KING E IL MISTERO

King Sta arrivando il nuovo Stephen King, Colorado Kid (esce martedì, in Italia per Sperling & Kupfer). L’espresso anticipa la postfazione, e dalle medesima traggo il finale e le riflessioni del nostro sul mistero.

A proposito di mistero (di micromistero, via): se qualcuno fosse per caso curioso di sapere cosa andava a fare la sottoscritta a Torino, la risposta è da domani mattina (10.30) su Rai Tre. Ma se avete più di quattordici anni e non vi interessa la scienza fate come se non avessi detto niente. 

….prima di lasciarvi, vi chiedo di considerare il fatto che viviamo in una rete di mistero e ci siamo semplicemente abituati a questa verità a tal punto che abbiamo cancellato la parola per sostituirla con un’altra che ci piace di più, vale a dire realtà. Da dove veniamo? Dove eravamo prima di essere qui? Non si sa. Dove stiamo andando? Non si sa. Ci sono molte confessioni che vi assicurano di avere le risposte, ma quasi tutti noi abbiamo l’intimo timore che possa essere tutto solo un inganno allo scopo di riempire i piattini delle offerte. Nel frattempo ci troviamo a partecipare tutti a una sorta di partita coatta a mosca cieca mentre precipitiamo in caduta libera da ‘Dov’è è’ a ‘Brancolo nel buio’. Qualche volta scoppia una bomba e qualche volta l’aereo atterra senza problemi e qualche volta l’analisi del sangue è in ordine e qualche volta la biopsia è positiva. Il più delle volte la telefonata brutta non arriva nel cuore della notte ma qualche volta sì e comunque vada sappiamo che a un certo punto ci lanceremo con il pedale a tavoletta dentro il mistero.
È pazzesco essere capaci di conviverci e non perdere il lume della ragione, ma è anche bellissimo. Io scrivo per scoprire che cosa penso e quello che ho trovato scrivendo questo libro è che forse, ma proprio forse, è la bellezza del mistero a consentirci di vivere sani di mente mentre pilotiamo il nostro fragile corpo nella gara di demolizione che è il nostro mondo. Non ci passa mai il desiderio di toccare le luci nel cielo e non ci passa mai la voglia di sapere da dove venisse Colorado Kid (il mondo è pieno di Colorado Kid). Volere potrebbe essere meglio che sapere. Non lo dico con alcuna certezza, mi limito a suggerirlo. Ma se venite a dirmi che non sono stato all’altezza del compito e non vi ho raccontato di questa storia tutto quello che c’era da raccontare, vi risponderò che vi sbagliate della grossa.

68 pensieri su “KING E IL MISTERO

  1. “Sono il messia e porto la parola, la parola di Quelo. Se sei arrivato qui è perchè cerchi, anche te, una risposta. Qua non sappiamo più: quando stiamo andando su questa terra?? Dove stiamo facendo su questa terra??? Se sei qui è perché te c’hai molta crisi, stai miagolando nel buio, vai a dentoni. Ti chiedi: come mai, come dove nel mondo, dove chi, perchè quando? Ma la risposta, non la devi cercare fuori, la risposta è dentro di te. Solo che è sbajata!»
    P.S. Che cosa pensi della torre di Pisa a Venezia (vd di là da me).

  2. Sull’Espresso c’è un articolo molto più interessante da cui io traggo il finale:
    “Da tempo mi interrogo su quale sia stata la funzione dei miti di morte che hanno accompagnato la modernità occidentale fin dai suoi albori, a partire da quello hegeliano della morte dell’arte. E poi di quello poststrutturalista della morte dell’autore. E di quello postmodernista dell’esaurimento della letteratura, della fine del nuovo, della fine della storia, della morte del futuro. Disperazioni apparenti e consolazioni segrete. Miti ambigui, ora euforici, ora malinconici, ma sotterraneamente annichilenti. E mai come in questo ultimo periodo se ne è potuta avere la conferma concreta. Quei ritornelli sono serviti a smobilitare e a liquidare. Sono stati utili agli altri, ai veri avversari con cui oggi ci troviamo in un conflitto diretto: la normalizzazione dei generi letterari, la monocoltura del noir e del thriller, il ricatto populistico delle classifiche di vendita, l’enorme spazio dato alla cultura anglofona, l’audience che sostituisce il giudizio, la promozione pubblicitaria travestita da recensione, i testimonial televisivi e i book-jokey che hanno preso il posto dei critici, i tempi stretti imposti dagli uffici stampa editoriali che impediscono la riflessione, le grandi macchine di ottundimento e la colonizzazione dell’immaginario.
    L’alveo della cultura, quella semiosfera protettiva in cui si svolgevano un tempo le discussioni, le contrapposizioni, gli scontri di poetiche, è stato smantellato. È una situazione inedita nella storia della modernità. Ma è anche una situazione finalmente aperta, da cui tutto può ricominciare. Perché ormai i veri termini del conflitto non sono più nascosti. Perché è emersa anche un’altra posizione rispetto a quei discorsi di capitolazione ripetuti per decenni. Perché ormai è chiaro che in questo combattimento non sono in gioco solo schermaglie estetico-letterarie basate sul gusto, ma cose di vitale importanza, decisive anche da un punto di vista antropologico”.
    Si intitola Scrittori e traditori ed è di Carla Benedetti.

  3. Sì, ma avrebbe attirato gente, si sarebbero fatte altre interessanti struggevoli allarmanti romantiche discussioni.
    Con King invece non si attirano più nemmeno le mosche.
    Porto via le mie ali – ultima mosca rimasta su King, troppo a lungo, per vecchiaia conclamata. 😀
    g.i.

  4. E bravo Iannozzi.
    Però questo è preoccupante, perchè come dice LaLipperini l’articolo della Benedetti usa gli stessi argomenti proposti su Nazione Indiana e sui giornali da mesi (anni?)
    King nella postfazione non scrive niente di nuovo neanche lui, però lo scrive bene.

  5. Scrive la Lipperini: *Paolo, ma mi sembrano argomenti già ampiamente trattati, mi sembra*
    infatti: è pari pari l’Estetica di Adorno letta male (nel senso di letta a spizzichi e bocconi) e digerita peggio. Con l’immancabile menata sulla morte dell’arte in Hegel (che per altro non voleva affatto dire che l’arte è morta, basta vedere cosa scriveva sulla prosa romanzesca). Alla quale bastrebbe rispondere con una domanda: che cosa, di Hegel, è ancora utile nell’anno del signore 2005 per interpretare il presente? Davanti a geremiadi apocalittiche come questa resta il rammarico di scoprire in che mani sono finiti Adorno e Anders. Che tempi, signora mia, che tempi…

  6. King usa la grammatica, niente di più. Ha finito di esser King, Stephen King da tanto tempo ormai: il meglio l’ha dato all’inizio, quando viveva ancora in una roulotte, lì ha scritto bene. Poi ha campato bene, dopo il successo. Poi ha detto “d’essersi ripulito” dall’alcol, dalla droga – e solo dio sa da cos’altro – e ha cominciato a ripetersi, scrivendo grammatica. Ma per leggere un testo di grammatica, preferisco leggere un testo di grammatica vero e non uno che si spaccia per romanzo. Intendiamoci, Colorado Kid non l’ho neanche visto sino ad ora, ma ho letto tutto la sua roba precedente, e a un certo punto King ha smesso di essere King perché non aveva più aplomb, forza, creatività, nerbo. Rimango ancorato a Wilde, ripetendomi per l’ennesima volta: “libri scritti bene e libri scritti male”. Della Restaurazione, delle sue varianti, degli OGM della Restaurazione, di tutto quello che si oppone al concetto stesso di Restaurazione, non me ne frega un emerito BIPPPPPP. Mi piace chi sa scrivere bene, che sa scrivere idee nuove, non seriali; che poi si faccia thriller, noir o qualsiasi altro genere, non-genere, sottogenere, non-sottogenere, per riuscire a dar corpo a delle idee originali è accessorio, nel senso che secondo disponibilita economicità sensibilità dell’Artista. Mi par chiaro, o no?
    g.i.

  7. rispondo qui a vari commenti che ora non ricordo dove siano stati posizionati.
    1) PRIMA di tutto mi scuso con LL. Il lettore perfetto è, in effetti, nato nel 57 (così dice google), la lipperini credo sia molto più giovane e anche più carina, ma ad ogni modo anche il suddetto lettore pur essendo nel mezzo del cammino di sua vita (e fondamentalista passatista) non è abbastanza vecchio da poter interpretare la foto di LL come offensiva nei suoi confronti se non metaforicamente e quindi mi scuso con LL (anche se l’accusa di fondamentalismo presentista rimane) io, dalle sue parole (del suddetto lettore) mi credevo fosse un quasi partigiano, quasi coetaneo della ortese;-)
    2) TUTTI NOI diamo a chomsky del tu (anzi del you).
    3) ma chi è questo orrido pino popponi che ci ha donato una si lunga e banal-terrificante pippionata???!!!???
    4) Melloni è vmo?
    Benissimo, ma cosa cambia?
    Melloni è solo un fan?
    benissimo ma cosa cambia?
    Melloni è il loro addetto stampa?
    benissimo ma cosa cambia?
    Melloni è wu mingX? benissimo ma cosa cambia?
    ‘sto melloni incomincia a starmi simpatico.
    5) I vmo non vengono da cultura surrealista, nè dada, nè futurista, nè altro di alto, semmai da cultura pubblicitario-televisiva (se va bene arbore, se va male striscia la notizia) o da pseudo cultura contestataria radiofonica-ciclostilata anni 70 (se va bene radio alice e collage simil gruppo 70, se va male collage del solo nanni balestrini o pubblicità di Crespi).
    Ai POSTeri l’ardua sentenza.
    gEo
    P.S in un prossimo post vi dirò quale sarebbe (fin dall’inizio), a mio giudizio-desiderio, la perfetta conclusione di questa comic-story

  8. no 🙂
    non mi riferivo all’articolo della benedetti …per carità … ora però non ricordo bene in quale post fosse ad ogni modo era il primo intervento di poppone … farò una ricerchina per essere più precisa, ma non ora 😉

  9. Ripeto anche qui l’OT, perché mi sembra MOLTO interessante. Da http://www.marsilioblack.tk : “Una sommaria ricostruzione del caso: alla cerimonia di premiazione del Campiello, il presentatore Bruno Vespa – che ormai pare non poter fare a meno di “cognizzare” qualsiasi argomento di cui si occupa – chiede a uno dei finalisti, Antonio Scurati, che poi vincerà ex aequo il premio con il suo romanzo Il sopravvissuto, se avrebbe potuto uccidere qualcuno dei finalisti per assicurarsi la vittoria, e Scurati gli risponde a muso duro che se proprio avesse dovuto ammazzare uno dei presenti, sarebbe stato lui, Vespa. Il quale se la prende parecchio e il giorno dopo detta un’agenzia nella quale definisce Scurati un “seminatore d’odio”. Lo scrittore, da parte sua, non arretra di un passo e ribadisce le sue sferzanti critiche a Vespa (contenute peraltro anche nel romanzo): “Non si è trattato affatto di una questione emotiva, ma di una presa di posizione lucidamente razionale, di un giudizio intellettuale sul tipo di giornalismo fatto da Vespa e su quel che rappresenta il suo tipo di televisione”.
    Ora, a parte che sono sicuro che l’impulso omicida di Scurati era ironico e metaforico e che Vespa può continuare a dormire sonni tranquilli, devo dire che non riesco a non provare simpatia per Scurati e per la sua orgogliosa rivendicazione dell’irriducibilità della letteratura alla banalizzazione televisiva, ancor più notevole se si pensa che molti scrittori venderebbero la madre per un’ospitata nella trasmissione del papa catodico Vespa”.

  10. E’ormai evidente che l’artefatto soufflè del fenomeno VMO ha iniziato a sgonfiarsi. Continuerà a espandersi inarrestabilmente,invece,a parer mio, il raffinato e genuino blog “Cazzeggi letterari”. Per il week-end è prevista una fiaba d’autore sulla M., sobria e struggente come tutto ciò che esce dalla “penna incantata” dell’Angelini (così l’ha definita di recente il noto critico Geno Pampurioni).

  11. Stephen King??? Ma allora è vero che, oltre a ripetersi, King innesca un meccanismo a catena che obbliga anche gli altri a ripetersi?
    Cos’altro c’è da dire su Stephen King! Guardiamo avanti…

  12. Non capisco questi discorsi su King.
    Mi sembrano campati in aria e privi di collegamento reale con quello che King scrive e dà ai suoi fedeli lettori, fra i quali mi annovero.
    Ha appena concluso il ciclo della Dark Tower con il romanzo eponimo, che riallaccia le sottotrame di TUTTO il corpus di opere di King dagli anni Settanta a oggi, fa collassare uno sull’altro tutti i cicli dando vita (retroattivamente) a un universo pienamente coerente.
    Questo “ciclo dei cicli” ha forse il miglior finale mai scritto dallo scrittore di Bangor, ed è IL finale.
    L’avete letto il ciclo della “Torre nera”? E’ una saga (LA saga) in sette volumi scritti nel corso di vent’anni, alla cui conclusione King ha dedicato buona parte delle sue energie nell’ultima decade.
    Se non lo avete fatto, mi chiedo come possiate esprimere giudizi sull’ultimo King e il King del tempo che fu.
    Io sono convinto che quel tempo non *fu*: quel tempo *è*, ed è con piena forza.

  13. Così potrai “attirare gente e fare altre interessanti struggevoli allarmanti romantiche discussioni”.
    Scritto da: Severus
    GEORGIA
    Dici?
    Non ci avevo pensato, ma penso possa essere una idea ottima, anzi ora ne approfitto per postare qualcosa sulla direttiva bolkestein (di cui nessuno parla mai) ciao banalone/a;-)

  14. Georgia, Radio Alice si ispirava apertamente a dada e futurismo russo. “Chi ha ucciso Majakovsky?” Le avanguardie storiche erano ben presenti e radicate nell’immaginario del ’77.

  15. Temo, molto umilmente parlando, che King sia un po’ come Guerre Stellari… O lo odi o lo ami. In ogni caso, è una mia perversione, ma quando sento parlare di “IL finale” o “LA saga”, mi si smuove sempre qualcosa dentro… tocca approfondire il discorso. Mano alle pagine!
    Grazie a georgia per la segnalazione. Provvederò a rifornirmi in biblioteca…

  16. L’uso di quegli articoli non è per vezzo d’assolutismo: è che quella è proprio la saga di tutto l’universo kinghiano, e quello è proprio il finale di tutte le storie lasciate aperte nel corso degli anni. Non c’è altro modo di definirli. Comunque sì, King lo si ama o lo si odia. Io lo amo.

  17. King ha scritto e bene: “Shining”, “L’ombra dello scorpione”, “It”, “Carrie”, “Christine”, “Cujo”, “La metà oscura”. Dell’ultimo King, con generosità, aggiungo “Il Miglio Verde”, “Cuori in Atlantide”, “Il gioco di Gerald”. Comunque. Non lo odio: ha scritto grandi romanzi, ma ora è stanco e si ripete. Finita lì. Senza odiarlo, perché degli ottimi romanzi ce li ha dati, insieme a dei buoni racconti. Non lo amo alla follia, certamente, ma non ho motivo di odiarlo.
    Saludos.
    g.i.

  18. Quindi ho ragione di credere che non hai letto nessuno dei sette volumi della Torre nera?
    Guarda che se ti è piaciuto “Cuori in Atlantide”, leggendo la mega-saga tutti i tasselli torneranno a posto. “Uomini bassi con soprabiti gialli” non è comprensibile al 100% senza sapere com’è strutturato l’universo della Torre nera. Insomma, prendilo come un consiglio.

  19. Sette volumi son tanti, ma li ho letti, sì. Ma che ti devo dire, caro Wu Ming 1, per me “Cuori in Atlandide” funziona bene così, con tutti gli interrogativi che lascia/erebbe. Comunque come ho già detto, preferisco il primo King, quando ancora alcolizzato e drogato: non sto asserendo affatto che dovesse continuare su quella strada, cioè di farsi, però, almeno per me, quei lavori sono i suoi migliori. Forse solo una questione di gusti: a me “La metà oscura” continua a metter paura ancor oggi.
    Abbracci
    g.i.

  20. wu ming1
    una cosa è ispirarsi al futurismo e dada direttamente e un’altra ispirarsi a radio Alice 😉
    Non negavo che radio Alice vi si fosse ispirata a suo tempo, anche se ci sarebbe da discutere anche lì perchè nel 77 erano molto più presenti e vitali alcuni esperimenti contro il linguaggio pubblicitario, per smontarne e neutralizarne il dominio, fatti dal guppo 70 (nato nel 1963) che ricerche “filo-logiche” sul futurismo (russo o italiano) o sur-realismo.
    Ad ogni modo la mia non era polemica, anzi.
    Però va anche detto che oggi tutti, chi pù chi meno, si ispirano ad un futurismo un po’ di maniera, cosa che non fece invece il gruppo 70 (nato nel 1963) le cui necessità di organizzare una vera e propria guerriglia linguistica (+ immagine) contro la pubblicità erano reali, e anche quelle di radio alice, di costruire una contro-informazione, furono reali. Non so se Vmo opera oggi in base a queste necessità, non so se il loro scopo sia veramente di smontare e rimontare linguaggi conservatori, se sì allora non si rifanno certo a futurismo e dada.
    Se no …
    Però questo lo devo ancora capire 😉
    geo

  21. Parli degli anni Settanta come se stessi ripetendo a memoria la lezione dell’antologia scolastica: essere meno saccenti su cose che non si conoscono fa evitare brutte figure.

  22. L’indagine continua e sorgono ulteriori interrogativi e prove inconfutabili……..
    biondillo ha la ferrari e ci va da quarto a oggiaro per incontare la bella gigogin
    wu ming 1 è scagionato, passa troppo tempo su questo blog o a leggere le saghe di king (martin luther stephen blisset)
    ma gli altri wuminghi dove minchia sono?
    mi dicono dall’fbi che king si alcolizza e si droga ancora. il problema sta nell’allarmante calo di qualità delle sostanzae reperibili sul mercato u.s.a.
    il ramo di bart regge nonostante saghe e seghe
    ps avete scatenato in me un irreversibile paranoia da indagine no stop. sto pagando le conseguenze delle mie frequentazioni internettiane e bloggare lo so che non ve ne frega un cazzo più di chi sono la benedetti fanucci scarpa GENNA MORESCO CIOè I VMO. neanche a me ma non riesco a fermarmi scusatemi aiutatemi disconnettetemi

  23. Watson D. Buono la’, leggiti pure tu la saga di Steffen King che poi ci racconti.
    WM1 sto per darti una delusione, forse addirittura ti rifiuterai di parlarmi: non ho mai letto S. King.
    No, non fare così, prometto che qualcosa leggerò. Consigliami tu, ma non la robba piu’ de paura.
    Sono una sensibile e certe cose me le sogno la notte 🙂
    ciao

  24. x Spettatrice: cominciamo da “Misery”, “La metà oscura” e “Mucchio d’ossa”. In quest’ordine (che è anche quello cronologico).
    King dà il meglio di sé quando fa del mestiere di scrivere il soggetto dei suoi libri (cominciò con “Shining”, se non erro).
    Tutti e tre i protagonisti dei tre libri succitati sono romanzieri.
    Il primo tratta del rapporto scrittori-lettori.
    Il secondo tratta del rapporto tra
    lo scrittore e il suo pseudonimo (dovrebbe leggerlo chi pensa l’uso dei nicknames sia deresponsabilizzante!).
    Il terzo tratta del rapporto tra scrittore e “blocco dello scrittore”.
    Non ho idea di come siano in traduzione, però. Dobner è bravissimo, fa davvero i salti mortali, ma gli impongono tempi spaccaschiena e non ha tempo di curare le frasi quanto vorrebbe.
    Il periodare di King è molto nitido e preciso, e lo stile è molto variegato. In italiano c’è un inevitabile “livellamento”, ma ho comunque trovato godibili anche i libri che non ho letto in lingua originale.

  25. Faccio un’aggiunta: “It”. Sì, è “anche” un romanzo “di paura”: ma è il più bel romanzo sull’infanzia (anche) che sia dato leggere.

  26. Georgia. Dal punto di vista espressivo-formale tutti gli “esperimenti contro il linguaggio pubblicitario, per smontarne e neutralizzarne il dominio” usano tecniche di montaggio e *spiazzamento* che – mutatis mutandis – risalgono all’avanguardia storica e hanno avuto un momento di ridefinizione e di “passaggio al pop” negli anni sessanta/settanta con Fluxus, i situazionisti, i provos, il punk etc.
    Gli accostamenti imprevedibili, l’uso del falso, la sovversione dei significati, il ricorso al caso e all’aleatorietà, le brusche “picchiate” dall’alto al basso etc. etc… tutto questo era già presente in Dada. In fondo, tanto la pubblicità quanto la sua critica pratica vengono da lì.
    Quanto alle influenze dada-futuriste su Radio Alice (o meglio: sul collettivo A/Traverso), è chiaro che non si trattava di “ricerche filologiche” – nulla sarebbe stato più contrario allo spirito di Dada e di A/Traverso), ma è innegabile che ci fossero, su questo punto non c’è granché da discutere. Non una volta, nei documenti e nei discorsi di Radio Alice su se stessa, è nominato il Gruppo 70, mentre abbondano le citazioni di/da Majakovsky, Tzara, Breton e tutta l’allegra compagnia.
    Questo è un tratto distintivo di tutto il Settantasette, basti dire che il più famoso grafico espresso da quella stagione è Pablo Echaurren, figlio di un celebre pittore surrealista e a sua volta influenzato dalle avanguardie storiche e dal futurismo, a tal punto da aver realizzato una vita di Marinetti e una di Majakovsky in forma di graphic novel.
    http://www.pabloechaurren.com/
    Qui mi limito a descrivere una situazione oggettiva, a elencare fatti. Altro paio di maniche è il chiedersi se quel “filone dei filoni” sia ancora fecondo o meno.

  27. waooooo!!!!!!!!!!!!!
    che devo dirti?
    Se una mia eventuale interpretazione errata dei fatti ti ha spinto a darci ‘sto favoloso commento … beh cercherò di osare più spesso;-)
    Grazie ad ogni modo, sono felicissima di quello che ti ho “costretto” a scrivere
    geo

  28. Ma in Italia Shining non era solo il film? Il libro che ho io si chiama “Una splendida festa di morte”: sono uscite più versioni?

  29. ho visto pablo echaurren, a mio modesto giudizio niente di speciale 🙁
    se avesse intercettato prima il gruppo 70 (pesia visiva) era meglio.
    C’era di molto meglio allora.
    Poi tu dici:
    “Gli accostamenti imprevedibili, l’uso del falso, la sovversione dei significati, il ricorso al caso e all’aleatorietà, le brusche “picchiate” dall’alto al basso etc. etc… tutto questo era già presente in Dada”
    Ok verissimo, ma … era presente anche molto (ma molto) prima o sbaglio?
    Nel novecento ne viene fatto un uso diverso, spesso politico, e soprattutto per fini dversi, è questo (il fine per cui viene usato) che volevo sottolinere a proposito dei Vmo.
    Che poi nominassero o meno la loro fonte questo è del tutto ininfluente 🙂 anzi le fonti celate sono sempre più interessanti di quelle palesate.
    geo

  30. WM1 e Lippa, grazie
    leggerò i libri che consigliate.
    WM1 il mio inglese si situa a un livello di intermedio avanzato. Che dici, posso osare in lingua originale?
    forse è meglio, va’: mi perdo qualcosa e dormo meglio la notte 🙂
    besos

  31. Dai, GEorgia, non puoi liquidarmi Pablo Echaurren con un “niente di speciale”.
    La sua produzione a fumetti, per me, è stata importante…
    ciao, G.B.

  32. Infatti. Un grafico, artista, cartoonist e scrittore complesso e dalla produzione vastissima (e trentennale) come Echaurren non può essere liquidato in due parole dopo una “sveltina” sul suo sito.
    Echaurren è molto importante, direi cruciale. Dopo gli exploits su Lotta continua, su Zut! e su TUTTI i fogli del movimento romano, negli anni Ottanta tenne quasi da solo una trincea molto avanzata, sulle pagine del Linus rimpicciolito a quadernetto.
    Anche oggi gli dobbiamo un bel po’ di cose, ad esempio molto dell’impostazione grafica di “Carta” (rivista e sito). Grafica funzionale e onirica al tempo stesso, barricadera e quieta, com’è nello spirito della rivista diretta da Pierluigi Sullo e Anna Pizzo.
    Irresistibile il suo memoriale sul Settantasette romano tutto incentrato sulla produzione di ‘zines e fogli deliranti. Si intitola “La casa del desiderio” ed è uscito per Manni qualche mese fa, http://www.mannieditori.it
    Già che ci sono, riporto qui la scheda:
    “1977: l’anno del piombo.
    Mentre la politica va in pezzi, un gruppo di ragazzi dà vita agli indiani metropolitani: rifiuto delle gerarchie, ironia, antidogmatismo, sono i tratti caratteristici del loro effimero, e coloratissimo, passaggio. Nel tentativo di affermare la priorità del desiderio, occupano uno stabile nel centro di Roma. Dalle difficoltà della convivenza, con l’esterno e all’interno, nascono contraddizioni, e disillusioni: l’impossibilità di mettere assieme i cocci delle ideologie, conciliare l’immaginazione con il potere, creare un nuovo modo d’amare.
    Questo libro è un collage di ritagli di giornali autoprodotti, di disegni, di sogni infranti, di ragli intimisti.
    Un caravanserraglio sentimentale fatto di inni alla nostalgia per una stagione trascorsa che non vuole essere rimossa. Una lotta contro la desertificazione che attanaglia la cittadella del desiderio.”
    Georgia, ti invito a procurarti i volumi della vita di Marinetti e Mayakovsky a fumetti.

  33. “Shining” e “La metà oscura”, cara Spettatrice, aggiungi anche questi titoli a quelli che t’ha suggeriti Wu Ming 1. Non puoi ignorarli, sono due perle, il meglio del meglio di King, insomma la SUMMA.
    Besos
    Giuseppe
    P.S.: E l’isoletta cubana? La nostra blogopera?

  34. WM1 oggi è la giornata dei ringraziamenti.
    Andrò a cercare il libro di Echaurren sul ’77 e ne raccomanderò l’acquisto.
    Bello!!

  35. Io non ho mai letto King (esattamente come spettatrice, salvo It anni fa, credo per via di un film)
    Accetto consigli, se non arrivano da Di Costanzo, che probabilmente bollerebbe i libri di King come necessari o inutili, più probabilmente inutili (e leggo i consigli già dati)

  36. Dimenticavo: anche la produzione “saggistica” di King è a livelli eccellenti.
    Consiglio il monumentale bildung-saggio “Danse macabre” (lo pubblicò Theoria anni fa), che contiene riflessioni illuminanti sullo scrivere, il raccontare, l’immaginario, i generi etc.
    Di alto livello anche “On Writing”, che si intitola così pure nel Belpaese.
    Io l’ho comprato in italiano, ma l’ho ascoltato in inglese, perché ce l’ho tutto in audiolibro pirata, una quindicina di mp3 masterizzati su un unico cd.
    La chicca: è letto direttamente dall’autore! Se vi date da fare, nelle reti p2p lo trovate con facilità. Altrimenti scrivetemi alla mail qui sopra e vediamo di combinare 🙂

  37. E’ veramente deprimente. Citate a mitraglia autori a me ignoti. Per una volta conosco bene l’argomento devo pure tacere visto che non mi è piaciuto :((((((((((((
    uhmmm (mo ce provo): pirsig? moorcock? Shea? Lovecraft?

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