuola, due curiosità. Dopo la condanna definitiva dell’aborrito nozionismo, la capacità apparentemente smisurata nei satelliti giovani di memorizzare quotidianamente e senza errori centinaia di nomi e titoli di cantanti e sportivi. E in contemporanea, gli enormi affollamenti di ex studenti più o meno anziani a quelle «ore di filosofia» che nei vecchi licei si consideravano noiosissime. Circa la poca educazione musicale, andrà purtroppo osservato che giovani e meno giovani arrivano all’opera generalmente privi d’ogni preparazione, oggi come ieri. E lì, ci si trova spesso davanti a spettacoli che (invece di fornire spiegazioni basiche ai non addetti) contraddicono o dissacrano tutto ciò che si legge nei soprattitoli. Come quando un allestimento impietoso e scomodo «butta in vacca» Schiller o Molière. Così, se l’opera si presenta in una discarica abusiva, l’immagine che ci si porta a casa è un mucchio di detriti".

 

83 pensieri su “CRITICA E CULTURA DI MASSA: VASSALLI E ARBASINO

  1. Ehm… Quand’è che torniamo a occuparci di storie? 🙂
    Quanto alla scarsa educazione musicale, sfido io! Si sente sempre un solo strumento: il trombone.

  2. Vi amo tutti.Dopo questa premessa(che altro non è che la mia versione del Wallacciano “mi manca chiunque”)non posso non sottolineare che da profano,voi iniziati mi ricordate orientativamente gli alcolicamente compromessi avventori della taverna dell’ulysses

  3. Divertente, questi signori, non riescono a spostare gli occhi dal loro ristretto panorama italico e non si rendono conto dei mutamenti radicali in atto sia nella produzione che nella distribuzione degli “oggetti” culturali.
    Cattiva educazione musicale? Dove vivono?
    Evidentemente non hanno mai sentito parlare di creature mitologiche come ITunes, solo per citarne una. E per ogni ITunes esistono equivalenti cinematografici (www.movieflix.com a 6,50 al mese) e culturali (www.ubu.com, gratis!) Considerando solo le possibilità legali, la lista sarebbe infinita.
    Se i primi che dovrebbero criticare i sistemi e ridefinirli non li conoscono e, soprattutto, non sono interessarsi, continueranno a propinarci solo pippe.
    Fuori dal ristretto panorama esiste un mondo, ma se nessuno è in grado d’informare continueremo a mangiare merda convinti sia crema al Gianduia di Gobino.
    Adesso vado che mi aspetta una cover di Legend of Zelda dei System of a Down… chissà se Shigeru Miyamoto è abbastanza pop, certo è che racconta bellissime storie.

  4. Io come Gianni Biondillo credevo di non aver capito poi leggo il commento di Alessandra C e mi viene un dubbio.
    Forse ho capito cosa volevano dire?

  5. Anzi, no, scusate, non sono stata giusta con Vassalli. Mi hanno scioccato l’eleganza, la pacatezza, lo stile “british”, l’ironia, in un individuo adulto, che dovrebbe fare lo scrittore, avere una visione del mondo…lo ammetto.
    “Per dimostrare che Melissa P è come il proverbio, si dovrebbe costruire un sistema di pensiero”, dice, e poi “E io dovrei costruire un sistema di pensiero per occuparmi di Mellisa P.? Io? Sebastiano Vassalli? Visto che la critica autoreferenziale e Quella che va dove la porta il cuore nonci riescono? Pensiamoci. Certo, con un po’ impegno, sarei bravissimo! Ma perchè dovrei farlo? Tenetevi il proverbio!”. Grazie Vassalli”. A noi che non siamo “poeti laureati”e manco professori, c’è già chi ci pensa a darci un po’ di proverbio tutti i giorni. A piccole dose come un vaccino, e infatti non ci fa impressione e non useremmo mai quel proverbio – sembrandoci inefficace – come metro di giudizio. Però. C’è un però. A me quando ero piccola a scuola, se dicevo “Non te la dico la poesia, però la so!”, mi rispondevano
    ” Bugiarda! Non hai studiato!”. Che vale pure a proposito di proverbi, quello casareccio, “Quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba!”.

  6. Può risultare educativo un aneddoto personale. Non sto a dire il perché e il percome, ma a diciannove anni mi sono trovato, un giorno, in piazza Meda a Milano. Piazza Meda è nota a tutto il mondo perché, nel film SOTTO IL VESTITO NIENTE, in una casa di piazza Meda scopano lesbiche e si suicidano. Inoltre, al centro di piazza Meda c’è una scultura di Pomodoro che, ai tempi, roteava se solo si alzava una bava di vento e, roteando, schiacciò nei Settanta due bimbi, uccidendoli. Dunque ero in piazza Meda e, seduto sul basello (a Milano si dice così) del marciapiede, chiedevo la carità come gli zingari. A un certo punto, passa Arbasino. Allora io gli dico: “Signor Arbasino, me le dà cinquemila lire?”. (ero un mendicante di lusso, sopra le cinquemila o niente). Arbasino appare sconcertato perché un figliuolo magro ed efebico (ai tempi doveva ancora spuntare la pappagorgia) gli sta chiedendo soldi. Sembra abituato a ragazzi magri ed efebi che gli chiedono soldi, e mi chiede perché lo conosco. Io gli rispondo che non sono un suo lettore, ma scrivo. Arbasino prende e se ne va.
    Adesso però mi viene in mente che non eravamo in piazza Meda, ma in piazza Vetra, dietro la casa milanese di Arbasino, e Arbasino portava al guinzaglio un cane, che conduceva a fare bisogni. Io esprimevo bisogni, Arbasino soddisfaceva bisogni. Piazza Vetra è quella al centro di polemiche perché fu transennata contro i tossici e i punkabbestia notturni, e poi ispirò FAME CHIMICA.
    Ai tempi, vidi il PETOMANE, non c’era musica, nenache il trombone, ve lo ricordate? Dopodomani, al cinema Palestrina di Milano, proiettano la trilogia di KEN IL GUERRIERO, e domani GOLDRAKE L’INVINCIBILE, ve li ricordate? Lì, la musica c’era.
    Arbasino, insomma, non mi diede cinquemila lire. Però sono ancora vivo, non sono morto, anche se Arbasino non ti paga un panino ce la fai benissimo a sopravvivere.
    In SOTTO IL VESTITO NIENTE appare di scorcio, tra i passanti di montenapoleone, il poeta Milo De Angelis, lo sapevate?

  7. Ah, i racconto, il racconto! Eccolo il racconto. 4 “anziani” -senza offesa, a me piacciono davvero le storie degli anziani, pensa Il pianeta di Mr Sammler (Bellow). 1 (Ferroni) si lamenta: “signora mia, non ci sono più le meze stagioni!”. Poi 2 Moretti – che infatti è il più giovane dei 4, che giochicchia – senza offesa anche qui, noi lo facciamo dalla mattina alla sera -. Poi 3. Vassalli, puntuto con la sua storiella che ci invita a mangiare la merda visto che lo fanno le mosche – se ognuno quando parla “mette in scena i propri personali fanatsmi”, fai pure Vassalli – infine il Grande Vegliardo Arbasino, “Tutti all’opera! Tutti all’opera”. La Scala come metro di misura di tutte le cose. E se ammettendo la mia ignoranza, dico che io per motivi personali – di famiglia, come a scuola – il Teatro alla Scala e tutto ciò che me la ricorda, la odio?
    P.S. Al centro sociale Forte Prenestino a Roma, dal 4 all’11 febbraio una settimana di spettacoli, incontri, canti, balli, mostre, che hanno per tema la Coca Cola. Anzi, che sono contro-la Coca Cola. Non ci sono stata, ma il “tema” – a proposito di scuola – mi pare più originale. come “discorso”, anche se non se li fila nessuno.

  8. Lo confesso. In realtà io sono Alberto Arbasino, e pubblico i miei libri sotto falso nome per non far incazzare quelli di Adelphi. Non è un caso che la presentazione della mia ultima fatica si sia tenuta presso la Chiesa delle Casalinghe di Voghera, meglio noto come Ipermercato di Montebello di battaglia. Lo stesso vale per Giuseppe Genna, ovviamente. Ma non posso dire io chi si celi sotto quello pseudonimo.
    E’ la vita, signora mia
    A.A.

  9. Io per esempio, non canto perchè come ho già detto odio il Teatro alla Scala, proprio mi da l’ansia, con tutto il collegato. Però – e questo volevo dire, riferendo la notizia dell’autobus a Napoli – se non riesci ad avere, non dico la “compassione” di un Ken Loach, come intellettuale, ma manco l’ironia di un Eveline Waugh, non ti aspettare – e non pontificare sul fatto – ” che il paese funzioni!” Only Connect! Se dai un proverbio, tu che sei un intellettuale, “il paese” proverbi ti restituisce.

  10. Devo dire che di recente ho letto pochi racconti altrettanto divertenti di quello intitolato, “la corrida: intellettuali allo sbaraglio. Il 2005, l’Italia e la cultura di massa”. Però siccome io “amo profondamente” i romanzi e le trame – anche quell un po’ scontate – in generale posso anche essere d’accordo con Wu Ming e votare per il sì al cambio. In realtà – io da buona paranoica, leggo tutti gli altri post – mi pareva che qualcuno – diamonds per esempio, fosse interessato alla vicenda.

  11. Quand’è che si torna a parlare di libri, anziché di Scolastica e Nominalismo? Questo dibattito non serve più a un cazzo, perché è deragliato in modo irrecuperabile. Si parlava del best-seller, del genere, delle politiche editoriali, adesso di che si parla? Come al solito, i vecchi media salgono sul carrozzone, creano il “caso”, vanno a stanare gli Intellettuali perché ci illuminino coi loro ben poco illuminanti pareri, tutto va in vacca e nessuno sa più di cosa sta parlando. E’ proprio necessario proseguire, fare il dibattito sul dibattito sul dibattito, dare il parere sul parere sul parere? Non è più proficuo lasciare il binario morto al suo stato di binario morto, e tornare a occuparci del raccontare?

  12. …e poi dice che a Napoli incendiano gli autobus e intossicano i passeggeri! (notizia ripresa da Katamail, ore 13.55)

  13. Ha ragione WM1. Parliamo di testi. Poi da questi, nel caso, deriviamo considerazioni di genere collaterale e decisivo.
    Quoad me, come dicevano gli Scolastici, sufficit. Vassalli può andare a fotografare i macachi.

  14. La verità vi fa male, vi prende alle spalle, ma non di sorpresa. Usate la testa per dio! O infognatevi nella merda di Melissa P. e dei J.T. Leroy, ma non venite a cantarmi che sapete che cosa è la Critica e che cosa dovrebbe essere la Letteratura.
    E non mi scuso se non sono British, perché qui non c’è proprio nulla di cui ridere: c’è invece da dire con un altro proverbio, “Non si possono raddrizzare le gambe ai cani”. Allora vi lascio alla vostra anticritica e alle cazzate di moda, tanto ci sguazzate bene dentro. Sono schifato da tanta banalità, da così tanta banalità capace solo di dare la stura ad un “imperfetto niente”.
    Iannox

  15. Concordo con Wu Ming 1, gradirei anch’io tornare a parlare/leggere di libri. Gia’ che ci siamo, lancio una richiesta di aiuto a Loredana e a chiunque voglia dire la sua. Vorrei capire cosa fa di un romanzo, un testo moderno, postmoderno, un testo pop, avant-pop, mainstream. Sarebbe bello avere qualche strumento di critica in piu’ per valutare piu’ a fondo quello che si legge. Che faccia crescere le nostre capacita’ di analisi. Magari qualche titolo di esempio, o brani di racconti che chiariscano tutte queste classificazioni. Anche consigli di libri o siti sull’argomento sarebbero graditi. Non so se sto facendo una richiesta banale o se altri sentano questa esigenza. A me sembra un argomento interessante.
    Grazie e ciao!!

  16. Vogliamo fare un bel cross over? Andate a leggere i commenti di Lodoli a questo pezzo: “Treviana #2: Senza verso”, su NI. Lì si parla proprio di storie e libri. Fatemi capire se sono io che continuo a non capirci una cippa.
    (sapete come si fa, no? Si va su “archivi del mese”, “febbraio” e si fa scorrere)

  17. @ GENNA: Genna, ma come si sta tra i macachi dei supermercati? Sai, te lo chiedo, così, per curiosità. Buone cose, mi raccomando. E attento a quando passi fra i surgelati: fa un freddo boia.
    @ WU MING 1: Troppo facile voltare la testa ora, anche se il binario è morto. Non è onesto. O si va avanti o ci si da la morte.
    Iannox

  18. Iannox, ma “avanti” verso dove, e per fare che?
    E “a questo punto”… dove? Quale punto? Tu sei in grado di dire dove ci troviamo?
    Io quello che dovevo dire l’ho detto, ho soppesato pro e contro dell’intervento iniziale di Carla Benedetti, ho detto che per me il problema non sono i “best seller”, e già il dibattito mi sembrava stantìo e regressivo: la massa, il popolo…
    Adesso, con la tv, le Lecciso, Ferroni, Vassalli, l’onnipresente Arbasino (uno che non ha più niente da dire da oltre un trentennio), il dibattito mi sembra regredito ulteriormente: la decadenza, la cultura vera e quella falsa, Croce…
    Insomma, più che avanti si va indietro, e più si va indietro più ci si trova a rincorrere i tromboni e i parassiti accademici, si diventa vieppiù subalterni delle loro visioni asfittiche e parole d’ordine, ci si fa dettare tempi e temi della riflessione. Honestly, I don’t give a damn. Davvero è questa, la riflessione necessaria sulla letteratura, sulle storie, sulla lingua? E’ questa l’urgenza, replicare a Ferroni, dar ragione a Sanguineti, riesumare la salma di questo o di quell’intellettuale di una volta, di quando i mulini erano bianchi e gli editori erano seri e Croce bacchettava o più che altro sbacchettava…?
    A mio modesto parere, no. C’è del lavoro più importante da fare, ci sono libri da scrivere e da leggere, ci sono comunità che vanno mantenute vive e calde. Mi interessa il sangue dentro, non la formalina intorno.

  19. @ WU MING 1
    Caro Wu Ming 1,
    Se ricordi – probabilmente sì, ma i commenti qui lasciati testimoniano a mio favore – dissi che era ora di scendere dal carrozzone. Non è stato fatto, e si è preferito andare avanti: e qui è una scelta liberissima di Loredana Lipperini, anche se io non avrei continuato a portare avanti il carrozzone. E non c’è malignità. Ma oramai si è “in ballo” e dichiararsi “non interventisti” ora che c’è tutto questo bailamme (leggi pure “guerra in corso”), fa tanto – o almeno suscita – impressione che ci sia un po’ di codardia. Dici che si dovrebbe tornare a parlare di libri? o che si dovrebbe dare la priorità alla lettura e alla scrittura? Non sono d’accordo, ma non è importante o forse sì: ognuno sceglie le sue proprie priorità, dimenticando anche la critica o la Critica e Croce. Ma qui il punto non è Croce né i nomi legati alle parole di Vassalli e Sanguineti. E’ nel contenuto e nel problema che è stato esposto: poi se si preferisce chiudere gli occhi, far finta che tutto va bene, fate. Ma io non li chiuderò gli occhi. Il tuo dire mi sembra tanto quello di uno che dica: “La Storia? La Critica? Il Passato? Ma scordiamocene e tiriamo avanti, avanti, il carro e i buoi pure. Poi, all’occorrenza, sostituiamo i buoi con una bella locomotiva, e chi se ne frega di sapere com’è che funziona veramente ‘sta locomotiva. Al massimo deragliamo, o faremo deragliare qualche treno. Che volete che sia?” Allora, a me, personalmente, interessa la Critica e il Passato a cui essa è legata. Ma ti do ragione almeno in parte: qui non si verrà a capo di nulla. Allora dico avanti, ma che sia un avanti tanto per far sfogare gli animi bollenti, il vapore che hanno addosso, perché le pentole a pressione sono pericolose e lo sono ancor di più quando trattengono il vapore: domani potrebbero credersi treni a vapore. C’è un’altra alternativa, ma più pericolosa: darsi la morte, subito, farla finita con queste chiacchiere, con le mie per prima. Ma il rischio te l’ho esposto.
    Io comincio a svaporare un poco almeno: inutile negare, c’è cultura alta e una cosa bassa che non è cultura, e c’è un’altra cosa che non è neanche una cosa e si trova a un livello così basso ma così basso che…
    Cari saluti,
    Iannox

  20. Letto. Ma non capisco perchè qui, davvero, si crei una contrapposizione mettendo da una parte Emanuele Trevi, dall’altra la letteratura ipernarrativa e “millestrati”, dice Lodoli, di Wu Ming, Avoledo, Lagioia…

  21. Beh, io stessa, mentre postavo i due interventi, ho premesso che la discussione corrieresca sembrava non finire più. Ma mi sembrava giusto onorare il vecchio diritto/dovere di cronaca. Così come è giusto, da domani, passare ad altro (anche se ho idea che sui vecchi media questa faccenda durerà ancora parecchio…).
    Mindthegap: bella domanda. Permettimi di risponderti con un po’ più di tempo, e magari a puntate:-)

  22. Perdonate l’insistenza, ma su NI si sta parlando di libri e scrittura sui commenti al pezzo che vi dicevo sopra. Non lo faccio per pubblicizzare alcunché – né per rubarti gli ospiti, Lippa 😉 – ma perché mi pare faccia il paio con quello che stiamo dicendo qui. Mi piacerebbe conoscere la vostra, di opinione.
    abbracci (ho appena ricevuto una bella notizia e sono contento)

  23. Iannox, sei sicuro che de me fabul narratur? T’invito a rileggere i miei commenti e dirmi dove e quando io avrei “portato avanti il carrozzone”. Dopo il mio primo intervento, ho affrontato quasi esclusivamente questioni di metodo, di etica della discussione, oppure ho spiegato malintesi sul mio conto e su quel che avevo detto. Fine. E’ quel che sto facendo anche adesso, mi pare.
    In ogni caso, finora non mi era sembrato un carrozzone, a parte le solite polemicuzze sterili e le interferenze di pochi alienati, ho letto commenti interessanti, apprezzando in particolar modo quelli di Biondillo.
    Ha ragione la Lippa sul dovere di cronaca. Non poteva far finta che queste cose non fossero uscite. Siccome però questa polemica artificiosa andrà avanti ad nauseam senza produrre niente, uguale identica a mille altre di cinque, dieci, venti e trent’anni fa, direi che sappiamo già che c’è dietro l’angolo e quale materia organica rischiamo di calpestare. Proprio quella da cui Vassalli vorrebbe stare lontano (e quindi la sparge altrove, l’importante è: Not In My Back-Yard).

  24. @ WU MING 1
    Caro Wu Ming1,
    non ho detto che tu stia portando – o abbia portato – avanti il carrozzone. Ho scritto che “si è preferito”: in generale, la massa ha preferito portare avanti il carrozzone.
    Amen.
    Mi sembra sterile attaccarsi a Vassalli: non ha invaso casa tua, semmai è stato preso e portato qui di peso per queste critiche sterili, e tra gli “sterili” mi ci metto anch’io, perché se una cosa intelligente oggi è stata detta, l’ha detta Vassalli. Non sei d’accordo. Be’, il mondo è anche bello perché è vario.
    Non c’è altro, almeno per me.
    Cari saluti,
    Iannox

  25. Va be, parlo io. Ma giusto perchè sento un ghiaccio…scusa, Iannox perchè se ti contraddice Wu Ming “il mondo è bello perchè è vario” e se ti contraddice una “squinternata” io, invece di essere Iannox diventi Ienax? problemi con l’autorità, tesoro?
    In realtà “mi occupo di antropologia”, e mi interessano i comportamenti elementari, soprattutto quelli aggressivi, per cui in primo luogo è consigliabile la Schoum – funzionerebbe meglio anche il proverbio di Vassalli, con quella.

  26. ho letto solo 3 bestseller in vita mia.Uno era il pendolo di Eco,l’altro morte di un fotografo di kennedy. Volevo suggerirvi il terzo,cioè “i folli muoiono” di Puzo.Ci sono un mucchio di cose che potreste persino trovare interessanti.Ad esempio come affrontare discorsi serrati sulla cultura nei vari contesti entusiasmando chi assiste alla disputa.Buona lettura(non cambiate canale)

  27. Non è che “non sono d’accordo”, è che lo trovo fuori asse rispetto al dire e al fare che ritengo necessari. Vassalli interviene in un dibattito che non è più lo stesso, è stato geneticamente modificato dagli interventi dei vari soloni. Lui ha tutto il diritto di dubitare che la morte della Critica sia qualcosa di positivo. Io ho tutto il diritto di dubitare che il problema sia questo, ammesso e non concesso che l’assunto sia veridico. Mi sono rotto le balle delle geremiadi sulla morte di questo e la fine di quell’altro: la morte della Critica, la morte del romanzo, la morte del teatro, la morte della letteratura, il tramonto dell’Occidente… Mentre i necrofori pontificano, intanto in giro si continua a esercitare attività critica (Vassalli sembra avere orrore della “democratizzazione” di questa attività, ne rimpiange la dimensione di casta: io non la rimpiango per nulla), a scrivere romanzi (oppure i romanzi che escono vanno dichiarati inesistenti perché non corrispondono all’Idea-Romanzo che qualcuno lassù nell’Iperuranio?), a recitare in teatro (ma forse se ci tappiamo gli occhi e le orecchie possiamo fingere che nessuno calca più il palcoscenico), a produrre letteratura (ma possiamo sempre dire che non è letteratura bensì merda), e il tramonte è *a* occidente, non *dell’*Occidente.

  28. Gianni, sono andato su NI a leggere quanto suggerivi. Cito a caso “Una flanerie sineddochizzata questa del Trevi di Senza Verso: quel gomitolo di strade e di qualche palazzo diventa un movimentato scenario, popolato da figure indimenticabili (la barbona, l’amico edicolante, il cammeo di Tommaso Pincio, etc.) che assumono una statuaria figuralità quasi auerbachiana.” Ora, rimango un cultore della libertà di parola, ma se è quello il tono del discorso preferisco transitare altrove, tanto per evitare attacchi di violenza. Peccato perché quello che dice Scarpa a proposito di confusione tra narcisismo ed esibizionismo mi sta molto a cuore, ma, lo ripeto, non ce la faccio a parlare in quel modo lì. Non ce la faccio proprio. Riguardo agli argomenti che stiamo discutendo da un po’ di tempo, devo dire che non temo ma so (qui faccio la federica di turno) che se ne parlerà ancora a lungo. Dopo Sanguineti, Vassalli e Arbasino aspettiamoci il peggio. Prendiamone atto, e vediamo dove andremo a finire.
    abbracci
    Michele

  29. @ IL POSTO DEI LIBRI
    Be’, se non altro sono tra i simpatici. E’ qualcosa più di niente. E per fortuna mia non sono una griffe.
    Ora basta… Son stanco, veramente.
    Cari saluti e sogni d’oro.
    Iannox

  30. (Iannox,sei preciso preciso,in questo momento,al venditore di polizze che cerca di venderne un’assicurazione a Bukowski in holliwood holliwood)

  31. Caro Ianno, (basta Ienax, finchè non la fai) visto che si parla d’altro che di libri, tanto vale dirtelo. Se non adesso, lo leggerai domani. Essere tra i simpatici, e soprattutto se non si ha la griffe, nella mia “scala di valori” è essere meglio di Vassalli.
    P.S. Che fai, lo difendi ancora?

  32. @ WU MING 1
    Caro Wu Ming1,
    sai che ti voglio bene, ma sai bene come la penso: io penso che sì, la Critica è morta e sepolta, e il Romanzo anche è morto e sepolto, così il Teatro e la Musica. Oggi c’è il gusto bruto di far passare per arte tutto, anche il mio piscio se avesse una griffe su o venisse griffato con un’introduzione di grido. A me non sta bene: se devo fare il bastardo, negli ultimi dieci anni salvo due libri, al massimo tre, e tutti gli altri potrei tranquillamente mandarli al rogo senza alcun rimorso di coscienza. Vassalli ha detto la sua, sul Corriere: poi è stato messo qui, e tutti giù addosso, come avvoltoi o cannibali. Una cosa è la democrazia, tutt’altra la critica incosciente: cosa intendo? Non mi si venga a dire che Topolino vale quanto Il nome della rosa, ad esempio. Te l’ho detto: per me c’è cultura con la “C” maiuscola, e roba per la massa, e non c’è niente da fare. La non-critica di oggi non mi piace affatto: mi sembra di stare dentro un drive-in con pop-corn e coca-cola in mano. Che io sia in errore? Può darsi che sì, può darsi che no. Il tempo saprà dirlo. Ringrazio però tutti quei critici che in questi anni ci hanno liberato da libri assolutamente inutili e che per fortuna nessuno più ricorda, me compreso. Li ringrazio col cuore in mano. Se la critica risorgerà a nuova vita, credo che me ne accorgerò. Per il momento la critica è un letamaio, o meglio, un cadavere ambulante che si trascina a forza da un loculo all’altro senza mai trovare né pace né sepoltura definitiva.
    Queste mie parole, ovviamente fanno parte di quel letamaio, di quel cadavere ambulante di cui sopra. E lo so bene.
    Sono stanco e sfiancato, ragion per cui, per oggi, almeno, dovrete accontentarvi dei miei saluti, se graditi.
    Iannox

  33. Wu Ming, leggo che ritieni regressivo discutere su che cosa sia il popolo. Ora, siccome Loredana sintetizzava la discussione in questi termini: “letteratura, editoria, critica, concetto di popolare”, vorrei capire perchè è progressivo parlare di popolare e regressivo parlare di popolo (senza il quale, logica vorrebbe, risulta impossibile parlare di popolare). Non è un richiesta di intervenire nel merito, sia chiaro: è una richiesta sul metodo.

  34. @ IL POSTO DEI LIBRI:
    Quando ho detto a Wu Ming1 che il mondo è bello perché è vario, io credo che Wu Ming – intelligentemente – abbia capito che è così, ma è anche ironia pungente la mia perché, forse, il mondo è troppo vario davvero.
    Ad ogni modo, non sono Ienax, almeno non credo. Non ricordo che m’hai attaccato, non personalmente, comunque. Sì, hai dato addosso a Vassalli. Ma chi è che non l’ha fatto? Ti ho risposto e l’ho fatto fortemente.
    L’ottusità e la banalità non la sopporto: non me ne frega un emerito piffero se a farsi latori dell’idiozia sia Wu Ming1 o piuttosto Genna o chiunque altro. Credo, in generale, d’aver sprecato troppe parole: le uniche che hanno valore sono quelle di Vassalli, portato qui – per cosa? per essere massacrato, e da chi, poi? Da Tutti – per esser messo alla gogna. Ok, l’abbiamo capito: non vi piace Vassalli né il suo pensiero. Qui oggi ho solo letto emerite cazzate, e basta. E ne ho siceramente abbastanza. Mi tengo Vassalli e mando al diavolo chi la critica l’ha ridotta a un fazzoletto di sterilità. Mi tengo Vassalli e l’appoggio in pieno, pure col sangue fosse necessario. E’ chiaro?
    Sì, hai ragione, sono anche Ienax. Prima ti ho mentito. Ma sono Ienax con tutti, indistintamente.
    Per me la discussione termina qui.
    Saludos.
    Iannox

  35. D’accordo con Alderano su: 1. trovare parola italiana; 2. sensibilità scrittori più interessante che critici; 3. irrigidimento posizioni non va bene. Facevo prima a dire che “sono d’accordo”.

  36. Certo Wu Ming, in termini di “economia di tempo” sono d’accordo con te. Della serie “Che stiamo a perdere tempo a parla’ co’ questi?”. Sui sordi non sono d’accordo, però. Perchè “dialogano sì”. A gesti. Battute a parte. Wu Ming, siamo o no, su un blog? Possiamo ogni tanto, perdere qualche istante di tempo, o no? Oltretutto è pe capirci qualcosa in più. Da dove viene la “critica recente”? Che “conti ci tocca fare” con essa? (Wu. Sono sicura che vivi al Nord. Milano? Bologna?)

  37. @ IL POSTO DEI LIBRI
    Brevemente, poi torno al Subcomandante Marcos che sto recensendo.
    Sì, lo difendo ancora, eccome. O meglio: condivido quanto ha detto, condivido il suo stile e la letteratura che sa fare e che amo. Non ha bisogno d’esser difeso da me, sa difendersi bene da solo, Vassalli. Ma credo che non interverrà qui per dire la sua. E come dargli torto, d’altro canto?
    Un forte abbraccio,
    Iannox
    @ WU MING 1
    Caro Wu Ming1,
    sì, lo sapevo che non avresti condiviso nessun punto che ho esposto nell’ultimo commento. Che ci vuoi fare? Sono una testaccia dura, ma questo lo sapevi già. ;-D
    Rispetto le tue idee, e molte le condivido; ma ho anche io le mie, e lo sai. E poi, sai com’è: ci tengo a pensare anche con la mia propria testa, anche a costo di beccarmi una forte emicrania.
    Un forte abbraccio
    Iannox
    @ ALEROOTS
    Devo dire i titoli? No, non adesso. Ho l’emicrania. Mi costerebbe troppa fatica adesso, e soprattutto non voglio incorrere in errori di valutazione.
    Cari saluti. E questa volta è veramente.
    Iannox

  38. x Helena. Sì, immagino che Giuseppe, ad esempio, usi la parola in quel senso.
    Per il resto: rileggendo il tutto, mi sa proprio che non ci siamo capiti: qui mi sembra che nessuno, ma proprio nessuno, abbia fatto l’apologia dell’esistente. Per quel che mi riguarda, io le Lecciso le manderei a lavorare la terra, ai Costantino riserverei sorte ben peggiore, quando facendo zapping vedo certi programmi mi viene da rimpiangere che al mondo non vi siano abbastanza kamikaze. Questo Paese e il suo trash obbligatorio mi fanno schifo, e credo di avere le carte in regola per esprimere tale sentimento. [Solo che un conto sono i miei gusti e sentimenti, altro conto è l’analisi, necessaria a capire come mai abbia successo roba che a noi appare tanto sciatta, scadente, “tirata via”.
    Evidentemente quella roba riesce a intercettare importanti flussi di desiderio.
    Esempi: imparare a ballare, cantare, recitare… E’ il sogno di molti. La signora Costanzo dice a questi molti: “Vieni da me, io lo esaudirò, e tutti vedranno quanto sei bravo!”.
    La crescente solitudine degli anziani, l’atomizzazione delle vite, è un problema reale. I conduttori dei vari programmi da finto Strapaese, con la finta piazza del villaggio, tengono compagnia e danno l’illusione di non essere soli.
    Ok, questo è un ingannare la gente, ma partendo da esigenze reali. E’ su queste ultime che occorre interrogarsi, per trovare alternative al dominio degli imbroglioni.
    In politica, è esattamente la stessa cosa. Nel ’94 e nel 2001 Berlusconi ha intercettato flussi di desiderio dei quali i grigi burocrati del centro-sx non immaginavano nemmeno l’esistenza.
    Insomma, non basta affermare che i consumatori son tutti soggetti passivi, rintronati e rincoglioniti, massa bruta da mobilitare, perché non è così, da parte di molti c’è interazione (per quanto prestabilita), c’è partecipazione (per quanto subordinata), c’è una forte componente di desiderio di protagonismo (tanto forte da scavalcare la dignità).
    Torno però a dire che qui si stava parlando d’altro, anzi, di tutt’altro. Chi ha scritto che non è vero che non c’è più niente, e non si è allineato alla lamentela sulla morte di questo e di quest’altro, ha ricevuto come risposta – alquanto incongruamente -: “Se vi piacciono le Lecciso, cazzi vostri”, e chi ribatteva così si è arroccato in quella trincea post dopo post dopo post, benché lo scontro non fosse affatto quello.
    Si era partiti contestando una lettura unilaterale e rigidina del fenomeno best-seller. O no?

  39. Quando Loredana dice “popolare”, mi sembra (anzi: ne sono certo) stia traducendo dall’aggettivo “popular” (= pop culture, una dimensione per definizione ibrida, contaminante, legata al ciclo delle merci), non dall’attributo “folk”, che ha tutt’altro significato.
    I due concetti sono molto diversi, quasi contrari l’uno all’altro, e i due approcci sono divergenti.
    Si può tranquillamente usare la parola “popolo”, (come si può usare la parola “ginestrone”, o “letalità”, o “porcellana”, o “fregna”: free speech!) ma si sappia che all’aggettivo “popolare” non sempre corrisponde il sostantivo “popolo”.
    Tant’è che in inglese “popular music” e “folk music” sono tenute molto ben distinte, nella riflessione musicologica. “Popular music” è (anche) Justin Timberlake, “folk music” è la colonna sonora di “O Brother, Where Art Thou?” dei fratelli Cohen.
    La dimensione *pop* non ha che fare con il “Volk”, non più di quanto i Pokèmon o gli Animatrix abbiano a che fare con la genuinità della cultura “del popolo”, con l’espressione presuntamente incontaminata, con il recupero filologico delle radici e delle tradizioni etc.
    Ecco, il problema è che queste differenze (su cui Loredana lavora da anni, si può dire che, in diverse forme e con diversi linguaggi, non abbia mai scritto d’altro) sono del tutto sconosciute agli intellettualoni nostrani, che infatti le confondono (oppure fanno il gioco delle tre carte, non so). Se Loredana parla di “popolare” nel senso di pop, e Ferroni risponde che il popolo (nel senso di Volk) non esiste più, diventa un dibattito – quantomeno – *regressivo*, e inutile com’è inutile un dialogo tra sordi.
    Iannox, che dire? Sai quanto ti voglio bene, ma non sono d’accordo su niente di quel che hai scritto nell’ultimo commento.

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