SCRIVERE DOPO IL 2 APRILE

Che poi, fino a non molto tempo fa, si diceva che gli scrittori avevano sostituito i cronisti nella narrazione del reale. Fino, almeno, all’11 settembre 2001. Ci fu un convegno, su questo, e da quel convegno nacque un libro, che si chiamava Scrivere sul fronte occidentale. La sottoscritta, un paio di anni fa, lo recensì per il quotidiano. Ci torno perché non pochi degli interrogativi di allora tornano con forza a riproporsi oggi, in giornate che definire straordinarie è poco, giornate che sanno di Medioevo e insieme di kermesse planetaria, dove fede e paganesimo si mescolano senza soluzione (nello stesso vortice, la richiesta tribale del cuore del Papa, e i collezionisti di visioni con i cellulari). 
Comunque.Quel libro, e quel convegno, vertevano sul rapporto fra letteratura e reale. All’epoca, lo sintetizzavo (con i mali dovuti ad  ogni sintesi), così:

“E se Dario Voltolini si interroga sulla perdita di peso e di significato delle parole, se Antonio Moresco indirizza tutta la sua indignazione contro “lo schema simbolico totalizzante del reale e del virtuale, dominante nella lettura culturale di questi anni”, Carla Benedetti precisa che l´11 settembre ha affidato la narrazione ad altri: ai giornalisti, per cominciare, ma anche ai politici, agli economisti, ai sociologi che “si sono appropriati dell´Evento, lo hanno contemplato come dal futuro, rendendolo già passato” e che per questo non sono sfuggiti alla retorica. Diversi interventi vanno in questa direzione: Tiziano Scarpa sostiene, per esempio, che molti eventi del 2001, dall´omicidio di Novi Ligure al G8 di Genova, per finire con gli aerei scagliati contro le Torri, rappresentano una critica della finzione, sia essa sociale, politica, globale. Ancora: Giuseppe Genna esalta il ruolo degli scrittori “eretici” contro la nuova fiction della saggistica, Giulio Mozzi ribadisce che la letteratura “serve a parlare della verità”, Piersandro Pallavicini invoca romanzi “lunghi” che mettano in campo storia, scienza, etica, in un´organizzazione superiore di materiali complessi, Marosia Castaldi celebra la scrittura come racconto del caos. Il più diretto, e il più preoccupato, sembra Marco Drago: certo del fatto che a nessuno dei potenti del mondo interessi davvero quel che ha da dire uno scrittore sulla guerra (Oriana Fallaci? Un caso mediatico. Don DeLillo? Noioso). E intimorito da una probabile e strisciante costrizione ad abbandonare il romanzo dell´individuo: “Lo scrittore che vive sotto dittatura o sotto il terrore per ricevere attenzione non può occuparsi di cose come il matrimonio, il divorzio, la crisi di mezza età, la morte del padre. Se lo fa, lo fa in romanzi in cui la cornice è la situazione storica del suo paese. Lo dice André Brink in una recente intervista rilasciata a Pulp. Brink è sudafricano e dice che è contento che non ci sia più l´apartheid così può scrivere i romanzi come piace a lui e cioè con meno attenzione al sociale e più attenzione ai ghirigori del suo cervello. Dice che adesso si sente davvero uno scrittore. Prima, per essere letto e premiato, doveva sempre fare l´impegnato. Povero Brink. E poveri noi adesso”.

Sono, a maggior ragione, questioni aperte. Mi chiedo, con il senso crescente di irrealtà che circonda ogni abitante di Roma in queste ore, se qualcuno, per caso, stia già scrivendo qualcosa che racconti quel che avviene narrando apparentemente altro, e allontanando lo sguardo dalle sepolture dei papi, dalle saghe degli imbalsamatori, dalla fila dei pellegrini, dalla residenza dei presidenti.  Come fece, al cinema, l’Ettore Scola di Una giornata particolare.

138 pensieri su “SCRIVERE DOPO IL 2 APRILE

  1. Sì, Loredana, quello di Alajmo è proprio un bel libro. Pensavo a ciò che dice qualcuno,a proposito dei grandi autori, che sono i soli che cavalcano il genere per sfondarlo. Probabilmente è una sentenza un po’ banale, anzi, lo è sicuramente. Però leggendo Alajmo, leggendo le sacrosante parole di WuMing a proposito del genere come veicolo per narrare la realtà, leggendo dell’invasione di brandelli di realtà nella fiction (appunti, pagine di quotidiani, ecc.) – cosa, per la verità, già anticipata dall’avant pop – sono arrivato a una provvisoria certezza: si sta aprendo uno squarcio negli stilemi contemporanei, noi scrittori – anzi: i più bravi di noi -stiamo traghettando il logoro romanzo borghese verso un nuovo lido. Quale? Boh. Ma ricordate il neorealismo? Da esso nacque Calvino (che in realtà non c’azzeccava niente col neorealismo), nacque Vittorini, ecc.

  2. Va bene, sorrentino, grazie per l’intercessione – adesso sono in una lavanderia vicino a casa – ci scuseremo anche con genna. tanto oggi non è giornata. non per le battute primarie, per diciamo, le secondarie. ok? oggi mi scuso con tutti. ah, e poi volevo dire che anche io sono ilposto ma oggi non sono deilibri.it

  3. Io infatti custodisco una lavanderia. più impegnata di così! l’unica cosa buona è che sto 86 ore su Internet! 44 a casa e 26 qua.

  4. Vittorini? e che ha scritto di meorabile Vittorini?
    La novità vera sarebbe un siciliano che non parla di mafia.Qualcuno ce n’è.Bufalino Sgalambro e la più morbida Montrucchio con le sue storie di “ragazzi normali”anche se di Palermo.Già ma voi siete avantpop, o postcanibbali.Mi sa che ho sbagliato blog.Baybay!

  5. Parlate così perchè siete voi che restate a casa a guardare la televisione.
    Una cosa che costa fatica è una cosa autentica e questa è una cosa che resta nella storia, ed è come la forza che mette insieme un popolo e lo rende capace di aderire al bello, è come il soffio che dà la vita. E’ un istante irripetibile, l’inizio di qualcosa di nuovo o la fine di qualcosa di grande.
    C’è una fatica da restituire a questo Papa, e gratitudine da offrirgli per una grandezza sofferente.
    Non fate i cinici intelligentoni, pensate con la carne ogni tanto.

  6. Non sono sicuro di aver capito (a causa del mio cattivo rapporto con l’impaginazione dei commenti) chi abbia ritenuto indispensabile asserire, senza argomentare nulla, che la letteratura serva a parlare “della verità”, perciò chiamerò questa persona “il dissennato X”. Il dissennato X, probabilmente, non sa che dovrebbe spiegare di che verità stia parlando (questa indagine sui termini non deve andare avanti all’infinito, ma di certo sulla parola “verità” è bene non essere troppo vaghi). Sul rapporto tra letteratura e realtà, invece, credo che ogni epoca abbia avuto i suoi tecnici prestati alla narrazione giornalistica e alla speculazione sociologica…Un fatto indiscutibile è che la letteratura viva un rapporto di dipendenza dalla realtà (qualunque sia la consistenza di questa realtà, e l’accordo pubblico sul riconoscimento di essa); mentre la realtà, al massimo, subisce quell’ennesimo “pezzo di realtà” che la letteratura produce. Non credo alla rivoluzione del 2001, ma credo alle occasioni narrative, ai pretesti narrativi e, pessimisticamente, ad “un’industria culturale” che gioca con le etichette mentre restano immutati concetti e sostanza (in parole povere, sebbene non vi siano confini netti, una narrazione giornalistica resta tale anche dopo il 2001; io potrei chiamarla anche Carmela, volendo, ma ciò non farebbe di Carmela la signora letteratura da una certa data in poi)

  7. preferisco gli uomini impegnati alle letterature impegnate. Aver coraggio nella vita e talento nelle opere non è poi tanto male. Senza contare che lo scrittore si impegna quando vuole. Il suo merito è il suo movimento. Se deve diventare una legge, un mestiere o un terrore, dov’è il merito?
    ALBERT CAMUS – TACCUINI (vol. III)

  8. Solo per dire che la nostra recensione di “Romanzo criminale” è di tre anni fa. La svolta che ci auguravamo c’è stata. Ora è tempo di andare oltre.

  9. Io quando sento che il genere veicola la realtà perché le ambientazioni sono sempre più verosimili mi viene voglia di andare a dormire e infatti ci vado.
    Madonna ma ancora con ‘ste panzane, ancora! Che due maroni.

  10. bene, allora buonanotte a tutti.
    ilposto, il vuoto del reale di cui parlavo non si misura con la densità di popolazione per metro quadro e si riferisce a ciò che spinge tutta questa gente a muoversi, una volta arrivati a destinazione il viaggio è finito, è la partenza che richiede una spinta. è questa spinta che, secondo me, nasce da una esigenza, quella di colmare un vuoto di senso, non a caso tutte queste persone vanno ad omaggiare un uomo che ha portato avanti una missione, un uomo la cui vita, e la cui morte, assume un forte valore simbolico. il papa, asceta solo contro i corrotti potenti che porta avanti la sua fede. uno che va avanti, come se dietro tutto quello che gli sta intorno ci sia qualcosa di ordinato, di sensato.
    questo secondo me la dice lunga su ciò che manca ai milioni di pellegrini.
    buonanotte, di nuovo, mi finisco di vedere piranha di joe dante cult horror.

  11. Andreab, ti sei perso come minimo dieci o dodici puntate, quindi non ti raccapezzi.
    Intanto, non stiamo più parlando di “genere”, e da mo’.
    Nella dichiarazione di poetica che precede *American Tabloid* (1994), Ellroy (che con quel libro, sia rimarcato per chi non l’ha capito, *smise* di fare letteratura “di genere”) usò l’espressione “radical verisimilitude”.
    A ben vedere, l’enfasi era posta sull’aggettivo “radical” – sempre nel senso di “andare alle radici del male”, come esortava a fare Brecht di fronte al fascismo: non parliamo delle atrocità che vediamo in superficie, ma dei rapporti di proprietà la cui difesa rende il fascismo necessario).
    In secundis, all’interno dell’aggettivo composto *vero-simile*, l’accento si posava su “simile”, non su “vero”.
    Era una rivendicazione di libertà nella ricostruzione. Una “accuratezza non pedestre”, oserei dire. Un cogliere “lo spirito” di un’epoca, o di un ambiente.
    L’eccesso di realismo tradisce la realtà, che non è affatto “realistica” e ha molto di *mitico*.
    In *American Tabloid*, John Kennedy chiama i propri nipotini (i figli di Bob) “piccole merde”. Io non credo che il vero JFK li abbia mai definiti così, ma nel romanzo è perfettamente plausibile.
    La ricostruzione dell’America del 1876 fatta da Evangelisti in *Antracite* è puntigliosissima: c’è l’economia politica, ci sono i conflitti etnici, le prime società operaie, la Prima Internazionale che arriva dall’Europa…
    Tutto questo è messo sulla pagina e viene restituito al lettore attraverso il filtro della magia nera afro-cubana. Gli dei del pantheon Yoruba sono attori in campo, esistono, interagiscono coi rapporti di forza.
    Questo non è *realismo*, tutt’altro, eppure ci fa dono della realtà dell’epoca, per giunta “andando alla radice”, la stessa di cui parlava Brecht.
    Potrei fare diversi altri esempi. Diciamolo con tranquillità: non hai capito niente. Secondo te, noi staremmo a difendere il “realismo” nel “genere”. Con buona pace dei lemuri telepatici extraterrestri che appaiono in *New Thing*, del televisore autocosciente e pensante che è tra i protagonisti di *54*, della rabdomanzia di *Guerra agli Umani*, del voodoo di *Havana Glam*.
    Uno non è obbligato a sparare una sentenza su qualsiasi argomento. Io non mi avventuro a commentare libri che non sono riuscito a leggere, ad esempio. Mi sembra una buona, saggia politica.

  12. Ma Wu Ming1 è lo stesso che scrive quei bei libri? Perchè i libri di WuMing sono così belli, e i suoi post invece solo protervi e ultrabanali?

  13. Wu Ming 1, tutti ma proprio tutti gli scrittori, anzi tutti gli artisti di tutte le discipline di tutte le epoche si muovono tra mito e verosimiglianza. Ma anche il mito, se permetti, è “vero”, non è solo un “filtro”. Quindi quello che hai scritto sopra, propagandato come la ricetta segreta della Coca Cola, è banalissimo, e non è nemmeno in grado di afferrare quello che tu stesso e i tuoi compagni del collettivo scrivete. Il problema casomai è quali porzioni di vero far entrare nel proprio lavoro. E poi, dire che arrivi alla “radice del male”, be’ suonarsela e cantarsela sarà normale per tanti artisti, ma tu sei veramente spettacolare.

  14. Non ricominciate voi due!
    “andare alle radici del male” era una citazione da Brecht. E se questo è l’intento è lodabilissimo. Non ha neppure importanza sapere se è stato raggiunto o meno.
    (a me comunque i lemuri telepatici extraterrestri hanno fatto impazzire! Molto più, in un certo senso, della “soluzione del giallo”)
    Il vero problema è che ancora ci tocca ripetere come un mantra sgonfio le stesse identiche parole.
    Dover continuare a giustificarsi, come in una sorta di continua sovraesposizione. Cose dette 3 anni fa che ti vengono riproposte come attualissime. Come se non ci si fosse mossi da lì, come se, spostandoci nella ricerca, non si sia spostato ANCHE l’orizzonte.

  15. “…rapporti di proprietà la cui difesa il fascismo rende necessario”.
    Ecco. Io sono molto d’accordo. In un buon romanzo non c’è anche la “ricostruzione” – quasi un presepe – di quello che – dell’accumulazione, e i sentimenti che produce – c’è là fuori? In tutti i romanzi che a me piacciono questo c’è. Nella letteratura italiana è una linea diciamo “minoritaria” – tutta a vantaggio dello “spirito” – ma c’è. “L’eredità Ferramonti”, Verga di Mastro don Gesualdo, I Vicerè. E poi, la palla sta al “realismo francese”, alla “letteratura americana”, come codice suo proprio. perchè lì, da subito – lo dico tagliato con l’accetta – non si fa confusione tra “robba” e spirito. E se uno è “capitalista”, chi scrive non ha dentro di sè un’altra voce che gli sussurri, , “Sì, però era un santo e ha fatto tanto bene alle orfanelle!”. Questa chiarezza, questa consapevolezza del fallimento – dell’individuo in una determinata società – e della società di un certo tipo, “è” della letteratura americana. da noi, “Boh, sì, forse sì. io non lo so. vivo ancora co mi madre!” (beato lui)

  16. Filippo
    non credo di dover dimostrare a te quanto leggo e scrivo, ma sicuramente si può fare un discorso intelligente anche senza citar qualcuno o qualcosa.
    Al di là di questo, scusami ma non sento di aggiungerti null’altro: credo di essere molto snob rispetto al tuo quoziente intellettuale. Mi dispiace anche dirtelo ma che vi vuoi fare: ogni tanto bisogna pur smettere di essere diplomatici.

  17. In quanto all’anonimo, te ne prego, leggili prima i libri e poi se vuoi dai un parere. E’ psichiatricamente evidente la tua non-lettura dei libri che etichetti come “scritti male”. Puoi dire che non ti piace il genere, che non soddisfino il tuo bisogno di fuga dalla realtà, che magari nel libro cerchi qualcosa che mai nessuna pagina potrà darti: la compensazione a questa frustrazione esistenziale che sempre, sempre ti accompagna, gridandoti che non sei nulla di quel che sono gli stessi che attacchi…
    Anonimo, vai da uno specialista, ti prego e fidati di un parere professionale: ne hai bisogno.

  18. Andreac, secondo me l’unico a cui veramente manca qualcosa è Vespa (non l’ambizione). poi, i pellegrini…sicuramente c’è più senso in una qualsiasi di quelle teste che stanno lì tutte assieme – come dici tu, mi pare – credendo di omaggiare uno che ha sfidato i potenti, che in quello che la RAI cerca di proclamare. Voglio dire: in ognuna di quelle teste, in questo momento c’è anche qualcosa di buono, per me; la riproduzione di tutta quella massa, in questo sono d’accordo con te, “A che serve?”. realmente forse solo a qualche pensionato che sta a casa. E’ invece “il senso” d’ora in poi sarà racchiuso in quelle inquadrature. ecco, invece la letteratura. come mi par dicesse lolip (Scola): prendere una qualsiasi di quelle teste e cercare di esprimere tutto questo? Boh. e chi è capace? tu sei soggetto, ti dicono, “sii soggetto!”, ma appena lo diventi davvero, o un poco, “Cosa vuoi? Rientra!”, ti dicono. Questa è la “cifra” della nostra epoca, no? Mi pare. Reggere questa schizofrenia. mi pare. questo è il “nocciolo” di questo evento.

  19. …e comunque andreab “empirismo critico quotidiano”, a me pare funzionale. non è bellissimo. leggermente trombone…però non dire: nessuno alza un dito. non è vero…

  20. Antonio Pascale tiene un corso su “come si scrive un reportage narrativo” con Minimum Fax. Scrive Pascale, per dare un’idea degli obbiettivi:
    “focalizzare una forma narrativa che sia personale, poco incline a certi vezzi della cultura italiana che di solito preferisce il bello al vero (retorica, bella prosa, retorica dell’ontologia, stile dell’estremismo) e per questo più capace di analizzare il mondo con empirismo critico quotidiano”
    Ora mi chiedo, si potrà dire che l’espressione “empirismo critico quotidiano” è ridicola?
    Perché giovani scrittori, intelligenti, coltissimi, si fanno un bagno di trombonismo peggio dell’ultima mummia della critica. Possibile che nessuno alzi un dito per prendere la parola e gli faccia notare che qualcosa non va?
    qui il link
    http://www.minimumfax.com/corsi.asp?pagina=corsi

  21. Sono d’accordo. infatti secondo me non è la notorietà che uno/deve ricercare come prima cosa. vecchia polemica. è come se uno non dovesse mai correre troppo avanti, rispetto a quello che sa fare. no, come un souffle che vuoi che riesca bene. lavoraci con scrupolo, no? perchè poi diventa uno svantaggio, invece che un vantaggio se sei noto/a e scemo/a. magari sei un coglione/a, ogni tanto te ne accorgi, ma poi ti ributti in apnea…non lo so. invece devi lavorare, no? mi sono spiegata? c’ho la “colla” sulla tastiera, ma me ne devo andare.

  22. marx chi, quello scrittore horror?gulag e purghe sono il comunismo,non un esperimento venuto male.senn+ da qualche parte doveva funzionare.forse in cambogia con pol pot viè piaciuto il comunismo.e ancora ve la state a menare?wu ming sareste i primi a saltare sotto i rossi evista la robaccia che scrivete vi starebbe bene!

  23. valchiria tu più che snob mi pari ‘ngurant.”ma che vi vuoi fare”.magari se invece di scrivere solo-nonostrante il tuo “quoziente intellettuale”?!-leggessi pure qualcosa ogni tanto!vabbè che magari poi ti leggi un polpettone di qugli esaltati di wu ming.ma dove vivono questi?capitalismo fascismo.che noia.d’altra parte quella roba la vendono pure.sì abbasso il capitalismo.viva il comunismo.sono quelli che in vacanza vanno a cuba e sono tanto soddisfatti.ma perché non ci rimangono per sempre?

  24. Per Il postodi…, non so, io se fossi il signor Minimumfax quella cosa sul sito non l’avrei pubblicata, cioè starei attento anche ai particolari e non risparmierei cazziatoni. Ma forse se raggiungi una certa notorietà i cazziatoni non te li dà più nessuno anche se sembri uno di quegli strumenti a fiato fluttuanti nel cielo che dipingeva Magritte.

  25. …ma scusate, di questa contraddizione ( “Il “sistema”: Devi essere un soggetto!” Tu diventi soggetto. “Devi essere funzionale! Ma se ti abitui a essere soggetto col cazzo che stai lì a fare il funzionale, no?”) ecco, non aveva già parlato Marx? lui marx gli aveva dato esito postivo, “la consapevolezza della contraddizione, della schizofrenia cui ti costringono porterà a una rivoluzione”. E invece no. non è vero! . Però wu ming – e anche biondils, mi pare – secondo me vanno nella direzione giusta, perhcè questa contraddizione continua a esistere. se ho capito bene io, quello che vogliono dire.

  26. Andreab, se lo dici, tendenzialmente si litiga. e litigare per una cazzata così – nel senso che se ne accorgerà da sè di come parla, quello, no? – non mi pare il caso. così, detto razionalmente. poi, in realtà, vediamo tutti, spesso, qui qualcuno dice a qualcun’altro/a. “ma come cazzo parli?” a me se uno me lo dice, quando sparo una cazzata, al fondo mi fa non dico piacere…però verifico. “Era una cazzata?”. Buon per voi che oggi studio. sono un fiume in piena…scusate.

  27. Cara lo, stai distratta così, brava. ci infiloun bell’OT.
    Non tanto per correttezza, quanto per poter continuare a sfotterlo senza sensi di colpa! Ricevo da GG e volentieri pubblico:
    Da: “Giuseppe Genna”
    > Data: Fri, 8 Apr 2005 14:05:02 +0200
    > A:
    > Oggetto: non ero io
    >
    >
    > … quello negli ultimi commenti su Lipperatura. E’ un fake. Mi stai
    simpatica e, appena mi libero, comprerò e leggerò il tuo romanzo!
    > giu
    Caro Giu, anche tu mi stai simpatico e spero che non te la prenda quando ti
    prendo in giro 🙂 Puoi farlo anche tu con me, no? Di motivi ne hai tanti
    proprio. angela>

  28. Mi viene in mente La Peste di Camus. Cos’era? Realtà? Verità?Poi il Comma 22 di Heller a far da contrappunto a La Pelle di Malaparte. Ieri notte ho rivisto la Sottile Linea Rossa di Terrence Malick. Una sceneggiatura da un romanzo di Jones che è più “vera” del reale che c’è nel romanzo; ne La Regola del Silenzio di Enzo Carabba si trova un “vero” che copre tutte le invenzioni. Non voglio pensare di essere lettrice di libri dove una parola ha una sola interpretazione.

  29. vi siete riappacificati meno male mi sentivo in colpa.
    mi devi un favore ilposto genna ti fa la recensione adesso.
    prego ciao

  30. Biondillo scrive:
    “Il vero problema è che ancora ci tocca ripetere come un mantra sgonfio le stesse identiche parole.
    Dover continuare a giustificarsi, come in una sorta di continua sovraesposizione. Cose dette 3 anni fa che ti vengono riproposte come attualissime. Come se non ci si fosse mossi da lì, come se, spostandoci nella ricerca, non si sia spostato ANCHE l’orizzonte.”
    Gianni, ci siamo capiti al volo.

  31. Ci diamo delle arie, mi pare. Il pluralismo culturale viene tanto invocato…ma poi, a nessuno sta mai bene niente. Questo per dire che chiunque può dire la propria…se gli viene concesso.
    Amen

  32. GIULIO MOZZI: tra quelli che ritengono di aderire alle opinioni e convinzioni di Giovanni Paolo II, abbiano effettiva conoscenza di tali opinioni e convinzioni.
    BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA BLA

  33. Forza tutti a firmare l’appello Italialaica su nazione indiana.
    E’ fatto su misura per voi, o meglio dei vostri cervelli.
    Tutti in fila! Yooop!Yooop!
    Abbattiamo gli oscuri poteri che ci dominano e circondano!

  34. Nessuna “ricetta segreta della coca-cola”. Quelle che ho spiegato sono cose che dovrebbero essere scontate, ma quando ti capita un interlocutore a cui manca persino l’a-b-c, e continua a prendere fischi per fiaschi, tocca armarsi di santa pazienza e riassumere le puntate precedenti. Poi, per carità, c’è chi cerca di “andare alla radice”, e chi resta a fare polemiche vuote in superficie, sul “genere”, il realismo, cos’è la vera letteratura e come si contrappone a quella falsa, e tutte le solite minchiatelle. Si può quel che si fa, e in giro c’è più di qualcuno che non può proprio nulla.

  35. primo. mozzi ha ragione, però anche l’appello all’italialaica ha ragione. c’è un dato storico, prima di intitolare una via/piazza a qualcuno passa molto tempo. ce n’è uno surreale, la maggior parte della gente non ha idea di chi sia il personaggio storico a cui è intitolata la località di domicilio (il diaz di via diaz a napoli potrebbe essere armando, illustre militare, quanto ramon, celebrato centrattacco). c’è poi un dato culturale, le strade/piazze vengono intitolate a personaggi storici, e la storia d’italia è fatta da mazzini, da garibaldi, michelangelo e camillo, penso, conte di cavour. ma il vatikano è italia? come mai a new york non si pensa a john paul the great avenue?
    mi pare che al di là di tutto il problema sia nella istantanea beatificazione di questo papa, che poco ha fatto per il mondo e molto per la chiesa cattolica. per quanto mi riguarda il giorno che il caffè solubile otterrà il marchio doc si potrà tranquillamente procedere a intitolare una strada/piazza a poche ore dalla morte di chiunque.
    secondo. davvero non capisco la polemica di andrea b. primo perchè forse anche io certe cose le do per scontate, secondo perchè mi pare che andrea b si fermi ad accezioni troppo limitate di certe parole e si comporti come se ad ogniuna di esse corrisponda un unico e univoco concetto. non per difendere pascale, ma quando dice “empirismo critico quotidiano” mi pare che lo spieghi anche abbastanza chiaramente, poi può essere discutibile, ma non ridicolo nè trombonistico.

  36. Però andreac, non so quanti anni abbia andreab, ma mi pare che ci sia – non per tutto, su certe cose non sono proprio d’accordo – per quanto riguarda la terminologia quel rigore estremo che c’è spesso all’inizio di un lavoro o di un’attivià che a noi piaccia molto. c’è sing sing sing, scusate! 8 minuti di bellezza!

  37. Però andreac, non so quanti anni abbia andreab, ma mi pare che ci sia – non per tutto, su certe cose non sono proprio d’accordo – per quanto riguarda la terminologia quel rigore estremo che c’è spesso all’inizio di un lavoro o di un’attivià che a noi piaccia molto. c’è sing sing sing, scusate! 8 minuti di bellezza!

  38. non so, anche perchè, una cosa è il rigore e un’altra è l’esclusione di tutto il paratesto che si svolge attorno a una parola. è chiaro che se sto argomentando mi dovrò attenere quantomeno ad una costellazione di significato per ogni termine, però non posso nè escludere il viaggio di quella parola nella storia, nè precludere la psiibilità che quella parola possa formare di volta in volta sistemi planetari o buchi neri.

  39. “Nel 1979 Pol Pot fu detronizzato dall’esercito vietnamita (impresa che resta misconosciuta e per la quale il Vietnam non ha mai ricevuto alcun ringraziamento dalla ‘comunità internazionale’) e tornò a fare la guerriglia, stavolta contro il governo insediato dall’odiato paese limitrofo. Va ricordato che a quel punto, lui e i suoi Khmer si erano già macchiati di sistematici crimini contro l’umanità, ed erano da tempo i perfetti babau da evocare in chiave anti-comunista e neo-coloniale.
    Ebbene, in breve tempo divennero completamente etero-diretti dagli Usa, finanziati in chiave anti-vietnamita e anti-sovietica, facendo passare gli aiuti attraverso l’Onu, la Tailandia e la Cina di Deng Xiaoping.
    Zbigniew Brzezinski, ex-consulente per la sicurezza nazionale durante la presidenza Carter: ‘Ho esortato i cinesi ad appoggiare Pol Pot. Ho incoraggiato i tailandesi ad aiutare i Khmer rossi. La questione è: aiutare il popolo cambogiano [!]. Pol Pot è abominevole, noi non possiamo appoggiarlo, ma la Cina sì’ (cit. in William Blum, ‘Con la scusa della libertà. Si può parlare di impero americano?’, Tropea, Milano 2002).
    Ben presto, nel passaggio dalla presidenza Carter a quella Reagan, gli Usa abbandonarono anche le ultime remore, se si pensa che nel novembre 1980 Ray Cline, ex-vicedirettore della Cia e consulente della Casa Bianca per la politica estera, visitò una delle zone della Cambogia controllate dai Khmer rossi, ‘accolto con calore da migliaia di abitanti dei villaggi’ (così almeno diceva un comunicato ufficiale dei Khmer).
    Nel trienno 1979-81 gli Usa usarono il World Food Program dell’Onu e consegnarono alle forze armate tailandesi 12 milioni di dollari di viveri, destinati agli accampamenti Khmer lungo il confine con la Cambogia.
    Grazie alle pressioni degli Usa, i Khmer rossi mantennero il loro seggio all’assemblea dell’Onu fino al 1993, benché non fossero più al potere dal ’79.”
    Così, tanto per dare alcune informazioni…

  40. Be,si Franco,devo confessarti che queste cose io non le sapevo.Visto che hai letto tanti bei libri,mi sai spiegare l’holomodor.ovvero quei sei milioni di ucraini che morirono di fame perchè Stalin li privò delle terre.Certo pure quella sarà colpa degli americani,sempre loro,e di noi sporchi capitalisti.E dell’ungheria 1956,che mi dici.E dei gulag?Vittime:milioni.vuoi mettere con la caccia alle streghe in America.Vittime: i due Rosemberg.Alla fine,poi s’èsaputo che erano davvero due spie dei Russi.Che gli passavano notizie sull’atomica. Ein quel periodo:Guuerra Fredda.Tu certo sai. Una delle solite robbe degli americani.Ma tutte le cazzate che ci hanno scritto e che ci scriveranno sopra i de Lillo e i lsuoi cloni italiani, wu ming, meno pallosi dell’originale.Non è che ci voglia molto.E del 68?Quello di praga.Sempre gli americani?Del resto s’è letto che sono stati loro ad autombardarsi le torri.Magari il libro l’ha stampato il tupo Tropea.Un po’ come quei due fratelli romani arsi vivi da Lollo-a proposito quand’è che scrive un romanzo alla Battisti pure lui che poi lo facciamo leggere a tutta la nazione indiana?

  41. Filippo, mi ricordi quello sketch di Guzzanti (dal “Caso Scafroglia”) in cui uno con un macchinone tira sotto un pedone sulle strisce, il pedone si lamenta, chiede l’ambulanza, vuole compilare il modulo dell’assicurazione, ma l’automobilista comincia a sbraitare sul comunismo, Stalin, i gulag, e lasciateci lavorare, smettete di remare contro, siete nemici della democrazia etc. Il pedone dapprima si stupisce, poi capisce di avere a che fare con un matto, decide che è meglio lasciar perdere e se ne va. L’automobilista sorride e strizza l’occhio alla telecamera e fa: – Aò, funziona sempre! – poi risale in macchina e riparte.
    Beh, non funziona sempre, lo si è visto domenica. L’espediente è abusato e logoro, non ci si vincono più le elezioni, figurarsi le discussioni sui blog.
    Quanto alla tua ossessione per i WM, non vorrei sembrare un loro avvocato difensore (un po’ come andrea b. quando si parla di nazione indiana), ma volevo farti notare – è una cosa notoria ma tu mi sembri uscito da una camera d’ibernazione della guerra fredda – che si chiamano così in omaggio ai dissidenti cinesi (“wu ming” è come si firmano nei loro samizdat). I dissidenti, non so se è chiaro. Sul sito linkano Italia-Tibet.
    Che esista e sia sempre esistita una sinistra (anche radicale) non stalinista, anzi, anti-stalinista e spesso prima vittima dello stalinismo, è una notizia che potrebbe shockarti, per questo te la si dovrebbe dare in piccole dosi, ma qui non c’è tempo e tocca essere bruschi.
    Su giap non ho mai visto citato Stalin (in compenso ho visto citata “Giustizia e LIbertà”), mentre ogni numero si conclude con una massima di Voltaire: Ho sempre rivolto a Dio una preghiera, che e’ molto breve: ‘Signore, rendete ridicoli i miei nemici’. E Dio l’ha esaudita”.
    A giudicare da post come i tuoi, hanno ragione, Dio è con loro.
    Marx era un prosecutore critico dell’illuminismo, non un suo affossatore. Erano marxiste anche le socialdemocrazie europee e addirittura i lib-lab inglesi, Marx non ha niente a che vedere con l’URSS e i gulag, come non ci ha niente a che fare Gramsci ecc. Lo riconosceva persino un filosofo politico libera-conservatore come Raymond Aron. Oggi lo si studia in tutto il mondo per quello che ha scritto e per il suo contributo alla modernità, non per i crimini compiuti in suo nome molti decenni dopo la sua morte.
    Sui Khmer rossi, non sapendo cosa dire di fronte alla verità, ti limiti agli insulti, “voi comunisti”, Stalin etc. Non funziona più, vedere comunisti dappertutto. D’ora in poi, quando investi qualcuno, dovrai assumertene la responsabilità. Al volante c’eri tu, non Stalin.

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