SANGUINETI, IL ROMANZO E, PER INCISO, IL PRESTIGIO

Ogni tanto la posta elettronica
riserva delle soddisfazioni (ed è un bene, perché negli ultimi giorni, fra trepidi
inviti a votare per il libro dell’anno e la scoperta di essere stata inserita
senza saperlo in una giuria letteraria, stavo seriamente pensando di cambiare
account).

Per esempio, Lello Voce mi segnala la nascita di un
aggregatore di siti di poesia, il PoeGATOR. Visitate.

Per esempio, Francesco Longo
mi invia un suo intervento (uscito sul Riformista) che riapre
un’antica discussione (e male non fa).

Prima di lasciarvi alla
lettura, due segnalazioni:

Uno: la vostra eccetera sarà in
quel di Berlino, per cose legate alla rete e all’editoria, da domani a
mercoledì sera. Magari riesco a dare un’occhiata al blog, ma non garantisco.

Due: l’entusiasmo, stavolta, non riguarda un libro, ma un
film (da cui, però, molti narratori dovrebbero prendere esempio per la costruzione
della storia, e per le implicazioni che ha, e per le tematiche che tocca- in
ordine alfabetico, ambizione, individualità, invidia, meraviglia,
verità-e-illusione eccetera). Ovvero: andate a vedere The prestige.

E state bene, ovvio.

L’intervento di Sanguineti che proponeva
di restaurare “l’odio di classe” non mi ha stupito. Ho incontrato le idee di
Sanguineti all’università, e come tutti, credo che i suoi saggi su Pascoli, su
Gozzano o sul liberty siano imprescindibili per chi studia il Novecento. È
affascinante il suo atteggiamento radicale, la sua tensione politica, la sua
avversione verso i compromessi, e il fatto che sia simpatico: un vecchietto
ruvido ma pieno di humor. Tuttavia, negli anni, mi sono convinto che egli
odiasse la letteratura, così quando l’ho sentito parlare di odio di classe mi è
dispiaciuto, ma un po’ me lo aspettavo. Uno che ha ribadito infinite volte che
il romanzo è borghese e che bisognava far fuori il romanzo, prima o può finire
per dire quelle cose.

Se guardo allo stato attuale della
letteratura italiana, penso che le idee di Sanguineti siano state più che
profetiche, responsabili dello stato attuale del romanzo italiano. In Italia la
forma romanzo è stata mortificata da attacchi precisi della neo-avanguardia che
hanno impedito un laboratorio di alto livello. Chi poteva far crescere il romanzo
lo ha abbandonato, considerandolo un binario morto, e volgendo lo sguardo
altrove. E se oggi il romanzo è affidato a Giorgio Faletti, o a Susanna Tamaro,
o ai giallisti è colpa anche di Edoardo Sanguineti. Cercherò di spiegare il
perché.

Nell’idea di avanguardia di Sanguineti
l’unica forma possibile di narrativa non era il romanzo bensì l’anti-romanzo.
Il romanzo era una forma borghese che andava fatta esplodere perché si
trasformasse la società ingiusta che gli stava intorno. La letteratura cioè era
considerata non un fine, ma il mezzo, lo strumento per un cambiamento politico
che riguardava ciò che le era esterno. I veri intellettuali, quelli impegnati,
dovevano sovvertire il linguaggio e le strutture romanzesche. Chi non lo
faceva, era uno scrittore per femminucce. Non è un caso che una delle polemiche
di Sanguineti più note sia stata proprio quella con Giorgio Bassani che era uno
dei pochi che sapeva cosa fosse la letteratura. Infatti uno scrisse Capriccio
italiano (1963), l’altro Il
giardino dei Finzi-Contini (1962). Sanguineti
cioè dava vita ad un’opera oscura e indecifrabile, se non per una cricca di
accademici (e lo faceva in nome delle masse). L’altro scriveva un romanzo vero,
incidentalmente politico, che tutti potevano leggere. Bassani con quel romanzo
riusciva a far crescere il lettore (anche eticamente e civilmente) facendolo
tremare con le metafore. Sensibilizzò chi lo leggeva descrivendo partite a
tennis con colpi “ciechi”, in pomeriggi che diventavano di colpo senza luce. La
morte fuori scena di Micòl Finzi-Contini fa odiare i regimi più di tutta la
letteratura d’avanguardia messa insieme.

Sanguineti e gli intellettuali della
neoavanguardia si occupavano invece di mettere mine nel linguaggio, e nelle
forme metriche, dettando in questo modo l’identikit del perfetto intellettuale.
L’inconveniente di quella tesi era che fosse sbagliata, ma qualcuno,
consapevole o no vi ha creduto.

In Italia si è assistito così ad una
separazione. Gli intellettuali dediti alle loro labirintiche opere illeggibili
hanno lasciato il romanzo nelle mani di chi non era engagé, non aveva alle
spalle una visione forte della letteratura, né aveva alcun tipo di messaggio da
lanciare perché la società invertisse la rotta.

Una delle prove più evidenti che la tesi
dei neoavanguardisti non fosse sana, mi pare possa essere la letteratura
israeliana contemporanea. Nel novembre scorso a Tel Aviv David Grossman ha
tenuto uno dei discorsi più lucidi, forti, e d’impatto politico degli ultimi
anni, diretto anche contro il proprio governo. I tre intellettuali israeliani
che, si condivida o no le loro posizioni, sono le voci più rilevanti di chi non
fa politica di professione, sono anche tre scrittori, autori di romanzi veri:
David Grossman, Abraham Yehoshua e Amos Oz. I loro testi sono tra i migliori
romanzi della letteratura mondiale (capaci anche di sperimentare forme nuove,
rinnovare le strutture narrative, riflettere sul linguaggio) ma non sono certo
degli anti-romanzi. Eppure lì, dove la neoavanguardia non ha screditato la
narrativa, la forza politica e militante degli intellettuali è piena e
indiscutibile.

Le obiezioni possibili a questo discorso
sono molte, la più immediata è che quando parlava Sanguineti le cose in Italia
erano diverse, e che c’era bisogno di Laborintus (1956) e non del Gattopardo (1958). Personalmente non ci credo, ma di questo si
potrebbe discutere, la domanda comunque che vorrei fare a Sanguineti è questa:
crede ancora in quella sua tesi? Col tempo, si è accorto che concentrarsi sul
linguaggio e deformare la narrativa non era la strada per il cambiamento
sociale? Si è accorto che il danno prodotto dalla neoavanguardia nei confronti
della letteratura italiana è maggiore dei suoi benefici?

Apprezzo
molto la sua recente virata verso la cultura pop (alla lunga le élite sono
noiosissime). Ricordo la sua presenza al Campiello, e mi dispiace che il suo
testo sia stato escluso dall’edizione del Festival di San Remo del 2007. Le
chiederei, a questo punto, una mossa modaiola. In tempi in cui pure la chiesa
chiede scusa e i vescovi si licenziano, lei, chierico, non vuol proprio
chiedere scusa alla letteratura?

107 pensieri su “SANGUINETI, IL ROMANZO E, PER INCISO, IL PRESTIGIO

  1. alcor, cos’hai contro i mangiatori di popcorn? Io quando vado al cinema devo sempre avere la mia porzione GIGANTE, sennò cazzo, non mi godo il film!

  2. Per Volta:grazie!
    Per Alcor: se ti può consolare domenica pomeriggio mi sono vista al cinema TUTTO “Casino Royale” con accanto una mamma urlatrice che anticipava le azioni di 007 rivolgendosi al figlio. Uno sfinimento… Avrei preferito un assatanato mangiatore di popcorn all’olio di palma.
    Anna Luisa

  3. Quale Bourden ha scritto il diario che Angier legge?
    Non trascurerei il fatto che la moglie di ngier, che conosce perfettamente le sue origini nobili (sì? le conosce?) gli suggerisca il nome d’arte DANTON. Fossi stato in Nolan, Angier sarebbe morto decapitato.

  4. Io al cinema ce l’ho coi mangiatori di pop corn perché sgranocchiando mi svegliano.
    *Bourden è Bourden?* è come chiedersi: dalla torre butteresti giù Genna o Cornacchia? Hofmannstahl o Cacciari?

  5. In effetti, la questione delle tre dita taglia la testa al toro. Fallon non può che essere il gemello nascosto di Borden e viceversa (a proposito: la grafia corretta è questa). La menomazione di Borden risale alla sera del suo primissimo spettacolo, e precede l’incidente elettrico. All’Esposizione, Borden è già privo di due indice e medio della mano destra, quindi se Fallon fosse il suo duplicato, avrebbe la stessa amputazione. E invece vediamo la scena in cui è costretto a praticarsela, per essere in tutto identico al fratello.

  6. E mannaggia, ma solo a me ‘sto film è sembrato un ignobile pasticcio, lugubre, morboso e sconclusionato?
    l’ho visto ormai da un mese, e cominciavo beatamente a dimenticarmelo, cmq giusto quello che mi viene per primo in mente:
    1) michael caine all’inizio viene chiamato a testimoniare al processo, patteggia col giudice che il trucco verrà rivelato in separata sede. il film non si degna di chiarire definitivamente se caine conosceva o no il trucco, però delle due l’una: se lo sapeva, avrà testimoniato, e borden non sarà stato condannato. se non lo sapeva, a che pro l’intera scena?
    2) la pervicacia con cui i protagonisti continuano a scegliersi a vicenda tra il pubblico dei loro spettacoli per farsi sparare, tagliuzzare eccetera si posiziona sul grado di verosimiglianza di willy coyote e bip bip.
    3) l’idea che il gemello fosse in realtà un duplicato prodotto da tesla l’ho scartata nel corso del film, rimanendo per l’appunto con la questione: come mai su questo biglietto c’è scritto Tesla? hai voglia a serendipity! (e nel caso contrario vale quanto detto prima dagli altri, maccome, Borden ha svelato il suo trucco! maccome, borden non sa che il trucco di angier è lo stesso suo?)
    3) avendo angier deciso di sacrificare un proprio doppio a serata (scelta poco economica, poco ecologica, poco logica, non poteva mettersi d’accordo col doppio e buonanotte, che lui non andava neanche incontro ai problemi con la moglie…?), cmq, mapproprio nella vasca d’acqua doveva farsi morire? dispendiosa, complicata, truculenta, e porta via ‘sta vasca tutte le sere, e con questi facchini del giorno d’oggi me lo saluti il segreto del trucco…
    non poteva per lo meno ingoiare una pasticchetta di un velenuccio mentre si apriva la botola? niente acqua, niente pagamento dell’affitto di una cantina sterminata…
    a dire il vero, la prima volta che angier presenta il suo gioco, avverte il pubblico che assisteranno ad una scena di annegamento… allora si che la vasca avrebbe avuto un senso… ma intanto che lo sceneggiatore cercava di capire che cosa aveva in mente, il film era già finito…
    da me, il film si becca un cinque pieno in riconoscimento di due belle scene: quella del mago cinese, che dice in un minuto quello che la rimanente ora e passa di film cercherà di ripetere in maniera più raffazzonata. la scena delle lampadine infilate nel terreno.
    tutto il resto del bello del film, a mio parere, ce lo avete messo voi, che mi sembrate molto più creativi, fantasiosi e filosofici del film. la bellezza, del resto, è negli occhi di chi guarda.
    si, lo so, ne consegue che i miei occhi sono brutti… 🙂

  7. Ehm… Marta… Cough! Cough!… Come dire…?
    Comincio dal fondo:
    4) Le frasi-chiave sono due: “Annegare è come tornare a casa” e “Io ho fatto sacrifici”.
    Poiché la macchina produce uno sdoppiamento della stessa persona, con identici ricordi e sentimenti, e non un semplice “clone”, quello di Angier è un suicidio rituale. Angier decide di uccidersi per cento volte, sera dopo sera, perché così è morta sua moglie, ed è stata proprio la morte di sua moglie a farne l’uomo arido e arrivista che è adesso. Per affermarsi deve anche negarsi, tornare a sopprimere quella parte di sé che è morta insieme a sua moglie.
    Facchini e assistenti di scena sono ciechi, e dall’interno della vasca non giungono suoni. Il segreto è salvo.
    3) Il trucco di Angier non è lo stesso di Borden. Angier ha un sosia, peraltro imperfetto. Nel caso di Borden, l’uomo che esce dalla seconda porta non è un sosia: è il gemello con cui condivide tutto e con cui si scambia i ruoli ogni giorno. Insomma, è sempre lui, perché qui non si tratta di capire chi sia Fallon e chi Borden: sono ruoli intercambiabili, ciascuno dei due gemelli è al tempo stesso Fallon e Borden. E’ questo il segreto. Nello svelare il trucco di Angier (“ricompare più grasso, muto e visibilmente ubriaco”), Borden non svela affatto il proprio (“I segreti sono la mia vita”).
    2) La cosa avviene soltanto due volte. “Tu spezzi le dita a me, io le spezzo alla signora del pubblico e ti sputtano, pari e patta”. In entrambi i casi è il volontario a farsi avanti; l’assistente dell’illusionista lo sceglie. Non ci vedo nulla di irrealistico. Tra l’altro, Angier riconosce Borden, ma quando lo fa è troppo tardi.
    1) Il trucco su cui Cutter deve testimoniare in separata sede (e lo fa, vediamo pure la scena) è quello del finto lucchetto in cima alla vasca dell’acqua. Il giudice deve sapere come funziona il trucco della vasca per capire com’è avvenuto il presunto omicidio di Angier.
    Io non posso certo contestare né tantomeno cambiare il tuo godimento estetico ed emotivo di un film. Quello per fortuna è diverso per ciascuno di noi, e se la storia non ti ha “preso” è giustissimo che tu lo dica.
    Tuttavia, io posso farti notare che la tua *comprensione razionale* di “The Prestige” e della sua sceneggiatura è parecchio deficitaria, probabilmente proprio perchè la visione non ti ha coinvolto. Se manca la “sospensione temporanea dell’incredulità”, la disponibilità a lasciarsi rapire dal “flusso”, è normale che cali l’attenzione. Si vede che non era il film per te. Speriamo di trovarci d’accordo su un’altra pellicola, un giorno 🙂

  8. …ma anche se non dovessimo essere d’accordo su nessuna pellicola, mica litigheremmo per così poco 🙂
    sui facchini ciechi, hai ragione, non avevo focalizzato la relazione. certo non proprio “la scelta più pratica per l’uomo moderno”, ma passi.
    anche il lucchetto l’ho eliso mentalmente perchè il tipo annegava comunque. però allora ti chiedo: caine credeva che evadere dalla vasca facesse parte del trucco? e quindi in buona fede credeva che Borden avesse bloccato il chiavistello e ucciso l’altro? se è così, certo a me personalmente un paio di parolette in più avrebbero fatto comodo…
    sulle considerazioni sui gusti, hai proprio ragione. mi piace continuare a mettere in conto il tuo giudizio positivo al tuo spirito poetico, mentre io, è vero, sospendo l’incedulità con una certa riluttanza, e preferisco coltivarmi amorevolmente un certo grado di ottusità… (emmica è una battuta… insieme agli occhi brutti è un quadro inquietante, neh? :-))

  9. Beh, Cutter/Caine è il principale testimone dell’accusa, e la tesi dell’accusa è che Borden abbia spostato la vasca sotto la botola e sostituito un lucchetto vero a quello falso.
    Nessuno, nemmeno Cutter, conosce il vero trucco del teletrasporto, quindi nessuno immagina che la vasca c’entri in qualche modo. Per quel che ne sanno tutti quanti, la vasca era il trucco di inizio spettacolo, e una volta utilizzata NON doveva essere posta sotto la botola, men che meno durante il trucco finale.
    Quindi: a metterla lì dev’essere stato Borden, che odiava Angier e lo voleva morto.
    Certamente resta, agli occhi del giudice, il mistero di come Angier potesse spostarsi di cinquanta metri in un secondo dopo essere sparito dal proscenio. Ma non era questo il mistero da risolvere, bensì chi avesse messo la vasca sotto la botola. La spiegazione è plausibile, altre non ve ne sono, per cui Borden va in galera e poi al patibolo.
    No, dico, ma ti rendi conto di che grande film è questo? Potremmo continuare a sviscerarlo ad libitum, se solo volessimo! Alla faccia della complessità narrativa 🙂

  10. La domanda è proprio questa: è un grande film perchè potremmo sviscerarlo all’infinito? Siamo sicuri che quell’infinito sia tale? Il meccanismo è davvero così aperto? La questione del bello e del brutto è superata da quella della sospensione dell’incredulità? Sull’ultima domanda, sono laico: la pongo, non ho risposte…

  11. 2 cose che continuano a ronzarmi nella testa:
    1) Non sono sicura che la moglie di Angier conosca le origini nobili del marito. Quando termina il loro primo ciclo di spettacoli e Angier e la moglie parlano fra di loro, nei camerini, mi pare ( ma i miei ricordi sono confusi e non vorrei sbagliare ) che lei faccia riferimento ad eventuali difficoltà economiche dovute alla perdita dell’ingaggio. Dubito quindi che la donna possa conoscere lo status di aristocratico del marito.
    2) Il “trucco” finale fatto per ben 100 volte ( il teatro viene prenotato per 100 serate ) da Angier con la macchina di Tesla, quello in cui un suo clone muore affogato ad ogni spettacolo, sembra non avere un risultato poi così scontato:quando Angier ne parla con Borden ( siamo oramai alla fine del film ) dice che è stato tremendo ogni sera ripetere l’esperimento poichè, per ogni replica ha provato il terrore di essere lui a finire nella botola. Come se non fosse poi così sicuro che il vero Angier, tutte le sere, possa riapparire incolume sul ballatoio del teatro a ricevere gli applausi.
    Anna Luisa

  12. Direi che è un grande film inoltre (non “perché”) possiamo sviscerarlo ad libitum, che non coincide con “all’infinito” perché c’è sicuramente un punto dove il libitum finisce :-).
    Però è vero, un grande film si riconosce anche dal fatto che piacere e volontà di discuterne durano più a lungo del solito. Quando vedo un film mediocre, non ho piacere né voglia di parlarne, figurarsi parlarne a lungo.
    Ad ogni modo, ripeto, lo trovo un grande film. Non è solo questione di complessità narrativa (cmq innegabile) o di senso del meraviglioso (altrettanto innegabile), ma di complessità morale, addirittura bioetica, e – come faceva notare Paolo C. – di allegoria dell’attuale dibattito su scienza, potere, mercato e – questo lo aggiungo io – proprietà intellettuale.
    La “sospensione dell’incredulità” (frase di Coleridge, che la riferiva alla poesia, ripresa poi da Stanislasvky che la pose come conditio sine qua non del teatro) dura finché dura il film, poi è altro a tenere in piedi il giudizio. A distanza di un mese dalla visione, ricordavo nettamente quasi ogni scena e battuta di dialogo. Vorrà pure dir qualcosa.
    Insomma, avercene di “prodotti pop” come questo!

  13. @ Anna Luisa,
    dopo lo spettacolo del cinese, Angier e sua moglie parlano in modo molto chiaro del fatto che “Angier” è un falso nome scelto per non imbarazzare l’altolocata famiglia.
    Non stiamo parlando di cloni, i cloni hanno in comune soltanto il DNA, mentre non c’è alcuna differenza tra l’Angier che finisce nella vasca e quello che riappare in galleria: sono entrambi Angier. Angier annega tutte le sere, ogni sera si produce una biforcazione nella sua esistenza, l’Angier che riappare è lo stesso che ha concepito il piano, ma anche l’Angier che annega è lo stesso che ha concepito il piano! La loro memoria ed esperienza soggettiva coincide fino a una frazione di secondo prima, essi sono la stessa persona coesistente, per un attimo, in due corpi identici tra loro. Lo so che è intuitivamente difficile da capire, è vertiginoso, ma la scena-chiave è il primo esperimento: Angier punta la pistola, e Angier gli dice: “No, fermo, io sono…”
    te.
    E l’altra frase-chiave è: “Sono tutti il vostro cappello”. Tesla non dice: “Sono tutti uguali al vostro cappello”, no, dice proprio che sono tutti il cappello di Angier. Tutti gli Angier che annegano sono Angier. Per questo l’ho definito un “suicida seriale”:

  14. Sul punto 1: sì, il mio è un difetto di memoria… non ricordavo il dettaglio del nome falso successivo allo spettacolo cinese. E’ passato più di un mese dalla visione.
    Sul punto 2: è decisamente necessaria ALMENO una seconda visione della pellicola, e se il romanzo presenta la stessa raffinata complessità, allora Priest ha veramente scritto un piccolo gioiellino.
    Anna Luisa

  15. @ Giu: io direi che la grandezza non sta nel mettere in piedi una bella macchina ambigua, ma in ciò che l’ambiguità suscita, le certezze che sospende ecc ecc. Per esempio, per quanto ne so, il tema del doppio-come-duplicato-esatto non era mai stato posto in letteratura (superamento del doppelganger -si scrive come?- gotico/romantico). Avevamo ombre, lati oscuri, gemelli, ma il doppio era sempre altro, mai stesso. Ma ciò non basta: il tema sconvolgente viene usato in una “normale” trama da teatro elisabettiano, dove l’ossessione spinge alla morte i protagonisti. Ma ciò non basta: il testo filmico ricalca nella struttura narrativa ciò che mette in scena. Ma non basta: ciò che l’uno e l’altro (testo filmico e struttura narrativa) mettono in scena è un inganno, ossia la messa tra parentesi della realtà, voluta da entrambe le parti (ingannatore e ingannato), che è uno dei modi in cui si può leggere il cinema… potrei continuare per molto, credo…
    Mi sbilancio troppo se dico che è dai tempi di As you like it di Shakespeare (il commediante però lo asseriva in una commedia che “tutto il mondo è un palcoscenico”) che mondo esterno, veicolo comunicativo, messaggio dell’opera e testo esplicito di essa non riuscivano a collassare in un’unica entità testuale?

  16. Incuriosita,sono andata a vedere ‘The prestige’.
    Grande film, ci sono tanti di quei livelli che ti rimane dentro come un tarlo.

  17. L’ho visto solo ieri, quindi intervengo in ritardo dopo aver letto tutti i post. La frase finale del film è «non state guardando nella direzione giusta». Stavamo guardando la distesa di cilindri (il cimitero dei cloni di Angier?), come la voce fuori campo di Cutter/Caine ci aveva detto di fare all’inizio: «guardate bene». Fermarsi ai ruoli di Borden e Angier non è come guardare ora l’uccellino in gabbia (la scena), ora quello nella mano (il prestigio)? Chi guarda le mani dell’illusionista? Ovvero: qual è il vero ruolo di Cutter? Sempre in seconda linea? Sempre solo a commentare? O invece a tirare i fili?

  18. eh, probabilmente il fatto che nessuno di noi abbia avanzato ipotesi sull’ambiguo Cutter è perché anche noi siamo sottomessi alla logica del prestigio…

  19. Non è produttivo indagare su Cutter.
    Sarebbe come indagare sul narratore.
    Che domanda possiamo farci su di lui, struttura narrativca a parte?
    Forse sa qualcosa che noi non sappiamo, ma a fine film non ci lascia molti margini.
    Ipotizziamo che lui sappia la verità.
    O anche una “terza soluzione”.
    Se non ci dà indizi, che ce ne facciamo del suo dirci guardate bene?
    Abbiamo guardato bene infatti, e proposto le nostre ipotesi.
    E dunque per me non ha ruolo.
    O almeno ha lo stesso ruolo che può avere una cornice in una raccolta di racconti a cornice.
    @Paolo S.
    si scrive Doppelgänger, ma si capisce benissimo anche come lo hai scritto tu.

  20. hmm… tanto per azzardare, e se Cutter fossse il termine tecnico per indicare chi alza il mazzo, ovvero, nella logica del nome simbolico applicata a Prestige, chi teoricamente dà la garanzia che la mano del caso non sia forzata dal prestigiatore?

  21. Ma Cutter vuol dire quello?
    Il mio dizionario (modesto) non me lo dà in quel senso.
    E’ suggestivo, anche perché, come nella realtà, non garantisce da nessuna forzatura o eccesso.

  22. Vaga stella dell’Orsa, è solo un’ipotesi non verificata. D’altra parte, Cutter è certamente lo scalpellino, se ti ispira di più 😀

  23. A me il diz lo dà come
    fresa, taglierina.
    come tagliatore (di abiti)
    o come cutter (barca)
    Ma sono d’accordo con te, DEVE avere anche un senso metaforico.
    Cosa diavolo è destinato a tagliare però non lo so. Dovrei rivedere il film, ma non arriverò a tanto.

  24. L’indicazione di Girolamo è MOLTO intrigante soprattutto alla luce di quella frase FINALE che collocata così, al termine della pellicola, sembra veramente suggerire un ruolo non secondario di Cutter. Ma non posso aggiungere altro perchè è passato troppo tempo da quando ho visto il film e certi dettagli ho già iniziato a dimenticarli.
    Nel frattempo, tutto il nostro parlare su The Prestige, è approdato su Carmilla.
    Anna Luisa
    P.S. per Girolamo
    Si conosce già la data di quando verrai a Forlì?

  25. Il nome Cutter può avere una ambivalenza semantica. Non solo potrebbe essere colui che spacca il mazzo ( e quindi il suo nome è la sua funzione di tecnico) ma anche colui che taglia il filo del prestigio. E’ infatti lui che tradisce Angier e pone fine al gioco. Inoltre mi pare che la sua frase sia indirizzata non ad un prestigio narrativo, ma sol o a quello di Angier e Borden.

  26. A proposito dello scalpellino: Per duplicare la menomazione Bourden e Fallon pongono le loro mani una sopra l’altra. Restano due mani libere, due mani – sinistre. Una impugna il martello, una lo scalpello… Se voi foste l’integro che si fa amputare, che attrezzo preferireste tenere? In ogni caso, siete coraggiosi a non richiedere l’aiuto di qualcun’altro…

  27. @ Paolo S.
    restano due mani libere:
    due mani DESTRE:–)
    cmq io preferirei tenere il martello, colpo secco sullo scalpello, fuori il dente, fuori il dolore.

  28. Non ne sono sicuro. Ma ci ho pensato… però neppure io ricordo bene la scena… allora ho provato fisicamente a raffigurarmi l’azione, ma come vedi non sono neppure più in grado di ricordare qual era la mano menomata! Ormai il volano di ipotesi sta frammentando i miei ricordi visivi…

  29. Io ricordo questo:
    Borden mette la mano sinistra sul tavolo, Fallon posa la sua mano sinistra sulla mano sinistra di Borden. Borden, COME IN UN ABBRACCIO DA DIETRO, agisce da destra, con la destra, sulla sinistra di Fallon.
    Non so perchè ricordo l’abbraccio, che non può esserci stato, causa lunghezza media delle braccia di Borden.
    Evidentemente ormai il film è andato, e resta il sogno.

  30. Sospetto sia tempo di passare a un altro film, perché state sbarellando 🙂
    Va bene l’opera aperta, va bene la semiosi infinita, ma tra non molto direte che il depositario del Segreto è Magilla Gorilla!
    Cosa c’entra Cutter con il taglio delle dita? E’ un gemello a tagliare le dita all’altro, con un colpo di scalpello.
    Tra l’altro, Cutter è l’ingenieur di Angier, non di Borden.
    Cutter non tira fili. Compie un’indagine, a partire da un senso di disagio lasciatogli da processo e sentenza. Indagine che culmina nell’ultimo incontro con Angier/Caldlow. Nel frattempo si è consultato con uno dei gemelli, quello rimasto vivo. Chiamiamolo Fallon. A questo punto Cutter conosce il segreto di Borden & Fallon.
    Ma torniamo al colloquio rivelatore: dopo aver parlato con Angier, Cutter esce dal suo covo. Sul marciapiede incrocia Fallon, e sa bene cosa sta per accadere. Fallon entra per uccidere Angier, e intanto Cutter si reca nel laboratorio di Fallon/Borden, ad attendere che le cose si compiano. Mentre aspetta, mostra alla bambina il trucco dei cilindri, scena che abbiamo visto all’inizio del film. Questa scena è una “confessione”, sì, ma non da parte di Cutter: da parte del regista. Le mani che non stiamo guardando sono quelle di Christopher Nolan, che con questa scena ci mostra fin da subito quale sia il trucco dell’Uomo Trasportato (in entrambe le versioni: si tratta sempre di un doppio). Mentre noi guardiamo ora uno ora l’altro dei due contendenti, il vero illusionista (Nolan) gioca la sua magia, che è quella del cinema.
    [Il libro l’ho quasi finito, è molto, molto diverso dal film. Basti dire che la vicenda dura fino ai giorni nostri.]

  31. Aspetta: ma Cutter non conosceva il segreto di Border/Fallon già prima dell’indagine? Mi pare di ricordare che Fallon dica ad Angier, sotto finale, che Cutter conosceva il segreto del doppio…
    (quanto al libro: è comunque all’altezza?)

  32. Borden abbia un sosia o un gemello. Ha ragione, ma Angier non ne è convinto, e cerca altre spiegazioni. Questa ansiosa ricerca, unitamente al trucco del taccuino, lo porta da Tesla, e il resto lo sappiamo. Solo in punto di morte Angier capisce che aveva ragione Cutter.
    Il libro merita senz’altro. Certo è più massimalista e fogliettonesco, anche se altrettanto complesso. Chapeau ai fratelli Nolan per essere riusciti a distillarne una sceneggiatura.

  33. WM1, che uscita reazionaria O–o Se la confessione di Cutter è quella di Nolan, che vuol dire «non state guardando nella direzione giusta»? Che in sala dobbiamo fissare il fascio del proiettore?
    No, ci sta sfuggendo qualcosa nel film – se è vera l’intuizione-equazione film=gioco di prestigio. Non so se è Cutter (cui la moralina piccoloborghese che gli cuci addosso sta stretta, secondo me), ma so che qualche elemento ci è sfuggito. Ed è verissimo che “andato il film, ci resta il sogno, come dice Alcor.
    Cmq, tutti attendiamo la tua recensione del libro di Priest, ora più di prima!

  34. Beh, Cutter dice:
    “You are not looking the right way”
    Che vuol dire anche: non state guardando nel modo giusto.
    Ma anche avesse detto “direzione”, perché prendere l’espressione tanto alla lettera?
    Dopodiché, per carità, liberi di pensare che Cutter sia l’artefice di un grande meta-complotto e depositario di segreti reconditi, liberi di immaginare che abbia architettato tutto lui etc. E’ un grande spunto per uno spin-off, per narrazioni laterali…
    …però vi ricordo che Eco non ha scritto solo Opera aperta: ha scritto anche I limiti dell’interpretazione 🙂
    Recensirò il libro di Priest su Nandropausa di giugno, credo.

  35. Ho trovato un dibattito sul film ossessivo quanto questo! 🙂
    Tra l’altro, c’è una tizia che scrive quello che ho appena scritto io:
    michael caine’s character knew along that borden was simply using a twin or a double, and he tried to tell angier this, however angier simply didn’t believe this as he expected bigger and better things fron borden. he became obsessed with the fact that borden was a better magician, but in fact, he wasn’t, he just wasn’t riddled with obsession.
    E oltre a quello delle due dita, qualcun altro enuncia un altro elemento-chiave per concludere che Fallon è un gemello e non il prodotto di un esperimento di Tesla:
    If the Telsa machine had cloned Borden, then why was he so amazed when he saw Angier use the machine in the theatre? He obviously had no idea that the machine was clonong Angier and thats what led him back stage to discover what was happening. Also he couldnt believe his eyes when Angier visited him in prison. The fact is that Bales character was’nt cloned because if he was he would have pieced together for himself what Angier was up to.

  36. pari pari quel che avevo osservato al punto 3. del mio intervento parecchi post fa.
    comunque Cutter è evidentemente il grande vecchio dei servizi segreti deviati.
    se è partita la teoria del complotto vuol proprio dire che questa storia piglia di brutto

  37. Non ho ancora letto il libro, sono curiosissimo e non vedo l’ora, comunque ho sentito dire che lì venga svelato abbastanza presto che Borden e Fallon sono gemelli, spostando l’attenzione quindi su altri aspetti più centrali della storia. WM1, tu che lo hai quasi finito che ci dici? Sarebbe interessante sapere in che termini viene svelato, cioè se anche il libro lascia spazio ad eventuali congetture sull’uso potenziale della narrazione come prestigio spinto all’estremo, che nel film invece a me sembra marcatissimo e centrale tanto quanto la storia in sè se non di più. MI spiego: mi pare che Nolan giochi molto con lo spettatore (non spingo oltre le aspettative, ma qui starebbe l’ulteriore genialità nel film, sarebbe una figata discuterne e parecchio, con più informazioni sul libro) ad esempio proprio con la figura di Fallon, e proprio in quanto regista, grazie agli strumenti che solo il suo mestiere gli dà: credo che tutti più o meno abbiamo “sgamato” Fallon non appena ci viene presentato, cioè quando anche la moglie di Borden lo vede. O almeno a mio avviso avremmo dovuto, è mascherato quel tantino di troppo, non ostentato ma quasi, insomma Nolan ci spera proprio che ce ne accorgiamo (in caso contrario, il film varrebbe comunque il biglietto), conta sulla diffidenza acquisita da anni e anni di “guizzi” pre e post “sixth sense”, butta là la lettera nascosta. E’ una premura che riserva solo a noi però. Nessuno dei personaggi nota mai neanche una leggera somiglianza tra i due, nè ci viene fatto intendere che qualcuno abbia capito il loro segreto. Cutter intuisce, ma per deformazione professionale e comunque prima di aver visto Fallon, e dopo averlo visto non gli viene alcun sospetto. Assurdo direi. In un altro tipo di film passi, ma qui? Che succede? Viene automatico pensare a questo punto che siamo faccia a faccia col regista, sta facendo il suo numero con noi, fiico, attendiamo il prestigio… che non c’è. La rivelazione finale che Fallon è un gemello naturale non è sorprendente, ok avevamo scartato sosia e clone perchè scontati, ma pure il gemello non è tutta ‘sta trovata, alla fine è un sosia parente. Non è comunque il prestigio che ci aspettavamo dalla promessa fatta (e cominciamo a chiederci se ce l’aveva fatta davvero poi…). Cacchio poteva giocarsela meglio, ci ha riempito di scene avanti e indietro nel tempo, dettagli, rimandi, intrecci e spiegazioni… c’è stato detto tutto quello che andava detto, si è fregato con le sue mani, peccato.
    C’è un gioco sporco qui invece, Nolan interviene direttamente su un livello che è diretto solo allo spettatore e da quel momento siamo finiti, e ne siamo felicissimi, destabilizza quella struttura di cui abbiamo bisogno per credere a quello che ci viene fatto vedere e fa partire uno spettacolo parallelo per noi, ma la storia contiene prestigi solo per i suoi personaggi, che infatti si stupiscono perchè non sanno, vivono la storia. A noi invece spetta un’altra sorte: ad ogni scena viene da chiedersi se quello che vediamo non possa essere interpretato in un altro modo. La moglie di Borden si impicca, ma la vediamo impiccarsi o è stata uccisa perchè aveva capito il segreto (in quella scena bellissima tra lei e Borden Nolan rilancia, ci fa sperare in qualcosa di terribile e spettacolare)? Angier nel finale racconta della macchina ma non lo abbiamo mai visto come scena a sè, lo racconta lui ma potrebbe anche voler morire col suo segreto, anzi vorremmo proprio che ci fosse un bel colpo di scena per spiazzarci, ed ecco il piano sequenza sui cappelli ad accontentarci, a darci la certezza del trucco finale, allora c’è qualcos’altro… in un attimo scorriamo tutti i personaggi le scene i luoghi qualsiasi cosa ci venga in mente e che ci dev’essere sfuggita perchè è quello il momento che aspettavamo e ce lo dice pure la voce narrante… “non state guardando nella direzione/modo giusta/o” tant’è che Nolan deve sacrificare l’ultima inquadratura, che così a freddo resta superflua e didascalica (e ci fa pure un pò incazzare), per urlarci in faccia che NON C’E’ NIENT’ALTRO! Ma non basta ovviamente, perchè usciamo comunque dalla sala convinti di essere stati raggirati (grazie alla nuova promessa di Cutter che ci farà discutere per ore e ore su cosa ci è sfuggito).
    P.S.: e alzi la mano chi non è stato almeno tentato di rimanere fin dopo i titoli di coda.

  38. Credo che libro e film vadano considerati due testi diversi, pienamente autonomi l’uno dall’altro. Quel che c’è in un libro non può essere la verità del film che ne è stato tratto. Non potrebbe esserlo nemmeno se le due storie fossero uguali, e differente soltanto il medium. In questo caso, poi, le due storie sono molto diverse, di uguale c’è soltanto il nucleo della rivalità tra i due illusionisti. I Nolan hanno fatto un lavoro magistrale, sfrondando (la vicenda, come dicevo sopra, dura più di cento anni, con ricadute sulle generazioni successive) e riscrivendo radicalmente. Basti dire che, nel libro, il personaggio di Fallon non c’è, Cutter ha un ruolo molto più defilato, Angier e Borden non sono mai stati amici, la moglie di Angier non è morta etc. etc. etc.

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