PICCOLA STORIA IGNOBILE

A me i bis non
piacciono. Mi spiego: quando si va ad un concerto di musica classica è
consuetudine antica avere un repertorio di bis da sciorinare al termine del
programma ufficiale. Spesso, intendiamoci, i bis sono addirittura più preziosi
di quanto li ha preceduti. A non piacermi, però, è il gesto ipocrita
dell’interprete che sembra concedersi alle richieste plaudenti del pubblico,
sapendo perfettamente che li avrebbe comunque eseguiti.
Questa volta,
non a richiesta, decisamente controvoglia e senza alcuna premeditazione, devo
porgervi un bis: e intervenire in una polemica innescata da Carla Benedetti e
Tiziano Scarpa su Il primo amore.
Perché uso il
verbo dovere? Perché quanto leggo a proposito di Gomorra e dei Wu
Ming mi sembra, per usare un eufemismo, meschino. D’accordo, siamo franchi:
ignobile.
Premessa, breve: Gomorra di Roberto Saviano è, come
penso abbiate capito, un libro straordinario, che insieme ad altri segna un
momento importante della nostra narrativa. Ha avuto ed ha, per inciso, una
sorte curiosa: da un lato ha trovato concordi, nel lodarlo, la maggior parte di
critici e cronisti culturali, in rete e non. Dall’altro, somiglia ai test di
Roscharch, dove ognuno vede quel che vuole o può vedere. Il che, attenzione,
non è affatto un male: immagino, anzi, che con i libri davvero belli, davvero
riusciti, succeda esattamente questo.

Ora. Ricostruiamo i fatti.

Fatto uno. Gomorra diviene oggetto di tre lettere
e/o recensioni da parte di altrettanti componenti del primo amore. E fin
qui, benissimo, evviva. In una di queste, però, Tiziano Scarpa scrive
testualmente:

“In questi anni, scrittori, intellettuali, siti, riviste,
giornali, redattori, piccoli editori, organizzatori di convegni ti hanno dato
credito ospitando tuoi scritti e interventi, valorizzandoli come meritavano,
fin da quando eri un ventiquattrenne sconosciuto; gradualmente, tutto questo ha
portato alla pubblicazione presso un grande editore che potrà tutelarti meglio
di una piccola casa editrice; giornalisti e recensori hanno parlato del tuo
libro, e ultimamente c’è pure chi si è speso sfruttando i suoi contatti per
segnalarti ad alcune trasmissioni televisive, che a loro volta ti hanno
chiamato a presentare Gomorra sugli schermi”.

Lo dico esplicitamente. Siamo stati in diversi a sentire a
fior di pelle un brivido sgradevole nel leggere queste parole. Sarà stato scritto in assoluta buonafede, ma
l’intervento suonava come una laudatio a se stessi, i bravi scopritori. Solo
uno l’ha detto in pubblico, però: e se ne è assunta la responsabilità. Di qui
il

fatto due. Sull’ultimo Nandropausa, Wu Ming 3 e Wu
Ming 2 recensiscono Gomorra e Wu Ming 1 scrive un lungo intervento sul
libro nel quale, fra l’altro, dice:

“adesso c’è la gara a chi per primo intuì il talento, e
chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo
di persone che. Solita fiera
delle vanità
, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio”.

Fatto tre, la risposta. Che non risponde affatto. Nello
stesso stile serpentino che portò alla stroncatura dei Wu Ming (anzi, al dare
ai Wu Ming dei fascisti, o delle “voci docili”) fingendo di recensire Lo
zar non è morto
, non si confuta nulla, ma si scala l’iperuranio
finto-accademico del letterario sostenendo che:

     -Wu Ming rivendica una vicinanza tra Asce di guerra
e Gomorra (non solo non è vero: semmai è stato detto che esistono libri
che distruggono le convenzioni accettate tra dove finisce il reportage e dove
comincia la letteratura. Ma se qualcuno si fosse preso la briga di leggersi
la prefazione e la postfazione alla nuova edizione di Asce di guerra
avrebbe scoperto che gli autori lo hanno sempre considerato un libro pieno di
difetti).

     – In una vergognosa contrapposizione (che immagino imbarazzi
profondamente una brava persona come Saviano) tra l’autore di Gomorra e
Wu Ming, i nostri scrivono: “Saviano potrebbe subire rappresaglie criminali e
rischia personalmente per ciò che ha pubblicato. È stato più volte minacciato
sia durante le indagini, sia durante la stesura dei suoi pezzi, quando uscivano
a fatica su quotidiani e riviste, e spesso gli stessi giornali con cui
collaborava esitavano a pubblicarli. I Wu Ming rischiano poco o nulla scrivendo
fiction, o miscelando fiction e non fiction”.

Parentesi: il discorso
sulla distinzione fiction-non fiction è vecchio almeno di quarant’anni (fu già affrontato all’epoca
del new journalism americano, e prima ancora in Italia abbiamo avuto
Giancarlo Fusco – scrivere l’inchiesta come se fosse un romanzo, e viceversa -.
Mai sentito nominare Hunter Thompson, gente? E A sangue freddo di Truman
Capote?) Comunque, andiamo avanti:
“Saviano lavora come manovale al
porto di Napoli per scoprire dove vanno a finire le merci cinesi e come viene
organizzato lo stoccaggio. I Wu Ming tutt’al più, prima di scrivere un romanzo
storico, vanno a turno in biblioteca”.

Pessimo giochino, quello di far passare Wu Ming come un gruppetto borghese
blasè (sapete per caso quali siano stati i lavori- manuali -dei singoli componenti del
gruppo e dei loro genitori? Avete mai incontrato un Wu Ming ad una cena
editoriale? Ad un convegno? Ad una convention sui cosmetici? Io no, e voi?).
Valgano due soli esempi.
La battaglia condotta dall’allora 0,4 % del Luther Blissett Project ai tempi
del libro “Lasciate che i bimbi”. Battaglia non soltanto processuale (il
libro è stato sequestrato dalla magistratura e la causa civile è ancora in
corso). A Wu Ming 1, per dire, fecero trovare una testa di maiale mozzata
nell’androne di casa. Ma lui, forse, era in biblioteca.
Ah, non erano in biblioteca neanche a Genova,
nel 2001: erano in via Tolemaide, per inciso. Il pomeriggio del 20 luglio.

Insomma. Brutta storia, bassa storia, che passa sopra svariate
teste pur di sostenere che gli artigiani della narrazione, i postmoderni (ma
quando mai i WM si sono definiti tali?), i collettivi (“Quasi tutto ciò che
scrivono i Wu Ming è il frutto di un lavoro assai più rapido, spesso di seconda
mano, distribuito sulle spalle di cinque”
: chiunque conosca minimamente il
lavoro del gruppo sa quanto sia lunga la gestazione dei loro libri. All’attuale
romanzo che dovrà uscire nel 2007 stanno lavorando dal 2003) sono funzionali al
sistema. Gli scriventi, invece, sarebbero quelli scomodi. Scomodi a chi?
Scomodi come? Se per essere scomodi basta lanciare qualche anatema on line o su
carta, ogni tanto, la rivoluzione sarebbe già stata vinta abbondantemente. Dal
salotto di casa.

Non ci sto, a questo regolamento di conti, per giunta
sgangherato. Non mi piace. E’ cosa velenosa, ingiusta, vigliacca. Ad un ragazzo
che mi è caro e che tempo fa mi chiedeva perché io e alcuni degli attuali
componenti del Primo amore non andassimo d’accordo, ho risposto che si può
essere di idee diverse, e stimarsi ugualmente. Ma prima, per favore, impariamo
a giocare pulito. A scendere dal presunto Empireo di chi ritiene di avere la
verità in tasca e a sporcarsi le mani. Ma sul serio. I santoni corrono un
rischio: quello di diventare santini, buoni al più per un piccolo gruppo di
devoti. E, domani, per i collezionisti del trash.

Aggiornamento: anche Genna su Carmilla, e Babsi Jones.

69 pensieri su “PICCOLA STORIA IGNOBILE

  1. Ciao Loredana
    io dico solo che il Primo Amore non si scorda mai…
    e da questo ne discende tutto il resto: in termini morali, etici, di coerenza, ascolto e comprensione, alla fine uno deve essere d’accordo con se stesso. Se non sei d’accordo con il tuo primo amore, di solito il più innocente…
    un bacio
    Vittorio

  2. Con la correttezza che gli è propria, il duo Scarpa-Benedetti taglia e cuce il pezzo di Wu Ming 1, omettendo questo passaggio:
    «Terminato Gomorra, ho fatto alcune cose:
    – ne ho discusso a lungo con Wu Ming 3, che nel frattempo aveva scritto una mail bellissima a Saviano, cuore in mano;
    – ho letto diverse recensioni del libro, quasi tutte deludenti e fuori fuoco;
    – infine ho telefonato all’autore.
    Saviano è un giapster storico, uno dei primi settanta che, nel gennaio 2000, ricevette il numero 0 della newsletter. Tra di noi c’era stato qualche botta-e-risposta via mail, ma era la prima volta che ci sentivamo a voce – e finora è rimasta l’unica.
    Non ci siamo mai incontrati di persona.
    Non gli ho mai dato consigli di scrittura: manco sapevo che stesse scrivendo un libro.
    Non ho mosso mai leve (quali?) per farlo andare in tv o in qualunque altro posto.
    Non ho un briciolo di merito per quel che ha fatto lui.
    Lo scrivo a scanso di equivoci, visto che adesso c’è la gara a chi per primo intuì il talento, e chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo di persone che. Solita fiera delle vanità, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio.
    Stavo dicendo: l’ho chiamato e gli ho spiegato la mia teoria sull’io narrante. Mi ha confermato che è vera, aggiungendo esempi.
    Gli ho detto che, per quanto positive e utili, le recensioni che pongono l’accento unicamente sulla testimonianza civile – e letteraria – individuale non colgono la natura di epopea collettiva del suo libro.
    Abbiamo parlato della diffidenza e del rancore suscitati dal libro presso certa intellighenzia “progressista”, quella a cui fa comodo sostenere che la camorra è un fenomeno arretrato, residuale, disfunzionale, freno allo sviluppo di un capitalismo “pulito” e di una borghesia meridionale laboriosa e decente».
    Certo, i due non sono soli a tagliare e incollare come gli viene, cioè all’altezza delle loro prose e delle loro ermeneutiche: ma il 50% del duo di mestiere insegna qualcosa che ha a che fare come si leggono e si interpretano i testi (mica, per dire, vende le Muratti-Marlboro sul Rettifilo).
    Dopo di che: hanno creato un sito inutile, e talvolta avvilentemente reazionario (vedi il post su Milano e la sindrome di Stoccolma) per arrivare a questo, questo volevano fare, e questo hanno fatto. Questo, evidentemente, è il loro telos, la loro entelechia: bene, ce l’hanno fatta.
    Lasciamoli a crogiolarsi nel loro fiele.

  3. [era saltata una preposizione, lo riposto]
    Con la correttezza che gli è propria, il duo Scarpa-Benedetti taglia e cuce il pezzo di Wu Ming 1, omettendo questo passaggio:
    «Terminato Gomorra, ho fatto alcune cose:
    – ne ho discusso a lungo con Wu Ming 3, che nel frattempo aveva scritto una mail bellissima a Saviano, cuore in mano;
    – ho letto diverse recensioni del libro, quasi tutte deludenti e fuori fuoco;
    – infine ho telefonato all’autore.
    Saviano è un giapster storico, uno dei primi settanta che, nel gennaio 2000, ricevette il numero 0 della newsletter. Tra di noi c’era stato qualche botta-e-risposta via mail, ma era la prima volta che ci sentivamo a voce – e finora è rimasta l’unica.
    Non ci siamo mai incontrati di persona.
    Non gli ho mai dato consigli di scrittura: manco sapevo che stesse scrivendo un libro.
    Non ho mosso mai leve (quali?) per farlo andare in tv o in qualunque altro posto.
    Non ho un briciolo di merito per quel che ha fatto lui.
    Lo scrivo a scanso di equivoci, visto che adesso c’è la gara a chi per primo intuì il talento, e chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo di persone che. Solita fiera delle vanità, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio.
    Stavo dicendo: l’ho chiamato e gli ho spiegato la mia teoria sull’io narrante. Mi ha confermato che è vera, aggiungendo esempi.
    Gli ho detto che, per quanto positive e utili, le recensioni che pongono l’accento unicamente sulla testimonianza civile – e letteraria – individuale non colgono la natura di epopea collettiva del suo libro.
    Abbiamo parlato della diffidenza e del rancore suscitati dal libro presso certa intellighenzia “progressista”, quella a cui fa comodo sostenere che la camorra è un fenomeno arretrato, residuale, disfunzionale, freno allo sviluppo di un capitalismo “pulito” e di una borghesia meridionale laboriosa e decente».
    Certo, i due non sono soli a tagliare e incollare come gli viene, cioè all’altezza delle loro prose e delle loro ermeneutiche: ma il 50% del duo di mestiere insegna qualcosa che ha a che fare col come si leggono e si interpretano i testi (mica, per dire, vende le Muratti-Marlboro sul Rettifilo).
    Dopo di che: hanno creato un sito inutile, e talvolta avvilentemente reazionario (vedi il post su Milano e la sindrome di Stoccolma) per arrivare a questo, questo volevano fare, e questo hanno fatto. Questo, evidentemente, è il loro telos, la loro entelechia: bene, ce l’hanno fatta.
    Lasciamoli a crogiolarsi nel loro fiele.

  4. Oh, finalmente si è istituito un criterio oggettivo per stabilire una volta per tutte il valore di un’opera letteraria! Decenni, che dico? secoli di battaglie di canoni hanno ora trovato la soluzione insperata: vince chi ha più “attitudine di combattimento di sogno”!
    1° Saviano, perché s’è beccato una coltellata,
    2° WM per la testa di verro mozzata, 3° ex aequo Carla Benedetti e Giuseppe Genna, per le cause giudiziarie che attentavano alla loro libertà e al loro patrimonio (Pedullà e Scientology). Tutto il resto non conta, e fa niente se chi fa il rivoluzionario sul web è lo stesso che su carta fa cascare dal sonno, coi suoi moralismi in vestaglia e pitale; e fa niente se il più implacabile denunciatore della pavidità altrui quasi sempre è il pavido frustrato, che proietta sull’interlocutore le proprie manchevolezze. L’importante, per un vero scrittore, è non mettere mai piede in quei luoghi da imboscati che sono le biblioteche! Al fine di sottrarsi alla naïveté che per destino li reclama, l’unica è ostentare qualche pezza d’appoggio del proprio “impegno”. Sevizie, fratture o querele, meglio se proclamate con gran soccorso di attrezzeria retorica e un registro gnomico e vittimista. Eccolo qui, il trionfo dell’etica e il turibolo dell’estetica!

  5. NOn ci sono storie, cara Lipperini: non è praticamente possibile smentire quanto hanno scritto qui sotto Scarpa e Benedetti:
    – L’io in Gomorra è l’istanza irriducibile della testimonianza, che è fatto e parola, è esperienza vissuta e non solo talento narrativo astratto. Il valore semplice e potente della testimonianza, sulla quale tanto insisteva Primo Levi. L’umile, e inflessibile, e eversiva arma dell’io. Tutto questo manda in crisi i cascami postmoderni dei Wu Ming, ridicolizza le loro mascherine identitarie. C’è un’aria nuova che sta spazzando via questi giochini e le loro coperture ideologiche, i Wu Ming se ne sono accorti e si affrettano con grande apprensione a confondere le carte per non essere sbugiardati da un gesto semplice e potente come quello di Saviano.
    Continuate pure a produrre e autopromuovere la vostra fiction, ma non prendeteci in giro. –
    Hanno PERFETTAMENTE ragione.
    Basta leggere quanto avevano scritto:
    – L’io narrante di Gomorra è l’autore, ma non soltanto e non sempre. L’autore, per dirla con la colonna romana del vecchio Luther Blissett Project, ha esercitato la libertà di ‘dare dell’io a qualcun altro’, di collocarsi dietro gli occhi di diversi ‘io’ che raccontano storie di camorra. Non ‘io è un altro’ (‘je est un autre’, come scrisse Rimbaud), bensì ‘anche un altro è io’ (‘un autre aussi est je’)-
    Mi fa molto piacere che Scarpa e Benedetti abbiano riportato, tra i passaggi d’esempio dell’ingrugnamento ideologico tentato dai Wu Ming, anche questo: perché era proprio questa frase che mi aveva fatto sobbalzare. Non significa nulla. La leggo, rileggo, e mi convinco che ogni tanto anche le intelligenze migliori reagiscono come checche isteriche.
    Ma per carità! E’ sempre accaduto, e in un certo senso va bene così (c’è tutta una aneddotica sulle reazioni scomposte: dal Picasso di fronte ai quadri di Frida, a Rodin con Claudel, per non parlare delle invidie e incomprensioni tra scrittori, o musicisti). Hanno ragione quelli del Primo Amore: basta saperlo e non farsi prendere in giro.

  6. Eh, no. Giuù le mani. Roberto Saviano è una mia scoperta. Ricordo che non era nessuno, prima che gli dedicassi ben tre post nel mio blog. Lui me ne fu grato e mi ringraziò personalmente nello spazio-commenti. Quanto ai bis alla fine di un concerto, il prossimo agosto David Gilmour dei Pink Floyd bisserà a Venezia l’intera idea di esibirsi in San Marco a Venezia, come già nel luglio 1989. Anche Gilmour, ovviamente, se avrà successo lo dovrà al mio post di oggi in “Cazzeggi letterari”. Lo dico fin d’adesso, ovvero in tempi non sospetti:- /

  7. Puemm del kul al Kal
    (..a freddo)
    1)Ke nun l’est ver ke nun importa gnente
    ki commenzat l’avea la trista martiranza
    (aurait suffi de dir caro mi Scarpa: excusas a todo mundo abbi crianza
    si de ce beau livre qui est Gomorra
    jo l’hors du vas la fezi en primmo amorra
    si sanz entrar nel merito du texte
    feria de Savian un seplice pretexte
    a megasega stolta et cappilanza
    2) Ke le wu-ming et minkia ka ce l’hannu letto
    et puis studiato analizato cuncertato
    un intervento de critica mirata
    (non venti righe de rubrikanza espresa, oh Benedicta,de puco impegno com’el cafè ciufeca de matanza)
    3) et alors en fiesta lu parti du Gossip
    a far la guera et pissia at ogni tera
    intelligenzia certes ma lobotoma
    seno partidi cun Gomor ce retruvam Sodòma
    4) et alors de ma sagessa assaje profunna, d’accord cum Bui, la Lippa, Babsi et ancora
    repeto ke seria dommage cunsacrar lu tiempo
    (et l’energheia de l’eros et la cuntrora)
    restar sur l’ira et abandonar cumento
    tornar se dee à Gomorra
    ahora! ahora!
    effeeffe, Furlen, Francesco Forlani
    ps
    persunalment à Roberto digo questo
    comme une prière d’amigo et ben honesto
    te auguro cum todo cor et de petto
    ke te purria tenir le cul al caldetto
    contra sti talebami in super io
    ke te vurria col cul toujours au frio

  8. L’articolo di Scarpa è indegno, mi stupisce molto da un autore che ammiro.
    Fra l’altro:
    -ridurre Saviano alla dimensione dell’io autoriale individuale non è un complimento ma un’offesa a Saviano stesso;
    -non si deve tenere in conto, nel giudizio su un’opera letteraria di fatti extraletterari, ossia ad es. dei rischi corsi per scrivere l’opera in questione. Fanno male Lipperini e Genna a contrapporre i rischi corsi da WM e da Genna stesso, non bisogna scendere sullo stesso piano di Scarpa
    -tutto ciò che Scarpa imputa a WM è invece ciò che rende benemerito il lavoro di WM e di altri scrittori, fra cui Genna, i quali negli ultimi anni hanno messo la freccia e sorpassato di gran lunga Scarpa e co. sul piano dell'”utilità pubblica” dei loro romanzi
    stefano castelli

  9. in italia c’è sempre qualcuno che è più a sinistra di te.
    è la lottizzazione dei poveri
    :))
    (almeno quello là lo sapeva “che a canzoni non si fan rivoluzioni”)

  10. Avvilente… è inutile che Carla Benedetti si rifaccia il trucco: è un’accademica dalla testa ai piedi, perfettamente incardinata nel sistema universitario italiano mafioso. A Pisa gestisce i dottorati peggio del suo caro collega Pedullà, facendo passare amabilmente sopra gli altri i suoi leccapiedi e leccatacchi. C’è più di un caso a testimoniarlo.

  11. quando la finite di leccarvi magari fate un fischio
    tutto questa finta baruffa per farvi belli
    andate dal parrucchiere a chiacchierare, va!

  12. Lippa, Girolamo, wuminghi… concordo, concordo!
    Qui intanto ci si mette in mezzo anche un server restaurativo, che mi nega accesso a carmilla Babsi…

  13. i libretti dei wuminghini hanno le gambe corte
    adesso temono
    vendono poco o niente con le loro cose inventate scritte così e così ma frutti acerbi della fantasia e realtà al minimo storico
    che roba da pazzi
    mille volte ragione alla benedetti la unica ad averci la testa sulle spalle

  14. E del critico Giuseppe Leonelli, che si lecca scandalosamente Marco Lodoli (il mediocrissimo Lodoli) sul quotidiano di oggi, che ne pensiamo?

  15. Essendomi incrociato un paio di volte con Roberto Saviano, in rete e di persona, anche a seguito di fatti dolorosi, come l’assassinio di un sindacalista degli ambulanti, non credo che i WM abbiano colto così lontano dal segno quando scrivono della sua scrittura come di “una sintesi, flusso immaginativo che rimbalza da un cervello all’altro, prende in prestito il punto di vista di un molteplice”. Credo che neanche lui possa aversene a male, se legge in profondità queste parole. (Caspita, si potrebbe dire lo stesso anche di Omero o di chi per lui).
    Non vorrei suonare tardo romantico, ma in fondo chi si assume la responsabilità creativa di comporre è un mentitore (“O poeta é um fingidor”). E sempre meglio mentitore che personaggio. Perché questo è il rischio che intravedo: mi pare che tanto battage e tanto insistere sul testimone-oculare-manovale stia trasformando uno scrittore, un buon scrittore, in un personaggio.

  16. Spostando il punto di vista sulla questione più generale fiction/realtà, mi sento di sottoscrivere (quasi) tutto quello che ha scritto babsijones nel post linkato qui sopra.

  17. quanto alla lettera aperta di Scarpa a Saviano, più che una laudatio a se stessi a me pare un avvertimento: “ora che arrivi al successo ricordati di pagare i debiti agli amici”. e ho troppa considerazione delle qualità espressive di Scarpa per pensare che abbia calibrato male il suo intervento. quanto al fiele sui wu ming è sempre la solita storia: quando mostri carattere, non fai il piacione e riscuoti buon successo di pubblico rosicano in molti. Freak Antoni diceva bene: non c’è gusto in italia a essere intelligenti.

  18. Una cosa incontestabile su “Gomorra” di Roberto Saviano: è uno strumento ottico puntato su una zona buia dell’Italia, a sua volta snodo “mondiale” di merci legali e illegali. L’Italia è un paese di zone buie, è da un po’ di tempo si aprono squarci, che fanno venire alla luce quanto “marcio” hanno negli anni coltivato, dalle dirigenze calcistiche a quelle politiche.
    Bene. Se ora il libro/strumento ottico di Saviano, invece di farci parlare della realtà che focalizza, diviene specchio delle “squadre letterarie”, delle gerarchie del campo ristretto degli scrittori, occasione di regolamenti di conti, e di classifiche, allora ancora una volta è MISERABILE il gioco a cui vorrebbero chiamarci.
    Lode a chi parlerà di “Gomorra” senza minimamente parlare del palchetto letterario e dei suoi polveroni. Lode a chi guarderà nello strumento ottico, e non nuovamente nello specchio di casa propria.

  19. @ Andrea Inglese, ti ho sempre apprezzato sia per l’intelligenza sia perché dici chiaramente le cose. Questo tuo sintetico intervento però non lo capisco. Sicuramente Primo amore ha parlato molto di Gomorra in modo non autoreferenziale (forse sono stati quelli che ne hanno parlato di più), ma tu, del pezzo di Scarpa Benedetti, pensi che sia un guardare la porta di casa o che sia qualcosa di importante con cui confrontarsi?
    Se è qualcosa su cui confrontarsi che ne pensi delle risposte di Lipperatura e Genna, le trovi sul piano delle idee o su un piano diverso?

  20. ab, la rispposta sta già nel mio intervento sintetico: 1) ho intenzione di scrivere su “Gomorra” (come credo/spero tanti); 2) il miglior servizio reso al libro per chi ne parla/parlerà è quello di parlare innanzitutto del libro
    3)non mi sento per nulla obbligato a dare ragione agli uni o agli altri;
    4)ma rispondo con altrettanta chiarezza su “primo almore”, che è un blog che seguo con interesse e sui cui ho letto due interventi di Moresco e Benedetti su “Gomorra”. Due interventi che ho apprezzato.
    Non ho apprezzato invece la lettera aperta di Scarpa che mi è sembrata molto “paternalistica” e pero’ mi è servita per capire gli errori da non fare scrivendo di “Gomorra”. Ecco cosa non dire: 1) Conosco Saviano di persona, è mio amico o ci ho giocato a bocce; 2) “Gomorra” si che è un bel libro, altro che le intervistine di Aldo Nove, i romanzetti di Scarpa, i romanzini dei Wu Ming, ecc.
    Semplifico un po’ ma il succo è questo. E spero che ritorneremo al più presto a parlare sopratutto di Gomorra/strumento ottico/visione dell’Italia/mondo.

  21. Sono d’accordo con Inglese e fortemente avvilita da queste polemiche assurde.
    Non ho ancora acquistato Gomorra, ma tutti gli scritti di Saviano che ho letto li ho inviati a molti, tra cui alcuni di Napoli, che hanno apprezzato il suo impegno, la lucidità della sua scrittura e del suo sguardo sul reale.
    Da queste basse polemiche Saviano non ha niente da temere: emerge senza neanche nuotare.
    Non si può non rimproverare il circolo (il circo?) degli ‘Autoriali’ che pontificano e chiedono riconoscimento (o forse qualche forma di riconpensa…che pena!!) da colui che si deve ritenere ‘graziato’ dalle loro attenzioni (forse, addirittura, forgiato da). Non si può non rimproverare i wm per l’incoscienza con cui si fanno intrappolare in una polemica del ‘collettivo contro il singolo’ che poi sfocia puntualmente nel conteggio dei punti di patente letterara in mano all’uno o all’alto. Non posso non chiedere anche a Lolip di glissare questa bassa macelleria polemica: non serve a niente se non a farsi strumentalizzare dal circo per una parata di ‘eghi’ autoriali che si sentono esautorati dalla realtà e emergono solo nella ‘misura i cui’ riescono a dar vita a polemiche senza senso. Che affoghino nel loro brodino Autoriale, perchè parlarne?
    Parliamo di Gomorra pittosto e della realtà che Saviano (e gli echi collettivi che raccoglie e illumina) descrive. Su quella economia (meglio camorra, meglio mafia, meglio potere) che ci sta passando sopra come un rullo compressore con tutte le buone ragioni teoriche propagandate e diffuse dall’inconscio al Super io individuale, collettivo e forse anche animale (ma probabilmente non Autoriale, quelli sono puri e Basta) ci sarebbe davvero da incazzarsi, impegnarsi, forse pure muoversi (in qualsiasi modo e su qualsiasi piano) per contrastare e cercare di vivere almeno dignitosamente.
    besos
    Non vorrei mettere Angelini contro tutti, ma credo che il suo entusiasmo e innamoramento nei confronti di Saviano sia uno dei ‘più autentici’ e sinceri che sinora ho letto 🙂

  22. Andrea, non credo di essere d’accordo sul tuo modo di leggere Scarpa e Nove (soprattutto Scarpa). Però quello che tu scrivi qui ha idee dietro ne sono sicuro, e vorrei che tu le portassi su Nazione Indiana e le facessi cozzare (ma anche accoppiare, chi sa) con le idee che leggi sul Primo amore. Potrebbe nascere qualcosa. Sicuramente sarebbe vero lavoro intellettuale. Tu hai tutti gli strumenti per farlo, lo sai che ti seguo da tanto e molto attentamente. Ciao.

  23. Ho segnalato il libro di Saviano a mio padre. Lui lo ha avvicinato alle vecchie inchieste di Giorgio Bocca, in particolare a “L’inferno – Profondo sud: male oscuro” del 1992.

  24. Nella sua recensione, Wu Ming 1 scrive:
    “ho spiegato [a Saviano] la mia teoria sull’io narrante. Mi ha confermato che è vera, aggiungendo esempi.”
    Non è un dettaglio di poco conto, mi pare. Anzi, è fondamentale. Saviano stesso conferma che la lettura di WM1 è corretta. Perché molti che commentano – a cominciare, ovviamente da Scarpa e Benedetti – fingono che quella frase non ci sia? Se l’hanno letta e hanno deciso di non citarla, sono disonesti e in malafede. Se non l’hanno letta, significa che hanno scorso la recensione in fretta e furia cercando frasi da “incriminare”, anziché leggerla con attenzione.
    In entrambi i casi, non ci fanno una bella figura.
    Qualcuno è in grado di produrre una smentita da parte dell’autore?

  25. secondo me nasce tutto da un equivoco. Benedetti è da tempo in piena lotta contro una sua personale versione della postmodernità che ella immediatamente sovrappone, con spirito splendidamente sovietico, all’attuale capitalismo postfordista. Dappertutto vede depotenziamento dell’io, fungibilità, intercambiabilità, livellamento, soppressione dell’eccentrico, e per svista ha inteso che la scrittura collettiva dei wuminghi e la loro polemica anti-autoriale (invero non così cristallina teoricamente, ma per tutt’altri motivi di quelli che Benedetti suppone) nasca dal medesimo ceppo, e lo stesso è tentata di fare con la rete – anche se qui a volte si ferma, per pudore (la usa purtuttavia, anche se non sa bene come).
    Qualcuno dovrebbe pur dirle che ciò che il postfordismo depotenzia, il prefordismo aveva potenziato – ergo se la retorica, e prima la pratica, dei flussi sono capitalistiche, la retorica dell’io lo è ancora di più, perché da più tempo.
    E come accade che i più radicali critici della postmodernità capitalistica, che pur dovrebbero piacerle, si sono abbeverati e formati al pensiero dei più radicali critici del “teatrino dell’io”? (parlo di negri e di deleuze ovviamente). Ma ho il sospetto che anche qui lei scorga un che di scivoloso, un cedere, una docilità (è la vecchia critica che i marxisti-leninisti facevano all’autonomia operaia, lo dico per i più giovani: hanno ceduto alla filosofia borghese, sono fascisti mascherati). Fortini chiacchierando una volta mi disse di Negri e compagnia, storcendo la bocca: “dannunziani…”. Non dico che il vecchio Lattes avesse torto, ma almeno lui non trattava meglio gli altri… E di certo sapeva, ciò che Benedetti pare non sospettare, che sovrapporre immediatamente un modello culturale a un modo di produzione, pretendendo che non vi sia “resto”, è operazione che dai tempi del dia-mat non si fa più. Sta in università, si informi presso qualche cattedra di flosofia della storia. La cultura esprime tensioni e conflitti, e solo un manicheo di corte vedute può pensare che si possa tirarsi fuori dalla temperie del proprio tempo come il barone si tirava per il codino dalal palude, dicendo “torniamo al pensiero forte, torniamo all’io”. Ogni ritorno è, nei fatti, un arcaismo a funzione attuale.
    In tutto ciò è triste persino l’oggetto del contendere: si tira in aria il feticcio del neorealismo in versione riveduta per amanti di alieni e horror, e ce lo si contende, come il graal di una letteratura cui sono attribuiti compiti taumaturgici e salvifici verso la società che essa non ha e non può sopportare. Lo si usa come una versione di Travaglio con l’alloro in testa, un giorgiobocca in rima, il doping letterario di una politica che, molto semplicemente, non si è capaci di fare nei fatti, come paravento dietro cui celare il proprio disorientamento pratico (da cui semmai si dovrebbe partire, con etica radicalità: non sappiamo più quale società costruire, non sappiamo cosa siamo e vogliamo – solo ciò che non vogliamo, come sempre. A meno che qualcuno qui non voglia statalizzare l’economia, prego si accomodi).
    Mi spiace, la politicità della letteratura non è questa, non è quella della mobilitazione, non è quella dell’in alto o in basso i cuori: è invece sempre un errore, un resto non voluto, che ci spiazza e ci condanna (condanna noi. Troppo comodo condannare gli altri).
    Ma qui non spiazziamo proprio niente, sembra un’assemblea di centro sociale. Stessi riti, stessi scazzi, stesso vuoto a perdere.

  26. L’anonimo che scrive che i Wu Ming non vendono, forse non entra mai in una libreria. Sarà un critico che riceve i libri gratis a casa, e frequenta solo altri critici e scrittori. Se frequentasse i lettori e il mondo reale, se entrasse nelle librerie, chissà, forse si accorgerebbe della castoneria che ha scritto. Qualche giorno fa Giulio Mozzi ha avviato un progetto di libri scaricabili proprio partendo dall’esempio dei WM e dal fatto che i loro libri vendono anche se sono in download, e linkando questa pagina:
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/glasnost.htm

  27. Tutto questo per un brandello di frase da una recensione dei wuminghi, ma perché non si parla sul serio di quello che hanno scritto del libro? Ci sono ben tre interventi su “Gomorra”, su quella pagina web. Ci sono citazioni dal libro, con numero di pagina. C’è una conversazione con Saviano. Questi materiali qualcuno li ha letti? Furlen li ha letti, si capisce dalla filastrocca. Altri?

  28. Io trovo che Roberto Saviano abbia scritto un libro intenso, devastante. Un libro che fa piangere e disperare. Tutto il resto mi sembra il volo dei gabbiani sulle chiatte di spazzatura dell’East River. Seguono inferociti e desiderosi.

  29. che squallore ragazzi.. direi che in questo caso chi non risica.. rosica! : )
    cmq grande saviano, se vi capita andatelo a sentire, ne vale davvero la pena

  30. Non si vuole, non si può, non si deve lasciare sempre correre lo squallore imperante, avvilente, delle piccole consorterie in continua ricerca di qualcosa, qualcuno, che le rilanci, che dia loro visibilità. Di questo si tratta: volgarità, squallore. “Mi ricordo di quando non eri nessuno…” Ma c’è anche da discutere ?
    Poi, sentirmi dare del fighetto che al massimo si va a fare un giretto in biblioteca da topolini che vivono tutto il tempo dentro la ruota dei salottini radicalini e dei dipartimentini universitari da reddito certo e produzione dubbia, ecco, questo addirittura mi intenerisce, impietosisce. Non è il caso di infierire. Gli argomenti sono proprio finiti.
    wm3

  31. Un esempio di coerenza:
    Il velenoso post, nel quale condannano la scrittura collettiva, Scarpa e Benedetti, l’hanno scritto collettivamente.

  32. O.T.
    Sarà perché sono napoletano come Saviano, ma ho il sospetto che chi ha scritto Gomorra avrebbe gradito assai più che a seguito del libro, oltre che di narrazioni, romanzi, tipi vari di scrittura (collettiva, individuale, part-time, ecc) sua carriera personale, il libro fosse l’occasione per riprendere un discorso serio sulla situazione di Napoli e della Campania. Un discorso post-Bocca, insomma… Idea personale, per carità…
    lv.

  33. Sorry, era saltato un pezzo del commento, riposto…
    O.T.
    Sarà perché sono napoletano come Saviano, ma ho il sospetto che chi ha scritto Gomorra avrebbe gradito assai più che a seguito del libro, oltre che di narrazioni, romanzi, tipi vari di scrittura (collettiva, individuale, part-time, ecc) sua carriera personale,si parlasse anche d’altro, che il libro fosse l’occasione per riprendere un discorso serio sulla situazione di Napoli e della Campania. Un discorso post-Bocca, insomma… Idea personale, per carità…
    lv.

  34. Gomorra è un bel libro. Il suo punto di forza è però il suo stesso limite. Se riesce a scavalcare proficuamente il limite tra romanzo e reportage, nel farlo impedisce al lettore di cogliere la verità di quella situazione; la domanda che aleggia per quasi tutte le pagine è: sarà veramente così? E non bastano i riferimenti a indagini o a processi; resta un alone di dubbio, dubbio che se è vantaggioso per un’opera letteraria, assume un valore negativo per un reportage. Non capisco poi perché gridare alla novità … E’ poi così diverso da tanti libri, a metà tra il romanzato e l’analisi, pubblicati dall’editore Kaos? Si pensi a quello sui segreti del Vaticano, o a quello su Vojtyla o a quello, anticipatorio, su Moggi … E non è novità neppure nella struttura narrativa adoperata: in fondo si cerca il cadavere, anche qui, ossia si vuole arrivare alla fine per vedere qual è l’esito … Né più né meno che un “grande romanzo borghese”, magari con un uso diverso dell’andamento ritmico (qui frasi secche e brevi, là in prevalenza ampi respiri), però, per me, non dissimile negli esiti. Una sorta di fiction televisivo-cinematografica che fa risaltare, anziché la solito buonismo, l’essenza crudele del reale … Il suo aspetto più interessante è il denudare il meccanismo economico che regge il “sistema”. Ma anche qui, probabilmente, e almeno per me, sta un’altra “carenza” di questo testo: non varcare mai la soglia dell’allegoria, stare cioè sempre sul significato letterale dello scritto. Mi spiego: non ci sono segnali che mi portino a pensare che il “sistema” è in realtà il mondo intero. Si coglie che il “sistema” è in affari col resto del capitalismo, diciamo con quello legale, ma sfido a chiunque leggere nell’oggettività del testo qualcosa di più che una contiguità tra i due momenti: a uno fa comodo l’altro, senza però mai portarmi a pensare che siano la stessa cosa, lo stesso “sistema” che usa modalità diverse. Alla fine del libro, mi resta il sistema-camorra come un corpo estraneo dal resto, ben radicato, certo, sicuramente egemone in alcune parti geografiche, ma sostanzialmente “altro” …
    Ho scritto queste frasi su Gomorra con molti dubbi, come se non credessi veramente a quanto da me scritto. Il libro mi è piaciuto molto. Ma dentro di me c’era qualcosa che non mi convinceva, ed ho provato a tirarlo fuori. Scusate se sbaglio, ma preferisco partecipare in questo modo, diciamo col cuore aperto, più che scendere nella polemicuzza sterile.
    PS: la cosa che più mi ha colpito dell’intervento di Scarpa/Benedetti su “primo amore” è l’assoluta infondatezza teorica che ne sta alla base, che devo dire non mi sarei mai aspettato da una che pure ha scritto cose egregie come la Benedetti. Mi riferisco al discorso sul rapporto tra “io” e “autore”, dove dimostrano di non avere compreso come il problema è stato impostato dalle avanguardie (e non dal postmodernismo!!!), le quali sempre hanno, almeno da Leautreamont in avanti, situazionisti compresi, mirato a fare sparire l’autore – Ah, Barthes quante cose mirabili ha scritto su ciò!!! (appunto: non sono stati i wuming a inventare e porre sul tavolo l’annullamento delle identità singole e dell’autore, pratica vecchia come la letteratura stessa, sempre stretta tra la tensione all’esaltazione egotica dell’io e la sua negazione – ah! davvero nessuno ricorda i cantori epici medioevali, che praticavano il plagio e l’anonimato? E nessuno ha mai letto, su ciò, le teorizzazioni e i testi di Heiner Muller?)
    Marco P.

  35. Io mi domando: perché wm1, autore che apprezzo, sente la necessità, dopo aver espresso una possibile interpretazione del testo – fondamentale che ci siano più punti di vista su un oggetto narrativo, e quello di wm1 è interessante- di dire:
    “Saviano è un giapster storico, uno dei primi settanta che, nel gennaio 2000, ricevette il numero 0 della newsletter. Tra di noi c’era stato qualche botta-e-risposta via mail, ma era la prima volta che ci sentivamo a voce – e finora è rimasta l’unica.
    Non ci siamo mai incontrati di persona.
    Non gli ho mai dato consigli di scrittura: manco sapevo che stesse scrivendo un libro.
    Non ho mosso mai leve (quali?) per farlo andare in tv o in qualunque altro posto.
    Non ho un briciolo di merito per quel che ha fatto lui.
    Lo scrivo a scanso di equivoci, visto che adesso c’è la gara a chi per primo intuì il talento, e chissà dove saresti a quest’ora se io non, e va riconosciuto che c’è un gruppo di persone che. Solita fiera delle vanità, solita condotta parassitaria, solito esibizionismo sconcio.
    Stavo dicendo: l’ho chiamato e gli ho spiegato la mia teoria sull’io narrante. Mi ha confermato che è vera, aggiungendo esempi.”
    Perché queste righe? Erano necessarie al suo discorso? Con “ un gruppo di persone che”, a chi si riferiva? Con le battutine su leve per la tv etc, a chi si riferiva? (domande false/ingenue le mie). Queste righe sono estranee al discorso, non necessarie. E’ un di più, tanto per polemizzare.
    Questa “piccola storia ignobile”, se storia ignobile è, ha avuto il suo big bang sulle pagine di Nandropausa. Si poteva sorvolato sulla “fiera delle vanità” se non si voleva una “Storia Ignobile”.
    Questa “storia ignobile” è anche figlia di Wm1. Perché scandalizzarsi se Scarpa si incazza?
    Peccato! Wm1, condanni “l’esibizionismo sconcio”, e ci sei cascato dentro. Hai esibito un Roberto giapster, per esempio. Peccato, lo dico da lettore di wu ming.
    Ha ragione Lello Voce. L’autore avrebbe preferito un’accesa polemica sui contenuti di Gomorra.
    Roberto nelle dediche ai suoi lettori scrive:
    “sperando il libro possa contagiarti”.

  36. mi avventuro da poco su questo blog, e amo leggere, come tutti voi, ma mi viene proprio da domandarvi, fermo restando che condividere le idee è una gran bella cosa:non vi annoiate da morire, in queste discussioni?(ma la domanda è retorica, evidentemente no)
    laura

  37. parzialmente OT. A mio modo di vedere un’altra piccola storia ignobile. Leggo sul quotidiano che il giudice Livia Pomodoro, presidente del tribunale dei minori di Milano, ha chiesto il ritiro dell’album di Fabri Fibra causa la canzone Cuore di latta, che racconta in soggettiva (dal punto di vista di Omar) le vicende di Novi Ligure. La canzone in questione viene definita più volte “spazzatura”. Ora, io non credo ci sia ancora bisogno, oggi, di spiegare la differenza tra mandare messaggi e fotografare situazioni, ma evidentemente non tutti la pensano così. Mi sto muovendo per difendere in qualche modo il lavoro di un artista che da anni si sbatte per raccontare quello che vede, sorte non molto diversa da quella degli scrittori (di fiction, di faction o di quel che vi pare). E’ tutto. Grazie per la vostra attenzione, Michele Monina

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