COME UN RACCONTO DI LOVECRAFT

Segnalazione numero uno. Questa sera alle 21 (replica domani alle 9) su Millepiani, la trasmissione di Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone in onda su Cult Network Italia, intervista a Toni Negri. Che dice, fra l’altro, “Io penso che oggi ci sia la possibilità della costruzione di un’organizzazione mondiale, non le nazioni unite, ma moltitudini unite, che assume non il tema del mantenimento dell’ordine come l’ONU alla fine della seconda guerra mondiale sulla base di rapporti prestabiliti da quella che era la potenza bellica, e la vittoria del mondo occidentale: un’organizzazione sociale per la trasformazione del mondo. L’imperialismo è finito, le singole nazioni non riescono più a sviluppare meccanismi di repressione, di colonizzazione di altre parti del mondo. La miseria sussiste, ma c’è al nord come al sud, nelle banlieues delle grandi capitali del nord. Il centro di Johannesburg non è diverso dal centro di Shanghai o da quello di New York, ma intorno c’è questo accumulo di miseria che la globalizzazione poi dinamizza, inserisce nei circuiti dell’emigrazione. I confini non ci sono più”.
Segnalazione numero due. Su Carmilla, in due puntate, lungo intervento di Vittorio Catani dal titolo C’è qualcosa di nuovo che avanza… anzi, di giurassico. Uno stralcio:

“Uno dei più (giustamente) noti racconti fantastici di Howard Phillips Lovecraft, L’estraneo (1921), narra di un individuo che ha vissuto anni in una zona rischiarata da una persistente luminosità crepuscolare, completamente isolato, cibandosi di erbe e piccola selvaggina locale. Di colpo è come se si risvegliasse: si osserva intorno stupito, il tempo trascorso sembra un sogno o un incubo strano e distante, si meraviglia di esser sempre rimasto lì ignorando quanto non fosse ogni sua personale necessità contingente. Ora deve sapere. Scopre, guardando in su, che il “cielo” sembra un lontano soffitto in forma di torre o camino chiuso. L’individuo, improvvisamente tormentato dalla curiosità, azzarda una faticosa salita arrampicandosi sulle pietre. Giunto al “tetto” lo solleva come fosse un coperchio, scoprendo “fuori” un panorama assolutamente nuovo. Esce, intuendo di trovarsi solo ora al livello del suolo: dunque prima ha vissuto per anni sepolto, lontano dalla realtà. È notte fonda e il chiarore argentato della luna lo stupisce. Gli giungono sprazzi di una musica dolce, lontana: calamitato, si avvia verso il richiamo. Giunge a una sorta di castello. Si inoltra di nascosto: dalle finestre a livello del suolo scorge persone ridenti vestite a festa, che danzano in un salone riccamente arredato. Decide di unirsi alla comitiva, dimenticare, recuperare i decenni perduti in un’ibernazione insensata. Attraverso un finestrone mette piede nella sala.

Ma ecco, tutto cambia: la musica tace, i festanti si bloccano con una smorfia atroce sui volti, arretrano urlando. L’individuo intravvede in lontananza un essere d’una mostruosità assoluta che pare voglia anch’essa infiltrarsi nella festa. Forzando il disgusto, avanza verso il mostro. Il silenzio è divenuto tombale. Anche il mostro va verso di lui. L’individuo tende una mano per toccarlo, il mostro lo imita. Solo allora, al tatto, si rende conto sconvolto di trovarsi di fronte a qualcosa che non aveva mai visto: uno specchio, riflettente la sua immagine.

Perché descrivere dettagliatamente, forse pedissequamente, questa storia? Perché essa mi sembra abbia più d’una analogia con la “nostra” attuale condizione. Per anni abbiamo tutti dormito sonni malati, in realtà sapendo nel nostro intimo più riposto della nostra condizione anomala, ma rimandando sine die il momento della verità. Alla fine qualcosa ci svegliato bruscamente: le nuove telecomunicazioni, l’emergere del Villaggio Globale, il poter essere contemporaneamente compresenti – sia pure virtualmente – in ogni zona del mondo attraverso resoconti e immagini. Il flauto magico dei cavi telefonici, della grande rete, delle tecnologie wireless, ha mostrato l’altro volto: ha scoperchiato la pietra sotto cui avevamo rimosso il magma verminoso che ora improvvisamente ci aggredisce, e nel quale rispecchiamo il nostro autentico essere: la mostruosità. Impossibile per tutti noi, dopo il risveglio, ignorare ancora la reale condizione del mondo, soprattutto ignorare i motivi per i quali il mondo rispecchia la nostra mostruosità: abbiamo vissuto per secoli, viviamo tuttora, in una eterna festa danzata vampirizzando ricchezze altrui, avendo ucciso o provocato la morte di milioni di persone, avendone ignorate le necessità, non spostando un dito per intervenire concretamente, depredando, devastando irreversibilmente ambienti, sostenendo mafiosi governi fantoccio, compromettendo masochisticamente il nostro stesso futuro e quello dei nostri figli, imponendoci al mondo con quella che definirei “la ragione della forza” (parafrasando qualcuno che pubblica libri, “la maggiore scrittrice italiana” che inveisce dal suo eremo ma difficilmente si risveglierà)”.

78 pensieri su “COME UN RACCONTO DI LOVECRAFT

  1. Piace molto Nanni Balestrini.
    Vittorio Catani è un grande, che sa bene quello che dice.
    E nel giurassico che avanza, adesso pure la Fallaci dovrebbe diventar senatore a vita? Ma in che c***o di paese siamo? In quello degli italioti.
    Saludos
    Iannox

  2. A causa del carattere necessariamente (lo comprendo) generico della trasformazione del mondo di cui parla Toni Negri, non mi riesce di capire se essa includa o meno la trasformazione di Toni Negri medesimo.

  3. Strano, non provo alcun
    cosmico senso di colpa.
    L’alternativa quale sarebbe?
    Essere tutti miserabili allo
    stesso modo? Smettere di
    imparare e di sforzarsi di essere
    il meglio che posso essere per
    non rubare la scena a quelli che
    non vogliono o non possono
    farlo?

  4. Invece io penso che quello che è successo ieri nei paesi colpiti dallo tsunami sia un esempio molto preciso di quanto dice Toni Negri.
    E anche di come i mezzi a nostra disposizione ci costringano a svegliarci come scrive Catani.
    Chiedo: ci sono libri in cui tutto questo viene spiegato?

  5. serena, puoi farti qualche idea andando a vedere Supersize me di Morgan Spurlock, esce al cinema fra una settimana insieme al libro.

  6. L’alternativa sarebbe fare qualcosa “di serio” perche’ l’80% del mondo non sia miserabile. Sarebbe anche continuare a
    imparare e a sforzarsi di essere il meglio che si puo’: il che automaticamente dovrebbe riportare al punto precedente.
    Secondo me, ovviamente.

  7. Lovecraft e’ un visionario, Negri pure, solo che non lo sa. Non capiro’ mai come il professore possa riscontrare tutto questo successo.

  8. c’è un articolo molto interessante di slavoj zizek che si chiama “welcome to the desert of the real”, lo si può trovare nelle sue varie stesure su:
    http://www.egs.edu/
    in italia è pubblicato da meltemi in un volume dallo stesso titolo.
    le riflessioni di zizek rigurdano appunto quella contrapposizione sempre più evidente tra occidente e terzo mondo. dentro, ricco e fuori, povero e desertificato.
    questa è una contrapposizione e la sua evidenza sono diventate strumentali alla definizione del primo mondo. la nostra è una cultura che di definisce per contrapposizioni , contrapposizioni che si fanno sempre più nette. ciò che sta diventando inevitabile è proprio l’irrompere del “negativo” nel “positivo”. questo non tanto grazie ai media, che spesso, al contrario aumentano la distanza fra dentro e fuori, ma proprio perchè la polarizzazione traccia confini netti, muri alti che nascondono a qualsiasi sguardo l’altro. una volta che questi si rende visibile la sua presenza sconvolge tutto…l’11 settembre ha lasciato un cratere desertico al posto del simbolo della causa della desertificazione.

  9. Seguo il pensiero di Negri da sempre, cerco sempre di non perdermi proprio nulla di quanto scrive e continuo a pensarlo come uno dei più attenti osservatori delle trasformazioni del mondo. Il suo libro su Spinoza è straordinario.
    Per capirlo bisogna solo leggerlo e rileggerlo

  10. Dirò ancora di più di Franco 🙂 Non si capisce perchè, anche se me li regalano i libri (ogni tanto) debba sprecare il mio tempo a leggerli tutti, e a parlarne. Con tutti i libri belli, di cui non si fa mai in tempo a parlare!!!

  11. no, la stroncatura è di per sé poco costruttiva, almeno se si pone in questi termini. è vero che siamo in tempi di buonismo galoppante, ma stroncare significa annientare.

  12. forse non è chiaro che i blog non il luogo di recensione, sono diversi dalla pagina culturale dei giornali.
    ha ragione giorgio agamben quando parla di era della delazione. in rete trova spesso sfogo la paranoia. i gangli attorno a cui si sviluppa qualcosa in più del semplice accumularsi di immagini di fiche, culi e tette assume per molti i connotati di una setta o loggia di cospiratori da denunciare, portare allo scoperto.
    malati.

  13. di una stroncatura: perchè nei blog letterari non stroncate mai e parlate sempre bene benissimo di questo e quello?
    perchè non esistono più le stroncature?
    sui quotidiani si sa, è tutta una marchetta con gli uffici stampa. Ma anche i blog???????

  14. Ma è necessario anche mettere in guardia i lettori ingenui.
    La letteratura ha sempre avuto bisogno della stroncatura, i mediatori l’hanno abbandonata solo ultimamente.
    Per esempio: perchè Roberto Cotroneo ha smesso di stroncare con il nome di Mamurio Lancillotto solo quando ha cominciato a pubblicare romanzi?

  15. Non vedo perché dovrei comprare libri che non mi interessano e non fanno per me, solo per poterne parlare male. Preferisco leggere quello che mi interessa e parlare di quello che merita. Di vita ce n’è una sola, e i soldi non crescono sugli alberi.

  16. 22 gennaio 2005
    di Ludovico Tadei
    Alla fine doveva accadere. Dopo il Nobel per la letteratura assegnato in modo bizzarro a Dario Fo, dopo quello per la pace attribuito al palestinese-miliardario Yasir Arafat, fondatore del gruppo terroristico Al Fatah, Le Nouvel Observateur, settimanale chic della gauche francese, ha inserito il nostro Toni Negri tra i venticinque pensatori viventi più importanti del mondo. Non è uno scherzo. Significa che il teorico di Autonomia Operaia, celebre “cattivo maestro” degli anni ’70, condannato a trent’anni di galera perché corresponsabile della deriva terroristica in Italia, sarebbe uno cui chiedere lumi sulle future sorti del mondo. Sulla questione ci piacerebbe sentire il parere dei suoi ex-adepti, quelle decine di migliaia di creduloni che alla fine, come voleva lui, hanno gridato (prima), picchiato (quasi subito), ucciso (poco dopo) e che si sono fatti (ogni tanto) la giusta galera, mentre il maestro, sgambettava celermente verso gli accoglienti salotti parigini. Superfluo chiederlo a chi è stato insultato, perseguitato, picchiato. Per i morti ammazzati basta il parere di vedove e orfani.
    Il “Nuovo Marx” , come lo definisce il settimanale francese è reduce dalle fatiche editoriali di Impero, vero mattone per fedelissimi, talmente indigesto da dover essere preso come capolavoro a scatola chiusa (l’unica variante di fondo, rispetto ai bollettini degli anni ’70, è che le stesse cose, i bla-bla infiniti contro l’imperialismo etc..etc… non si concludono con la vecchia esortazione a delinquere, ma restano sospesi come un avvertimento, diventando una sorta di manuale Fantasy). Recentemente Mr. Negri, già “rottamato” dalla storia, è stato “rottamato” anche dall’ultrasinistra francese che lo ha ripetutamente contestato (pare si sia imborghesito) in occasione dell’ultimo convegno parigino sul “Concetto politico di impero postmoderno”. E forse per distrarsi un po’ (ahinoi..), di tanto in tanto frequenta tematiche legate all’arte e al fare arte. In una letterina “All’amico suo carissimo”, il pittore Montesano, Toni Negri chiosa, nel crescendo che concluderà la missiva con una citazione in francese tratta dall’Inhumain di Lyotard, «Capire cos’è l’arte oggi è comprendere come il dolore di un mondo perduto può avventurarsi su un continente nudo e sconosciuto, per creare – essere – nuovo».
    Non è dato sapere se Le Nouvel Observateur conosca nel dettaglio le qualità critiche del suo protetto (un altro passaggio? «Ora la libertà si è fatta totale perché la nostra miseria è tanto grande quanto la nostra libertà e la nostra immaginazione capace di confrontarsi all’infinita possibilità del vuoto». Ancora. «Ogni brechtiana estraneazione che preparasse una successiva dialettica riconquista, ogni esperienza che si aprisse alla trasfigurazione, c’è rifiutata»), certo la peculiarità di questi passaggi, la loro meritoria esistenza sembra stare nell’assenza di senso compiuto. Probabilmente, vista la durezza di questo mondo, la prosa datata, supponente e autoreferenziale può essere apprezzata solo in funzione anestetica, rassicurante nella sua totale inapplicabilità.
    E non dimentichiamo l’evento politico Cicciolina, la farsa Andreotti, lo scemo del villaggio Pecoraro Scanio, il ritorno di Pomicino e quanto altro faccia dell’Italia il paese delle Meraviglie.
    Toni negri? Toni a sfumature di grigio: troppo inquinamento.

  17. io poi sulle citazioni che fa non trovo proprio niente di autoreferenziale, sono pregne, caso mai. se tadei non ha capito brecht sono cazzi suoi, magari se lo potrebbe andare a studiare.
    l’articolo, poi, è pieno di livore. se il nobel a dario fo può essere discutibile allora tocca discuterne, altrimenti posso scegliere un qualsiasi aggettivo ed usarlo. io trovo il nobel a kissinger alquanto arcuato. la situazione internazionale è araldica… ecc. ecc.
    da discutere è anche il concetto di “prosa inapplicabile”, ma la questione qui è lunga.

  18. Ecco, l’articolo di Tadei è un buon esempio di cos’è un insieme di parole ben articolate che non dicono proprio nulla.
    Non ne emerge neanche una acca di una parvenza di giudizio critico.
    E’ solo una opinione, un pensiero umorale. Diffidate dalle opinioni e iniziate a studiare e pensare. E per fare entrare dentro la propria testa tutto lo scibile di Negri ci vuole parecchio tempo, molto tempo. Poi, se ne può discutere.
    In quanto alla classifica dei più grandi pensatori contemporanei beh, io tra i primissimi avrei messo Alexis Philonenko
    e Pierre Boutang ed Elemire Zolla.

  19. Valchi, io sono per la democrazia, figurarsi, e credo che tu lo sappia. Proprio per questo credo che a volte non sia giusto che tu ti lamenti di scarsa democrazia su questo blog, dopo che hai “cagato qui”, direbbe wu ming, questo pezzo. mi spiego. e mi ripeto. Non ti lamentare, se qualcuno ti tratta con snobismo. Magari lo snobismo è sempre ingiustificato. ma tu “presti il fianco” – per usare un’espressione che rende bene, anche se a me non piace. Non puoi affiggere (cagare qui, ripeto e faccio mai l’espressione) un brano tratto dall’araldica della parrocchia e pensare di aver estrapolato un brano del Tractatus…di Wittgenstein. Se vuoi polemizzare che polemica sia. E’ così bello! ma per carità. lo sa pure Storace che per polemizzare con Diliberto è da Drieu de La Rochelle, Celine, Nietszche, Sade, D’Annunzio, Waugh, Wodehouse, Leni Riefensthal, che biosgna scegliere. Non il fratello moscio di Oriana Fallaci.

  20. Sono un noto marchettaro:
    batto da mane a sera
    prima che mi possa sedere
    sul mio dolente sedére
    e così consumare una magra
    magra cena. Dio, che pene! ^___^
    Saludos
    Iannox

  21. Se mi dici esattamete cosa devo spiegarti, molto volentieri: la pratica brechtiana, il perchè ti ho difesa, la Tripodi, Wittgenstein, i ricordi personali, la disputa Negri-Piperno, il diminutivo usato in riferimento all’età adolescenziale, la tua affermazione sul non aver capito quel che ho detto?

  22. Intanto Ilposto…da chi e perchè mi avresti difesa?
    E poi…potresti spiegarmi per esempio come mai hai sentito la necessità di spiegarmi così tante cose senza fermarti un attimo a domandarti se fosse anche una “mia” esigenza farmele spiegare. Cerchi mai di capire una persona sul serio o pensi sempre, quando leggi un commento, al perchè l’avresti scritto “tu” un commento del genere?

  23. …e poi non l’avevo davanti, ma per ciò che riguarda Brecht fa anche un riferimento alla pratica politica. ma non mi va di spiegare. mi va di raccontare, cosa che di solito fai tu, Valchi, con le tue nonne, e i tuoi zii con le medaglie e le legion d’onore. allora. alle superiori, fatte in un buon liceo di una citta di provincia al sud, successe che una ragazza andò – fece andare la madre – dal preside per accusare una prof di filosofia. l’accusa. “Usa parole troppo difficili per il nostro livello”. Il preside si sentì in dovere di rimproverarla davanti a tutti, e lei, “Mi scuso, ma ho solo usato la – e scusatemi se uso questa parola – terminologia filosofica…”. passò per pazza per molti/e di noi, la professoressa Tripodi. però per altrettante/i, divenne un “modello”, e senza medaglie. per sapere qualcosa, per insegnare qualcosa, per dire, qualcosa, devi correre il rischio che ti si prenda per pazza. meglio pazza/o, che beghina di chiesa, no, pronta/o a puntare l’indice contro la “diversità”, qualsiasi essa sia?

  24. …e poi, e scusa se mi permetto di spiegarti, ma solo perchè ci sconosciamo da un po’ Che c’è da capire: grande miseria= grande libertà = capacità immaginativa infinita; puoi non essere d’accordo, ma se hai sfogliato anche solo una volta un qualsiasi manuale di filosofia la cosa dovrebbe essere molto chiara, e ancora: (riferito a Brecht, l’estraneazione) pensavamo che il culmine della conoscenza, per ciò che riguarda l’arte – diciamo così – l’avremmo raggiunto con la capacità di estraneazione, e invece tocca essere tutti dentro di noi (poveri, liberi e “immaginanti”): che c’è da capire? Mi potrai dire, “Non mi piace”, “Non sono d’accordo”. “Ti spiego”, ma non “Non si capisce…”, non lo dire. Perchè se no quando qualcuno ti spiega e capisci, che scusa trovi per dire che sei “in modo preconcetto ostile”? E forse scusami anche un po’ perchè “ignori”? Ti ripeto, odio spiegare. Perchè di solito preferisco che mi spieghino. Anzi. C’è qualcuno disposto a spiegarmi perchè è così facile insultare e così difficile mettersi a studiare? Sono disposta a scambiare conoscenze (anche se piccole, ma conoscenze) invece d’insulti. Grazie.

  25. In tutto ciò, Valchi – ma non hai sedici anni, vero? – fra Negri e Piperno (assessore alla cultura del comune di cosenza) – vecchia disputa, perchè il primo è gergale, il secondo più sentimentale come approccio, e nella prosa che usa – preferisco il secondo. quindi, non ho difeso Toni negri. come al solito, valchi, ho cercato – come è giusto fare fra persone che si conoscano anche solo un po’ – ho cercato, per quel che posso, di proteggere te.

  26. Non condivido nè mi oppongo, semplicemente osservo quanto c’è scritto e rifletto.
    Volevo più che altro capire cosa pensavate Voi. In fondo non dovrebbe servire ad ampliare i miei orizzonti mentali confrontarmi con Voi? 🙂

  27. IlPosto sai…mi devi scusare, forse io sono un pò, come si dice, “corta”? Ma….non ci ho capito nulla di tutto quello che hai detto o che hai tentato di dire. Una sola preghiera: chi parla liberamente non ha bisogno d’esser difesa e dunque – a proposito di anni ne ho 32 – dicevo dunque….seppure amichevolmente….non mi difendere te ne prego!
    In primo luogo perchè non ho l’obbligo di farmi prendere per pazza, in secondo luogo perchè posso, credo, liberamente cercare di esplorare il vostro pensiero, in terzo luogo perchè forse semplicemente avevo trovato una “cosa” da cui ho preso spunto per un altro tipo di osservazione; in quarto luogo perchè – e scusami se ti togo la prerogativa ma mi sembra doveroso verso me stessa – mi so difendere benissimo da sola quando ce n’è reale bisogno. In quanto alle nonne agli zii ai racconti, te ne prego…ti esorterei gentilmente a non usarli nei controcommenti; sono molto meno furba ed in cattiva fede di quanto pensi e potresti ferire la mia sensibilità. Ora se possibile, puoi ripetermi in maniera diversa e comprensibile anche agli idioti come me cosa volevi dire?

  28. E poi, Valchiria – visto che hai 32 anni, pensavo meno – non darti dell’idiota – come insegna Dostoevskij, che ha ripreso da un modello molto più noto – gli “idioti” sono cari al Signore. Sono quelli che non sanno niente. Tu invece sai.

  29. ti ricordi quando ti hanno insuktato “tutti” in un post di qualche mese fa . settimana – , e ho dato agli altri dei “razzisti”? Allora eri contenta di essere stata “difesa” e mi ringraziasti. Volevo evitare che si ripetesse una cosa del genere. Sono sempre del parere che le cose possano essere comunicate non usando la “ragione della forza” (per tornare in tema) ma “la forza della ragione”. La terza domanda non l’ho capita, e non perchè mi consideri una “amata dal Signore”.

  30. IlPosto
    faccio finta d’esser tonta e prendo come un complimento la tua asserzione circa la mia età. Poi, nella mia sana ignoranza, almeno ho avuto la fortuna di conoscere la signora Ironia, la quale m’ha insegnato che posso chiamarmi idiota pur mantenendo di me un’alta considerazione. Mi spiace ma non trovo il nesso tra il mio commento (che poi era la semplice trasposizione di qualcosa scritto da altri) e tutti quelli tuoi che son venuti dopo.

  31. Ah, se il tuo “commento era la semplice trasposizione di qualcosa scritto da altri”, non ritiro tutto quello che ho detto. Sarebbe un’ipocrisia dirlo, visto che rimarrebbe scritto. ma non mi scuso, perchè potrebbe sembrare che ho equivocato. Mi ha fatto piacere avere con te una sana e democratica discussione. vedi, che con l’ironia – Ironia diresti tu – tutto diventa possibile?

  32. Se difendo qualcuno non lo faccio notare. Se lo faccio notare mi aspetto consapevolmente che mi si dica:- Chi te lo ha chiesto?-
    Due: cosa c’entra il post di un mese fa con questo? Come fai a sapere che tutti mi avrebbero attaccato? E poi scusa…mica sono io Tadei!. Forse sai già come la pensano tutti a riguardo e come avrebbero reagito esattamente? Dunque, cosa stai dicendo…che sotto sotto ci sia un pensiero massificato che impedisca a chiunque di fermarsi a riflettere prima di massacrare qualcuno?
    A proposito…io ho precisato: che so difendermi benissimo da sola (visto che ti senti in dovere ti tolgo il peso, perchè una buona azione è tale soltanto quando non la si fa notare) quando ce n’è realmente bisogno. Non mi pare ce ne fosse bisogno. Qualcuno per fortuna mi ha chiesto:
    Valchiria, non ho capito…condividi?

  33. …quindi, Valchi, scusami adesso, o si torna a parlare di Tadei e della “ragione della forza” o non ho voglia nè tempo, nè il diritto, e neanche il dovere, di dedicarmi a tematiche personali. Ti ho solo “ricordato” un evento. E’ del post di Lipperatura che dobbiamo parlare, scusa.

  34. …”e” non mi scuso, volevo dire, non “ma”. non si capiva che fosse una trasposizione, sembrava più un’occasione per argomentare, giustamente dal tuo punto di vista, a partire da un testo che se non tutto, almeno in parte, condividevi. questo sì, non si capiva.

  35. E’ un problema grave.
    Il dottor Toni Negri formula come sempre, ipotesi irrealizzabili.
    Questa è la forza della sua originalità che pare intelligenza.
    Pare.
    Mai confrontata con una prassi.
    E’ già difficile riformare l’ONU, ( e sarebbe molto buono) e renderla più efficiente e meno dipendente dalle volontà delle grandi potenze e il detto Negri già propone, di bel suo, la ideale soluzione finale dei problemi del mondo, facendo finta che i problemi diplomatici, eocnomici, di sviluppo civile e di difficile coesistenza non esistano.
    Sotto tutto ciò c’è forse una grande sciocchezza, temo.

  36. Scuse? Mi sembra che siano un’altra cosa che non ho chiesto.
    E poi si capiva cosa? Che condividevo il testo? Ah ma siamo a cavallo!
    IlPosto,
    allora dimmi…politicamente come collocheresti Andreotti e Pomicino?

  37. Forse non è un caso, no, Bianco, che Negri metta assieme alle teorie politiche delle “teorie letterarie”? Forse non è un caso che citi Brecht? Forse è un modo di dedicarsi alla politica, meno politico e più – come dire? – letterariamente umanistico, il suo? Non sto dicendo che funzioni. Non sto difendendo Toni Negri. Sto dicendo che Toni Negri, prima di essere criticato – e di motivi per criticarlo ce ne sono tanti – dovrebbe essere capito. E se non si vuole studiare lui, forse dovrebbero essere studiati i suoi testi di riferimento. Se no, dire così, che fa danno, che vuol dire? Sono quarant’anni che sento dire, “Toni Negri fa danno…”. A chi? A cosa? Io ho visto, di recente che almeno a una situazione ha fatto bene. Alla casa editrice a cui ha fatto guadagnare. E non sparando luoghi comuni, nè promettendo paradisi – fiscali o artificiali, è lo stesso – impossibili da raggiungersi. E’ un modo di analizzare il reale, il suo. E’ un’affermazione di buon senso la mia.

  38. Scuse? Mi sembra che siano un’altra cosa che non ho chiesto.
    E poi si capiva cosa? Che condividevo il testo? Ah ma siamo a cavallo!
    IlPosto,
    allora dimmi…politicamente come collocheresti Andreotti e Pomicino?

  39. Ah. Sono andata avanti, perchè le caratteristiche del tuo discorso – così come del mio – sono simili a quelle di tanti altri discorsi che vengono fatti su questo blog. Mi si erano accumulate un po’ di questioni e mi pareva democraticamente e senza offenderti – lo spazio delle parole e delle argomentazioni, vivaddio, anche se c’è una maggioranza di destra, è libero, no? – di poter prendere a occasione quello che avevi detto per parlare anche di altro. Tripodi, Beghine di chiesa, Ricordi Personali, Insulti vs Comunicazione. Tutto ciò mi pareva peraltro che si adattasse bene al tema proposto dalla padrona di casa – che cerco di non dimenticare – la forza della ragione opposta alla ragione della forza

  40. scusate, non entro nel merito della diatriba, ma resta una domanda senza risposta: Valchiria, condividi?
    o….
    perchè hai sentito l’esigenza di postare quell’intervento? lo consideri pertinente al di fuori della curiosita’ di valutare le risposte altrui?
    Io conosco poco Negri, non ho grande simpatia per l’Autonomia Padovana e non prenderò nessuna posizione perchè tropoo iignorante per farlo, ma la curiosita’ per le tue risposte vorrei levarmela:-) puoi aiutarmi ?

  41. Nelle vignette de Il Male. Te lo ricordi? Era un modo di esercitare la “forza della ragione” divertente e altamente pedagogico.

  42. Che le ipotesi di Toni Negri siano “irrealizzabili” è un’affermazione infantile, nel senso della mia nipotina che dice “non è così” perchè ha tre anni. Le ipotesi di Negri sono tutt’al più “irrealizzate” (quelle passate) o “di difficile realizzazione” (quelle attuali): non è solo una questione grammaticale, è una questione di igiene linguistica e di relazioni tra la lingua e la mente. Se prendo il Negri degli anni Settanta faccio presto a dire che la rivoluzione non si è realizzata: le modificzioni della società del lavoro, dei soggetti sociali, la fine dell’operaio-massa invece bisogna avere gli occhi foderati di mortadella per non vederli. Per inciso: Bruno Trentin, nei seminari di studio che faceva degli anni Sessanta, non la pensava diversamente: se il solo Negri ha sviluppato certe intuizioni la colpa non è sua. Certo Negri è più bravo nell’analisi, e meno nella sintesi (ha sin troppa fretta di sintetizzare, direi): ma a me non mi aggradano la pappa pronta e i libri che mi dicono come pensare, preferisco un libro intelligente ma monco: la parte mancante ce la metto io, anche con l’uso della critica (filosofica=ricerca dei limiti).
    Ma soprattutto: ogni volta che Negri compare in iscritto o per immagine, si sviluppa una polemica idiota (dal greco: l’idiotes è chi se ne sta per i cazzi suoi invece di andare nella pubblica piazza, a veder come stanno veramente le cose). Negri non è stato un maestro, nè buono nè cattivo: quando lo hanno arestato era politicamente ininfluente (salvo forse a Milano, dove per altro il gruppo di Rosso era più mediatorio che estremistico all’interno dell’Autonomia), il suo ruolo di “grande mente” se l’è inventato Calogero. Discutere sul “cattivo maestro” significa sostituire al funzionamento dei neuroni (quelli che si mettono in moto nel leggere i libri, di norma ma non sempre: non nel lettore tagliato-e-incollato da Valchiria, ad esempio) e di “calogeremi”. Che, per inciso, sono stati giudiziariamente smentiti: Negri è risultato innocente delle accuse di essere il capo della Spectre o di chissà cos’altro, gli otto anni di galera (che si è fatto per intero, compresi i pestaggi in carcere, il rifiuto di vedere la madre morente, la distruzione dei manoscritti in cella, la detenzione con i brigatisti che lo aspettavano nell’ora d’aria per eseguire la loro condanna a morte, la perdita della cattedra universitaria) sono dovuti allo stesso reato (aver favorito la fuga di un amico colpevole di omicidio) per il quale Muccioli è stato condannato a otto mesi. Dopo di che a me Negri non sempre piace: ma questa è un’altra storia.

  43. Uno dei motivi per cui io per esempio – pur apprezzando molto la sua capacità analitica – preferisco Piperno – diatriba fra lui e Negri è termine scherzoso – è che il secondo molto di più pone l’accento sulla ” comunità minima”, invece che su quelle come dire, “massime”. Molto di più il secondo si sofferma sulle “relazioni individuali, sentimentali, emozionali io, tu…le pratiche comuni, alternative”. Lo trovo – il secondo – meno teorico, ma non di minor spessore. Certo Bianco, se ti aspetti che Piperno o Negri parlino di – faccio per dire – “polizia internazionale” per placare i conflitti, è solo che – come dire – non sono gli intellettuali giusti per farlo. E siccome che pensino in altro modo di intellettuali ce n’è veramente tanti, che si sia d’accordo o meno con Negri, (e Piperno) mi pare giusto che si studi e si analizzi quello che dice (dicono, fanno).

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