In realtà la discussione sulle storie e sull’immaginazione continua. Nel male (quelle e quelli secondo i quali cosa sia fantastico e cosa no lo decidono loro e solo loro e guai  chi esplora altri mondi che non conoscono o non benedicono) e nel bene (quelle e quelli che, appunto, esplorano con generosità e senza barriere). 
Nella seconda categoria rientra Girolamo De Michele, che offre alla discussione un suo intervento uscito qualche tempo fa su Euronomade.
Eccolo.
“In effetti, bisognerebbe dire che il realismo, ossia la fede nella “realtà che si vede” come unica realtà esistente, nasce con la recinzione del mondo magico all’interno del letterario e la negazione della realtà del magico e del fantastico.”

Questo è l’ultimo intervento dagli Stati Generali dell’Immaginazione: gli altri sono stati pronunciati a braccio e saranno visibili su YouTube. 
Però.
Non è esattamente l’ultimo: perché se siete interessati a intervenire sulla questione “finzioni”, “fine delle storie” e “genere” il blog è a disposizione: potete contattarmi con il form apposito, via mail (è pubblica), via viaggio astrale, piccione viaggiatore, altro. Purché siano interventi non autoriferiti, possibilmente, e non riguardino i propri libri (precisazione antipatica ma necessaria).
Per quanto mi riguarda pubblicherò domani la mia lezione effettuata in quello stesso 1 ottobre a Multi. Quello che segue è l’intervento dello scrittore e traduttore Fabiano Massimi, sceneggiatura inclusa.
“Immaginate un Moravia che struttura gialli come Connelly. 
Immaginate un Pavese che scrive dialoghi come Foster Wallace. 
Immaginate un Fenoglio che delle Langhe racconta fate, orchi, streghe, maghi. 
Immaginate uno Svevo che descrive mostri fisici, non solo psicologici.
Immaginate un noir alla Chandler con la lingua di Del Giudice.
Immaginate una Lucinda Riley che dipinge il cuore umano come Elizabeth Strout.
Immaginate Ray Bradbury che possiede Ray Carver.
Immaginate Ken Follett che un mattino si sveglia e si riscopre Annie Ernaux. 
Fare questo, tutto questo, insieme, nello stesso gesto.”

Oggi Paola Ronco e Antonio Paolacci, sempre dalla giornata del 1 ottobre sugli Stati Generali dell’Immaginazione. Parlarne non significa ignorare il mondo. Significa provare a trovare parole per raccontarlo (per cambiarlo? Chissà).
“In un’intervista di qualche anno fa, Cormac McCarthy raccontava che lui, con i suoi primi quattro libri, non è arrivato a vendere più di cinquemila copie. Un numero bassissimo, specie in Usa. 
Oggi in Italia, a chi vendesse così poco, non pubblicherebbero nuovi romanzi. 
Il  quinto libro di McCarthy, però, sarebbe stato Meridiano di sangue. Poi, sarebbero venuti tutti gli altri capolavori dello scrittore forse più potente del nostro tempo”. 

Proprio in questi giorni? Sì, proprio in questi giorni. In giorni di polarizzazioni, di impossibilità di discutere, di dimissioni e licenziamenti e censure. E di silenzi. Dagli Stati Generali dell’Immaginazione l’intervento di Massimo Carlotto. Da leggere e ricordare.
“Non c’è settore che non mostri segni profondi di crisi dal punto di vista della credibilità e non è un mistero per nessuno il fatto che, oggi, la cultura italiana non sia più in grado di incidere sulle grandi e piccole scelte del Paese. Nel corso degli anni, a partire dall’avvento del berlusconismo, la relazione con la società si è modificata e oggi il ruolo è soprattutto ideologico e legato alla produzione di consenso. Questo modello di democrazia ha bisogno di un’industria culturale che consoli e distragga, che illuda e depotenzi i conflitti. La cultura come indispensabile radicalità della visione del presente esiste solo come concetto e pratica minoritaria, giusto per affermare l’esistenza della libertà di espressione come concetto formale.”

Si prosegue, dunque, ed è tanto più necessario parlare di immaginazione e di narrazione nel momento in cui le narrazioni vengono espulse, come è avvenuto in queste ore alla Buchmesse di Francoforte che ha cancellato l’assegnazione del Literaturpreis alla scrittrice palestinese Adania Shibli, autrice del romanzo Un dettaglio minore, dove si narra un fatto vero del 1949, ovvero lo stupro e l’omicidio di una ragazza beduina da parte di soldati israeliani. 
Qui sotto, sempre dagli Stati generali dell’immaginazione, l’intervento di Giulia Passarini sull promozione editoriale.
“Fare di se stessi il tramite di un’esperienza personale: questo è un po’ a mio parere il punto che intercetta una delle tendenze dei nostri tempi, e cioè il bisogno di immedesimazione, di rispecchiamento, di una convalida di temi e sentimenti che sono in primis nostri, ma che raccontati da qualcuno a cui riconosciamo autorevolezza diventano non solo più reali, diventano reali nel mondo reale.
La sensazione – e il rischio –  è che in questo modo la lettura di un libro diventi soltanto un terreno di convalida di ciò che conosciamo, e non più un modo per entrare in contatto con ciò che ci è lontano e precluso nella realtà, che per me è sempre stato negli anni il senso e la vera attrazione della letteratura.”

Riprendo, per poi interrompere ancora fino a lunedì (sono giornate un po’ convulse) la pubblicazione degli interventi agli Stati Generali dell’Immaginazione del 1 ottobre. Con due appunti.
Primo: ieri è stata pubblicata una nuova call per un secondo appuntamento tra fine gennaio e febbraio. Essendo una call è aperta a chiunque voglia partecipare, non aspettatevi un invito formale o informale che sia: partecipate e basta, se volete.
Secondo: saltellando fra un treno e l’altro, noto che sui social è scoppiata una polemica un po’ diversa dal solito, quella per la pubblicazione di un’opera di Francesco D’Isa con Eris edizioni dove si usa l’AI. Ma D’Isa è, a mia memoria, il primo “umanista” (passatemela, via) a parlare di AI e a usarla, quindi le accuse rivolte di sfruttamento e sostituzione di autori e illustratori hanno, temo, poco senso. Comunque la seguo.
Cito questa vicenda perché l’intervento che segue è di Elisa – Eliselle – Guidelli, ovvero scrittrice, libraia e soprattutto persona che è nel web dagli albori, e che ha seguito le mutazioni avvenute fin qui. Parlare di immaginazione senza tener conto il dove e il come significa parlarne in modo manchevole. Buona lettura.

Questa volta si parla di fumetti: agli Stati Generali dell’Immaginazione a Bologna è intervenuto infatti Otto Gabos, ed è un discorso che vale la pena di seguire, perché quello del fumetto non è un mondo a parte (che noia doverlo ripetere ogni volta). Anche perché, come scoprirete, anche in questo caso si fa largo “il tema”, molto più della storia.
Nota: Il blog tornerà a essere aggiornato mercoledì, perché lunedì sarò a Milano per un invito che mi onora. Sarò infatti fra i narratori e le narratrici di Vajont23, al Piccolo Teatro. Sarà una gioia incontrarvi.
“Come per i romanzi letterari si è imboccata inesorabilmente la strada del tema. Prima viene il tema, l’argomento, meglio se sociale o su qualche sacrosanto diritto civile. È una strategia decisamente meno accidentata, più facile da vendere, più immediata da recepire. Il tema sempre più spesso occupa lo spazio centrale della comunicazione.”

Qualche giorno fa si è confutata qui l’idea che la narrativa per ragazze e ragazzi sia solo ed esclusivamente fantastica. Da qualche anno a questa parte (lo affermò Aidan Chambers nel 2015), si volge invece al realismo. Ed è, credo, un rischio. Mi colpisce, infatti e non da oggi, la progressiva somiglianza con le tematiche della narrativa adulta. Romanzi storici. Romanzi con al centro la famiglia, che raccontano crisi esistenziali, e così via. È ovvio che non ho nulla contro il realismo, e che la narrativa per under 18 è di ottimo livello comunque: però è strano che il canone dominante predomini anche in un territorio che da sempre ha lasciato spazio al fantastico, addirittura finendo per farlo coincidere con le storie per giovanissimi (grave errore). Ora, come diceva Ursula LeGuin, dominante non significa sempre e comunque qualitativamente superiore: anzi. 
Dunque, lascio la parola a un’autrice per ragazze e ragazzi, Luisa Mattia, sempre dagli Stati generali dell’immaginazione di Bologna.

Oggi l’intervento dagli Stati Generali dell’Immaginazione è di un regista, Daniele Vicari. A dimostrazione che la questione è ampia, e riguarda ogni settore (non solo QUEL settore là di cui ci si continua a lamentare in rete, magari andando ad ascoltare la giornata di domenica solo per poterne spettegolare: il suicidio perfetto). “Non abbiamo scelta”, scrive Vicari. E’ vero.
“La “presa diretta”, il “partito preso delle cose” detto poeticamente, non sono più privilegio di chi di mestiere “coglie la vita sul fatto”. Ora tutti coloro che riprendono istintivamente ogni cosa, colgono la vita sul fatto con maggiore immediatezza di chi si sveglia al mattino con il proposito di farlo, bene organizzato con operatore e fonico, per arrivare puntualmente in ritardo sugli accadimenti.”

Loredana Lipperini
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