PER ROBERTO SAVIANO

Su L’Espresso di oggi, articolo di Gianluca Di Feo
(la notizia anche su Repubblica) sulle minacce a Roberto Saviano.
Ne riporto una parte.

Prima le lettere minatorie, le telefonate mute in piena
notte, camerieri che dicono "Lei qui non è gradito", o negozianti che
con tono supplichevole sussurrano "Ma lei deve proprio continuare a
comprare il pane qui…". Poi il disprezzo delle autorità campane, anche
le più importanti come il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. Infine i
messaggi diffusi dai familiari dei boss: i padrini latitanti, quelli più feroci
che sanno come fare arrivare sulla stampa locale i loro umori. Quanto basta a
far scattare l’allarme e a trasformare il caso letterario dell’anno in una
questione di sicurezza. Adesso per Roberto Saviano, 28 anni, autore del
libro-inchiesta sulla camorra insediato da cinque mesi nelle classifiche di
vendita, e collaboratore de L’espresso, saranno decise nuove misure di
protezione: il prefetto di Caserta ha aperto un procedimento formale, che dovrà
essere valutato dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Il casus belli che ha alzato il livello di guardia, paradossalmente, è stato
l’articolo di un piccolo quotidiano, sempre fin troppo attento a cogliere i
gesti delle famiglie casertane. In ballo ci sono pezzi da novanta come Michele
Zagari e Antonio Iovine, inclusi nella lista dei super-ricercati, o il più
celebre Sandokan, al secolo Francesco Schiavone. Hanno mal tollerato il
successo di Gomorra, il volume edito da Mondadori che ha imposto i loro
traffici all’attenzione dei mass media. Si sono infuriati per la sfida che
Saviano ha portato nel loro feudo, in quella Casal di Principe che negli anni
Novanta aveva il record mondiale di omicidi. Il 23 settembre, a conclusione di
quattro giornate di mobilitazione anticamorra aperta dal ministro Clemente
Mastella, il giovane scrittore si è presentato sul palco assieme a Fausto
Bertinotti. Nella piazza principale, davanti a tanti che non chinano la testa,
il presidente della Camera si è lanciato contro le "cosche che non danno
nulla ma tolgono e compromettono il futuro". Saviano invece ha chiamato i
padrini per nome: "Iovine, Schiavone, Zagaria non valete nulla. Loro
poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa
terra".
Il Corriere di Caserta ha prontamente registrato sia le assenze dei
parlamentari eletti in città, sia la presenza del cugino di Sandokan che
"inchiodava al muro un signore con uno sguardo feroce e si faceva dire,
uno a uno, chi applaudiva troppo forte alle parole sui figli di
Schiavone". Titolo: ‘Un cugino di Schiavone origlia. Davanti al bar si fa
raccontare tutto quello che è stato detto in piazza. E su chi c’era’. La stessa
testata definiva ‘spregiudicato’ l’intervento dello scrittore e spiegava
"che non tutti si sono lasciati impressionare dall’invettiva" di
Saviano, descrivendo nei dettagli il dibattito su caldo e traffico che avveniva
contemporaneamente nella sede dell’Udeur.
Potrebbero sembrare piccole beghe di campanile, ma a Casal di Principe non ci
sono Pepponi mentre l’unico don Camillo è stato assassinato dai killer di
camorra e – stando a una sentenza civile – diffamato dopo la morte proprio dal Corriere
di Caserta
. Si chiamava don Peppino Diana ed è dal suo dramma che nasce il
titolo di Gomorra.

(…)

Se l’intimidazione dei clan era prevedibile, colpisce
invece il disprezzo delle autorità locali, testimoniato dalle bordate di Rosa
Russo Iervolino. Il sindaco partenopeo nel consegnare a Saviano il premio Siani
lo ha definito "simbolo di quella Napoli che lui denuncia",
offendendo sia l’autore, sia la memoria del giornalista ammazzato 21 anni fa.
Di fronte alla denuncia de L’espresso su Napoli perduta, poi, il primo
cittadino ha commentato: "Quello è un fissato strabico".
Altri si stanno mobilitando. Un appello è stato improvvisato, raccogliendo
firme di scrittori e lettori: tra i primi Massimo Carlotto e Giancarlo De
Cataldo. Poche righe che denunciano "un isolamento fatto da ciò che non ti
fanno e che vogliono farti credere ti faranno. Ma intanto ti fermano, creano
diffidenza intorno, screditano, insultano, allontanano tutti dalla tua vita
perché mettendo paura ti creano attorno il deserto. A questo punto devono
venire fuori altre voci…". E ancora: "Quando Saviano ha ‘cacciato’
con le sue parole i boss dalla piazza di Casal di Principe e dalle vie di
Secondigliano, quando ha raccontato il loro potere con la letteratura, quando
ha fatto i nomi, quando accompagna il suo libro non è solo la sua voce a
parlare. Lui lo ha detto e noi con lui".
L’iniziativa è partita da Sandrone Dazieri. Lo scrittore, sceneggiatore e
manager editoriale, divenuto famoso con il personaggio de Il gorilla ha
lanciato l’appello. Racconta Massimo Carlotto, uno dei maestri del noir
italiano: "Appena ho ricevuto la mail di Sandrone ho firmato subito.
Stiamo pensando di organizzare una manifestazione di autori proprio nelle terre
di Saviano, nel cuore del Casertano". Sfida accettata, dunque, e
rilanciata. In attesa di eventuali decisioni sulla protezione, Saviano ora si
prenderà una pausa lontano dalla Campania. Ma sarà solo una sosta di poche
settimane, per alleggerire la pressione e concentrarsi su un nuovo progetto.
Solo una parentesi, prima di ricominciare a misurarsi con il suo lavoro. Perché
se a Napoli scrivere Gomorra dovesse costringere a emigrare e obbligarlo
a una vita blindata, allora sarebbe perduta anche l’ultima speranza.

90 pensieri su “PER ROBERTO SAVIANO

  1. Ok, Loredana. Dove i firma? E cosa altro si può fare? Per un puro caso, sono arrivato ieri a p. 306 di Gomorra, dove viene descritta proprio la strategia dell’abbandono che i camorristi hano attuato contro la maestra d’asilo che ha identificato un killer mondragonese con naturalezza.
    Pensavo – e penso tuttora – che bisogna portare solidarietà a quella “rosa nel deserto”, e ora bisogna portarla pure a Roberto.
    Quindi: dove si firma? Come si manifesta?

  2. I segnali erano arrivati da più direzioni, e tutti li abbiamo visti.
    Dalla politica locale e nazionale in primis, sotto forma di silenzio o di dichiarazioni irritate (le responsabilità della Iervolino sono gravissime, e anche Bassolino non ha brillato per limpidezza), ma anche dal mondo della cultura.
    In secundis, la strategia dell’isolamento di Saviano è passata anche per ridicoli tentativi di sminuire “Gomorra” e si è avvalsa del contributo di “utili idioti” sempre pronti a emettere rantoli biliosi per far vedere che esistono. Rantoli che trovano e troveranno sempre entusiastica ospitalità presso certi giornali.
    Certo, è un’articolazione secondaria della strategia dell’isolamento, meno importante di quel che accade sul territorio, ma anche quella aggiunge peso sulla bilancia. Nella storia dell’intimidazione mafiosa si è sempre trovato il “freelance” che, consapevole o ignaro, facesse questo lavoro. Basta buttargli l’amo e lui abbocca, e con lui i suoi compagnucci della parrocchietta.
    Si crede forse che certe lenzuolate trasudanti scherno e goliardia, certi “speciali”, non siano stati visti da chi doveva intendere?
    Si crede forse che frasi come:
    “[…]il fumettaro Saviano che prende i verbali di polizia e li peggiora con la sua prosa manierata, da sceneggiatore, buona per cavarci un filmetto violento, folkloristico. Innocuo.”
    non siano tante gocce che scavano la pietra?
    E’ evidente come in questi casi non si stia facendo critica, sono giudizi sprezzanti, di una gratuità volutamente stupida, nemmeno supportati da motivazioni.
    Saviano non deve diventare un martire. Saviano non deve diventare un martire. Saviano non deve diventare un martire. Questa è la cosa più importante.
    Nessuno deve compilare gli “annali dell’infamia” post mortem herois. Io spero vivamente che questa merda cada nel dimenticatoio, non voglio nemmeno fare ragionamenti sul futuro anteriore in cui queste frasi saranno ricordate, perché la premessa è che accada qualcosa di tragico nel futuro semplice.

  3. La mia versione dei fatti. Sapendo dell’articolo del giornale di
    Caserta, e stanco di quelli che mi dicevano “quello rischia…” , ho
    pensato che mi sarebbe piaciuto solidarizzare con Roberto in modo
    visibile e magari organizzare qualcosa proprio a Napoli. Per dire:
    giu’ le mani, per dire: roberto non e’ solo. Ho mandato percio’ una
    mail a sei amici scrittori e tutti loro mi hanno detto di essere
    concordi che qualcosa andava fatto. A questo punto, mi sono detto,
    “sentiro’ Roberto Saviano e gli chiedero’ se la cosa gli interessa,
    se la ritiene opportuna, come la vuole fare, se la vuole fare,
    quando, come ecc.” Poi sono partito per la Russia, dove ancora mi
    trovo. Oggi scopro che la mia mail agli amici e’ diventata pubblica,
    e che l’iniziativa si da’ per organizzata. Non e’ cosi’. Non l’avrei
    mai organizzata, ne’ comunicata ufficialmente, senza prima sentirmi
    con la persona interessata. Me ne scuso, quindi, con Roberto Saviano
    e tutti i coinvolti, per essere uno che conosce bene le reti, mi sono
    fatto fregare. Le mail girano. Magari, amici giornalisti, la prossima
    volta datemi un colpo di telefono, cazzo. La mia solidarieta’ , la
    mia preoccupazione di fratello (e compagno, scusate se sono di quella
    parrocchia) naturalmente resta, e anche la mia disponibilita’ a
    un’iniziativa sul suolo campano e a sbattermi per organizzarla. Ma
    solo quando e come Roberto vorra’. Spero di aver chiarito l’equivoco
    e rivendicata l’intenzione. Che rimane immutata.

  4. Ho espresso la mia solidarieta sul blog che tengo. Non l’avrei fatto se avessi letto prima questo commento di Dazieri.
    Rinuncio quindi all’idea di un pezzo su Scene Digitali cui avevo già pensato. Mi pare che si debba abbassare il volume e per la miglior ragione possibili: che l’interessato questo chiede.
    Vorrei fare un invito a tutti noi: non confondiamo – si dice al mio paese d’origine, che è lo stesso di Saviano – la lana con la seta: che Saviano non debba diventare un martire è un conto importante e tema di battaglia di opinione cui, nel mio minuscolo, mi dichiaro pronto.
    Però bisogna puntare ai responsabili che possono ancora fare le cose decisive e urgenti:
    – si deve chiedere all’autorità, anche a Giuliano Amato, di pensare a Saviano come al possibile bersaglio di un attentato;
    ai dirigenti politici napoletani perché la smettano: qui siamo in tanti ad aver votato a sinistra, ma se non si capisce che un giudizio della Jervolino fa più male di 1 milione di recensioni, si è pesantemente fuori strada e aggiungo: non si è capito il libro di Saviano: la politica lì è una parte del gioco, e l’abilità di Saviano è aver tenuto fermo l’obiettivo sulla Camorra e non aver chiamato in ballo per amor di chiarezza.
    Ma la politica sa leggere e ha letto. Ha capit che il libro di Saviano punta su 50 anni di collusioni e indifferenza.
    Quella di sinistra, che – forse non lo sapete – a Napoli comanda TUTTO deve essere chiamata alla responsabilità di evitare che Roberto Saviano diventi un martire.
    Subito. Cioè appena tornano dal Columbus Day dove sono andati in 160.

  5. Loredana, adesso lo capisci che Gomorra non è un “oggetto narrativo”, è qualcosa di immensamente più incisivo, e che quando fai qualcosa di incisivo, per qualcuno ti “metti di traverso” e rischi?
    Non è ora di difendere, non solo gli autori come Saviano materialmente, ma anche la loro letteratura tentando di capire davvero cosa fanno?
    Il caso di Anna Politkovskaja dovrebbe spingerci in questa direzione.

  6. Vorrei tranquillizzare Zambardino: ribadisco, credo che nessuno debba compilare gli “annali dell’infamia”. Però si abbia presente che la delegittimazione di uno scrittore avviene anche con la scrittura. Del resto, da cosa lo abbiamo capito che Saviano è in pericolo? Da un articolo tongue-in-cheek di giornale locale. Le penne e le tastiere sono banderillas nella gobba del toro, sono i preliminari. Qui si spera che gli spettatori se ne vadano dall’arena frustrati nella loro sete.

  7. Tutta la mia solidarietà a Roberto Saviano. Di martiri non se ne sente per nulla il bisogno, di gente coraggiosa come lui tantissimo.

  8. a.b., ma per favore, dai… Possibile che in questi frangenti ti riveli sempre così? Cosa vuoi, che ti rispondiamo che è proprio la natura ibrida e poco definibile di “Gomorra” ad averlo reso così acuminato, perturbante, efficace? Ma ti prego, dai, non è il momento per il dibattitino “da caffè letterario”, ha ragione Zambardino, bona lè, porcozzìo, qui si parla di tutelare l’esistenza in vita di Saviano, non di tutelare la reputazione di Scarpa e della Benedetti! Un po’ di decenza, solo questo.

  9. WuMing1, non è una grande strategia screditare tutte le volte l’interlocutore.
    Qui ti scrivo quello che ritengo importante, non voglio difendere nessuno.
    Riconoscere una specificità al giornalismo d’inchiesta o reportage (che Saviano sicuramente fa con la sua scrittura molto bella e potente) mi sembra fondamentale quanto dargli una scorta.
    Se non sei d’accordo va bene, ma lasciami dire quello che penso considerandomi sul tuo stesso piano.

  10. Sono qui. Denuncerò la faccenda e il clima dovunque posso. Io da lì me ne sono andato quando avevo 18 anni, Roberto è lì e rischia di persona. Non me nefrega niente se Gomorra sia o meno un romanzo. Voglio che una voce libera continui a parlare in libertà e sicurezza e voglio che sia chiaro che la responsabilità della sicurezza di Saviano è TOTALMENTE istituzionale. Una repubblica che non sa garantire libertà di parola ai suoi autori ‘scomodi’ è una repubblica cammorrista, cioè ‘feudale’, o se volete, completamente globalizzata.
    “Povera la nazione che ha bisogno di eroi” diceva il Galileo di Brecht…
    Lello Voce

  11. PS: A sentire i commenti di certi politici di sinistra su Gomorra, mi è sembrato di riascoltare Dell’Utri che attaccava la Gabanelli e altri perché davano un’immagine ‘falsa’ della Sicilia. Come se far finta di niente servisse ad altro che a fare in modo che tutto cambi, perché tutto resti eternamente uguale. Siani è morto così, era giovanissimo, coraggioso, e assolutamente solo. Dopo a mettere le corone di fiori c’erano tutti quelli che lo avevano lasciato solo sulla sua piccola mehari, senza che nessuno pensasse a proteggere uno dei pochi che in quegli anni stava combattendo la camorra davvero, senza finte e balletti in politichese ammafiato
    lv

  12. Salve,
    sono Paolo Esposito, un giovane giornalista di Aversa, scrivo per La Gazzetta di Caserta. Ho avuto la fortuna di conoscere Roberto Saviano, chi è che non lo conosce direste voi…
    Secondo me, sempre se lo stesso Roberto è d’accordo, bisogna organizzare proprio qui ad Aversa una grande manifestazione e subito. Non una manifestazione tanto per far vedere, per tenerci le coscienze pulite, ma sul serio. Bisogna coinvolgere tutte le autorità da tutta Italia, perché sono convinto che quelle che governano questa città poco si esporrebbero. Lo scrivevo proprio ieri in un’inchiesta, qui ad Aversa, in questa parte preponderante di Terra di Lavoro, non si ha una percezione della camorra come a Napoli. Lì almeno si tenta di combatterla, qui si ritiene che tutto vada bene, che tutto è normale, ma ci sono molte cose che non vanno e che i più si lasciano scivolare. Un esempio tangibile è stato quello della manifestazione dello scorso mese a Casal di Principe, la gente aveva addirittura paura di applaudire e per dare l’impressione ai media che la piazza fosse piena hanno chiamato i bambini delle scuole. Dei politici locali, tranne i pochi con la fascia tricolore, neanche l’ombra.
    Bisogna fare qualcosa, per quel che posso sono a disposizione per un mio contributo.
    Con stima
    Paolo Esposito

  13. Vedo che la storia è nei titoli del TG1. Se si voleva evitare un polverone che a Saviano fa più male che bene, direi che è troppo tardi. Temo occorra ragionare su un’altra linea di condotta.
    Immagino sia superfluo, ma è meglio essere chiari: col cuore in mano, invito tutti a non seguire certe chine di discussione. Ci mancherebbe solo di vedere il pericolo che corre Saviano parassitato per rinfocolare polemichette su chi aveva ragione quando etc. Magari non era l’intento di a.b., e se non lo era meglio così, però l’impressione era quella e, fossi nelle sue scarpe, io mi preoccuperei dello scarso tempismo e del tono sbagliato con cui certe volte si scrivono certe cose.

  14. Sono completamente d’accordo con Lello Voce, uno stato che non sa garantire la libertà di parola e la sicurezza a un giornalista che affronta una delle piaghe peggiori di questo paese è una vergogna per tutti quanti noi.

  15. WuMing, resto della mia idea, e trovo tono e tempismo giusto.
    E’ un fatto di civiltà che chi fa giornalismo d’inchiesta sia accolto in un certo modo, proprio perché si sa che rischia: servirebbe a creare una rete di protezione nei suoi confronti.
    Proviamo tutti quanti a portare avanti un discorso sulla libertà di parola anche per prevenire le minacce.
    Sarai d’accordo almeno su questo no?

  16. piu’ che le manifestazioni di solidarieta’(lo ammazzeranno lo stesso)possono le autorita’(se vogliono)e la tecnologia.
    monitorarlo per 24su24,lui e i suoi cari(lo fanno per trasmissioni di cacca…) con una squadra di pronto intervento in agguato.Nel caso riescano a nuocergli se vengono acciuffati pene severe e confische dei beni ai parenti fino alla 7°generazione(quindi leggi speciali all’uopo).

  17. Certo, ma non è quello che avevi scritto.
    Passando a cose serie: il servizio del TG1 confuso, intorcinato, irrisolto.
    Probabilmente l’intento di Roberto nel farsi intervistare era molto diverso, ma l’effetto complessivo – ripeto, all’interno di un servizio contraddittorio, anche dal punto di vista del linguaggio televisivo – mi sembra quello di un ulteriore atto di sfida diretta (e solitaria) ai Sistemi. Quasi un immolarsi sull’altare dell’opinione pubblica. Magari mi sbaglio, per scarsa conoscenza dei codici, e chi di dovere l’avra visto e interpretato in un altro modo.
    Purtroppo è una fase in cui non si sa bene cosa sia meglio fare, e questo vale anche per Roberto. E’ la fase degli effetti collaterali delle buone intenzioni, del silenzio di chi ha cattive intenzioni, della confusione.

  18. LA mia solidarietà a ROberto SAviano e come ho scritto sul sito del mio paese d’origine dell’Agro AVersano spero che tutti i comuni esprimano solidarietà a ROberto per non farlo sentire ancora più solo di come stanno facendo isituzioni e cittadini.

  19. LA mia solidarietà a ROberto SAviano e come ho scritto sul sito del mio paese d’origine dell’Agro AVersano spero che tutti i comuni esprimano solidarietà a ROberto per non farlo sentire ancora più solo di come stanno facendo isituzioni e cittadini.

  20. Nel nostro piccolo credo che al di là delle manifestazioni – che lasciano il tempo che trovano, ma comunque ben vengano – quello che forse si può fare tutti insieme è comprare una copia del libro. Due, tre, cinque copie, da regalare, da far leggere.
    E poi parlarne nei blog, in televisione, sulla carta stampata, ovunque se ne abbia la possibilità.
    L’unico modo per non isolare le persone è quello di darsi da fare in prima persona. Scorciatoie non credo che esistano.

  21. Basta con questa solidarietà pelosa, é da tempo che penso sia giunta l’ora di mandare l’esercito.
    Quella é una guerra e la sta perdendo chi é ancora convinto di farla usando una giustizia lenta, senza risorse e soprattutto in quei luoghi, non riconosciuta.
    Chi ha letto il libro ha ben presente quanto é grosso e consolidato il potere di quelle persone.
    Ho 40 anni ed é da quando ho incominciato a capire qualcosa del mondo che sento sempre le solite storie.
    Basta.
    Mi dispiace per l’autore ma tempo una decina di giorni e non ne parlerà più nessuno.
    Che schifo.

  22. Ovviamente anch’io do la piena disponibilità a qualunque iniziativa a sostegno di Roberto. E uno sputo in faccia (solo ideale, perché certi visi di palta non meritano di essere lavati né profumati) a chi ha aperto i suoi blog alle intimidazioni appena mascherate (“Saviane è un camorrista!!”), e a chi ha incassato la sua marchetta su commissione (in denaro o altro) sparando su un libro che non ha neanche letto (e si vede, eccome, dalla “recensione” e dai suoi rimbalzi).

  23. sono solidale con una persona minacciata dalla criminalità, a prescindere dalla sua posizione mediatica. Non deve diventare un martire, ma nemmeno un eroe da testimonianza mediatica di eventuali professionisti dell’anti-qualcosa. Il libro mi è piaciuto, mi ha fatto scoprire mondi nuovi, quindi ha svolto il suo comppito. Cosa sia lo discuteremo poi. Quello che però inquieta è il fatto che una mail privata diventi un caso pubblico.Possibile non sia venuto in mente a nessuno si sentire l’interessato? Ma anche mi inquieta la domanda: perchè lui non si è sottratto alle interviste su questo? Così si monta SOLO un caso, concentrando il Sistema (dei media) su un emblema da sfruttare narrativamente. Un po’ come dire che il problema droga si affronta a partire dal servizio delle Iene e come se il problema diventasse l’intervento del Garante. Napoli invece, il Sistema (della criminalità, delle famiglie ma anche diffusa, spicciola) insomma Gomorra, è tale per quello che Saviano ha raccontato NEL libro, non solo per le minacce all’autore DEL libro e ben prima di queste. verrebbe da dire dove eravamo mentre napoli andava alla deriva, ma mi si dirà:sei retorico.. “Andarsene è inevitabilòe” dice wuming3: ma l’abbiamo già fatto, anche prima. Ce ne siamo andati da Napoli. E non è salvando la vita a Saviano che salviamo la città, ora. E tanto meno le nostre coscienze. Il “caso Saviano”, prima come libro e ora come caso politico, segnala la necessità di un ritorno generalizzato, di tutti, e NON MEDIATICO alla Politica. Quando dico “non mediatico” intendo per esempio: il blog di Beppe Grillo non è Politica. La mobilitazione di giornalisti e scrittori è poca cosa, anzi a questo punto non farebbe che accrescere la confusione e l’esposizione per Saviano stesso. Non so come, ma mi viene da dire che la Politica dovrebbe essere quella cosa che i talk-show televisivi non riescono ad ospitare anche volendo (quindi oltre quelle forme di politiche che i talkshow non vogliono ospitare..) e che non ha bisogno di azioni eclatanti di guerriglia mediatica (vedi Greenpeace o altre rispettabili Disobbedienze). La Politica non sono gli applausi alla bara di Falcone o le monetine a Craxi. Dovrebbe essere a questo punto qualcosa di sottile e profondo e non eclatante.Altrimenti il Sistema (dei media, dala Tv ai blog-di-riferimento) la divora e la annulla.Dovrebbe essere qualcosa che non sia IBRIDO, qualcosa che non sia mixato con lo Spettacolo.

  24. Ehi! Ma che vi lamentate? a sentire i sindaci delle più grandi città italiane viviamo nel migliore dei mondi possibili. Abitiamo le città più affascinanti e più belle del momento. Siamo pieni di FestivalS. Possiamo andare a caccia di qualsiasi finanziamento. Qualsiasi opportunità. Qualsiasi mutuo. Qualsiasi occasione. Qualsiasi divertimento. L’importante è che non guardiamo tanto per il sottile. L’importante è che non guardiamo da dove viene il mutuo, il finanziamento, l’opportunità, l’occasione. Come dice il buon Veltrons, (e mi pare che la Russo gli faccia il verso) “Non siate gente volgare!”. Fidatevi! Non guardate tanto per il sottile! I soldi sono soldi. Non fate i comunisti. E soprattutto, per favore, non fate i polemici.

  25. Credo anche io che parlare del caso – ma non solo oggi sull’onda emotiva – e leggere e meditare il libro di Saviano sia la cosa più ovvia (e ancora insufficiente) da fare. Spero che le autorità locali e nazionali si muovano.
    Solidarietà e sostegno a Roberto Saviano.
    Nel mio piccolissimo ho appena messo a conoscenza del fatto tutti i miei colleghi del dipartimento di italianistica della University of Chicago; spero che riusciremo a fare qualcosa di concreto.
    Raffaello

  26. Ho tremato per lui quando l’ho visto nel goffo servizio del TG 1. Terrificante. Probabilmente il panettiere che lo aveva invitato a cambiare negozio era lì a due passi. Era davvero solo. Davanti a milioni di minchioni strafatti di gabibbi. Solo.
    Gomorra non è uno splendido reportage della Gabanelli, un documentato libro di Flamigni o di Travaglio. E’ “altro”. E ce se ne siamo accorti immediatamente tutti. Tutti quelli che non hanno merda nel cervello.La forza letteraria del libro ha condannato lo scrittore. La sua carne si è fatta carta, il libro è un’arma potentissima e l’affronto mi è parso subito inaccettabile dal punto di vista dei boss locali.Il pericolo che corre è molto concreto. Ridicolo menarsela con masturbazioni di critica letteraria. Ma certe ostentate “stroncature”, mi avevano fatto sentire puzza di marcio.
    Non ho parole di speranze per questo paese minchia e sottoscrivo al 100%l’intervento di WM3. Farò solo azioni espressamente richieste da Roberto autenticate col suo sigillo.

  27. Sono di casal di principe,sono andato via molti anni fa ma quelo rimane il mio paese la mia cultura:coraggio,intelligenza,solidarietà:no alla sopraffazione,no alla violenza,no alla vigliaccheria,agli assassinii su commissione,alle tangenti ,alla corruzione.é ora che i problemi di Casale,della Campania,del Mezzogiorno,diventino problemi della nazione Italia,il lavoro di Roberto serve a questo,Roberto deve continuare a produrre le sue opere,Saviano non d eve rimanere solo,ha bisogno del sostegno di ogni demcratico ,delle istituzioni,rivolgo un APPELLO a Giorgio Napolitano,Presidente e Garante delle istituzioni Repubblicane,militante democratico tanti anni fa in quelle terre Casertane, Intervenga con forza e determinazione,in solidarietà di un intellettuale Meridionale qual’è Saviano in solidarietà del popolo Meridionale,ma soprattutto del popolo italiano.Spero che questo Appello sia ascoltato al più presto.Michele

  28. Questo mezzo maniaco deve essere ucciso per il suo libro contro la gente di
    Napoli. La nostra carissima sindaco Jervolino si e’ gia espressa come noi la
    pensiamo.
    La gente di Napoli deve obbedire alle leggi del territorio, Bassolino e
    Jervolino lo hanno capito e si trovano bene. Gli stiamo vicino e come vedete
    sono decenni che regnano il nostro territorio.
    Se non vi piace Napoli allora andatevene e fate venire ad abitare altra
    gente che si adegua.

  29. Ho una rabbia che non so incanalare correttamente. Vorrei metabolizzare ma mi vengono in mente soltanto le pagine 253 e 254 del libro di Roberto. Lì si parlava di come “Ti sfogliano lentamente. Una foglia al giorno, fin quando non ti trovi nudo e solo a credere che stai combattendo con qualcosa che non esiste, che è un delirio del tuo cervello”.
    Ho voglia di fare qualcosa, anche in questo nord ricco e inebetito. A me, che il sangue viene dalla sicilia ma non ho voglia di avere una sola terra.
    Roberto, ti abbraccio come si fa con un fratello e un compagno.
    marco

  30. Devo dire che leggere questo post mi ha davvero scosso.
    Pensavo che Saviano non sarebbe stato troppo tranquillo, a Napoli, ma DAVVERO, di martiri non ne abbiamo bisogno, cazzo.
    Se si vuole organizzare qualcosa, come ha detto Sandrone, che la si organizzi dopo assenso dell’interessato, e non una cosa così, “per pulire” le coscienze, come ha detto qualcuno.
    Il rischio che corre Roberto mi sembra altissimo, meglio allontanarsi da Napoli, per un po’.
    Andrea

  31. Ho avuto il piacere a settembre di incontrare/ conoscere Roberto Saviano. A sant’Egidio del Monte Albino. Presentava il suo libro: Gomorra. La presenza dell’autore ha aperto una rassegna culturale che si è movimentata con una bella mente, la sua appunto. Credo comunque da persona intelligente e preparata quale lui è, che questo fosse prevedibile e se lo immaginase, ma non posso sapere in quale misura. Mi piacerebbe moltissimo scrivergli in privato. Quando lo avvicinai gli dissi che avevo letto la sua intervista proprio qui agl’inizi di settembre. Insomma, credo che legga questo spazio ma non ne sono sicura. La signora Lipperini può comunicarmelo anche in privato? Io da almeno due mesi ho tra i miei link segnalati quello di questo blog. Cordialmente

  32. “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, ha scritto Brecht. Roberto Saviano è la riprova che il nostro “popolo”, purtroppo è malato. Lo scrivo non in quanto scrittore ma in quanto cittadino napoletano. Mi associo a tutti quelli che sottolinano come il suo lavoro coraggioso debba essere d’esempio e debba imperativamente invitare a una mobilitazione intellettuale generale, che finora non è avvenuta se non nelle basse sfere. I politici, le istituzioni, le grandi firme del giornalismo, gli accademici: tutti dovrebbero iniziare a sfaldare quel velo di ipocrisia che separa camorra da politica e cominciare a porsi il problema serio di come risolvere questa situazione. Giovanni Falcone disse che “la mafia è un fenomeno umano e, in quanto tale, ha avuto un inizio e avrà una fine”. Anche la camorra è un fenomeno storico che ha radici precisi, profonde ma non inestirpabili. Come esiste un tavolo di discussione sul Meridione, sul Mediterrano, sullE mafiE, dovrebbe esisterne uno su Napoli. Perché, ormai è chiaro e “Gomorra” lo ha confermato: esiste una questione-Napoli.
    Non sono d’accordo con WM3 quando scrive che BISOGNA nadarsene da Napoli. Anzi, al contrario: bisogna restare a Napoli e creare una rete di emergenza, di collegamento tra quanto di vivo c’è e pullula. Non sono d’accordo con chi dice che a Napoli non c’è altro. Lo vedo ogni giorno: la cultura ribolle, la musica esplode, la scrittura impazza. Il problema è che tutto quanto si agita è schiacciato da un apparato di facciata che dà spazio solo alle situazioni ufficiali, politcally correct, se non corrotte. Roberto Saviano sta ad dimostrare, colla sua orgogliosa battaglia, che a Napoli si DEVE restare e che non può l’arroganza e la violenza a dettare legge. Il suo entrare nel cuore del bunker del cartello dei casalesi – la piazza di Casal di Principe – e nominare a uno a uno i vari criminali (Zagaria, Schiavone etc.) è onestà intellettuale nel senso più puro: dire sempre e comunque, svelare, parlare e far conoscere la verità. Ma non al riparo di una scrivania, bensì nel cuore nero del Sistema.
    Se ognuno di noi cominciasse a fare come lui, non ci sarebbe più bisogno di eroi per combattere la camorra.

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